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giovedì 10 marzo 2016

Ethos e il "carattere"

All'inizio, prima di Socrate, prima di Platone, era Eraclito. 
Quelle sue tre parole, "Ethos anthropoi daimon", spesso rese con "Il carattere è  il destino", sono citate innumerevoli volte per oltre duemilacinquecento anni.
Ethos, la prima parola del frammento eracliteo, alle nostre orecchie suona come "etica" .
Se proviamo a spogliare l'ethos dall'etica, scopriamo che portapiuttosto il significato di "abito", "abitudine".
Forse Eraclito stava dicendo che l'ethos è  il comportamento abituale.
Come conduci la tua vita: tale sei e tale sarai.
È  un autoinganno aggrapparsi a un sé  privato, nascosto e più vero, a prescindere da come siamo in pratica, e piuttosto la psicoterapia promuove questa grande illusione e ci guadagna sopra.
Invece, ecco il realismo di Eraclito: tu sei il modo che sei.
"Il modo come": è  questa locuzione cruciale, che lega la vita, così come viene abitualmente "eseguita", con la chiamata della tua immagine.
Le cose che facciamo nella nostra vita hanno effetti sul nostro cuore, modificano la nostra anima e riguardano il daimon.
Con il nostro comportamento noi facciamo anima, perché l'anima non arriva preconfezionata dal paradiso.
Lassù è solo immaginata, è un progetto irrealizzato che vuole scendere per crescere.
Il daimon diventa allora la sorgente dell'etica umana, e la vita felice, ciò  che i greci chiamavano eudaimonia, è  la vita che va bene per il daimon.
E come il daimon chiamandoci  ci dispensa un bene prezioso,  una benedizione, così facciamo noi con lui attraverso lo stile con il quale lo seguiamo.
L'invisibile sorgente della coerenza personale, ciò che chiamo "abitudine", è  detta dalla psicologia "il carattere".
Il concetto di carattere si riferisce alle strutture profonde della personalità, che sono particolarmente resistenti al cambiamento.
Sono come le impronte digitali del daimon, non ce n'è  una uguale all'altra.
Il termine stesso "carattere", originariamente indicava uno strumento per incidere che intaglia linee indelebili e lascia tracce.
E "stile" viene dal latino stilus, l'affiliato strumento usato per incidere i caratteri sulle tavolette cerate.
Il daimon rappresenta i tratti comportamentali profondi che frenano gli eccessi, impediscono l'arroganza inflattiva e ci conducono a rimanere fedeli ai paradigmi  della nostra immagine.
Per trovare il nostro genio dobbiamo guardare nello specchio della nostra vita.
L'immagine visibile rende manifesta la verità interiore, sicché, nel giudicare gli altri,  quello che vediamo è ciò che ci verrà restituito.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

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