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giovedì 29 dicembre 2016

Il Tempio della città del Sole"


Il Tempio è tondo perfettamente e non ha muraglia che lo circondi; ma sta situato sopra colonne grosse e belle assai.
La cupola grande ha in mezzo una cupoletta con uno spiraglio che pende sopra l'altare, ch'è un solo e sta nel mezzo del tempio.
Girano le colonne trecento passi e più, e fuor delle colonne della cupola vi son per otto passi  li chiostri con mura poco elevate sopra le sedie, che stan d'intorno al concavo dell'esterior muro, benché in tutte le colonne interiori, che senza muro fraposto tengono il tempio insieme non manchino sedili...
Sopra l'altare non vi è  altro ch'un mappamondo assai grande, dove tutto il cielo è dipinto, ed un altro dove è la terra.
Poi sul cielo della cupola vi stanno le stelle maggiori del cielo, notate coi nomi loro e virtù....
Ci son i poli e i circoli signati non del tutto, perché manca il muro a basso, ma si vedono finiti in corrispondenza alli globbi dell'altare.
Vi sono sempre accese sette lampade nominate dalli sette pianeti.
Sopra il tempio vi stanno alcune celle nella cupoletta attorno, e molte altre grandi sopra li chiostri, e qui abitano li religiosi, che son da quaranta.
Vi è sopra la cupola una banderola per mostrare i venti, e ne sognano trentasei; e sanno quando spira ogni vento che stagione porta.
E qui sta anco un libro in lettere d'oro di cose importantissime.
Tratto da "La città del Sole" di Tommaso Campanella

martedì 27 dicembre 2016

La figura e la forma


La figura non è, per così dire, non una quantità senza qualità, non una qualità senza quantità, ma è qualità in quantità; non luce, non colore, non traccia di luce e colore, non quantità pura, non pura qualità, ma unità derivante da entrambe e in entrambe .
Tuttavia nel suo genere attraverso di questa,  che si presenta alla vista grazie alla luce, la natura è soprattutto rivelatrice di cose profonde  e arcane, cioè attraverso una figura visibile la natura ci indica la ragione delle forme.
Questo è quel fuoco che Prometeo sottrasse di nascosto agli dèi e donò agli uomini,  questo è l'albero dell conoscenza del bene e del male;  infatti essa è la similitudine della forma.
Una è la forma  prima, sussistente per sé e da sé, semplice, indivisibile,  principio di ogni essenza, formazione e sussistenza;  essa si comunica a tutti senza essere diminuita, in essa ogni forma che viene comunicata è eterna e una; essa infatti è l'assoluta forma dell'essere e dà a tutti l'essere, donde vien chiamata anche padre e datore di forme,  è la forma assoluta della forma dell'universo e delle sue parti.
La forma è infinita, poiché è tutto l'essere, così da non essere limitata a questo o a quell'essere... si dice infinita la materia che non venga delimitata da questo o quell'essere tramite la forma.
Si dice che la materia ascenda a questa forma per i medesimi gradi e dalla differenza, dall'alterità e dalla diversità di partecipazione di questa materia e di questa forma nei loro propri procede la differenza, l'alterità e la diversità degli enti.
Questa forma universale dell'essere è luce infinita. ...attaverso le varie partecipazioni di essa nei diversi enti la materia si dispiega secondo diverse figure.
Tratto da " Il sigillo dei sigilli " di Giordano Bruno

giovedì 22 dicembre 2016

I sensi, l'anima e la memoria


Attraverso i sensi, quasi fossero porte, gli elementi diventano fisici da metafisici, da fisici divengono razionali e pronti a essere analizzati dai sensi più interni dell'uomo ove per perpetuarsi ricorrono a facoltà più immateriali.
E così dal mondo supremo, che è fonte delle idee, si discende al mondo ideato, creato tramite il primo e dal primo e da questo si giunge a quel mondo che è contemplativo di entrambi i precedenti.
Di qui deriva, con un percorso circolare, un salto dal primo al terzo e un ritorno dal terzo al primo o, rigirando la prospettiva, dal primo al terzo v'è una discesa, dal terzo al primo un'ascesa attraverso l'intermedio.
Quanto sarà mirabile l'opera tua se ti conformerai all'opera di entrambe le nature.
In questo modo sarai in grado di concepire e partorire con la memoria e con l'intelletto la struttura e la concatenazione del triplice mondo.
I sensi e i loro organi, le potenze e gli atti si riconducono a un unico centro, donde devono ornare il vicino atrio della fantasia con forme che entrano nella camera della memoria attraverso il triclinio del pensiero.
Per colui che desidera ricordare... certe cose viste e udite mille volte sfuggono nel momento meno opportuno e altre con cui i sensi sono venuti a contatto una sola volta e in modo superficiale, quando sono destinate a durare in eterno, si impadroniscono degli intimi recessi della memoria; poiché queste, assorbite dalla fantasia stessa, sono state assimilate tramite il pensiero.
Se dunque la fantasia non avrà bussato abbastanza vivacemente, il pensiero non aprirà e se questo "pensiero-usciere" non apre, la madre delle Muse, sdegnata, non le riceverà.
Il principio sta nell'aver considerato ciò per cui la memoria concepisce e trattiene in sé per partorire al momento opportuno e tramite certe apparenze superficiali attraverso la vista vengono mosse le varie passioni dell'animo.
Bada poi a non restringere le facoltà dell'anima ritenendo che la memoria sia legata agli organi corporei.
Questo in verità accade a coloro che, cercando a occhi chiusi lo spirito nella testa, pretendono di procurarsi la reminescenza, di richiamare le immagini dimenticate....quanto più insistono e fan pressione, tanto sono resi immemori.
La memoria proviene da un "trasporto", per cui non tramite gli occhi, ma tramite una certa facoltà senza nome dell'animo, che è collocata nel genere dell'intenzione o della tensione verso qualcosa, vede anche ciò che è nascosto e quasi posto in disparte.
Una cosa più è lontana, tanto più è da attribuirsi all'anima quanto più riconosciamo che essa è distante dai confini della materia.
Benché appaia all'anima l'immagine presente, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione a osservare non essa ma come tramite essa.
È abbastanza evidente che i nostri sensi più interni agiscono più facilmente ed efficacemente se i sensi esterni sono sopiti...
Colui che propose di credere che la virtù si realizza nell'infermità, comprese che la virtù dell'animo fiorisce alla sfioritura delle virtù del corpo.
Smettiamo di ammirare quelle apparenze presentate dai sensi, che sono come le ombre delle cose e facciamo in modo nell'intimo di tornare ad ascoltare nell'animo il discorso dell'intelletto - guida che ci è proprio.
Ciò che deve essere concepito sulla verità delle cose non può essere espresso compiutamente da alcuna apparenza sensibile, ma l'assenza delle cose si insinua in noi come per un ordine che dà i suoi accidenti.
Noi esprimiamo queste cose con segni e certi simboli, poiché le nostre parole sono ancora insufficienti a dire di più.
Tratto da "Il sigillo dei sigilli" di Giordano Bruno

martedì 20 dicembre 2016

Struttura della città del Sole

 "Sorge nell'ampia campagna un colle, sopra il quale sta la maggior parte della città; ma arrivano i suoi giri molto spazio fuor delle radici del monte, il quale è tanto, che la città fa due miglia di diametro e più, e viene ad essere sette miglia di circolo; ma, per la levatura, più abitazioni ha, che si fosse in piano.
È la città distinta in sette gironi grandissimi, nominati dalli sette pianeti, e s'entra dall'uno all'altro per quattro strade e per quattro porte, alli quattro angoli del mondo spettanti; ma sta in modo che, se fosse espugnato il primo girone, bisogna più travaglio al secondo e poi più; 
talchè sette fiate bisogna espugnarla per vincerla.....
Entrando dunque per la porta Tramontana, di ferro coperta, fatta che s'alza e cala con bello ingegno, si vede un piano di cinquanta passi tra la muraglia prima e l'altra.
Appresso stanno palazzi tutti uniti per giro col muro, che puoi dir che tutti siano uno;  e di sopra han li rivellini sopra a colonne, come chiostri di frati, e di sotto non vi è introito, se non dalla parte concava delli palazzi.
Poi son le stanze belle con le fenestre al convesso ed al concavo, e son distinte con piccole mura tra loro.
Solo il muro convesso è grosso otto palmi, il concavo tre, li mezzani uno o poco più.....
E così s'arriva fin al supremo e sempre per piani...
Nella sommità del monte vi è un gran piano e un gran tempio in mezzo, di stupendo artifizio.
Tratto da "La città del Sole" di Tommaso Campanella

giovedì 15 dicembre 2016

La G[rande] O[pera]

La Grande Opera è la liberazione di Dio nell'uomo, la crocefissione delle spoglie nel morto, di ciò che è  perituro in che è perito, affinché nulla perisca.
La Grande Opera è in altre parole, la creazione di Dio.
La magia e l'alchimia sono cammini illusori.
La verità risiede solo nell'istinto diretto (rappresentato simbolicamente dalle corna) e nella linea retta della sua ascensione all'istinto supremo - nell'istinto diretto, la cui forma attiva è la sessualità, la cui forma  intermedia è l'immaginazione, la fantasia o la creazione nello spirito, la cui forma finale è la creazione di Dio, l'unione con Dio, l'identificazione astratta e assoluta con se stessi, la verità.
Cristo nella sua manifestazione materiale è un dio cristiano e in quella magica un dio, è nella manifestazione divina Dio.
Nel primo ordine gli si possono rivolgere preghiere, che avranno o meno effetto secondo le regole magiche di questi atti di fede.
Nel secondo ordine possono essergli indirizzate invocazioni, come a Osiride, che è  lo stesso Dio e l'effetto dipenderà dalla perfezione dell'incantesimo e del rito.
Nel terzo ordine non potranno essergli rivolte né preghiere né invocazioni; il processo di unione con Lui non si può esprimere con parole, né comprendere con l'intelligenza.
Solo colui che giunto fin dove questo processo esiste come formula di relazione, può assistere alla rivelazione intima, solo costui lo comprenderà ammesso che, nel  comprenderlo, lo comprenda.
Dobbiamo vivere intimamente ciò che ripudiamo.
Riconoscere la verità come verità e al tempo stesso come errore; vivere i contrari senza accettarli; sentire tutto in tutte le maniere e non essere nient'altro, alla fine, se non la comprensione di tutto - quando l'uomo si innalza a questa vetta è libero, come su ogni vetta, è  unito al cielo, cui  mai è unito, come su ogni vetta.
La luce falsa dell realtà, la luce falsa dell'apparenza, la luce falsa dell'iniziazione e del segreto - giorno, crepuscolo, notte; che cosa sono per chi contempla la Ragione limpida....
La perfezione dell'opera spirituale consiste nella corrispondenza esatta fra l'interiore e l'esteriore, fra l'anima e il corpo, in modo che la conoscenza dell'uno implichi necessariamente la completa conoscenza dell'altro.
La Grande Opera è quella in cui il "metallo", composto secondo la ragione in modo da essere l'"oro", elemento perfetto, sia composto, nello stesso atto, secondo l'analogia, in modo da simboleggiare l'"oro" spirituale.
In queste parole è contenuta la profonda distinzione fra la produzione artificiale dell'"oro" secondo l'alchimia e la medesima produzione secondo la scienza.
Nei due casi l'"oro" materiale sarà identico come materia, ma l'oro che la scienza produrrà non sarà altro che oro, perché nel fabbricarlo essa ha cercato di produrre soltanto oro, mentre l'"oro" che l'alchimia produrrà sarà più che oro, perchè nel fabbricarlo essa ha cercato di produrre non soltanto l'oro ma anche il segreto dell'oro, il segreto aureo.
L'oro della scienza sarà uguale all'oro della Natura come effetto; l'oro dell'alchimia sarà uguale a quello della Natura, non soltanto come effetto, ma anche come causa.
Tratto da " Pagine esoteriche " di Fernando Pessoa

martedì 13 dicembre 2016

L'uomo e il processo cognitivo


La necessità, per la quale l'uomo, messo alle strette, desidera e cerca di afferrare le ali dell'aurora, ti spinge affinché l'ingegno umano non si intorpidisca e non muoia la sua forza vitale.
La natura ha assegnato a tutti ali squisite secondo necessità, ma sono davvero pochissimi coloro che sanno dispiegarle.
Ci si presentano dinanzi cose, segni,  immagini, spettri o fantasmi.
Gli elementi di differenziazione sono l'odioso, cioè il deforme e il cattivo; il desiderabile, cioè il bello e il buono e le combinazioni tra due o tre di questi elementi. ..
La natura fornisce di questi elementi di meditazione il senso, la concupiscenza, l'intelletto e la volontà, da cui si origina il vedere, il toccare in generale, l'immaginare, il pensare e anzitutto il ricordare,  il riflettere e il comprendere, donde nasce, in base a ciò che è ricordato, quello che vien solitamente denominato intelletto "che comprende" o "in attitudine" .
A questi elementi si aggiunge la formazione, le cui specie sono: l'opinione in generale, il dubbio, lo scrupolo, il legame, la fiducia e la seduzione in genere - che eccita il piacere, l'ambizione, la curiosità e la fiducia...
Tutto ciò produce poi da una parte la scelta e il rifiuto, dall'altra l'assenso e il dissenso.
Tra questi procedimenti vi è il semplice apprendere o "concezione prima", il numerare, il misurare, il pesare, dividere, distribuire, distinguere, ordinare, definire, rappresentare, argomentare e comprendere  che è l'attività della mente.
Gli elementi che esistono per natura preesistono nella mente del creatore primo e in seguito, a partire da esse, vengono alla luce secondo certe successioni... questi elementi dalla prima mente vengono comunicati al primo intelletto e comparendo grazie ad esso nell'ordine naturale (dopo che in qualche modo erano preesistenti nell'archetipo infinito) divengono per così dire inclusi in un certo confine e in questo modo esistenti in natura.
Tratto da "Il sigillo dei sigilli" di Giordano Bruno

giovedì 8 dicembre 2016

Chimica occulta (alchimia) e chimica comune

La chimica occulta o alchimia, si differenzia dalla chimica comune o normale solo per quanto riguarda la teoria della costituzione della materia.
Esteriormente non differiscono né i processi operativi, né gli strumenti usati.
È il significato con cui vengono impiegati gli strumenti e compiute le operazioni a stabilire la differenza tra chimica e alchimia.
La materia è di fatto costituita in accordo con le convinzioni dei chimici e dei fisici comuni, da un sistema di forze in equilibrio instabile, il quale dà luogo a corpi dinamici che possiamo definire "atomi".
È perche questa è una realtà, e perché la materia, considerata dal punto di vista fisico, è davvero così costituita, che sono possibili gli esperimenti e le scoperte degli scienziati, e che la materia può essere manipolata con mezzi materiali, attraverso processi soltanto fisici o chimici e per fini concreti e immediatamente reali.
Ma nello stesso tempo, gli elementi che compongono la materia hanno un altro significato; esistono non solo come materia ma anche come simbolo.
Ferro-materia e ferro-simbolo ad esempio.
Ciascun elemento simboleggia una determinata linea di forza sovramateriale e può quindi essere oggetto di un'operazione o azione che lo alteri e lo tocchi, non solo in quanto elemento, ma anche in quanto simbolo.
E una volta compiuta quest'operazione l'effetto prodotto supera in trascendenza l'effetto materiale visibile, percettibile e misurabile nell'ampolla o nell'apparecchio in cui si è  realizzato l'esperimento.
L'operazione alchimica è questo.
L'alchimia si propone di trasformare e dominare ciò che la materia simboleggia per fini che non sono materiali.
Nell'esperimento alchemico la "forza" che il corpo lavorato simboleggia è in contatto diretto con lo spirito di chi opera e non solo del suo ma tutti coloro che lo aiutano coscientemente nei suoi esperimenti.
Il risultato dell'esperimento ha effetti diversi e di diversa importanza su chi opera e sui suoi "aggiunti".
Tratto da " Pagine esoteriche " di Fernando Pessoa

martedì 6 dicembre 2016

L'Om e il Re del Mondo


Il Re del Mondo è in rapporto con i pensieri di tutti coloro che dirigono il destino dell'umanità, conosce le loro intenzioni e le loro idee.
Se esse piacciono a Dio, il Re del Mondo le favorirà col suo aiuto invisibile: se dispiacciono a Dio, il Re del Mondo provocherà il loro fallimento.
Tale è il potere dato dall'"Agharti" (centro iniziatico misterioso sotterraneo le cui ramificazioni si estendono dappertutto e per mezzo del quale si stabilirebbero invisibili comunicazioni fra tutte le regioni della terra) mediante la scienza misteriosa di Om, parola con cui diamo inizio a tutte le nostre preghiere.
Om è il nome di un santo antico, il primo Guru che visse trecentomila anni fa (molto anteriore all'era del presente Manu).
Colui che "sussiste di per sé" o il Logos eterno; ora il Logos o chi lo rappresenta direttamente può veramente essere designato come il primo dei Guru o dei Maestri Spirituali e in realtà Om è un nome del Logos.
Secondo la tradizione Indù i tre elementi di questo monosillabo sacro simboleggiano rispettivamente i "tre mondi" cioè i tre termini del "Tribhuvana": la Terra ("Bh-"), l'Atmosfera ("Bhuvas"), il Cielo ("Swar"), in altri termini, il mondo della manifestazione corporea, il mondo della manifestazione sottile o psichica, il mondo principiale del non manifestato.
Tratto da " Il Re del Mondo" di Réne Guénon

giovedì 1 dicembre 2016

L'amore.. (S. Kierkegaard)

Cos'è che rende un uomo grande, ammirato dal creato, gradevole agli occhi di Dio? 
Cos'è che rende un uomo forte, più forte del mondo intero; cos'è che lo rende debole, più debole di un bambino? 
Cos'è che rende un uomo saldo, più saldo della roccia; cos'è che lo rende molle, più molle della cera? 
È l'amore! 
Cos'è che è più vecchio di tutto? 
È l'amore. 
Cos'è che sopravvive a tutto? 
È l'amore. 
Cos'è che non può essere tolto, ma toglie lui stesso tutto?
 È l'amore. 
Cos'è che non può essere dato, ma dà lui stesso tutto?
 È l'amore. 
Cos'è che sussiste, quando tutto frana?
 È l'amore. 
Cos'è che consola, quando ogni consolazione viene meno? 
È l'amore. 
Cos'è che dura, quando tutto subisce una trasformazione? 
È l'amore. 
Cos'è che rimane, quando viene abolito l'imperfetto?
È l'amore. 
Cos'è che testimonia, quando tace la profezia? 
È l'amore. 
Cos'è che non scompare, quando cessa la visione? 
È l'amore. 
Cos'è che chiarisce, quando ha fine il discorso oscuro?
 È l'amore. 
Cos'è che dà benedizione all'abbondanza del dono? 
È l'amore. 
Cos'è che dà energia al discorso degli angeli? 
È l'amore. 
Cos'è che fa abbondante l'offerta della vedova? 
È l'amore. 
Cos'è che rende saggio il discorso del semplice?
È l'amore. 
Cos'è che non muta mai, anche se tutto muta? 
È l'amore, e amore è solo quello che mai si muta in qualcos'altro
[Soren Kierkegaard]

martedì 29 novembre 2016

La Magia Naturale dei suoni


È ben certo che non è possibile esista un cuore così crudele, da non commuoversi nell'udire una melodia....e al contrario da non sentirsi infastidito da suoni aspri e discordanti.
Museo, il cantore di Ero e Leandro, afferma che la poesia è dolcissima all'uomo e Platone assicura che tutto ciò che vive è commosso ed eccitato dalla musica...
In guerra il rullare dei tamburi vale ad eccitare i timidi alla lotta.
Timoteo soleva infiammare tanto Alessandro con un suo canto frigio, che quest'ultimo non poteva non metter mano alle armi.
Altre volte invece, con altri canti, lo rendeva pigro e molle e lo costringeva a lasciare le armi poi convinti.
Plutarco narra in proposito che una volta Alessandro, nell'udire Antigenide sciogliere versi armoniosissimi sopra un ritmo di flauto assai musicale, s'eccitò talmente che impugnò le armi e le adoperò contro coloro che lo circondavano.
Cicerone dal canto suo narra che Pitagora seppe chetare con un cantico frigio i furori d'un giovanotto....che, tradito dalla sua bella, si apprestava a incendiarne la dimora.....
Si dice che Teofrasto combattesse con i suoni musicali i turbamenti dello spirito.
Agamennone, nel partire per Troia, dubitando della castità di Clitennestra, le lasciò un arpista che tanto la incitava alla continenza coi suoni melodiosi del suo strumento, che Egisto non poté godere di lei se prima non ebbe fatto morire il suonatore.
È noto che Orfeo rendeva docili sin le bestie più selvagge con i suoni tratti dalla sua lira.
Arion seppe rendersi tanto amici i delfini che, caduto una volta in mare, fu da essi raccolto e portato a riva.
I suoni molciscono anche i sensi informi dei fanciulli e valgono a chetarne il pianto e si dice che Crisippo abbia scritto versi adatti alle nutrici.
Strabone narra che gli elefanti sono attratti dal rullo dei tamburi e i cervi fermati dal suono di uno strumento musicale, lasciandosi persino  catturare mercé l'incanto d'una bella voce.
I cigni iperborei sono vinti dall'arpa e dal canto e gli uccelletti incappano nelle reti attratti dal suono del flauto.....
Cosa ancora più meravigliosa, in antico si usava alleviare le malattie mercé i suoni musicali e Terpender e Avion Methymneus hanno guarito così i lesbiani e gl'ionici da gravi infermità.
Il medico Asclepiade guariva i sordi col suono della tromba e reprimeva col canto le sedizioni popolari.
Il tebano Herminus ha guarito con la musica parecchie persone da gravi dolori articolari,  Talete di Candia ha scacciato la peste al suono dell'arpa e Herophilo aveva anch'esso costume di rendere più sopportabili agl'infermi i loro dolori mercé i suoni....
Tratto da "La Magia Naturale" di G.B. Della Porta

giovedì 24 novembre 2016

Occultismo e scienza


Da quando l'umanità ha superato lo stadio di un'animalità quasi pura ha preso coscienza del duplice mistero dell'Aldilà che la circonda e la attraversa, e del destino che l'avvolge e la sospinge, l'uomo è sedotto dalla curiosità di tale mistero.
Nascono allora insieme, da un lato, la speculazione occultista che cerca di entrare direttamente in  contatto con l'Aldilà, con le forze superiori, dall'altro la speculazione scientifica, che si propone di conoscere soltanto le forme e le leggi della manifestazione fisica di tali forze, senza curarsi di investigarne la natura.
Questi due rami della conoscenza sono chiamati dagli Ermetici nel loro linguaggio simbolico, il "lato destro" e il "lato sinistro" del sapere.
L'intelligenza umana è, in quanto pura, determista e, in quanto pratica o pragmatica, soggetta a libero arbitrio.
Nessuno, con la sola ragion pura, crede ad altro che alla vanità della volontà umana, all'azione inevitabile della Legge, alla costrizione ferrea del Destino.
Ma nessuno, con la sola ragion pratica, si serve delle intuizioni della ragion pura; se così fosse, ogni agire sarebbe impossibile.
Quello che succede con l'occultismo succede anche con la scienza.
La conoscenza scientifica è utile all'uomo soprattutto perché lo rende capace di dominare la natura e di assecondare i fini pratici della sua vita; ma del pari esiste in ogni uomo, più o meno sviluppato, quell'anelito astratto al conoscere che caratterizza, quando già perfezionato, i tipi mentali superiori dell'umanità: quelli che amano il sapere solo per il sapere, la virtù per la virtù, la bellezza solo per la bellezza.
Nell'uomo inferiore invece l'idea di sapere è sempre legata a quella di utilità, l'idea di virtù a quella di premio, l'idea di bellezza a quella di piacere.
Data l'indole per natura egoista degli uomini, il possesso di conoscenze e di poteri superiori non farebbe altro che indurre la maggior parte a estendere la sfera delle proprie ambizioni materiali per il solo fatto di disporre di più elementi per la loro realizzazione.
È questa ragione per la quale,  da quando esistono uomini, esistono società dedite al misticismo e all'occultismo e secondo gli occultisti la maggior parte degli uomini non possiede piene capacità per le conoscenze occulte e per il loro impiego  (se la possedessero avrebbero già raggiunto spontaneamente tale sapere) è pericoloso metterli al corrente di forze che possono conoscere solo in parte  e in grado ancora minore dominare e che possono ritorcersi contro chi più o meno esperto le utilizza.
"Non sono un neofita, ierofante di qualche rito, guardiano o custode di qualche rituale.
Sono uno studioso misurato di cose scritte e dette, attento a leggere fra le righe, a cogliere sottintesi" Pessoa
Tratto da " Pagine esoteriche " di Fernando Pessoa

martedì 22 novembre 2016

La creazione del mondo secondo la Cabbala

La creazione del mondo consiste nella proiezione dell'Essere Supremo, trino e uno nel Mondo, anch'esso trino e uno.
È questo l'Adamo Primordiale, l'Adam Kadmon dei cabbalisti.
La creazione è simboleggiata dalla rotazione del triangolo supremo  (che diviso dalla linea filiale rappresenta l'elemento Aria) sull'asse orizzontale paterno, in modo da formare un triangolo rovesciato, il quale, con un'analoga divisione mediana, rappresenta l'elemento Acqua.
La vescicula piscis che avvolge naturalmente tutto è la Possibilità.
Il simbolo così costituito è naturalmente diviso in quattro parti, che rappresentano i quattro mondi dei cabbalisti:
la parte compresa fra il punto Essere Supremo e la linea Figlio;
quella compresa fra la linea Figlio e la linea Padre;
quella compresa fra la linea Padre e la seconda linea Figlio
quella compresa fra questa e il punto Supremo inferiore.
Chiameremo questi mondi A,B,C e D.
Il mondo D e quello dell'istintualità è il mondo inorganico e istintivo.
C è  il mondo umano; B è il mondo angelico; A è il momdo divino.
In ogni mondo operano le dieci Sefirot.
La linea Padre appartiene a entrambi i triangoli: al divino come Dio Padre, al mondano come Mondo; come tale è  duplice e trina: Dio-Mondo, come riflesso dell'Essere Supremo; Dio-Uomo, come riflesso del Figlio; Dio-Dio, come proprio riflesso, manifestazione di sé a se stesso, spirito-materia ermafrodito.
La Cabbala non è necessariamente una verità. Può esserlo come non esserlo.
È soltanto una speculazione metafisica condotta sulla base di dati più completi di quelli di cui dispone normalmente il filosofo profano.
È soggetta ai medesimi rischi di errore e di illusione delle speculazioni profane, poiché permesse migliori non forniscono ai pensatori la logica o la chiave per dedurne necessariamente conseguenze migliori.
Tratto da " Pagine esoteriche " di Fernando Pessoa

giovedì 17 novembre 2016

La Magia Naturale degli occhi

...E benché la malia si eserciti anzitutto pel contatto o comunicazione diretta, pure si perfeziona e si compie mercé gli occhi, quasi che lo spirito del fascinatore si riversasse attraverso lo sguardo sin nel cuore dell'ammaliato.
Aristotele dice che lo specchio terso paventa lo sguardo della donna immonda, che lo macula e ne ottenebra il nitidore.
I competenti affermano che v'hanno due specie di malie, amorosa l'una e invidiosa e malevola l'altra.
L'amore in fondo non è che una malia, come ha  cantato Lucrezio, aspirata con gli occhi e penetrata a infiammare le vene.
Malia in fondo ben dolce.
Mentre la persona infetta dal veleno della malevolenza intristisce e sforisce, perché nessuno può negare che se lo spirito sia mal disposto, il corpo non ammali.
Quando invece l'entusiasmo animi lo spirito, aumentano le forze corporali.
Non è forse vero che l'avarizia, la tristezza, l'amore cambino l'uomore, l'aspetto, la disposizione?
L'invidia non rende forse il viso pallido e il corpo scarno?
La voglia della donna incinta non imprime il marchio della cosa desiderata nella tenera carne del nascituro?
....gli occhi delle persone invidiose opereranno il male sui corpi di coloro su cui si poseranno, perché la pupilla ferisce come un dardo,  brucia i precordii e smagra, specie se opera su uomini collerici e sanguigni in cui il male penetra più facilmente attraverso i pori dilatati e si espande per la sottigliezza degli uomori.
Il veleno del resto può trovarsi già nel corpo umano, come l'ha provato Avicenna e può anche essere originato artificialmente....
Galeno parla d'una donna che si cibava senza danno di giusquiamo e di un'altra così satura di aconito, che le galline non osavano accostarlese.
Similmente v'hanno presone capaci di guarire certe malattie col semplice tocco e altre che non sono menomamente incomodate dalle morsicature dei serpenti.
Lo sguardo di queste persone è tanto malefico da far seccare immediatamente le erbe e le tenere pianticelle.
E del resto le donne mestruanti non producono gli stessi effetti solo sfiorando con la mano i gracili fiori?
L'amore nasce principalmente dal potere fascinante dello sguardo e, secondo l'avviso di Avicenna e di Museo, l'occhio getta le sue prime fondamenta....
Solo lo sguardo ardente degli occhi costringerà ad amare la creatura vista e ammirata e la potrà infiammare sino al trasporto forsennato dei sensi.
L'amore s'inizia dall'occhio e le altre membra non ne sono la causa efficiente e vera, ma solo lo suscitano con l'attrattiva dell'eleganza e della bellezza.

Allora poeticamente si dice che Cupido in agguato lanci i suoi dardi.
Che ci si soffermi a considerare che nel modo istesso con cui i mali si propagano per contagio col semplice contatto, ugualmente può essere credibile che il contagio amoroso, non solo si alla persona desiderata ma si ripercuota sull'ammaliatore, che in tal modo resta ferito del suo stesso dardo....
Tratto da "La Magia Naturale" di G.B della Porta


martedì 15 novembre 2016

I tre tipi di iniziazione


A livello più basso c'è l'iniziazione essoterica, analoga  a quella massonica.
È l'iniziazione data a chi non si è propriamente avviato ad essa, né  vi si è  preparato  (poiché un suggerimento altrui o semplice curiosità non sono una preparazione), e il suo scopo è mettere l'individuo in condizione di poter accedere alla via esoterica, tramite il contatto con i simboli ed emblemi.
Il più esteriore e inconsistente dei sistemi iniziatici, quale è oggi la massoneria, si propone appunto questo fine, una volta mantenuti i simboli grazie a cui penetrano in noi le prime conoscenze dell'occulto.
(Simbolica ed esteriore, rafforza la volontà e conduce alla Magia, il candidato passa attraverso gradi di intuizione egli rimanere sulla superficie e sull'apparenza delle cose)
L'unico fine per cui i Rosacroce istituirono la massoneria essoterica è quello di mettere molte persone a contatto con l'aspetto esteriore della verità occulta, in modo che, chi si senta adatto, possa ascendervi gradualmente.
C'è poi l'iniziazione esoterica.
È diversa dalla precedente perché il discepolo deve cercarla, desiderarla e prepararla dentro di sé.
《Quando il discepolo è pronto, anche il maestro è pronto》dice il vecchio detto degli occultisti.
(Iniziazione intellettuale che rafforza l'intelletto e conduce al Misticismo, il candidato passa attraverso stati di comprensione, egli può sapere molto ma non vive ciò che conosce a livello in cui lo conosce)
C'è infine l'iniziazione divina.
Questa non è impartita né dagli essoterici o esoterici minori,  come l'iniziazione essoterica, né dai maestri o esoterici maggiori come quella esoterica.
Proviene direttamente, e al di sopra di tutti costoro, dalle mani stesse di colui che chiamiamo Dio.
(Rafforza l'emozione e quindi conducono all'Alchimia, il candidato vive quello che sente e che sa)
Il tipo supremo di questa iniziazione è  Gesù, nel quale Dio, fin dalla nascita, ha influenzato la propria essenza trasformandolo nel Cristo.
Iniziato essoterico è ad esempio un massone o un discepolo di una società teosofica o antroposofica.
Iniziato esoterico è invece un Rosacroce e concediamolo, Francesco Bacone.
Iniziato divino è  ad esempio Shakespeare.
A quest'ultimo tipo di iniziazione si da comunemente il nome di genio.
《Alcuni nascono grandi, altri arrivano alla grandezza e ad altri la grandezza é imposta》frase di Shakespeare in cui ha dato forse senza volere e pensando soltanto di essere ironico, la chiave delle tre iniziazioni in ordine discendente.
"Ma il vero significato dell'iniziazione è che questo mondo visibile in cui viviamo è un simbolo e un'ombra, che la vita che conosciamo tramite i sensi è una morte e un sonno....
L'iniziazione è il dissolversi - un dissolversi graduale, parziale - di questa illusione. La ragione del suo segreto è che la maggior parte degli uomini non è adatta a comprenderlo, e quindi lo comprenderebbe male e lo fraintenderebbe, se fosse reso pubblico. La ragione per cui il significato è simbolico risiede nel fatto che l'iniziazione non è una conoscenza, ma una vita, e l'uomo deve dunque scoprire da sé ciò che i simboli mostrano, perché così vivrà la loro vita, senza limitarsi ad apprendere le parole con cui vengono rivelati."
Tratto da " Pagine esoteriche" di Fernando Pessoa

giovedì 10 novembre 2016

L'Omphalos dalla Cina all'Irlanda

L'Omphalos poteva essere rappresentato anche da una pietra conica come la pietra nera di Cibele, oppure ovoidale, che si riferirebbe direttamente a un altro simbolo molto importante, quello dell'Uovo del Mondo.
In Cina al centro di ogni regno o Stato feudale, si elevava un tempo una montagnola di forma quadrangolare, costituita dalla terra delle "cinque regioni": le quattro facce corrispondevano ai quattro punti cardinali e la cima al centro stesso.
Cosa singolare, queste "cinque regioni" le ritroveremo in Irlanda, dove similmente la "pietra eretta del capo" era innalzata al centro di ogni regno.
Fra i paesi celtici, l'Irlanda è quello che fornisce il maggior numero di dati relativi al L'Omphalos; un tempo, essa era divisa in cinque regni di cui uno portava il nome di Mide (rimasto nella forma anglicizzata Meath), che è l'antica parola celtica "medion", mezzo, identica al latino "medius".
Questo regno di Mide, originariamente formato da porzioni prelevate sui territori degli altri quattro, era divenuto l'appannaggio particolare del re supremo d'Irlanda, al quale gli altri re erano subordinati.
A Ushnagh, che rappresenta abbastanza esattamente il centro del paese, si ergeva una pietra gigantesca chiamata "ombelico della Terra", e designata come "pietra delle porzioni", perché indicava il luogo di convergenza,  all'interno del regno di Mide, delle linee di separazione dei quattro regni primitivi.
Vi si teneva annualmente, il primo maggio, un'assemblea generale in tutto simile alla riunione annuale dei Druidi nel "luogo consacrato centrale" (medio-lanon o medio-nemeton) della Gallia, nel paese dei Carnuti; e parimenti si impone l'accostamento con l'assemblea degli Anfizioni a Delfi.
La divisione dell'Irlanda in quattro regni più la regione centrale, residenza del capo supremo, si ricollega a tradizioni antichissime.
In effetti l'Irlanda, per tale ragione, fu detta l'isola dei quattro Signori, ma questa denominazione, come del resto quella di 'isola verde' (Erin), era attribuita, in tempi anteriori a un'altra terra molto più settentrionale, oggi sconosciuta, e forse scomparsa, "Ogigia" o piuttosto "Thule", che fu uno dei più importanti centri spirituali o addirittura il centro supremo, durante un certo periodo.
Il ricordo di quell'isola dei quattro Signori si trovaanche trova anche nella tradizione cinese,  il che fin ora non sembra esser mai stato notato; citiamo un testo taoista che ne fa fede: "L'imperatore Yao si diede molto da fare e pensò di aver regnato nel modo ideale. Dopo che ebbe visitato i quattro Signori, nella lontans isola di Kou-chee (abitata da uomini veri cioè reintegrati nello stato primordiale) riconobbe di aver guastato tutto.
L'ideale è l'indifferenza  (o piuttosto il distacco, nell'attività non agente) del super - uomo il quale lascia che la ruota cosmica giri.
I quattro Signori si identificano con i quattro "Mahfrfja"  o grandi re, i quali secondo la tradizione dell'India e del Tibet, presiedono ai quattro punti cardinali essi corrispondono al tempo stesso agli elementi: il Signore supremo, il quinto, che risiede al centro, sulla montagna sacra, rappresenta allora l'Etere (Akfsha), la "quint'essenza" (quinta essentia) degli ermetici, l'elemento primordiale da cui procedono gli altri quattro; tradizioni analoghe si ritrovano anche nell'America centrale.
Tratto da " Il Re del Mondo" di Réne Guénon

martedì 8 novembre 2016

L'Omphalos: il Centro del Mondo


La montagna, naturalmente, raffigura il "Centro del Mondo" prima del Kali-Yuga, quando cioè esso esisteva apertamente e non era sotterraneo; essa corrisponde dunque a quella che si potrebbe chiamare la sua situazione normale,  al di fuori del periodo oscuro le cui condizioni particolari implicano una specie di rovesciamento dell'ordine stabilito.
I simboli della montagna e della caverna hanno entrambi la loro ragion d'essere e che vi è tra di essi una vera complementarità; la caverna si può considerare come la situazione all'interno della montagna stessa o immediatamente sotto di essa.
Vi sono anche altri simboli che, nelle tradizioni antiche, rappresentano il "Centro del Mondo"; uno è  quello del L'Omphalos che si trova anch'esso presso quasi tutti i popoli.
La parola greca "omphalos" significa ombelico, ma designa anche, in generale, tutto ciò che è al centro e in particolare il mozzo della ruota: in sancrito la parola "nfhbi" ha similmente queste diverse accezioni e lo stesso accade, nelle lingue celtiche e germaniche, per le parole derivate dalla medesima radice, che vi compare nelle forme "nab" e "nav".
D'altra parte in gallese, la parola "nav" o "naf" ha il significato di capo e si applica anche a Dio; l'idea qui espressa è dunque quella del Principio centrale.
La ruota è dappertutto il simbolo del Mondo che compie la sua rotazione intorno a un punto fisso, il quale simbolo, perciò, deve essere avvicinato a quello dello "swastika"; ma in quest'ultimo la circonferenza che rappresenta la manifestazione non è  tracciata, sicché il  centro stesso è designato direttamente: lo "swastika" non è una figura del Mondo ma piuttosto dell'azione del Principio rispetto al Mondo.
Il simbolo dell'Omphalos poteva essere posto in un luogo che fosse semplicemente il centro di una determinata regione, centro spirituale come immagine visibile del "Centro del Mondo".
Il più conosciuto è L'Omphalos del tempio di Delfi, il quale era davvero il centro spirituale della Grecia antica.
Proprio là si riuniva, due volte l'anno, il consiglio degli Anfizioni, composto dai rappresentanti di tutti i popoli ellenici,  che costituiva l'unico legame effettivo fra quei popoli, legame la cui forza risiedeva appunto nel suo carattere essenzialmente tradizionale.
L'Omphalos di solito era materialmente rappresentato da una pietra sacra che spesso viene chiamata "belito"; questa parola non è  altro che l'ebraico "Beith-El" , (casa di Dio), il nome che Giacobbe diede al luogo in cui il Signore gli si era manifestato in sogno.
Anche se il primo nome di quella città era Luz.
Si dice che poi "Beith-El", "casa di Dio", divenne "Beith-Lehem", "casa del pane" , la città in cui nacque Cristo.
La relazione simbolica che esistente tra la pietra  e il pane è degna di molta attenzione.
La pietra è l'abitacolo divino cioè la sede della Shekinah.
Tratto da " Il Re del Mondo" di Réne Guénon

giovedì 3 novembre 2016

La Magia Naturale


Porfirio e Apuleio, che occupano un posto elevato tra i platonici, affermano che la magia è nata ed è stata battezzata in Persia.
Snidas stima che il nome le provenga dai Magusiani, perché presso tali popoli si chiamavano maghi coloro che i Latini onoravano con l'appellativo di savi.
I Greci li hanno chiamati filosofi, gl'Indù gimnosofisti, gli Egiziani preti, i Cabalisti profeti, i Babilonesi, gli Assiri, i Caldei e i Galli Druidi e bardi.
Parecchi uomini, mercé questa scienza che hanno portato a un alto grado di perfezione, hanno fiammeggiato come meteore: tali Zoroastro in Persia, Numa Pompilio fra i Romani, Ermete in Egitto, Buda fra i Babilonesi, Abaris presso gli Iperborei.
La magia è divisa in due parti, di cui l'una, a base di incantesimi e evocatrice di fantasmi e demoni è  nata da una curiosità malsana...
L'altra parte è la magia naturale che tutti onorano, perché non è altro che la filosofia naturale o la scienza suprema.
Questa magia, dotata d'immensa possanza, abbonda di misteri, fa conoscere le forze occultate dalla natura e insegna, mercé la loro razionale applicazione, a compiere opere che profano stima soprannaturali, sol perché sorpassano i limiti delle sue conoscenze.
La magia fioriva nell'India e nell'Etiopia, contrade ricche di erbe, di minerali e d'animali dotati di virtù superiori.
Per comprendere i segreti della natura, il mago dovrà essere versatissimo nella filosofia naturale. Egli dovrà ricercare le cause e i primi elementi delle cose ....trovare il punto di congiunzione degli elementi, risalire alla sorgente delle cause, scrutare il mistero della fine delle cose.
Egli dovrà conoscere donde proceda la commozione dei flutti del mare, donde provengano le cieche convulsioni del suolo, donde i moti degli animali e di ogni altra creatura che goda il piacere di vivere, donde i metalli e di ciò che sieno materiati.
E tutto ciò dovrà conoscerlo in modo da esserne padrone...
Il mago dovrebbe altresì conoscere la medicina che è una scienza affine alla magia  ed anzi è la forma primitiva sotto cui questa si è manifestata agli uomini.
Del resto la medicina insegna a comporre e a dosare le miscele e i filtri e a conoscere le piante, così indigene che esotiche, tanto utili, che si può dire che in esse si compendi la magia naturale.
Nè dovrebbe ignorare le matematiche, perché molte cose agiscono per l'influsso degli astri e in dipendenza del moto infaticabile dei cieli...
Tratto da "La Magia Naturale" di G.B della Porta

giovedì 27 ottobre 2016

Kali-Yuga e il centro supremo nascosto


L'Agarttha, si dice, non fu sempre sotterranea, né lo rimarrà per sempre; verrà un tempo in cui i popoli di Agarttha  (Agharti) usciranno dalle loro caverne e appariranno sulla superficie della terra.
Prima della sua scomparsa dal mondo visibile, il centro portava un altro nome perché, a quell'epoca, quello di Agarttha, che sognifica imprendibile o inaccessibile  (inviolabile) non sarebbe stato adatto.
Il centro è divenuto sotterraneo più di seimila anni fa, data che corrisponde all'inizio del Kali-Yuga o età nera, l'età del ferro degli antichi Occidentali, l'ultimo dei quattro periodi nei quali si divide il Manvantara; la sua ricomparsa deve coincidere con la fine di tale periodo.
Tutte le tradizioni alludono a qualcosa di perduto o nascosto, che viene rappresentato con simboli diversi; se preso in senso lato concerne l'umanità terrestre nel suo insieme.
Il periodo attuale (prima metà del 1900) è dunque un periodo di oscuramento e di confusione; le sue condizioni sono tali che, finché persistono, la conoscenza iniziatica deve necessariamente rimanere nascosta;  da qui il carattere dei "Misteri" dell'antichità detta storica e delle organizzazioni segrete di tutti i popoli; organizzazioni che conferiscono una iniziazione effettiva là dove sussiste ancora una vera dottrina tradizionale,  ma non ne offrono che l'ombra quando lo spirito di tale dottrina ha cessato di vivificare i simboli, che ne sono soltanto la rappresentazione esteriore.
Determinati centri secondari cessano di essere in rapporto diretto ed effettivo col centro supremo.
Ma dal momento che si può parlare nascosto anziché perduto, si ha sempre la possibilità di ritrovarlo, purché lo si sappia cercare come si conviene, attraverso le vibrazioni armoniche che risveglia secondo la legge delle "azioni e reazioni concordi", essa possa mettersi in comunicazione spirituale effettiva con il centro supremo.
Questo modo di dirigere l'intenzione ha la sua rappresentazione simbolica in tutte le forme tradizionali (rituali); essa di fatto è propriamente un dirigersi verso un centro spirituale che è sempre un'immagine del vero "Centro del Mondo" .
Man mano che si procede nel Kali-Yuga, l'unione con questo centro, sempre più chiuso e nascosto, diviene più difficile e nello stesso tempo divengono più  rari i cenrti secondari che lo rappresentano esteriormente; sicché quando questo periodo finirà, la tradizione dovrà essere di nuovo manifestata nella sua integrità poiché l'inizio di ogni Manvantara, coincidendo con la fine del precedente, implica necessariamente, per l'umanità terrestre, il ritorno allo "stato primordiale".
Tratto da " Il Re del Mondo" di Réne Guénon

martedì 25 ottobre 2016

Misticismo, Magia e Alchimia


Alla fine il contenuto dei misteri si riassume in insegnamenti riguardo a tre ordini di cose che si è sempre ritenuto opportuno non rivelare alla totalità degli uomini.
Sono di ordine tale che il popolo in genere non li capirebbe e capendoli in modo distorto ne sarebbe turbato, si pensò allora di dividere tali insegnamenti in due categorie: essoterici o profani; esoterici o occulti.
L'occulto può avere le sue allucinazioni e i suoi inganni.
I quattro stadi della tentazione del Mondo sono: il Dogma, l'Intelligenza Concreta o Scienza, l'Intelligenza Astratta o Filosofia e l'Intelligenza Critica.
Il Dogma mediante il quale è in relazione con tutti gli altri; la Scienza mediante la quale è in relazione con la Natura; la Filosofia mediante la quale è in relazione con la mente degli altri; la propria filosofia mediante la quale è in relazione con se stesso, perché il Mondo è  tutto questo.
Una volta oltrepassati questi quattro stadi del grado di Neofita egli è pronto per l'iniziazione.
Ora dipende da lui scegliere quale via scegliere: mistica, magica, o gnostica o per meglio dire da quale iniziarà come Adepto.
Gli insegnamenti impartiti nei misteri riguardano tre ordini di cose: la vera natura dell'anima umana,  della vita e della morte, il vero modo per entrare in contatto con le forze segrete della natura e manipolarle e la vera natura di Dio o degli Dei  e della creazione del mondo.
Si tratta rispettivamente del segreto alchemico, del segreto magico e del segreto mistico.
Il primo si chiama alchemico perché gli insegnamenti ad esso vengono impartiti tramite i simboli della cosiddetta alchimia che non è nient'altro che un linguaggio simbolico.
Le vie del Misticismo e della Magia sono spesso d'inganno e d'errore.
Il Misticismo significa essenzialmente fiducia nell'intuizione; la Magia significa essenzialmente fiducia nel potere .
L'intuizione è un'operazione della mente tramite cui i risultati dell'intelligenza vengono ottenuti senza l'impiego dell'intelligenza.
Il potere, inteso come potere magico, è un'operazione della mente tramite cui i risultati di uno sforzo continuo vengono ottenuti senza l'impiego di uno sforzo continuo.
Entrambi sono scorciatoie per la conoscenza.
In un certo senso, sia il Misticismo sia la Magia sono ammissioni di impotenza.
Il mistico è un uomo che sente di non avere in sé la forza di pensiero necessaria a raggiungere la verità mediante il pensiero stesso.
Chi pratica Magia è un uomo che sente di non avere in sé la forza di volontà necessaria a raggiungere la verità  (o il potere) mediante la forza di volontà stessa.
In entrambi i casi c'è una fuga.
Ciò non  vuol dire che i risultati del Misticismo e della Magia siano sbagliati.
Vuol dire invece che non c'è nessun criterio con cui poter distinguere un risultato sbagliato da uno giusto in una via o nell'altra.
Nella Gnosi, dove ci serviamo dell'intelletto, abbiamo almeno il sostegno del ragionamento; possiamo almeno confrontare un "risultato" con un altro,  esaminare se non siano in contraddizione. .. possiamo non ragionare bene ma ragioniamo.
Ci sono tre modi per interpretare le iniziazioni:
1) le tre vie di realizzazione: magica, mistica e gnostica.
2) i tre stati di realizzazione: Neofita, Adepto e Maestro
3) i tre gradi di realizzazione: astrale, mentale e spirituale.
La prima tentazione da vincere per evitare gli Errori della Via, è il Mondo.
La seconda tentazione da vincere per evitare gli Errori della Locanda, è  la Carne.
La terza tentazione da vincere per evitare gli Errori della Cripta, è  il Diavolo.
Le tentazioni sono comuni a tutte le vie, ma il mistico è più soggetto alle tentazioni del Mondo, il mago alle tentazioni della Carne, lo gnostico alle tentazioni del Diavolo.
Un Adepto iniziato ai tre misteri potrà vincere tutte e tre le tentazioni soggette alla Carne: i desideri sono vinti con il Misticismo; le indecisioni sono vinte con la Magia; gli inganni sono vinti con la Gnosi....
Tratto da " Pagine esoteriche" di Fernando Pessoa

giovedì 20 ottobre 2016

Il culto delle caverne


Il culto delle caverne è sempre connesso all'idea di "luogo interiore" o di "luogo centrale", il simbolo della caverna e quello del cuore, sotto questo aspetto, sono assai vicini l'uno all'altro.
D'altra parte, esistono realmente in Asia centrale come in America e forse anche altrove, caverne e sotterranei dove alcuni centri iniziatici hanno potuto sussistere per secoli.
Possiamo ritenere persino che siano state ragioni di ordine simbolico a determinare la scelta di luoghi sotterranei dove installare tali centri iniziatici, piuttosto che ragioni di semplice prudenza.
Vi è una tradizione che presenta un interesse particolare per il concetto di luogo interiore o centrale: la troviamo nel Giudaismo e concerne una città misteriosa chiamata "Luz".
Questo nome, in origine, era quello del luogo  dove Giacobbe ebbe il sogno in seguito al quale lo chiamò "Beith-El", cioè casa di Dio.
È detto che l'Angelo della Morte non può penetrare in questa città e non vi ha alcun potere; e con un raffronto piuttosto singolare ma non molto significativo, alcuni la situano vicino all'"Alborj" che,  anche per i persiani è il soggiorno dell'immortalità.
Vicino a Luz vi è si dice un mandorlo (chiamato luz in ebraico) alla base del quale si trova una cavità attraverso cui  si penetra in un sotterraneo; e questo sotterraneo conduce alla città che è completamente nascosta.
La parola luz, nelle sue diverse accezioni, sembra per altro derivare da una radice che designa tutto ciò che è nascosto,  coperto, avviluppato, silenzioso, segreto.
Si avvicina di solito "coelum" dal greco "koilon", cavo; ma bisogna osservare che la forma più antica e più corretta sembra essere "caelum" che ricorda la parola "caelare" nascondere.
D'altra parte in sancrito "Varuna" deriva dalla radice "var", coprire ( che è anche il significato della radice "kal" alla quale si ricollegano il latino "celare" altra forma di "caelare" e il suo sinonimo greco "kaluptein"); e il greco "Ouranos" è un'altra forma dello stesso nome, poiché "var" si trasforma in "ur".
Tali parole dunque possono significare "ciò che scopre", "ciò che nasconde", ma anche "ciò che è nascosto" e  quest'ultimo significato è duplice: cioè che è  nascosto ai sensi, il regno sovrasensibile; e, nei periodi di occultamento e di oscuramento, la tradizione che cessa di essere manifestata esteriormente e apertamente, allorché il mondo celeste diviene il mondo sotterraneo.
Tratto da " Il Re del Mondo" di Réne Guénon

martedì 18 ottobre 2016

Analogie tra il Dalai-Lama e i Cavalieri della Tavola Rotonda


Il ternario del Lamanismo ha diverse analogie con quello supremo di Agarttha.
Il Dalai - Lama realizza la santità (o la pura spiritualità) di Buddha;
il Tashi-Lama realizza la sua scienza (non magica ma teurgica);
e il Bogdo-Khan rappresenta la sua forza materiale e guerriera:
Esattamente la stessa tripartizione secondo i "tre mondi".
La capitale dell'"Agharti" ricorda Lhassa dove il palazzo del Dalai-Lama, il "Potala", si trova sulla cima di una montagna coperta di templi e di monasteri.
Il centro del Lamanismo non può essere che un'immagine del vero "Centro del Mondo"; ma tutti i centri di questo genere presentano, per quanto riguarda i luoghi in cui sono situati, alcune particolarità topografiche comuni le quali, lungi dall'essere irrilevanti, hanno un valore simbolico incontestabile e, inoltre, devono essere in relazione con le leggi secondo cui agiscono gli "influssi spirituali"(in base a quella scienza tradizionale chiamata geografia sacra).
Vi è una concordanza non meno degna di nota; descrivendo i diversi gradi o cerchi della gerarchia iniziatica, che sono in relazione con  determinati numeri simbolici riferentisi particolarmente alle divisioni del tempo, in cui il cerchio più alto e più vicino al centro misterioso si compone di dodici membri, che rappresentano l'iniziazione suprema e corrispondono, fra l'altro, alla zona zodiacale.
Tale struttura si trova riprodotta nel cosiddetto "consiglio circolare" del Dalai-Lama, costituito da dodici grandi "Namsham" (o "Nomekhan"); e la si può ritrovare persino in certe tradizioni occidentali, in particolare in quelle che concernono i "Cavalieri della Tavola Rotonda".
Inoltre i dodici membri del cerchio interno dell'Agarttha, dal punto di vista dell'ordine cosmico, non rappresentano soltanto i dodici segni dello Zodiaco, ma anche i dodici "Aditya"che sono altrettante forme del Sole, in rapporto con quegli stessi segni zodiacali; e naturalmente come "Manu Vaivaswata" è chiamato figlio del Sole, così il Re del Mondo ha tra i suoi emblemi anche il Sole.
La Tavola Rotonda è verosimilmente un simbolo molto antico, di quelli che furono sempre associati all'idea dei centri spirituali, custodi della tradizione; la forma circolare della tavola è legata formalmente al ciclo dello Zodiaco per la presenza intorno a essa di dodici personaggi principali, particolarità che si trova nella costituzione di centri di questo tipo.
Tratto da " Il Re del Mondo" di Réne Guénon

giovedì 13 ottobre 2016

Il simbolismo del Graal


Nelle leggende di origine celtica la "cerca del Graal" è presentata come la funzione principale dei Cavalieri della Tavola Rotonda; così si fa allusione, in tutte le tradizioni, a qualcosa che, a partire da una certa epoca, sarebbe andato perduto o nascosto: il Soma degli Indù o la "Haoma"  dei Persiani, la 'bevanda d'immortalità' che ha appunto un rapporto molto diretto col Graal poiché questo, si dice, è il vaso sacro che contiene il sangue di Cristo anch'esso bevanda d'immortalità.
Il Santo Graal si dice sia la coppa che servì alla Cena e nella quale Giuseppe di Arimatea raccolse poi il  sangue e l'acqua che sgorgavano dalla ferita aperta nel fianco di Cristo.
Nel trasporto della coppa in Gran Bretagna si vede un legame tra la tradizione celtica e il Cristianesimo.
La coppa ha un ruolo molto importante nella maggior parte delle tradizioni antiche.
La coppa sarebbe stata intagliata dagli Angeli in uno smeraldo staccatosi dalla fronte di Lucifero al momento della sua caduta. Tale smeraldo ricorda la perla frontale nel simbolismo indù  (dal quale è passata nel Buddismo) che occupa il terzo occhio di Shiva, rappresentando il senso dell'eternità.
Si dice che il Graal fu affidato ad Adamo nel Paradiso terrestre ma che al momento della sua caduta lo perse.
Di fatto l'uomo, allontanato dal suo centro originario, si trova rinchiuso, a partire da quel momento nella sfera temporale.
Il Paradiso terrestre rappresenta propriamente il Centro del Mondo.
Il possesso del Graal rappresenta la conservazione della tradizione primordiale nella sua integrità.
La leggenda non dice né dove né da chi il Graal fu custodito fino all'epoca di Cristo ma l'origine celtica che gli si riconosce lascia intendere senza dubbio che i Druidi vi ebbero una parte importante e che debbono essere considerati fra i custodi regolari della tradizione primordiale.
La sua perdita significa la perdita della tradizione con tutto ciò che essa comporta: ma a dire il vero tale tradizione è piuttosto nascosta che perduta o almeno può essere perduta solo per quei centri secondari che abbiano cessato di essere in relazione diretta col centro supremo.
Come il Paradiso terrestre che è divenuto inaccessibile così il centro supremo che sono in fondo la stessa cosa, possono nel corso di un certo periodo non essere manifestati; si può dire allora che la tradizione è perduta per l'insieme dell'umanità perché è conservata solo in alcuni centri rigorosamente chiusi e la massa non vi partecipa al contrario di quanto accadeva  allo stato originario.
Tratto da " Il Re del Mondo" di Réne Guénon

martedì 11 ottobre 2016

La via del Serpente


La coscienza trascende l'unità.
È il punto assoluto che "esiste" soltanto: infatti, perché qualcosa esista, esso deve esistere infinitamente in essa.
Il punto, in quanto negazione dello spazio, ne rappresenta la vita.
Nella sua forma a S (che se si considera chiusa è un 8, se coricata è il simbolo dell'infinito), il Serpente comprende due spazi che circonda e trascende.
Il primo spazio è il mondo inferiore e il secondo è quello superiore).
In un'altra raffigurazione,  quella del Serpente in cerchio che di muove la coda, viene riprodotta non la S, ma il cerchio, simbolo della terra o del mondo così come lo conosciamo.
Nells sua forma a S il Serpente si sottrae alle due Realtà e scompare dai Mondi e dagli Universi.
L'illusione è la sostanza del mondo ed è tale secondo la Regola, tanto nel mondo superiore quanto nel mondo inferiore, tanto nell'occulto quanto nel manifesto.
Quando fuggiamo dal mondo inferiore perché è illusorio, il mondo superiore, in cui ci rifugiamo, non è meno illusorio; è illusorio in un altro modo, il proprio.
Solo il Serpente, contornando gli infiniti aperti - o i cerchi incompleti - dei due mondi, sfugge all'illusione  e conosce il principio di verità.
Il Serpente è al di sopra degli ordini e dei sistemi e, sebbene ascenda come il loro significato, indica le direzioni e le vie.
Il suo movimento, a destra nell'ordine inferiore delle cose e degli esseri, avviene solo perché possa aver luogo a sinistra nell'ordine superiore.
Ciò che gli uomini non possono ottenere se non dominandosi, associandosi o imponendosi l'uno all'altro, il Serpente lo ottiene da solo nella propria libertà.
Libero e cauto avanza striaciando attraverso il mondo e lo spirito, fino a uscire dal mondo  e dallo spirito.
Il Serpente unisce i veri contrari perché, mentre le vie del mondo vanno a destra, a sinistra o al centro, lui segue una via che passa per tutte le direzioni.
Nell'uscire dal vertice dell'istinto per salire al vertice divino egli sfiora la curva prodotta dalla vescica che tutto avvolge, mostrando di conoscerla, ma la sfiora e la oltrepassa e non ne segue né la curva né la forma.
Si distingue da tutti i modi e le condizioni propri a Dio e agli Esseri.
Là dove sembra uguale è diverso e la dualità che lo costituisce è opposta per forma ed essenza.
Nel mondo inferiore egli è luna credente, nel mondo superiore quella calante.
Egli non conosce i misteri, ma li  avvolge, elude le vie e le iniziazioni; abbandona la scienza per la quale passa; nega la magia che attraversa e quando arriva a Dio non si ferma.
La via del Serpente è al di fuori degli ordini e delle iniziazioni, è  al di fuori persino delle leggi (rettilinee) dei mondi e di Dio.
La natura maledetta, l'aspetto ripugnante del Cobra recano impressa la sua Opposizione all'Universo - profondo e oscuro Mistero Magno.
A livello inferiore, in cui è  solo un Serpente  e tenta Eva, nega il bene;
al secondo livello nega la verità;
al terzo livello, in cui è  Satana, nega il bene e il male;
al quarto livello, in cui è  Lucifero (o Venere) nega la verità e l'errore;
al quinto livello in cui è  l'E [ssere] S [upremo], la Rivelazione Suprema tenta se stesso e si uccide.
La via del Serpente è l'evasione dalle vie... l'Evasione Astratta, il riconoscimento della verità essenziale.
Tratto da " Pagine esoteriche" di Fernando Pessoa

giovedì 6 ottobre 2016

Le tre funzioni supreme


Il capo supremo dell'Agarttha o Agharti (la prima da fonte indù e la seconda da fonte mongola) porta il titolo di "Brahftmf", "supporto delle anime nello Spirito di Dio"; i suoi due coadiuvatori sono il "Mahftmf", "rappresentante dell'Anima universale" e il "Mahfnga", "simbolo di tutta l'organizzazione materiale del Cosmo": questa è la divisione gerarchica che le dottrine occidentali rappresentano mediante il ternario "spirito, anima e corpo" e che è applicata qui secondo l'analogia costitutiva del Macrocosmo e del Microcosmo.
È importante notare che tali termini, in sancrito, designano propriamente dei principi e non possono essere applicati a esseri umani se non in quanto rappresentanti di questi stessi principi, in modo che, anche in tal caso, sono collegati essenzialmente a funzioni e non a individualità.
Il "Mahftmf" "conosce gli avvenimenti del futuro" e il "Mahfnga" "dirige le cause di tali avvenimenti"; quanto al "Brahftmf" può " parlare a Dio faccia a faccia" ed è facile capire che cosa significhi questo, ricordando che esso occupa il punto centrale in cui si stabilisce la comunicazione diretta del mondo terrestre con gli stati superiori e, per loro mezzo, il Principio supremo.
Del resto l'espressione Re del Mondo intesa in senso stretto ed esclusivamente in rapporto col mondo terrestre, sarebbe assai inadeguata; ben più esatto sarebbe attribuire al "Brahf tmf"  quella di "Signore dei tre mondi" perché, in ogni vera gerarchia, colui che possiede il grado superiore possiede al tempo stesso e per ciò stesso tutti i gradi subordinati, e quei "tre mondi" sono i regni che corrispondono rispettivamente alle tre funzioni enumerate.
Quando esce dal tempio il Re del Mondo è raggiante di Luce divina.
Tratto da " Il Re del Mondo" di Réne Guénon

martedì 4 ottobre 2016

Il genio


Nello spirito umano c'è un impulso naturale al conoscere; lo rivela di continuo il bambino, e il bambino - essere assurdo, sentimentale e indifeso - è il prototipo esatto (perfetto) dell'umanità. 
Si può dire che l'uomo è un animale che aspira ad essere razionale.
Un residuo, forse, di quel fuoco divino che Prometo sembra non aver avuto il tempo di distribuire equamente fra gli uomini.
Se l'istinto di conoscere mira talvolta a ciò che effettivamente può costituire materia di scienza, spesso deve rivolgersi a ciò che non di può osservare in condizioni scientifiche o ridurre a una qualche forma di esattezza .
Ma nel suo slancio spirituale, l'istinto di conoscere non desiste
Non potendo conoscere con l'intelligenza, conosce con il sentimento, che l'intelligenza del desiderio.
E dove non può osservare, crede; dove non può calcolare, indovina; dove non può sottoporre a verifica, profetizza.
Questa condizione dell'anima è il misticismo, che consiste nell'avere il chiaro sentimento di qualcosa di cui non si conosce la natura.
In ogni ambito umano dove non può darsi  scienza, deve necessariamente darsi misticismo.
Il genio è il conseguimento, attraverso l'intelligenza razionale, di ciò che solo l'intelligenza analogica o intuitiva ha la proprietà di conseguire e viceversa, il conseguimento attraverso l'intelligenza intuitiva di ciò che solo l'intelligenza razionale ha la proprietà di conseguire.
Il genio è  la prefigurazione dell'umanità futura.
Meglio sarebbe dire che è la prefigurazione di quella condizione futura dell'umanità in cui ha luogo la funzione delle due intelligenze, nel momento stesso in cui, a un livello superiore, si produce la vera fusione, nel nuovo Cristo, delle due Nature.
Per conseguire tramite l'intelligenza razionale ciò che in realtà solo l'intelligenza intuitiva consegue, è necessario raggiungere un livello di intelligenza in cui si viva nell'astrazione con la stessa vitalità dell'anima con cui si vive nel concreto; in cui si riesca a ragionare senza preconcetti, facendo della ragione non, come nell'uomo naturale, per quanto evoluto, la serva tirata a lucido dell'emozione e del desiderio, bensì la sua dominatrice e insieme la sua libertà in cui si elevi l'intelligenza al di sopra dell'unità,  vivendo la contraddizione logicamente, come iniziò  a fare Hegel seguendo la via tracciata da Eraclito in modo un po' occulto e anche un po' empirico...
Tratto da " Pagine esoteriche " di Fernando Pessoa

sabato 1 ottobre 2016

Dov'è il giardino dell'Eden?


Ho sentito persone domandare: 'Dov'è il giardino dell'Eden?'Ah! Ovunque poggiamo i piedi su questa terra, là c'è il giardino dell'Eden.... È vero che in molti posti l'Eden è ricoperto e dimenticato.
Ma può di nuovo essere ripristinato.
Ovunque ci sia terra logorata, terra usata malamente o non usata, l'Eden sta ancora subito sotto.
Non importa quanto è  grande il giardino, se lo pianti con le tue mani, se intanto carezzi la terra e ne prendi piccole manciate.
Sii garbata, sii parsimoniosa.
Non tirar su immense palate per sbrigare più in fretta il lavoro.
Quando versi il latte sulla farina, non lo rovesci tutto in una volta.
No: delicatamente ne versi un pochino, rimescoli un poco, ed è così che bisogna trattare la terra, nel raccoglimento, essendo ben presenti e consapevoli"
Così appresi che questa terra, da cui dipendiamo per il cibo, per la sopravvivenza, per il riposo, per l'opportunità di incontrare la bellezza, dev'essere trattata così come dovremmo trattare gli altri e vorremmo essere trattati a nostra volta.
Quanto accade a questo campo in qualche modo accade anche a noi.
"Essere povero e senza alberi significa essere l'uomo più  misero del mondo.
Essere poveri e avere alberi significa essere davvero ricchi, ricchi di ciò che il denaro non potrà comprare".
Tratto da "Storie di donne selvagge" di Clarissa Pinkola Estés

giovedì 29 settembre 2016

La divinità nei numeri


L'Ineffabile è al di là della nostra conoscenza; con il nostro linguaggio non possiamo neppure dire se Egli esista.
L'Ineffabile automanifesto, quindi non più Ineffabile, è l'Elohīm, duplice ( Immanifesto e Manifesto ) e, mentre l'Immanifesto è ( simbolicamente ) privo di sesso, il Manifesto possiede ( simbolicamente ) entrambi i sessi.
Poi, per così dire, c'è anche l'altro-manifestato-Immanifesto, cioè la manifestazione dell'Immanifesto come altro al di là di sé, ed è quest'ultimo che contiene i quattro mondi.
Tutte e tre costituiscono la Trinità: rispettivamente Spirito Santo, Figlio e Padre, dove il Padre è identico al Mondo.
Uno è il numero della Divinità in se stessa;
Due il numero della Divinità Manifesta, poiché il Figlio contiene entrambi;
Tre è per l'uomo il numero della Divinità completa.
Quattro, essendo i quattro mondi, è il numero della realtà, o della manifestazione come realtà.
Cinque, essendo i quattro mondi del Padre e il mondo cui dà forma il Figlio  (come uno), è il numero della perfezione del mondo.
Sei, essendo i quattro mondi più le Due Nature del Figlio, è il numero della Creazione o Perfezione di Dio e dell'Uomo, o di Dio e del Mondo, e quindi i sei giorni della Creazione.
Sette è la somma di questi con il Mondo Supremo e quindi il mumero perfetto, nel quale c'è comprensione completa poiché contiene la pienezza (quattro) del Mondo, la pienezza  (due) del Figlio Formatore e la pienezza (uno) dello Spirito Santo.
L'Essere Supremo è ciò che essenzialmente esiste e supremamente è.
Egli, però, pensa se stesso e nel pensarsi diventa Oggetto di se stesso, ovvero la propria passività o femminilità; questo è ciò che chiamiamo Figlio... "per la Seconda Persona della Trinità suoneranno due rintocchi di campana perché Essa è  femminile".
Tratto da " Pagine esoteriche " di Fernando Pessoa

martedì 27 settembre 2016

Il numero come fondamento di tutte le cose

La quantità, numero in sé, infinito, la qualità di un'idea.
È grazie alla Quantità  (ideale) che noi conosciamo la pluralità delle cose.
Perciò la quantità in sé produce tale pluralità.
C'è più di un'idea, ce ne sono molte, quindi una volta che ce n'è più di una, ce n'è un numero infinito.
Il numero, allora, precede l'idea.
È stata una profonda intuizione dei discepoli di Pitagora quella di porre il numero a fondamento di tutte le cose.
I tre mondi: il mondo casuale, il mondo intellettuale e il mondo numerico.
La realtà del mondo "materiale" dipende dal numero. In questo mondo-risultato siamo come ogni ente, meri numeri.
Ma i numeri hanno una logica, una ragione.
Non presuppongono nient'altro. (Neanche la coscienza di essi)
Ma i numeri hanno un ordine. Per questo, al di sopra dei numeri c'è la ragione dei numeri.
Questa ragione è del tutto immanente ai numeri.
La pensiamo soltanto grazie a quel fenomeno che ha luogo tra i numeri e che chiamiamo Legge.
Ma questa ragione deve avere un'ordine, una causa.
Quindi al di sopra del mondo razionale c'è il mondo causale.
Il mondo numerico è retto dagli dei; vale a dire, relativamente al mondo che concepiamo, il politeismo è la Verità.
Ma nel mondo razionale non ci sono più dei, o meglio, questo mondo è al di sopra degli dei.
Esso non è reale:  cioè non c'è niente in noi che ci permetta di affermarne l'esistenza.
Il mondo razionale non può essere raggiunto né  dai sensi che insegnano l'idea di Realtà, né dalla ragione, che insegna l'idea di Legge, né dalla Coscienza, che insegna l'idea di Essere.
Nessuna nostra facoltà, nessuna modalità di percezione ci può innalzare fino al mondo razionale; tutt'al più possiamo scorgere il riflesso tra i numeri.
Perché ci sono numeri, relazioni fra numeri  (riflesso della Ragione), esistenza  (astratta) di numeri e relazioni fra loro, in quanto il dato comune fra numeri e le loro relazioni consiste nell'essere "cose" che esistono.
Ciò che il pensiero concepisce come infinitamente divisibile non e la materia,  ma l'idea astratta di materia.
La matematica è una scienza soltanto al proprio interno.
Non è applicabile alla realtà.
Tratto da " Pagine esoteriche " di Fernando Pessoa

sabato 24 settembre 2016

Melki-Tsedeq e Salem


Melki-Tsedeq è re e sacerdote insieme: il suo nome significa "re di Giustizia" e nello stesso tempo è  re di Salem cioè della Pace; ritroviamo la Giustizia e la Pace, i due attributi fondamentali del Re del Mondo.
La parola Salem, contrariamente all'opinione comune, in realtà non ha mai designato una città, ma se ls si prende quale nome simbolico della residenza di Melki-Tsedeq, può essere considerata come un equivalente del termine "Agarttha".
In ogni caso è un errore vedere in essa il nome primitivo di Gerusalemme, perché quel nome era "Jebus"; al contrario, se il nome di Gerusalemme fu dato a quella città allorché gli Ebrei vi fondarono un centro spirituale, fu per indicare che da quel momento essa era come un'immagine visibile della vera "Salem"; bisogna notare che il Tempio fu edificato da Salomone il cui nome (Shlomoh) deriva da Salem, sognifica il "Pacifico".
Possiamo dire che ci troviamo qui al punto di congiunzione fra la tradizione ebraica e la grande tradizione primordiale.
Sion in realtà potrebbe essere uno dei centri spirituali secondari e tuttavia identificarsi simbolicamente al centro supremo in virtù della similitudine.
Come indica il suo nome Gerusalemme è effettivamente un'immagine della vera Salem; la Terra Santa non è soltanto la Terra d'Israele.
A questo proposito è assai significativa, quale sinonimo di Terra Santa, l'espressione Terra dei Viventi: tale espressione designa chiaramente il "soggiorno d'immortalità" sicché nel suo significato più vero, può essere attribuita al Paradiso Terrestre o ai suoi equivalenti simbolici; ma tale appellativo è stato esteso anche alle "Terre Sante" secondarie, e in particolare alla Terra d'Israele.
Si dice che la Terra dei Viventi comprende sette terre e secondo il Vulliaud questa terra è Chanaan, dove si trovano i sette popoli.
Questo è esatto in senso letterale; ma simbolicamente queste terre potrebbero benissimo corrispondere, come d'altronde quelle di cui si parla nella tradizione Islamica, ai sette "dwCEpa" che secondo la tradizione Indù, hanno il "M^ru" come centro comune.
Tratto da " Il Re del Mondo" di Réne Guénon

giovedì 22 settembre 2016

Gli ostacoli della vita e la via verso l'Alto


L'uomo non era destinato ad essere ciò  che è: è divenuto tale solo in seguito alla Caduta.
Ritrovare la Parola significa ritrovare l'autentica Legge Umana, l'Adamo primitivo e androgino, fatto a immagine di Elohīm
Realizzare dentro di sé l'unione dei due principi: ecco la Legge Umana ritrovata, la vera creazione della pietra filosofale....
Ogni uomo che debba aprirsi a una via verso l'Alto incontrerà di continuo ostacoli incomprensibili.
Se fosse soltanto per gli ostacoli che si frappongono al cammino e che spronano, per il pericolo o per la resistenza immediata, andrebbe tutto bene e gli ostacoli stessi sarebbero un simbolo a procedere.
Ma egli ne troverà altri:
gli ostacoli subdoli, che fanno male e piegano;
gli ostacoli suadenti, che stordiscono e ammaliano;
gli ostacoli affettivi, che come accadde a Orfeo, lo indurranno a voltarsi verso l'Averno proibito.
Non solo impedimenti duri, come quelli eretti a ostacolo dalle rocce, ma anche impedimenti morbidi, come il ricordo delle valli o delle case ai piedi dei monti.
E il trionfo consiste nella capacità di sottomettere all'emozione superiore queste forze d'attrazione, pur sapendole sentire intensamente  (perché non saper sentire è non avere l'anima per l'ascesa); pur sapendo organizzare le volontà dell'amore e della terra, saperle anche sottomettere alla volontà dello spirito del mondo.
Questo percorso vittorioso è rappresentato dagli emblematisti nel simbolo della Crocefissione della Rosa, ossia nel sacrificio dell'emozione del mondo nelle linee incrociate della volontà fondamentale e dell'emozione fondamentale, che costituiscono il sostrato del Mondo, non come Realtà (il Circolo fiorito cioè la Rosa), ma come prodotto dello spirito  (la Croce).
Tratto da " Pagine esoteriche " di Fernando Pessoa

martedì 20 settembre 2016

Immaginate... l'anima nella scienza


Da lungo tempo abbiamo un mondo di scienza e sapere scientifico senza sapientia - saggezza dell'anima.
Immaginate adesso una nuova era, in cui fosse possibile avere un "scienza dotata di anima", una scienza che attingesse a un mistico "philosophorum" - un modo di vedere, pensare ed essere non determinato dalla routine, o dalla politica, o dall'utilitarismo, o dall'opportunismo, o dal mero freddo realismo, ma passato al vaglio dell'anima.
Immaginate: l'anima informata dalla scienza, la scienza informata nelle proprie applicazioni dall'anima.
Immaginate se potessimo offrire al mondo un modo di vedere che vada "oltre" - oltre il velo delle apparenze - e sveli come da impercettibili segnali  di insufficienza di risorse del pianeta, via via sempre più drammatici, nascano le visibili, atroci guerre che lo insanguinano.
Immaginate di parlare di scienze....entro l'ambito dell'anima....parlare a più livelli interconnessi contemporaneamente è parlare da profeti nel senso più visionario del termine.
Una persona  che vede l'incandescente forza vitale...laddove gli altri passano indifferenti, senza vedere...
Immaginate di insegnare ai giovani che la tutela di ogni essere umano e la costruzione della pace nel mondo iniziano con la tutela di quelle cose in mancanza delle quali gli esseri umani muoiono e per le quali giungono a uccidersi: disponibilità in quantità adeguate di acqua, aria, terra non inquinate; raccolti e medicinali; un ecosistema che non privi gli esseri umani del loro habitat,....che ricordi loro quotidianamente quella "Fonte che non ha altra fonte"....perché si è  già là: si è già "a Casa".
In questo senso la tutela degli elementi e della forza vitale della terra è  un sacro patto di fedeltà...
Gli elementi della terra ci influenzano profondamente, ben più che soltanto a livello di sussistenza fisica.
L'anima trova nei vetri in frantumi una metafora appropriata per ciò che nella psiche è a pezzi e viceversa ravvisa un boschetto un'oasi di quiete che evoca nella psiche pace e armonia.
Tratto da "Storie di donne selvagge" di Clarissa Pinkola Estés

sabato 17 settembre 2016

Analogia tra i gradi di iniziazione e la poesia


Il Neofita attraverso i gradi che tale qualifica descrive è essenzialmente un apprendista; la sua vita è diretta al compimento della conoscenza nella sfera esteriore.
Nell'Adepto, attraverso i suoi tre livelli, si verifica uno sviluppo del processo di unificazione della conoscenza con la vita.
Nel Maestro c'è, o si dice ci sia, un superamento dell'unità così raggiunta in virtù di una più elevata unità.
Il paragone con cose più semplici renderà tutto più chiaro.
Supponiamo che lo scrivere poesie sia il fine dell'iniziazione.
Il grado di Neofita consisterà nell'acquisizione degli elementi culturali con cui il poeta avrà a che fare scrivendo poesie e che saranno rispettivamente e in quella che sembra un'analogia esatta:
- grammatica; 
- cultura generale;
- cultura letteraria specifica  (...)
Il grado di Adepto consisterà sviluppando l'analogia:
- nello scrivere poesia lirica semplice come una comune lirica;
- nello scrivere poesia lirica complessa;
- nello scrivere poesia lirica ordinata o filosofica come nell'ode.
Il grado di Maestro consisterà a sua volta:
- nello scrivere poesia epica;
- nello scrivere poesia drammatica
- nella fusione di tutta la poesia, lirica, epica e drammatica  in una sintesi superiore ai tre generi.
La fusione di tutta la poesia lirica, epica e drammatica, in qualcosa che trascenda tutte e tre è un conseguimento che oltrepassa la comprensione...
Tratto da " Pagine esoteriche" di Fernando Pessoa

giovedì 15 settembre 2016

Le tre forme delle religioni


C'erano tre ragioni per le quali nelle religioni pagane certe verità venivano trasmisse solo in segreto e separatamente, per iniziazione.
La prima ragione era sociale: si pensava che non fosse opportuno trasmettere queste verità a chiunque a meno che costui non fosse in qualche modo preparato a riceverle e che avrebbero provocato effetti sociali disastrosi se fossero state rese pubbliche, perché ciò avrebbe comportato una loro cattiva comprensione.
La seconda ragione era filosofica: si pensava che, in se stesse, queste verità non fossero alla portata dell'uomo comune e che, se comunicate senza motivo, avrebbero potuto produrre confusione mentale e squilibrio di condotta.
La terza ragione era spirituale: si pensava che trattandosi di verità della vita interiore, non dovessero essere comunicate, ma solo evocate e che tale evocazione dovesse avvenire in forma solenne e avvolta nella segretezza, perché se ne potesse riconoscere il valore; attraverso il rituale, perché si potesse impressionare e produrre meraviglia; attraverso simboli, per indurre il candidato ad aprirsi da sé il proprio cammino, lottando interpretare i simboli, invece di credersi pieno di conoscenze come forma di dogma o precetto filosofico.
Le religioni degli antichi e soprattutto quelle pagane della Grecia e di Roma erano divise in tre forme.
C'era una forma sociale, il culto, propria dell'uomo in quanto cittadino .
C'era una forma individuale, la poesia, propria dell'uomo in quanto non - cittadino; osservato debitamente il culto, egli poteva figurarsi gli dei a suo piacimento ed elaborarne le leggende nel suo  modo che gli sembrasse più adeguato.
C'era la forma segreta, l'iniziazione, che, pur mantenendo il suo carattere segreto, partecipava delle caratteristiche di entrambe: era individuale, perché anche quando l'iniziazione era collettiva come nei grandi Misteri pagani, essa riguardava sempre l'individuo e non il gruppo; era sociale, perché l'iniziazione veniva trasmessa con un rituale e il rituale è sociale.
Tutte le religioni si trovano nella stessa condizione delle grandi religioni pagane.
Le tre forme di culto sono presenti in un modo o nell'altro in ognuna.
Nella religione cristiana, per esempio, abbiamo il culto pubblico sia con un cerimoniale elaborato come nella Chiesa Romana, sia con uno povero fino alla nudità come nelle sette protestanti estremiste;
Abbiamo la religione individuale in forma di riflessione personale sui dogmi e sulle formule di fede, cioè una teologia là dove prima si aveva la poesia;
E abbiamo la vita interiore del cristiano, che rappresenta la sua iniziazione, perché nelle religioni cristiane l'iniziazione si considera data solo da Cristo in forma mistica e non da un sacerdote o da uno ierofante in forma rituale o cerimoniale.
L'iniziazione pagana ha imboccato la via della Magia, come tutte le iniziazioni rituali.
L'iniziazione cristiana quella del Misticismo, come tutte le iniziazioni meditative.
Trattoda " Pagine esoteriche" di Fernando Pessoa
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