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mercoledì 17 febbraio 2016

L'ambiente e l'anima


La via opposta alla riduzione della natura al semplicismo celebrale consiste nell'espandere la nozione di cultura fino a un'idea di ambiente molto più comprensiva.
Se ambiente significa, letteralmente, ciò  che c'è  intorno, allora si deve intendere tutto, ma proprio tutto, ciò che c'è  intorno.
Infatti la psiche inconscia sceglie in modo arbitrario tra le cose incontrate quotidianamente nell'ambiente.
Informazioni minuscole e banali possono avere effetti psichici subliminali giganteschi, come mostrano i residui diurni nei nostri sogni.
Gran parte della nostra giornata passa inosservata e non sarà maipiù ricordata, ma ecco che la psiche pesca i rottami che galleggiano nell'ambiente e li consegna nel sogno.
Il sogno, l'impianto di riciclaggio dell'ambiente, trova nella spazzatura i valori dell'anima.
Il sogno: un artista che si appropria di immagini presenti nell'ambiente per richiamarle alla memoria più tardi, in pace.
Poiché lo spazio in cui ci aggiriamo è fatto di realtà psichiche che influiscono sulla nostra vita, dovremo ampliare la nozione di ambiente nel senso di una "ecologia del profondo", partendo dall'ipotesi che il nostro pianeta sia un organismo vivente, che respira e si autoregola.
Poiché qualunque cosa abbiamo intorno può nutrire la nostra anima in quanto alimenta l'immaginazione, là fuori è  pieno di materia animica. 
E allora perché non ammettere,  con l'ecologia del profondo, che l'ambiente stesso è intriso di anima, animato, inestricabilmente fuso con noi e non già sostanzialmente separato da noi?
La visione ecologica restituisce all'ambiente anche l'idea classica di providentia: l'idea che il mondo provvede a noi, bada a noi, ci accudisce perfino.
E ci vuole vedere intorno.
Diventa sempre più difficile dividere con un taglio netto psiche e mondo, soggetto e oggetto, qui dentro e là fuori.
Non so più con certezza se la psiche è  dentro di me o se io sono nella psiche come sono i miei sogni, nelle atmosfere del paesaggio e nelle strade della città, come sono nella
"musica sentita così intimamente
da non sentirla affatto, ma finché essa dura,
tu sei la musica".
Dove finisce l'ambiente e dove incomincio io, e anzi come posso cominciare, senza essere in un qualche luogo, coinvolto intimamente e nutrito dalla natura del mondo?
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

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