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venerdì 19 febbraio 2016

L'equilibrio delle forze


Si potrebbe applicare leggittimamente il termine "principio di inerzia" solo alla potenzialità pura della sostanza universale o della materia prima degli scolastici, che d'altronde, per questa stessa ragione, è propriamente "inintellegibile"; tale materia prima è però tutt'altra cosa rispetto alla "materia" dei fisici.
Un esempio del secondo caso è  quello che viene chiamato "principio di uguaglianza di azione e reazione", il quale è  così  poco un principio che lo si deduce immediatamente dalla legge generale dell'equilibrio delle forze naturali:ogni volta che questo equilibrio si rompe in un modo qualunque, esso tende subitoa ristabilirsi, per cui vi è  una reazione di intensità equivalente a quella dell'azione che l'ha provocata; si tratta dunque di un semplice caso particolare di ciò che la tradizione estremo-orientale chiama "azione e reazione concordanti", che non riguardano solo il mondo corporeo come le leggi della meccanica, bensì l'insieme della manifestazione in tutti i suoi modi e in tutti i suoi stadi.
Si rappresentano due forze in equilibrio tra loro mediante due "vettori" opposti, ossia due segmenti di retta di uguale lunghezza ma diretti in senso contrario: se due forze applicate in uno stesso punto hanno pari intensità e pari direzione, ma senso contrario, esse sono in equilibrio.
Si ha quindi come condizione dell'equilibrio lo 0, vale a dire che a somma algebrica delle due forze, o dei due vettori che la rappresentano, è  nulla, sicché l'equilibrio è  definito dallo zero.
Poiché, d'altro canto, i matematici, hanno il torto di considerare lo zero una sorta di simbolo del nulla, come se il nulla potesse essere simboleggiato  da qualcosa, sembra discenderne che l'equilibrio sia lo stato di non-esistenza, il che costituisce una conseguenza piuttosto singolare: anziché dire, come sarebbe esatto, che due forze in equilibrio tra di loro si neutralizzano, si dice che si annullano, il che è  il contrario della realtà.
La vera nozione di equilibrio è  ben diversa da questa: per comprenderla è  sufficiente osservare che tutte le forze naturali, ma anche le forze di ordine sottile come anche quelle di ordine corporeo, sono o attrattive o repulsive; le prime possono essere considerate forze compressive o di contrazione, le seconde espansive o di dilatazione.
Questo in fondo non è altro che un'espressione della stessa dualità cosmica fondamentale.
Se due forze, l'una compressiva e l'altra espansiva, agiscono su uno stesso punto, la condizione affinché si equilibrino o si neutralizzino, è  che le intensità delle due forze siano equivalenti.
Se non si produce né  compressione  né dilatazione il rapporto è  necessariamente uguale all'unità, perché la densità dell'ambiente non è modificata.
Così l'equilibrio sarà definito non più dallo zero, ma dall'unità; tale formula corrisponde esattamente alla concezione dell'equilibrio dei due principi complementari Yang e Yin nella cosmologia estremo-orientale.
L'equilibrio  è il punto di partenza di tutte le manifestazioni differenziate così come l'unità è  il punto di partenza di tutta la molteplicità dei numeri.
Questa unità è  ciò  che la tradizione estremo-orientale chiama l'"Invariabile Mezzo"; e secondo questa stessa tradizione, tale equilibrio o tale armonia costituisce, al centro di ciascuno  stato e di ciascuna modalità dell'essere,  il riflesso dell'"Attività del Cielo".
Tratto da "I principi del calcolo infinitesimale" di René Guénon

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