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lunedì 6 luglio 2015

Socrate: Cos'è la conoscenza?


....Imparare vuol dire divenir sapiente; e divenir sapiente a sua volta significa acquistare delle conoscenze. Ma che è conoscenza?...
Io pratico la stessa professione di mia madre: sono al pari di lei un ostetrico.
la mia arte però si esercita non sulle donne ma sugli uomini...
le levatrici devono essere in età da non aver più figli, perchè tale è il volere della vergine Artemide, loro protettrice;
così Socrate per volere di Apollo,... non ha per suo conto pensieri originali da esporre, ma adempie la missione d'aiutare a produrre quei giovani che ne hanno l'attitudine; e può solo verificare se i loro parti siano vitali o vani; onde la gente che ignora questa sua missione lo crede l'uomo più strano del mondo....
Secondo la dottrina di Protagora si è sapiente non  solo al pari di qualsiasi uomo, ma anche di un dio.
L'improvvisa sfiducia non è che l'effetto della giovane inesperienza..Protagora, o chi per lui, potrebbe rispondere che ad un ragionamento bisogna contrapporre un ragionamento, non obiezioni fondate su probabilità o verosimiglianze.
...Chi una volta ha imparato una cosa perchè l'ha vista e la ricorda e chiude gli occhi, si potrà dire  che conosce e non conosce a un tempo?
...si può conoscere e non conoscere la stessa cosa,... l'uomo il quale conosce è diverso dall'uomo che non conosce, giacchè ogni uomo, tramutandosi incessantemente, diventa tanti uomini quante sono le sensazioni a cui va soggetto.
...per sapienza s'intende il potere di condurre gli uomini, non già da false a vere cognizioni .- il che è impossibile perchè tutte le sensazioni-cognizioni sono vere per chi le prova - bensì da uno stato fisico, intellettuale, morale peggiore a uno migliore;
e sapiente in ogni campo è per l'appunto chi può operare un simile cambiamento.
...ognuno dovrà rassegnarsi, lo voglia o no, ad esser misura di tutte le cose.
Socrate vuole innanzitutto riesaminare se si è avuto ragione o torto di censurare il ragionamento che faceva ognuno bastevole a se stesso; e se nel giudicare del meglio o del peggio ci sia chi vale di più e chi meno.
...Egli afferma che ciò che appare a ciascuno, questo anche è; ma a tutti gli uomini pare che nel mondo ci sia chi sappia di più e chi meno, e che chi sa, ha opinioni vere; chi ignora, opinioni false; sicchè anche ammettendo con Protagora che tutti abbiano opinioni vere, si dovrà ammettere che opinino con verità anche quelli i quali opinano che non tutti abbiano opinioni.
...L'esperienza di ogni giorno ci insegna che gli uomini si giudicano a vicenda;...lo stesso Protagora, credendo che tutti opinino il vero, dà ragione anche a chi crede che egli opini il falso; e così questa umanità di dissenso da lui non è rotta nemmeno da Protagora stesso.
Concediamo che nelle cose sensibili quello che appere a ciascuno, in realtà sia; concediamo che le cose calde, fredde, aspre, ecc siano a ciascuno taliquali appaiono; concediamo altresì che perfino negli affari pubblici sia onesto o turpe, giusto o ingiusto quello che tale pare a ciascuna città; siamo perciò forse autorizzati ad ammettere che altrettanto accada anche di quelle cose che implicano un giudizio circa i loro effetti? Che le cose che ciscuno giudica salubri, siano in realtà tali? Che le leggi che una città reputa a sè utili, debbano poi col fatto riuscirle tali?...
La libertà e la superiorità di quelli che vivono la vita interiore del pensiero di fronte a quanti schiavi delle loro passioni e delle loro ambizioni, logorano le proprie forze nelle beghe e nelle lotte di una esistenza tormentata e malvagia.
Uno Stato può darsi delle leggi che stima benefiche; un uomo può credere che il calore di cui soffre sia indizio di febbre;....eppure in questi casi è possibile che le previsioni non si verifichino. E perchè?
Perchè anche ad ammettere che ogni uomo sia buon giudice delle impressioni, sensazioni e cognizioni presenti, non si può non essere d'accordo sul fatto che solo chi sa è miglior giudice delle conseguenze future.
Ci sono cose che l'anima percepisce da sè senz'aiuto del corpo, per via  di comparazioni e giudizi; e se le sensazioni appartengono a tutti gli esseri viventi fin dalla nascita, la facoltà di comparare, di opinare, di giudicare si acquista lentamente e non sempre da tutti.
La sensazione anche se presente, raggiunge l'essere, manca di verità e non è conoscenza, che consiste non già nelle impressioni sensibili, ma nelle conclusioni che la mente trae.
La sensazione dunque, anche se presente, non può esser conoscenza.
E così noi, se non abbiamo trovato ciò che cercavamo, vale a dire che cosa sia conoscenza, abbiamo almeno trovato che non si debba cercarla nella percezione sensibile, sì bene in quella operazione dell'anima, qualunque nome le si dia, quando l'anima da se s'occupi degli enti.
Tratto da "La verità" di Platone

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