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venerdì 24 luglio 2015

Taoismo, Confucianesimo e gli "stati" dell'uomo


L'"uomo vero" è colui che ha raggiunto la pienezza dello stato umano.
L'"uomo trascendente" è colui che che essendo pervenuto alla realizzazione totale e alla "Identità Suprema", non può più essere considerato uomo nel senso individuale della parola perchè ha superato l'umanità ec è totalmente libero dalle sue condizioni specifiche.
Quest'ultimo è quanto il Buddismo esprime con il termine anagami, ossia "colui che non ritorna" a un altro stato di manifestazione.
L'"uomo trascendente e l'"uomo vero" che corrispondono rispettivamente al termine dei "grandi misteri" e a quello dei "piccoli misteri", sono i due più alti gradi della gerarchia taoista; essa comprende inoltre altri tre gradi inferiori  a questi, gradi che naturalmente rappresentano delle tappe contenute nel corso dei "piccoli misteri" e sono, in ordine discendente, l'"uomo della Via", cioè colui che è nella Via (Tao-jen), l'"uomo dotato" (tcheu-jen), e infine l'"uomo saggio" (cheng-jen), ma di una "saggezza"che, pur essendo qualcosa di più della "scienza", è però ancora di ordine esteriore.
L'"uomo saggio" è il grado più basso della gerarchia taoista e coincide con il grado più elevato della gerarchia confucianista, stabilendo così la continuità fra di loro, conformemente ai normali rapporti fra Taoismo e Confucianesimo, che costituiscono rispettivamente il lato esoterico e il lato essoterico di una stessa tradizione: il primo ha il suo punto di partenza proprio là dove si ferma il secondo.
La gerarchia confucianista, da parte sua, comprende tre gradi che sono in ordine ascendente, il "letterato" (cheu); in questo grado è compresa tutta la gerarchia dei funzionari ufficiali, la quale perciò corrisponde solo a quanto vi è di più esterno nello stesso ordine essoterico:
il "dotto" (hien) e il "saggio" (cheng).
Si dice che "il cheu guarda (ossia prende a modello) lo hien, lo hien guarda il cheng, il cheng guarda il Cielo", perchè dal punto-limite fra i due ambiti essoterico ed esoterico in cui viene a trovarsi quest'ultimo, tutto ciò che è sopra di lui si confonde in certo modo, nella sua "prospettiva", con il Cielo stesso.
Fra i "piccoli misteri" e i "grandi misteri" esiste una certa corrispondenza rappresentata nel simbolismo ermetico dall'analogia delle operazioni che portano rispettivamente all'"opera del bianco" e all'"opera del rosso".
C'è anche il fatto che l'unico punto dell'asse che si situi nell'ambito dello stato umano è il centro di tale stato, sicchè per chi non sia giunto al centro l'asse non è percettibile direttamente ma solo attraverso questo punto che è la sua "traccia" sul piano rappresentativo di tale ambito, ciò equivale a una comunicazione diretta con gli stati superiori dell'essere, che effettuandosi lungo l'asse, è possibile unicamente dal centro: per il resto dell'ambito umano, può esserci soltanto una comunicazione indiretta, mediante una specie di rifrazione a partire dal centro, attraverso l'"Uomo Universale" che svolge il ruolo di "mediatore" per la totalità degli stati, ma che allo stesso tempo, innalzandosi lungo l'asse agli stati superiori è ormai, "perduto di vista" per tutti coloro che si trovano negli stati inferiori.
Per tutti gli uomini comuni, e persino agli iniziati che ancora non portano a termine il corso dei "piccoli misteri", sia l'"uomo trascendente" che l'"uomo vero" appaiono come i "mandatario" o il rappresentante del Cielo, "Uomo Unico", "Motore immobile" che domina tutte le cose senza intervenire in alcuna.
Tratto da "La Grande Triade" di Renè Guenon

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