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martedì 29 dicembre 2015

"L'anima si muove in cerchi"

                

L'influenza dell'angelo, del genio e le situazioni apparentemente trascurabili attraverso le quali esso (il  daimon) opera come in un capriccio, come in un estemporaneo cambiamento di programma.
"Nei sistemi non lineari"
Non possiamo  più  pensare alla nostra biografia come a un sistema vincolato dal tempo, come una progressione lungo una linea retta dalla nascita alla morte; la dimensione temporale, la dimensione lineare, è soltanto una delle dimensioni della nostra vita.
L'anima si muove i cerchi, dice Plotino.
Di conseguenza, le nostre vite non progrediscono in linea retta, bensì indugiano, oscillano, tornano indietro, si rinnovano, si ripetono.
I geni operano per latenze e scatti.
La sensazione di essere presenti, in contatto, aperti, con la mente espansa,  di vedere e di sapere va e viene in modo assolutamente imprevedibile e tuttavia secondo configurazioni stabili.
Sono diverso da tutti gli altri e uguale a tutti gli altri;  sono diverso da quello che ero dieci anni fa; la mia vita è  un caos dotato di stabilità, è  caotica e ripetitiva insieme e io non posso sapere in anticipo quale minuscolo e insignificante bit in input  produrrà effetti enormi e significativi in output.
Devo rimanere sempre vivamente ricettivo verso le mie condizioni iniziali, cioè verso l'essere che è  venuto al mondo con me e ogni giorno mi accompagna nel mondo.
Da quell'essere rimango dipendente.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

domenica 27 dicembre 2015

Le api nei sogni

Mi sono svegliata con un sogno particolare:
ho sognato che volevo del miele ma lo volevo di api libere e non allevate... una persona (maschile, che nella vita non conosco) mi consiglia o mi porta (non ricordo bene) in un bosco di corbezzoli dove le api erano libere nel loro operare e svolazzare..
Io rimanevo affascinata da tutto ciò e non ricordo se poi ho preso o no il miele ma sono state belle immagini..
La mia curiosità mi ha portato a fare questa ricerca da cui ho preso il significato centrale delle api.

Il bosco nei sogni quando è percepito come un luogo rassicurante.... guaritore:
in questo senso qualunque cosa o essere animato si incontri durante il cammino non è un nemico (come nel bosco dal quale si tenta di fuggire), ma un vero e proprio alleato utile per progredire nel cammino individuale.

Il corbezzolo in floriterapia aiuta la guarigione delle memorie emozionali arcaiche, transgenerazionali e/o risalenti a vite passate...

Il simbolismo delle api nei sogni emerge anche nelle culture più antiche.
La complessità e l'organizzazione della loro struttura sociale, ma soprattutto la capacità di trasformare il nettare in miele, sostanza che appariva straordinaria e magica, nettare degli dèi, le ha rese un simbolo di regalità e di virtù, di saggezza, di spiritualità e di abbondanza.
Nell'antico Egitto le api erano le lacrime di Ra, ad Eleusi o ad Efesto erano un simbolo di saggezza ed ordine le sacerdotesse dei riti iniziatici venivano chiamate "api", Platone le vedeva come immagini dell'anima del saggio, mentre per la religione cristiana era il simbolo dello Spirito Santo, della resurrezione e della vita eterna.
Per gli antichi interpreti, le api nei sogni immerse nella natura o in volo nel cielo, erano un simbolo di fortuna e di abbondanza.
Jung sosteneva che ogni animale nei sogni, insetti compresi, rappresentano l'archetipo del Sè, il nucleo centrale dell'essere.
Anche le api nei sogni introducono questo collegamento archetipico con una sfaccettatura psichica del sognatore, con una tendenza che si è cristallizzata e rischia di diventare soffocante,o , al contrario con un bisogno che deve emergere per essere colmato.
Così le api nei sogni possono collegarsi agli aspetti della personalità del sognatore che tendono a un equilibrio e ad una aggregazione sotto la guida di un Sè consapevole, elemento centrale che, come l'ape regina per l'alveare, è in grado di reggere tutto il sistema psichico.
Le api nei sogni rappresentano una natura volta all'ordine e all'accettazione di sè e del proprio ruolo, ma esprimono anche intensità, profondità e autodifesa.
Per saperne di più vista la fonte: Guidasogni

Ho pensato al perchè non volessi il miele di api "allevate" (diciamo), io credo che sia perchè il miele di api libere corrisponda al mio essere "non allevata", spontanea e non addomesticata al volere degli altri, i miei frutti, i miei prodotti interiori sono genuini e non ammettono schemi che addomesticano...
Nell'AniMo Antico

martedì 22 dicembre 2015

Concetto di anima nelle culture


Una vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista.
Oppure può  possederci totalmente.
Non importa: alla fine verrà fuori.
Si è  cercato per secoli il termine più appropriato per indicare questo tipo di "vocazione", o chiamata.
I latini parlavano del nostro genius, i greci del nostro daimon e i cristiani dell'angelo custode.
I romantici dicevano che la chiamata veniva dal cuore, mentre l'occhio intuitivo di Michelangelo vedeva un'immagine nel cuore della persona che stava scolpendo.
I neoplatonici parlavano di un corpo immaginale, ochema, che ci trasporta come un veicolo, che è  il nostro personale supporto o sostegno.
C'è chi fa riferimento alla dea Fortuna,  chi a un genietto...
Per gli egiziani poteva essere il ka o il ba, con il quale si poteva dialogare.
In epoca vittoriana, l'antropologo culturale E.B. Taylor (1832-1917) riferiva che presso i popoli "primitivi"  ciò che noi chiamiamo "anima" era concepito come "un'immagine umana immateriale, una sorta di vapore, di velo o ombra.... impalpabile e invisibile, manifestante tuttavia potenza fisica".
Platone nel mito di Er usa una parola, paradeigma, o forma fondamentale, che abbraccia l'intero destino di una persona.
Questa immagine che ci accompagna come un'ombra nella vita, sebbene sia portatrice del destino e della fortuna, non è però una guida morale né va confusa con la voce della coscienza.
Il genius dei latini non era un moralista.
Benché conoscesse tutto del futuro di un individuo e ne determinasse il destino, tale divinità non esercitava alcuna sanzione morale; era semplicemente un agente della sorte personale.
Il concetto di immagine individualizzata dell'anima ha una storia lunga e complicata;  compare sotto le più svariate forme in quasi tutte le culture e i suoi nomi sono legioni.
Nella nostra società, le discipline che si occupano dello studio e della terapia della psiche ignorano un fattore che altre culture considerano il nucleo della personalità e il depositario del destino individuale: l'oggetto centrale della psicologia, la psiche o l'anima, non entra nei libri ufficialmente dedicati al suo studio e alla sua cura.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

giovedì 17 dicembre 2015

Il mio primo libro scelto

"Per ogni cosa c'è un posto ma quello della meraviglia è  solo un po' più nascosto"
Burnett

Questi giorni sto leggendo il libro di Hillman "Il codice dell'anima", la teoria della ghianda mi affascina molto, anzi penso di aver sempre avuto un concetto tutto mio molto simile a quello del libro.
Della mia infanzia ricordo molto poco...le sole cose che mi tornano in mente con chiarezza sono i sogni, le sensazioni, i miei momenti in cui mi perdevo nel disegno, l'amore per la natura ecc...
Ma se dovessi dire che ho ricordi di giorni e di quotidianità direi una grande bugia.
A volte mi sembra, quasi, che non abbia vissuto, o, che la mia vita fosse concentrata in pochi attimi profondi, o, a volte mi sento come se abbia 200 anni...ho sempre avuto una sensazione strana rispetto a questa cosa...
Mentre ero in viaggio verso il posto in cui lavoro, dopo aver letto qualche riga del libro di Hillman, è riaffiorato nella mia mente un avvenimento di quando ero bambina... una scelta fatta da bimba...
Faceva parte delle tante cose dimenticate ma ora credo sia risalita nella mia mente perché era il momento giusto per ricordarla.
Erano i tempi delle elementari, ma non ricordo che anno, la maestra ci chiese di leggere un libro per le vacanze estive.
Ci lasciò liberi di sceglierlo a nostro piacimento.
Ho sempre avuto difficoltà a leggere da piccola (mentre ora divoro libri), mi risultava una delle cose più difficili da fare (avevo una leggera dislessia per lettere e numeri).
Comunque, andai in una libreria con mia mamma per trovare un libro.
Scelsi "Il giardino segreto" di Burnett Frances.
Ero piccola, ma, ciò che mi ispirò a prendere quel libro, furono le due parole del titolo; "GIARDINO" e "SEGRETO".
Sempre stata amante della natura, delle piante, degli animali, il giardinaggio fin da piccolissima.....
Ma cosa ancora più profonda e ispirata, fu l'attrazione per la parola; "SEGRETO", che poi fu la prima parola che stuzzicò la mia curiosità di bambina.
Quando comprai il libro, speravo fosse incentrato su qualcosa di fantastico  e invece iniziai a leggere una storia particolare, non esclusivamente per bimbi.
Mi affascinò molto la descrizione della brughiera britannica, del podere in cui la storia si ambientava... pensai che avrei voluto, un giorno, vedere quei posti di persona e intanto cercavo di visualizzarli nella mia immaginazione...
(In seguito nella mia vita ho vissuto in Gran Bretagna per due anni e chissà se tornerò lì... un posto in cui mi sono sentita a casa)
Sulla copertina del libro c'era una chiave e una porta nascosta tra le foglie di una pianta rampicante... immagine,  che sublimava la mia curiosità,... evocava in me la passione per la scoperta, nell'andare oltre il proibito, il censurato,...oltre il "confinato"...
La passione che adesso ho per la ricerca delle verità non palesemente accessibili.
Da bimba, se la vita mi schiacciava,  mi rifugiavo nei miei sogni, che prendevano forma attraverso i disegni che facevo, oppure, creavo delle storie che mi accompagnavano nel quotidiano, in parallelo alla vita di tutti i giorni... oggi mi rifugio nelle mie letture alla ricerca di me stessa e specularmente della vita macrocosmica...
E intanto, in tutti gli anni delle elementari, il giudizio della maestra iniziava sempre: "Bambina poco loquace...." senza sapere che quella bambina aveva un mondo dentro di se che non riusciva ad esprimere all'esterno, e che custodiva nei suoi sogni...
E nessuno sapeva, o ha mai voluto comprendere, che la "poca loquacitá" era dovuta dall'inadeguatezza che sentivo nella normalità che mi circondava, e che il mio problema nel non saper leggere come le bambine più  brave, forse, era dovuto al fatto che non ero interessata alle letture scolastiche
...Ma chi immaginava che un giorno avrei saputo scegliere dei libri davvero interessanti...?
Non so quale sia il mio daimon, so solo che ad un certo punto, ho capito che tutta la sofferenza e la solitudine che mi hanno accompagnato nella prima parte della mia vita, sono servite a rendermi una donna forte e connessa... per questo non mi sento mai sola...
E quel senso di insoddisfazione e svogliatezza che mi portavano ad essere superficiale con tutto ciò che era imposto,  non mi coinvolgeva, e mi ha portato a una sete di conoscenza e di ricerca privata...
E le mie esperienze fuori dal normale, mi hanno tracciato il percorso per la scelta dei testi, che stanno riposizionando a ritroso tutti i tasselli della mia vita, arricchendo questo strano puzzle giorno per giorno.
 
"Il miglior futuro è basato sul passato da cui sai trarre insegnamento; tutti i dolori però  lasciali andare e sii pronto a ricominciare"
Burnett
Nell'AniMo Antico

martedì 15 dicembre 2015

Le influenze erranti.... o spiriti..

I fenomeni che gli spiritisti attribuiscono a quelli che si definiscono "spiriti" fanno allusione alle forze sottili che i Taoisti cinesi chiamano "influenze erranti".
Le  influenze di cui si tratta qui,  essendo di natura psichica sono più sottili delle forze del mondo sensibile o corporeo.
Non conviene dunque confonderle con queste ultime anche se taluni dei loro effetti sono simili.
Tale rassomiglianza potrebbe farle assimilare soprattutto a quelle dell'elettricità.
Queste influenze erranti comprendono varietà assai distinte le une dalle altre.
Anche nel mondo sensibile troviamo influenze molto varie; ma nel mondo psichico le cose sono ancora più complesse, per il fatto stesso che il dominio psichico è assai meno ristretto del dominio sensibile.
Questa denominazione generale di "influenze erranti" si applica tutte le energie non individualizzate, vale a dire a tutte quelle che agiscono nella costituzione di un qualunque essere definito.
In alcuni casi, queste forze sono tali per loro stessa natura; in altri casi, esse derivano da elementi psichici disintegrati, provenienti da antichi organismi viventi e particolarmente da esseri umani.
In realtà si tratta in tal caso di un certo ordine di forze naturali che hanno le loro proprie leggi e che non possono sfuggire alle leggi più di quanto lo possano altre forze naturali.
Se la maggior parte delle volte sembra che gli effetti di queste forze si manifestino in modo capriccioso e incoerente, ciò non è dovuto che all'ignoranza delle leggi che li governano.
Coloro che conoscono le leggi di queste forze sottili possono intercettare e utilizzarle come le altre forze.
Si  può arrivare a tale risultato sia con l'aiuto di intermediari facenti parte del mondo sottile, come gli esseri conosciuti con il nome di djnn, sia con l'aiuto di esseri umani viventi, che naturalmente possiedono a loro volta gli stati corrispondenti al mondo sottile, il che permette loro di esercitarvi ugualmente un'azione.
Che si tratti di uomini o di djnn essi conferiscono ad esse una sorta di individualità fittizia e temporanea che altro non è che il riflesso della loro propria individualità e come un'ombra di quest'ultima.
Succede anche frequentemente che queste stesse forze siano attirate inconsciamente da esseri che ne ignorano le leggi ma che sono predisposti ad esse da particolarità naturali, come ad esempio le persone che al giorno d'oggi si è convenuto chiamare medium.
Costoro prestano alle forze con le quali entrano così relazione un'apparenza di individualità ma a scapito dell'integrità dei loro propri stati psichici che subiscono in conseguenza di ciò uno squilibrio che può spingersi fino a un parziale disintegrazione dell'individualità.
In questo genere di intercettazione  inconscia o involontaria, l'essere è in balia delle forze esterne invece di dirigerla.
Una tale attrazione può essere esercitata su queste forze  non solo da esseri umani o medium ma anche attraverso altri esseri viventi e anche oggetti inanimati o persino mediante luoghi determinati e nei quali essi vengono a concentrarsi di modo da produrre fenomeni assai singolari.
Questi esseri o questi oggetti giocano un ruolo di "condensatori".
Questa condensazione può effettuarsi spontaneamente; ma d'altronde è possibile per coloro che conoscono le leggi di queste forze sottili, di fissarle mediante certi procedimenti, prendendo come supporto talune sostanze o taluni oggetti la cui natura è determinata dal risultato che si vuole ottenere.
Viceversa è possibile a queste persone anche dissolvere gli agglomerati di forza sottile.
Sottolineiamo che prima dello spiritismo, l'uso di un essere umano come "condensatore" era  prerogativa esclusiva degli stregoni d'ordine più basso a causa dei gravi pericoli che questo presenta per tale essere.
Oltre alle modalità di azione di cui abbiamo parlato ne esiste un'altra del tutto diversa, sulla condensazione delle forze sottili, non più su esseri o oggetti esterni all'individuo che compie questo lavoro, bensì su questo stesso individuo, in modo da permettergli di utilizzarle a volontà e di conferirgli così una possibilità permanente di produrre certi fenomeni.
L'uso di un metodo simile è diffuso soprattutto in India ma è necessario dire che coloro che si applicano a produrre fenomeni straordinari mediante questo procedimento non meritano affatto l'interesse che certuni accordano loro.
In realtà si tratta di individui il cui sviluppo interiore si è fermata un certo stadio per una qualunque ragione, al punto che non è più loro possibile superarlo, né, di conseguenza, di applicare la loro attività a cose appartenenti a un ordine più elevato.
In realtà la conoscenza completa delle leggi che consentono all'essere umano di dirigere le forze sottili è stata sempre riservata ad un numero ristretto di persone a causa del pericolo che deriverebbe dal loro impiego generalizzato da parte di individui malintenzionati.
In  Cina esiste un trattato assai diffuso sulle influenze erranti, questo trattato considera solo un'applicazione assai speciale di tali forze all'origine delle malattie e al loro trattamento; tutto il resto è stato sempre oggetto di un insegnamento esclusivamente orale.
Coloro che conoscono in modo completo le leggi delle influenze erranti, di solito si accontentano di tale conoscenza e si disinteressano completamente all'applicazione e all'utilizzazione pratica di queste forze sottili:
essi si rifiutano di suscitare anche il minimo fenomeno per stupire gli altri o soddisfare la loro curiosità.
Se esiste analogia tra le forze sensibili quali l'elettricità e le forze psichiche o sottili, esiste ugualmente una tra queste ultime e le forze spirituali, che per esempio possono, allo stesso modo, agire concentrandosi in certi oggetti o in certi luoghi determinati.
È anche possibile che delle forze così diverse nella loro natura producano effetti in apparenza simile, queste rassomiglianze, del tutto superficiali, sono fonti di errori e di confusione frequenti.
È in questo modo che è possibile a volgari stregoni, almeno fino a un certo punto, di imitare alcuni fenomeni miracolosi.
Nonostante una rassomiglianza puramente apparente, per quanto riguarda i risultati, non esiste evidentemente niente di comune fra le cause, nei due casi, sono totalmente diverse le le une dalle altre.
I soli fenomeni non possono costituire un criterio o una prova di appoggio di nessuna cosa, né stabilire in nessun modo la verità di qualunque teoria.
Una scienza autentica non può essere costituita solo partendo dall'alto, vale a dire dai principi, per applicarli quindi ai fatti che altro non sono che conseguenze più o meno lontane di quelli.
Tale attitudine è gli antipodi di quella della scienza occidentale moderna, la quale vuol partire dai fenomeni sensibili per produrne delle leggi generali, come se il "più" potesse derivare dal "meno", come se l'inferiore potesse contenere il superiore, come se la materia potesse misurare e limitare lo spirito.
Tratto da "La Tradizione e le tradizioni" di R. Guènon

giovedì 10 dicembre 2015

Melchissedec e Cristo

La Giustizia e la Pace, le quali sono attributi di Melchissedec secondo il significato stesso del suo nome e del titolo che gli viene attribuito, sono anche attributi che convengono a Cristo, chiamato in particolare "Sole di Giustizia" e "Principe della Pace".
Inoltre bisogna dire che le idee di Giustizia  di Pace, sia nel Cristianesimo, come nelle antiche tradizioni, e pure nella tradizione giudaica ove esse sono frequentemente associate, hanno un significato molto diverso da quello profano.
un'altra osservazione che può apparire singolare, secondo il genio della lingua ebraica, è la seguente: Melchissedec è sacerdote di Dio l'Altissimo,  El Elion; e El Elion è l'equivalente di Emmanuel avendo i due nomi esattamente lo stesso numero (in ebraico ogni lettera dell'alfabeto ha un valore numerico ed  il valore numerico di un nome è la somma di quelli delle lettere di cui è formato: così il numero dei due nomi El Elion ed Emmanuel è 197).
Tale equivalenza sta ad indicare che si tratta di due designazioni dello stesso principio divino soltanto sotto due rapporti diversi: nel mondo celeste esso è El Elion, mentre nella sua manifestazione nel mondo terrestre è Emmanuel ("Dio con noi" o "Dio in noi").
Ne risulta questa conseguenza: il sacerdozio di Melchissedec è il sacerdozio di El Elion; il sacerdozio cristiano, che è una partecipazione al sacerdozio stesso del Cristo, è quello di Emmanuel; se dunque El Elion e Emmanuel non sono che un solo unico principio anche questi due sacerdozi non fanno che uno, ed il sacerdozio cristiano, che del resto comporta essenzialmente l'offerta eucaristica nella specie del pane e del vino, è veramente "secondo l'ordine di Melchissedec".
Ricordiamo il passo biblico ove è  narrato l'incontro di Melchissedec con Abramo: "E Melchissedec, re di Salem, fece portare del pane e del vino; ed egli era sacerdote di Dio l'Altissimo.
Ed egli benedisse Abramo dicendo: 'Benedetto sia Abramo da parte di Dio l'Altissimo possessore dei Cieli e della Terra....'"(Genesi, XVII).
Infine Melchissedec non è  il solo personaggio che appaia nelle Scritture con il doppio carattere di sacerdote e di re; troviamo infatti queste due funzioni unite nei Re Magi.
I Re Magi attraverso l'omaggio che essi rendono a Cristo attraverso i presrnti chr gli offrono, riconoscono espressamente in lui la sorgente di tale autorità ovunque essa si eserciti:
Il primo gli offre l'oro e lo saluta come re; il secondo gli offre l'incenso e lo salute come sacerdote; il terzo gli offre la mirra o balsamo d'incorruttibilitá e lo saluta come profeta o maestro spirituale per eccellenza, il che corrisponde direttamente al principio comune dei due poteri sacerdotale e regale.
In questo modo viene reso omaggio a Cristo, già dalla nascita, nei tre "mondi" di cui parlano tutte le dottrine orientali: il mondo terrestre, il mondo intermedio ed il mondo celeste; e coloro che gli rendono omaggio non sono altro che gli autentici depositari della Rivelazione fatta all'umanità fin dal Paradiso Terrestre.
Tratto da "La Tradizione e le tradizioni" di R. Guènon

martedì 8 dicembre 2015

Il significato dei colori e le caste antiche


Il bianco, colore sintetico che contiene tutti gli altri in potenza, come l'Unità contiene tutti i numeri, è il colore che simboleggia il Principio prima di ogni manifestazione nella sua unità indifferenziata; egli rappresenta il Padre della Trinità cristiana esso corrisponde al centro del cerchio dell'Archeometra.
La sua prima manifestazione, la sua affermazione esteriore (sulla circonferenza) è  Il giallo colore del Verbo la Parola sacra o del Figlio, che occupa il vertice del Trigono della Terra dei Viventi; simboleggia la Luce spirituale manifestata al vertice del Meru sotto forma di Triangolo d'oro, la lettera zodiacale corrisponde è  quella del Capricorno domicilio di Saturno e porta le migrazioni ascendenti delle anime (dal Polo Nord) al solstizio d'Inverno: che l'epoca del Natale il New-Hail driudico (nuovo santo o nuova pace), celebrazione della nascita dell'Emmanuel o del principio divino involuto in noi.
Al contrario al solstizio d'Estate, il segno del Cancro domicilio della Luna  (in fondo alle Acque), è la porta delle migrazioni discendenti delle anime (dal polo Sud); si può dire che è la porta degli inferi (stati inferiori), mentre il Capricorno è la porta dei Cieli (stati superiori).
Il conduttore delle anime che ascendono e discendono è Ermete psicopompo, Anépu (Anubis) egizio, la guida dei cammini oltre tomba.
È  per questa ragione che il bianco è il colore dell'Autorità spirituale, il colore sacro dei centri iniziatici che conservano la Tradizione in tutta la sua integrità originaria; è dunque quello dei Brahmana(autorità spirituale e intellettuale, sacerdozio e insegnanto), come fu quello dei Druidi all'epoca di Ram; la Chiesa Romana ha riservato il colore bianco al Papa a cui essa attribuisce l'autorità dottrinale.
Il giallo è il colore degli inviati dal centro principale presso i popoli che appartengono a delle razze diverse da quella che è attualmente depositaria della Tradizione; è anche il colore sacro dei centri secondari che questi inviati hanno stabilito presso questi popoli:
In Cina il giallo è il colore attribuito prima a Fo-Hi e poi a tutti i suoi successori nell'Impero del Mezzo.
Nel Tibet i colori sacri sono il giallo e il rosso. Ai Buddisti l'adozione del colore giallo diede loro un'apparenza esteriore di regolarità ma essendo eretici non possono rivendicare alcuna derivazione regolare dai centri ortodossi.
Nel Trigono della Terra dei Viventi gli altri due colori sono il rosso, colore dello Spirito Santo e il blu colore della Vergine Celeste.
Il rosso rappresenta qui il Potere amministrativo che per essere regolare deve procedere dall'Autorità spirituale, comd lo Spirito Santo procede dal Padre e del Figlio (perché i popoli non dipendono direttamente dal centro principale); è dunque il colore degli Kshatriya(potere regale e amministrativo nello stesso tempo militare egiuduziario), ed esso rappresenta l'elemento attivo. Il blu d'altra parte rappresenta l'elemento plastico, cioè materiale: è il colore di Vaishya (potere economico e finanziario industria  e commercio)
Infine il nero, che non è la negazione della luce, simboleggia la  casta dei Shûdra(popolo, la massa dei contadini, operai, dei servitori), quella che non esiste dal punto di vista spirituale poiché essa non partecipa alla Tradizione o per adottare un altro linguaggio,  non è  ammessa nella Comunione dei Santi.
Sono Ilici, che, non essendo affatto segnati dal sigillo dell'iniziazione, saranno gettati nelle Tenebre Esteriori, secondo il Vangelo, mentre quelli che hanno ricevuto la Parola sacra, essendo stati battezzati d'acqua e di spirito cioè essendo pervenuti allo stato di Psichici poi a quello  di Pneumatici, penetreranno nel Regno dei Cieli dove, come è detto nell'Apocalisse "essi si terranno davanti il Trono dell'Agnello con il quale vivranno e regneranno nei secoli dei secoli".
Dal bianco, rosso e blu che simboleggiano le tre caste, si volle, al momento degli avvenimenti che precedettero immediatamente la Rivoluzione Francese fare i rispettivi simboli delle tre classi corrispondenti della nazione: Clero, Nobiltà e Terzo Stato ed è la vera origine della bandiera tricolore francese ma disgraziatamente queste classi non avevano alcuno dei caratteri delle vere caste.
È ugualmente sui tre piani corrispondenti che si devono comprendere i tre termini: Libertà  (spirituale e intellettuale), Uguaglianza  (morale o sentimento), Fraternità  (sociale nel senso puramente materiale): non dimentichiamo che queste tre parole costituirono un motto massonico cioè una formula iniziatica prima di essere affidata all'incomprensione della folla che non ne ha mai conosciuto né il senso reale né la vera applicazione.
Tratto da "L'Archeometra" di René Guenon

giovedì 3 dicembre 2015

I colori come stadi dell'Opera

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Agli stadi dell'Opera corrispondono alcuni determinati colori che, dal canto loro, sono collegati con i sette pianeti.
Già nell'antichità si faceva distinzione tra i sette colori.
Di qui il collegamento di quest'ultimi con l'astrologia e quindi, naturalmente, anche con la psicologia, poiché i pianeti corrispondono a determinati elementi del carattere individuale.
Già l'Aurora consurgens, in una frase piuttosto ambigua, pone in collegamento i colori all'"anima":
"Colui che mi avrà levato l'anima, ne vedrà i colori".
Lagneus stabilisce un parallelo tra i quattro "colori principali" e i quattro temperamenti:
"La citriniatas equivale al temperamento bilioso, la rubedo a quello sanguigno, l'albedo al flemmatico e la nigredo al melanconico" (Harmonia chemica).
Il significato psicologico dei colori diventa indubbio in Dorneus, il quale scrive: "In verità la forma, che è l'intelletto dell'uomo, costituisce il principio, il punto mediano e la fine di ogni preparazione, e questa forma viene indicata dal color giallo (croceo colore), mediante cui viene indicato che la maggiore è principale forma nell'Opus spagirico è l'uomo stesso, e che una forma può essere più potente del cielo."
Dal momento che il colore dell'oro rimanda, secondo questo autore, all'uomo e in particolare al suo intelletto quale principale informator (agente formativo) nel processo alchemico, che può perciò supporre che, gli altri tre colori principali designino altre funzioni psichiche fondamentali, allo stesso modo in cui i sette colori indicano le sette componenti astrologiche (o planetarie) del carattere.
La sintesi dei quattro o sette colori non significherebbe perciò nulla di meno che l'integrazione della personalità, ossia l'unione delle quattro funzioni fondamentali, che abitualmente vengono raffigurate mediante il quaternio di colori, vale a dire il blu, il rosso, il giallo e il verde.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

martedì 1 dicembre 2015

Le quattro razze primordiali

Tutte le tradizioni sono concordi nell'insegnare che l'umanità terrestre discende da quattro razze primordiali, la cui mescolanza ha formato un gran numero di razze secondarie.
Le loro rispettive tradizioni hanno per simbolo quattro fiumi nati da una stessa fonte principiale e che scorrono verso i quattro punti cardinali, lungo i fianchi di una montagna sulla quale riposa il Libro della Vita che contiene la Sacra Dottrina.
Questa montagna santa è quella sulla quale si è fermata ad un'epoca che noi lasciamo indeterminata, l'Arca della Tradizione, nella quale è contento il Palladio dell'Impero Sinarchico Universale.
Queste quattro razze sono distinte da un colore che è  attribuito a ciascuna di esse e che è simbolico, nello stesso tempo che si riferisce al colore della pelle propria a questa razza, secondo le differenze corporee determinate negli uomini dai loro rispettivi temperamenti; da cui si suppone che gli uomini hanno dovuto raggrupparsi secondo le loro affinità più ancora che secondo le loro origini.
Le razze si distinguono in bianca, gialla, nera e rossa.
Ogni razza ha avuto la sua civiltà predominante.
La Metropoli Sacra è  situata in Asia dopo l'inizio dei tempi detti storici, che coincide con il periodo conosciuto sotto il nome di Ciclo Ram, che alcuni chiamano Età dell'Oro o ancora, Regno di Saturno.
A partire da questo centro la razza bianca si estendeva al Nord, la gialla ad Oriente, la razza nera nel Mezzogiorno e la razza rossa ad Occidente.
Indipendentemente dalla spartizione generale della Terra fra le quattro razze, si formarono frequentemente tra di loro delle specie si associazioni costituenti in apparenza delle società eterogenee ma strettamente organizzate da una legislazione che, all'origine, interdiva sempre l'unione dei differenti elementi per ragioni di ordine e selezione.
Talvolta era tutta una nazione come il popolo ebraico alla quale il suo legislatore interdiva sempre le unioni con i popoli stranieri, questa condizione è  stata conservata fino alla nostra epoca.
Dalla scomparsa di Atlantide la razza rossa prese la supremazia e la sua tradizione, ad eccezione di alcuni centri particolari, passò nelle mani dei Druidi Prèramiti cioè del Sacerdozio della razza bianca.
Tuttavia la distinzione tra le due razze dovette cancellarsi in seguito a una fusione quasi completa.
Simbolicamente il colore bianco è attribuito alla casta sacerdotale e il colore rosso alla casta reale; d'altronde la razza rossa non rappresenta primitivamente l'elemento guerriero e non prende questo ruolo che in seguito alla decadenza della razza nera.

Tratto da "L'Archeometra"di René Guenon
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