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venerdì 12 febbraio 2016

La discesa dello spirito e l'immergersi dell'individuo nel mondo


L'immergersi dell'individuo nel mondo testimonia la discesa dello spirito. La virtù consisterebbe nel rivolgersi verso il basso, come nell'umiltà, nella carità, nell'insegnare, nel non essere superbi.
Le anime  che provengono da vite precedenti soggiornano in una sorta di aldilà, hanno ciascuna un destino da compiere, una parte assegnata (moira), che corrisponde in un certo senso al carattere di quell'anima.
"Quando tutte le anime si erano scelte la vita, secondo che era loro toccato, si presentavano davanti a Lachesi [lachos, "parte, porzione di destino"].
A ciascuna ella dava come compagno il genio  [daimon] che quella si era assunto, perché le facesse da guardiano durante la vita e adempisse il destino  da lei scelto.
Il daimon conduce l'anima dalla seconda delle personificazioni del destino, Cloto  [klotho, "filare, volgere il fuso"].
"Sotto la sua mano e il volgere del suo fuso, il destino  [moira] prescelto è  ratificato".
"....Quindi il genio [daimon] conduceva l'anima alla filatura di Atropo [atropos, "che non si può volgere all'indietro, irreversibile"], per rendere irreversibile la trama del suo destino.
"Di lì senza voltarsi, l'anima passa ai piedi del trono di Necessità" (Ananke), o, come traducono alcuni, "nel grembo di Necessità".
Il kleros viene lasciato cadere ai piedi delle anime affinché ciascuna scelga il proprio.
Il termine kleros può avere tre significati strettamente connessi:
pezzo di terra come nostro lotto di terreno;
lo spazio, la parte assegnata nell'ordine delle cose;
l'eredità, ciò che per diritto ci viene in quanto eredi.
L'anima percepirà un'immagine che abbraccia l'insieme di una vita tutto in una volta.
Platone chiama questa immagine della vita paradeigma, "modello".
Dunque quella che ricevo è  l'immagine che è la mia eredità, la porzione assegnatami nell'ordine del mondo, il mio posto sulla terra, condensata in un modello che è stato scelto dalla mia anima o, per meglio dire, che viene sempre e di continuo scelto dalla mia anima perché nell'equazioni del mito il tempo non entra.
Se pure quell'immagine viene  percepita tutta in una volta (dall'anima), la si comprende solo lentamente.
Sicché l'anima possiede un'immagine del proprio destino che il tempo può rendere manifesta soltanto come "futuro".
Prima di fare il loro ingresso nella vita umana, però, le anime attaversano la pianura del Lete (oblio, dimenticanza), sicché al loro arrivo sulla terre tutto ciò che è  accaduto viene cancellato.
È  in questa condizione di tabula rasa che noi veniamo al mondo.
Secondo una leggenda ebraica la prova che abbiamo dimenticato la scelta prenatale dell'anima la portiamo impressa sul nostro labbro superiore: il piccolo incavo sotto il naso è l'impronta dell'indice che l'angelo ci ha premuto sulle labbra per siggillarle, tutto ciò che resta a rammentarci il pregresso sodalizio dell'anima con il daimon; ed è per questo che, quando insegniamo un'intuizione o un pensiero che sfugge, ci portiamo automaticamente il dito a quella significativa scannellatura.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

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