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giovedì 7 gennaio 2016

Tipo di sentimento estroverso e pensiero introverso inferiore



Tipo razionale n.3
I meccanismi adottati dal tipo di sentimento estroverso ai fini del proprio adattamento consistono nella valutazione adeguata degli oggetti esterni e in una relazione appropriata con essi.
Di conseguenza, questo tipo farà amicizia con estrema facilità, avrà pochissime illusioni sulla gente, ma sarà capace di giudicarne gli aspetti negativi e positivi in modo equilibrato.
Essi sono di solito molto ben adattati e ragionevoli, se la cavano piuttosto bene nei rapporti interpersonali e riescono facilmente a ottenere quello che vogliono anzi riescono a fare in modo che tutti desiderino dar loro quello che vogliono.
Questo individui diffondono un'atmosfera accogliente, molto gradevole.
Fanno sentire meravigliose le persone intorno a loro e nuotano felicemente nella piacevole atmosfera sociale che sanno creare.
Solo se esagerano o se il loro sentimento estroverso si è  già esaurito con la conseguenza che devono cominciare a pensare, potrete notare che questo atteggiamento acquista qualcosa di meccanico, il sapore delle frasi ripetute per abitudine.
In quanto possiedono la  capacità di sentire oggettivamente la situazione altrui, tipo di sentimento estroverso sono di solito quelli che più genuinamente si sacrificano per gli altri.
Se una persona è sola in casa con l' influenza sarà  questo tipo a farsi vivo per primo e a chiedere chi fa la spesa, offrendo il suo aiuto.
Non appena qualcosa non funziona da qualche parte egli se ne accorge immediatamente.
Capisce al volo l'utilità o l'importanza della cosa sa fare in una certa situazione e semplicemente lo fa.
In generale questo tipo sceglie i patner e gli amici con gusto buono ma un po' convenzionale.
Desiderano restare in un ambiente socialmente approvato.
Evita con cura questioni profonde, sostenendo che il pensare ai problemi è  indice di uno stato di malinconia.
Si esprime in giudizi di pensiero rozzi e primitivi, privi della più  minima differenziazione e spesso negativi.
Tende a pensare in modo esageratamente critico, direi che formula giudizi di pensiero ipercritici che egli però non si permette di esprimere apertamente.
È  facile farsi allettare da questo tipo e salire sul suo carro ben lubrificato, in un'atmosfera del tipo "ci vogliamo tutti bene e andiamo tutti d'accordo".
Poi improvvisamente può  capitare che egli vi venga a dire qualcosa che vi darà l'impressione di aver ricevuto un blocco di ghiaccio in testa.
Non appena ha l'influenza o quando va di fretta, nei momenti in cui affiora la funzione inferiore e il controllo di quella superiore cede, emergono bruscamente cinici pensieri negativi.
Sono pensieri che colpiscono in modo sgradevole.
Questi pensieri si fondano generalmente su una visione molto cinica del mondo: il lato oscuro della vita, rappresentato dalla malattia, dalla morte e altre cose del genere.
Questi pensieri sono introversi e perciò vengono molto spesso rivolti contro il soggetto stesso.
Nel suo intimo esso arriva a pensare di essere una nullità e che la vita non vale niente.
Quando sta da solo per mezzo minuto i pensieri gli bisbigliano in testa: "non sei niente, sei tutto sbagliato".
Sono pensieri grezzi, primitivi e indifferenziati; sono giudizi generalizzati simili a correnti gelide che soffiano nella stanza provocando i brividi.
Odia star solo alla mercé di questi pensieri negativi fluttuanti.
Non ha mai tempo per pensare ed organizza la propria vita per evitarlo.
Hanno un atteggiamento non creativo,  scolastico, circoscritto all'accettazione non verificata dell'intero sistema che non si chiede mai: "Io che cosa ne penso? Mi convince veramente? Coincide con i fatti che ho constatato io?"
Quando questi individui incontrano qualcuno che sa pensare diventano fanatici perché si sentono impotenti.
Ma se questo tipo si mette a pensare rimane completamente assorbito dal pensiero.
O non riesce a isolarsi a sufficienza dagli altri per stare da solo a pensare oppure se vi riesce rimane tanto terribilmente preso dal pensiero da perdere di vista la vita.
Tratto da "Tipologia psicologica" di M. L. vonFranz

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