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mercoledì 15 luglio 2015

....sulle 'Vite' dei santi


Tutti i calendari registrano la preponderanza di santi rispetto alle sante, per naturale riserbo che le donne conservano oltre la vita terrena; poichè poi la clausura dei monasteri femminili è ovviamente più rigida di quella dei monasteri maschili, Vite di sante donne ebbero minor diffusione.
La Vita non è una biografia o il "fascicolo personale" di questo o quel santo; è piuttosto una parabola, un racconto che trae dalla storia di un santo quanto può essere utile alla salvezza di chi ascolta con fede.
Mentre la parte occidentale dell'Impero romano, sempre più franchizzata,  partecipa velocemente nelle barriere del Medioevo, su Sicilia e Grande Grecia splende un Rinascimento, favorito inizialmente dalla Pragmatica Sanctio di Giustiniano, e poi dall'emergere del ruolo del vescovo di Siracusa.
La rinascita fu incrementata in particolare dalla Dinastia macedone (fondata nell'867 dall'imperatore san Basilio), e lievitò soprattutto tra monaci e popolani, riusciti vincitori - nell'843 - dal lungo braccio di ferro con alto clero e aristocratici iconoclasti.
Eremi, cappelle, kellià, grotte si trasformarono in grandi centri monastici, sull'esempio di Studion e degli altri monasteri della Capitale; nel fervore artistico e culturale del tempo anche Vite dei santi furono scritte  (e riscritte) secondo uno stile rispondente a nuovi gusti letterali.
Tutte le Vite finirono col presentarsi con questo schema: nascita del santo e sua prima istruzione spirituale; nuova nascita alla vita monastica (perciò il santo prende un nuovo nome) e primi passi nella vita ascetica; miracoli; terza nascita (alla vita eterna) e prodigi avvenuti intorno alle reliquie.
Le Vite così schematizzate sono chiamate 'metafrastiche' perchè molte di esse sono opera dell'illustre logoteta (Segretario di Stato) Simeone, detto appunto il Metafraste, il traduttore.
Non si salvò, da questo restauro, neppure una Passio, cioè il fascicolo giudiziario relativo a un martire.
I Romani crocifiggevano, impiccavano, squartavano, sgozzavano e tagliavano teste, ma dopo regolare processo e preoccupandosi di stendere un puntiglioso verbale.
Verbalizzavano tutto e copia dei verbali veniva richiesta e conservata gelosamente dalla parte interessata cioè la Chiesa.
Vi sono delle Passiones così dettagliate che gli esperti hanno potuto ricostruire il Codice di Procedura Penale dei Romani, altri verbali sono stai arricchiti dai racconti dei testimoni, altri sono stati proprio taroccati, ma non tanto che non si possa conoscere la verità.
Nel culto abbondarono subito vescovi e martiri, in particolar modo militari (tanto che a un certo punto quasi tutti i santi dei primi secoli furono ritenuti vescovi e martiri o militari e martiri) mettendo in ombra il culto delle sante donne.
I calendari dell'Italia meridionale segnalano invece una folla di donne, quasi esse abbiano voluto affermarsi proprio in terre nelle quali -vuoi per influsso islamico, ma più ancora sotto la dominazione spagnola- la donna ha subito a lungo un umiliante ruolo subalterno. 
A qualche manipolazione  non scamparono dei testi, ritoccati per farli diventare quasi "manifesti politici".
Tratto da "Ombre della Storia" di Antonio monaco

Vedi anche i post della sessione:
Oltre la storia ufficiale

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