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venerdì 26 febbraio 2016

Tradizionalismo e il "qualcos'altro"

Gli studi usano il termine "tradizionalismo" per indicare la "tendenza a ubbidire alle regole e all'autorità, e a invocare elevati standard morali e una disciplina rigorosa".
Gli studi di Jerome Kagan sul carattere innato parleranno prudentemente di inclinazione temperamentale; l'astrologia si immaginerà un'influenza di Saturno sui cromosomi; il femminismo prenderà tristemente atto di quanto siano inestirpabili gli atteggiamenti patriarcali; i marxisti capiranno come mai è così difficile risvegliare contadini e proletari alla rivoluzione; e la Chiesa potrà rassicurarsi: ci sarà sempre una riserva genica a cui il Vaticano possa attingere.
Forse il tradizionalismo è quella vena conservatrice presente nella natura umana che si esprime in tutte le culture come fondamentalismo e rigidità mentale ed è personificata nella figura archetipica del Vecchio Re.
Se consideriamo il fatto che il tradizionalismo ha una forte componente genetica, questo dato ci aiuta a capire perché il genio chiama lontano dalla vita tradizionale? 
Per molti secoli, dai Problemata di Aristotele sulla follia melanconica  (o furor, lo stato mentale fuori della norma delle persone "creative"), giù giù fino a Cesare Lombroso nell'Ottocento, la vocazione è sempre stata accostata o addirittura identificata con l'antitradizionale e l'anormale.
Nell'immaginazione popolare, novità e originalità sono il contrario di tradizione, come se l'ispirazione dovesse per definizione opporsi all'ordine, alla disciplina, alle regole, all'autorità, insomma al "tradizionalismo".
Tra gli atteggiamenti conservatori che sono genetici e un "qualcos'altro" che chiama contro e lontano, può crearsi un forte conflitto.
Ciascuna persona nasce con un innato  paradigma, che non coincide con la dotazione genetica.
Quando la vocazione il carattere e il destino sono diventati più ineludibili, ecco che allora l'intelligenza e tutto a cui ciò a cui essa si dedica, torna ad appartenere di più al codice dell'anima che non a quello genetico.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

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