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venerdì 31 luglio 2015

Il Triratna: Buddha, Dharma e Sangha


Il Triratna o "triplice gioiello" o come taluni occidentali erroneamente la definiscono "Trinità buddistica" è costituita da Buddha, Dharma, Sangha.
Il Sangha è l'"Assemblea" ossia la comunità buddistica e rappresenta l'elemento propriamente umano: occupa il posto dell'Umanità stessa, perchè ne costituisce per esso la porzione "centrale".
La posizione "centrale" attribuita al Sangha nell'ordine umano è realmente giustificata dalla presenza in seno ad essa degli Arhat, che hanno raggiunto il grado di "uomo vero", i Bodhisattva che potremmo far corrisponde allo stato di "uomo trascendente", e di conseguenza sono effettivamente situati al centro dello stato umano.
Il Buddha rappresenta l'elemento trascendente attraverso il quale si manifesta l'influsso del Cielo, e perciò, "incarna" per così dire tale influsso a beneficio dei suoi discepoli diretti o indiretti, i quali se ne trasmettono una partecipazione gli uni agli altri e attraverso una "catena" ininterrotta per mezzo dei riti di ammissione al Sangha.
Nel dire questo del Buddha intendiamo ciò che egli rappresenta, più che al personaggio storico considerato in se stesso, Buddha non si tratta di un nome proprio individuale, ma in virtù dei caratteri simbolico che gli vengono attribuiti che lo fanno apparire innanzitutto sotto l'aspetto dell'Avatara: dire che questi caratteri sono simbolici, ovviamente non vuole affatto dire che non siano stati effettivamente posseduti da un personaggio reale, più tanto reale più la sua individualità si dissolve davanti a questi caratteri.
La sua manifestazione è propriamente la "ridiscesa dal Cielo sulla Terra" di cui parla la Tabula Smaragdina, e l'essere che porta così gli influssi celesti in questo mondo, dopo averli "incorporati" alla propria natura, si può dire rappresenti veramente il Cielo rispetto all'ambito umano.
Il Buddha rappresenta il principio celeste in senso relativo in quanto è in realtà il "mediatore" ossia in quanto svolge la funzione propria all'"Uomo Universale".
Il Dharma o "Legge" in sanscrito questa parola ha molteplici significati, che bisogna saper distinguere nei vari casi in cui è usata, e che rendono pressochè impossibile una definizione generale.
La radice di questa parola ha propriamente il significato di "sostenere" (dhri significa portare, sostenere, reggere, mantenere) e fare al riguardo un accostamento con la Terra che "sostiene": si tratta di un principio di conservazione degli esseri e quindi di stabilità, tutte le manifestazioni del dharma riguardano sempre il mondo manifestato e si riferisce al lato "sostanziale" della manifestazione, si riferisce a qualcosa che, pur nell'ambito del mutamento, sfugge a tale mutamento e perciò situto nell'"Invariabile Mezzo"; ma è qualcosa che proviene dal polo "sostanziale" ossia dal lato degli influssi terrestri, lungo la parte inferiore dell'asse percorsa in senso ascendente.
La nozione di dharma così intesa non è limitata all'uomo, ma si estende a tutti gli esseri e a tutti i loro stati di manifestazione, è intesa in un ordidine propriamente cosmico.
Nella nozione buddistica della "Legge" essa viene applicata specialmente all'ordine umano .
Nell'idea di "Legge" c'è un certo carattere di "necessità" o di "obbligo"  che la colloca dal lato del "Destino" e inoltre come il dharma esprime, per ogni essere manifestato, la conformità alle condizioni che gli sono esternamente imposte dall'ambiente, cioè dalla "Natura" nel senso più largo della parola.
La ruota è il principale simbolo del Dharma buddistico: il Dharma-chakra o "ruota della Legge" che è in genere una ruota a 8 raggi, questi raggi possono essere messi in rapporto con i 4 punti cardinali e i 4 punti intermedi, corrispondono, nello stesso Buddismo, agli 8 sentieri della "Via Suprema" come pure agli 8 petali del "Loto della Buona Legge": possiamo notare in proposito che il titolo dello Yi-king è interpretato come "Libro dei mutamenti" o dei "cambiamenti nella rivoluzione circolare" il che presenta un evidente rapporto con il simbolismo della ruota.
Si tratta di un principio passivo rispetto al Buddha dato che è questi a far "girare la ruota della Legge".
Dal momento che il Buddha si situa dal lato degli influssi celesti così come il Dharma da quello degli influssi terrestri e il Buddha, per il fatto stesso di essere al di là delle condizioni del mondo manifestato, non avrebbe nulla in comune con il Dharma se non dovesse applicarlo all'Umanità, l'Uomo che unisce l'uno all'altro questi due termini estremi del "ternario universale".
Tratto da "La Grande Triade" di R. Guenon

mercoledì 29 luglio 2015

Adamo ed Eva come coppia divina nell'anima umana

Abbiamo visto precedentemente la natura tetradica di Adamo (quattro elementi, quattro colori ecc) ma Dorneus dice che il ternarius (il "numero tre") è "peculiare di Adamo"  (Adamo proprius).
Siccome però il ternarius è "figlio dell'unario" (il numero uno), il diavolo, che per sua natura binaria, non poteva fare nulla contro di lui, ma dovette incominciare da Eva: 
"Esso si avvide che attraverso il ternario non poteva esserci accesso ad Adamo, perché l'unità proteggeva il ternario. Perciò egli si sforzò di entrare attraverso il numero binario di Eva".
Ella "era separata dal marito, come il binario naturale è separato dell'unità del suo ternario".
Nello scritto apocrifo La vita di Adamo ed Eva, si dice che Adamo ottenne l'Est e il Nord del Paradiso terrestre, mente Eva ricevette l'Ovest e il Sud.
Franz von Baader, asseriva che Dio aveva dato ad Adamo un "aiutante" grazie al quale Adamo "avrebbe dovuto generare senza una donna esterna".
Ma Adamo si fissò erroneamente sull'atto d'accoppiamento degli animali e incorse nel rischio di sprofondare lui stesso nella natura bestiale.
Dio avvedendosi di questo rischio, creò immediatamente Eva come una "controistituzione salvifica", per evitare una caduta più profonda dell'uomo nella (..) natura bestiale".
Allorché dunque Adamo rischiava di cadere troppo in basso, la sua divina androginia lo abbandonò, ma venne conservata in Eva, in quanto "seme della donna", con il cui ausilio l'uomo si libererà  dal "seme del serpente".
Infatti, "colui che nacque dalla  Vergine Maria è lo stesso che dovette ritirarsi da Adamo a causa della sua caduta".
L'idea della presenza di una coppia divina o di un androgino nell'anima umana s'incontra già in Origene il quale scrive: "si dice che come il sole e la luna, i due grandi luminari, stanno nel firmamento celeste così stanno a noi Cristo e la Chiesa" allo stesso modo in ciascuno di noi si ritrovano Adamo ed Eva, come dice san Gregorio Magno, per il quale Adamo rappresenta lo spirito ed Eva la carne:
"Ciascuno ha in sé Adamo ed Eva. Infatti, allo stesso modo in cui nella prima trasgressione dell'uomo il serpente tentò, Eva provò piacere e Adamo acconsentì, così noi vediamo che ogni giorno, quando il diavolo tenta, la carne prova piacere e lo spirito acconsente".
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

lunedì 27 luglio 2015

Adamo come simbolo del Sé

 
"Gli elementi infatti sono disposti in forma circolare, come ritiene Ermete; ognuno di loro è circondato da altri due con cui esso si accorda in una delle loro qualità che gli sia propria, come per esempio la terra si trova tra il fuoco e l'acqua; essa condivide con il fuoco la secchezza e con l'acqua il freddo e così via (...) L'uomo dunque che è l'immagine del macrocosmo o piccolo mondo ha anch'esso il suo cielo e la sua terra. Infatti l'anima e l'intelletto costituiscono il suo cielo, mentre il corpo e i sensi sono la sua terra. Conoscere il cielo e la terra di un essere umano è esattamente lo stesso che avere la conoscenza piena e completa del mondo intero e delle cose della natura". Theatrum chemicum
La disposizione circolare degli elementi nel mondo e nell'uomo rimanda al mandala, con la sua struttura quaternaria, il quale simboleggia il mondo e l'uomo.
Secondo il Targum, Dio prese la polvere dalle quattro parti del mondo e anche dal luogo sacro, ossia il "centro del mondo".
Le quattro parti del mondo ricompaiono nelle quattro lettere [greche] che compongono il nome Adam: anatole (alba, Est), dysis (tramonto, Ovest), arktos (Orsa maggiore-Nord), mesembria (mezzodì, Sud).
La Grotta dei tesori siriana riferisce inoltre che Adamo si trovava nel punto in cui, in seguito venne eretta la croce, e questo luogo era il centro della terra.
Inoltre Adamo venne  sepolto al centro della terra, sul Golgota
Egli morì un venerdì, alla stessa ora in cui, in seguito, sarebbe morto il Redentore.
Alla sesta ora di um venerdì "Eva salì sull'albero della disobbedienza, e alla sesta ora il Messia salì sulla croce".
Eva mise al mondo contemporaneamente due coppie di gemelli: Caino e Lebhûdhâ, Abele e Kelîmath, ed essi in seguito si sposarono tra di loro ("quaternio coniugale").
La tomba di Adamo è la "grotta dei tesori". Tutti i suoi discendenti devono prestare omaggio al suo corpo e "non allontanarsi da esso".
Quando era ormai prossimo il diluvio, Noè prese con sé il corpo di Adamo nell'arca. Quest'ultima, sulle ali del vento, volò al di sopra delle acque, da Est verso Ovest e da Nord verso Sud, descrivendo così una croce sulle acque.
Nel punto mediano dove fu seppellito Adamo "convergono quattro estremità (...)
Là si compirà la redenzione per Adamo e per tutti i suoi figli".
Sulla sua tomba crebbe un albero, nel punto in cui in seguito venne eretta la croce, e là c'era anche l'altare di Melchisedech.
Quando Sem depose il cadavere sulla terra
le quattro parti si separarono l'una dall'altra, e la terra si aprì in forma di croce; e Sem e Melchisedech vi deposero la salma di Adamo. E non appena ve l'ebbero deposta, le quattro parti si mossero a coprire la salma del padre nostro Adamo, e le porte della terra esterna si richiusero. E quel luogo venne chiamato "Luogo del Teschio", perché vi fu deposto il capo di tutti gli uomini, e "Golgotha" perché era rotondo (...) e "Gabbathà" perché in esso vennero radunati tutti i popoli.
"Là si mostrerà la potenza di Dio, perché le quattro estremità del mondo sono divenute una cosa sola", come dicono le "Clementine" etiopiche.
Dal punto di vista psicologico i quattro significano le quattro funzioni di orientamento della coscienza, ossia le due funzioni percettive (irrazionali) e le due discriminanti (razionali).
Ogni figura mitologica caratterizzata dalla quaternità è collegata con la struttura della coscienza.
Si può perciò ben capire il fatto che Isaac Luria abbia attribuito ogni qualità psichica ad Adamo il quale è la psiche per eccellenza.
"Nel primo uomo Adamo (...) erano dunque contenti tutti quei concetti o specie anzidette dalla psiche fattiva alla singolarità emanativa" Knorr von Rosenroth
Adamo rappresenta non soltanto la psiche, ma anche la totalità di quest'ultima; perciò, proprio in quanto totalità psichica, è un simbolo del Sé e dunque una manifestazione della divinità che sfugge a ogni rappresentazione.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung
Vedi anche:

venerdì 24 luglio 2015

Taoismo, Confucianesimo e gli "stati" dell'uomo


L'"uomo vero" è colui che ha raggiunto la pienezza dello stato umano.
L'"uomo trascendente" è colui che che essendo pervenuto alla realizzazione totale e alla "Identità Suprema", non può più essere considerato uomo nel senso individuale della parola perchè ha superato l'umanità ec è totalmente libero dalle sue condizioni specifiche.
Quest'ultimo è quanto il Buddismo esprime con il termine anagami, ossia "colui che non ritorna" a un altro stato di manifestazione.
L'"uomo trascendente e l'"uomo vero" che corrispondono rispettivamente al termine dei "grandi misteri" e a quello dei "piccoli misteri", sono i due più alti gradi della gerarchia taoista; essa comprende inoltre altri tre gradi inferiori  a questi, gradi che naturalmente rappresentano delle tappe contenute nel corso dei "piccoli misteri" e sono, in ordine discendente, l'"uomo della Via", cioè colui che è nella Via (Tao-jen), l'"uomo dotato" (tcheu-jen), e infine l'"uomo saggio" (cheng-jen), ma di una "saggezza"che, pur essendo qualcosa di più della "scienza", è però ancora di ordine esteriore.
L'"uomo saggio" è il grado più basso della gerarchia taoista e coincide con il grado più elevato della gerarchia confucianista, stabilendo così la continuità fra di loro, conformemente ai normali rapporti fra Taoismo e Confucianesimo, che costituiscono rispettivamente il lato esoterico e il lato essoterico di una stessa tradizione: il primo ha il suo punto di partenza proprio là dove si ferma il secondo.
La gerarchia confucianista, da parte sua, comprende tre gradi che sono in ordine ascendente, il "letterato" (cheu); in questo grado è compresa tutta la gerarchia dei funzionari ufficiali, la quale perciò corrisponde solo a quanto vi è di più esterno nello stesso ordine essoterico:
il "dotto" (hien) e il "saggio" (cheng).
Si dice che "il cheu guarda (ossia prende a modello) lo hien, lo hien guarda il cheng, il cheng guarda il Cielo", perchè dal punto-limite fra i due ambiti essoterico ed esoterico in cui viene a trovarsi quest'ultimo, tutto ciò che è sopra di lui si confonde in certo modo, nella sua "prospettiva", con il Cielo stesso.
Fra i "piccoli misteri" e i "grandi misteri" esiste una certa corrispondenza rappresentata nel simbolismo ermetico dall'analogia delle operazioni che portano rispettivamente all'"opera del bianco" e all'"opera del rosso".
C'è anche il fatto che l'unico punto dell'asse che si situi nell'ambito dello stato umano è il centro di tale stato, sicchè per chi non sia giunto al centro l'asse non è percettibile direttamente ma solo attraverso questo punto che è la sua "traccia" sul piano rappresentativo di tale ambito, ciò equivale a una comunicazione diretta con gli stati superiori dell'essere, che effettuandosi lungo l'asse, è possibile unicamente dal centro: per il resto dell'ambito umano, può esserci soltanto una comunicazione indiretta, mediante una specie di rifrazione a partire dal centro, attraverso l'"Uomo Universale" che svolge il ruolo di "mediatore" per la totalità degli stati, ma che allo stesso tempo, innalzandosi lungo l'asse agli stati superiori è ormai, "perduto di vista" per tutti coloro che si trovano negli stati inferiori.
Per tutti gli uomini comuni, e persino agli iniziati che ancora non portano a termine il corso dei "piccoli misteri", sia l'"uomo trascendente" che l'"uomo vero" appaiono come i "mandatario" o il rappresentante del Cielo, "Uomo Unico", "Motore immobile" che domina tutte le cose senza intervenire in alcuna.
Tratto da "La Grande Triade" di Renè Guenon

mercoledì 22 luglio 2015

La Sacerdotessa di Avalon: frasi

Mi domandavo se, per diventare sacerdotessa, fosse necessario distaccarsi tanto dai sentimenti umani.... quando diventerò sacerdotessa non dimenticherò mai cos'è l'amore, promisi a me stessa.

Ma dove vanno quelli che visitano il Regno del Popolo Fatato? È un viaggio che compie soltanto lo spirito, come in un sogno, oppure il corpo si trasferisce davvero attraverso i mondi?
Viaggiare soltanto in spirito è più facile, ma in realtà è  possibile trasferire anche il corpo, se si è  iniziati alla Conoscenza Antica...

Avevano imparato a considerare i cristiani... come vecchi buoni ma sciocchi, che mormoravano preghiere e avevano dimenticato la Conoscenza Antica.

Hai iniziato a percorrere un sentiero che conduce a un futuro che non puoi conoscere. Devi percorrerlo senza guardare al passato e lasciarti guidare da coloro che ti hanno preceduta, confidando nella loro saggezza...

Sono la falce di luna che incorona il firmamento
Sono il sole che scintilla sull'onda
E la brezza che incurva l'erba novella
Nessun uomo mi ha mai posseduto
Eppure sono l'appartamento di ogni desiderio
Sono la cacciatrice e la Conoscenza Sacra
Lo Spirito ispiratore, e la Signora dei Fiori
Guarda nell'acqua e vedrai specchiato in essa il mio viso
Poiché tu appartieni a me.

E allora capii che come la luna stava  al sole, così  la magia di Avalon stava a quel regno, che ne era l'origine e la matrice.

L'aria mossa dal battito d'ali di una farfalla può provocare una tempesta all'estremità opposta del mondo...qui nel Paese Segreto non pensiamo al fluire del tempo...per noi esso scorre lentamente o non scorre affatto...ma quando osservo il mondo umano,  scopro le conseguenze delle azioni che voi mortali, prigionieri del tempo che trascorre veloce..

Le cerimonie ci mantengono in armonia con le stagioni e coi cicli del cosmo.

Noi ci troviamo tra il mondo umano e l'Aldilà, e dunque ciò  che compiamo qui risuona su tutti i piani dell'esistenza.

Operiamo  mediante le energie cosmiche, secondo gli insegnamenti che ci sono giunti dal continente Atlantide, che ora giace sommerso sotto le acque. È un potere autentico, che distruggerebbe la mente e il corpo di chiunque tentasse di usarlo senza essere preparato o addestrato...

Tra il nostro popolo il Dono è  molto sviluppato, ma agisce spontaneamente senza direzione né controllo...chi è  privo di addestramento non sa come impedire la visione quando non la desidera né come concentrarsi e controllarne il potere quando invece la desidera. Per loro la Vista è più una maledizione che una benedizione.
I druidi conoscevano e praticavano l'arte dell'interpretazione dei presagi, l'esaltazione poetica e una forma di visione onirica..

Avevo imparato il primo paradosso della profezia: vedere il futuro non significa necessariamente comprenderlo, e men che meno poterlo modificare.
Nell'anno di silenzio fui costretta a scrutare in me stessa...quella fu la vera iniziazione, perché  gli avversari più pericolosi non sono quelli fuori di noi, che possono essere affrontati e sconfitti, bensì quelli che dimorano in noi, molto più insidiosi.

Le vite e i paesi passano, ma la Luce dello Spirito splende in eterno.

Il tuo Spirito lo sa, ma il corpo che indossi ora, temo, dovrà percorrere un cammino arduo prima che tu possa comprendere. Rammenta: il simbolo è nulla. La realtà che sta dietro ogni simbolo è tutto.

Di certo i cristiani, che adoravano un Dio sacrificato, sapevano che la morte poteva essere sacra. Mi sembrava piuttosto ottuso da parte loro negare la sacralità di tutte le religioni, tranne la loro.
Se la mente era preparata in maniera adeguata, il volo di un uccello o la caduta di una foglia potevano divenire presagi da cui ricavare profezie.

Avevo sentito un concetto simile ad Avalon dove però era a Grande Madre ad essere considerata Madre di ogni cosa;....ogni fede sincera sapeva scoprire la Fonte che stava oltre tutte le apparenze, quale che fosse il nome che le veniva attribuito.

Ad Avalon mi era stato insegnato a percepire lo spirito in ogni cosa è a riconoscere che, nella maggior parte dei casi, il mondo procedeva nel proprio corso, interessandosi ben poco dell'umanità.
Il corvo che gracchia sul tetto non sapeva che l'uomo che lo ascoltava avrebbe interpretato il suo gracchiare come un segno: era l'uomo, dunque che doveva attribuirvi un significato.
Lo spirito pervadeva ogni cosa. Imparare a vivere in armonia col suo movimento era la Via della Saggezza.

...Provai una soddisfazione segreta nel rammentare a me stessa che ogni donna possiede il potere tremendo di donare la vita...o di negarla.

I numeri sono simboli di cose che possono essere fisicamente contate e sono uguali, sempre in ogni luogo.

Ma ogni uomo sperimenta il mondo in modo differente: la sua nascita è  governata da stelle differenti e la sua storia è unica... questo mondo è così ricco e vario... abbiamo bisogno di una miriade di modi per comprenderlo...ogni filosofia ci fornisce uno strumento diverso attraverso il quale comprendere il mondo.

L'esterioritá del mondo era varia e piena di contraddizioni. In superficie, c'era verità in tutti i diversi culti e filosofie; era soltanto a un livello più profondo che si poteva trovare la singola verità dietro ogni cosa.
Nessun mortale, tranne che nel suo supremo trasporto dell'estasi, può sfiorare la divinità suprema.
Voi che vivete nella carne vedete con gli occhi del mondo, una cosa alla volta, e dunque vedete Dio sotto molte forme, proprio come diverse immagini si riflettono sulle sfaccettature di un gioiello. A ogni sfaccettatura date una forma e un nome: Apollo o Ammone, Cibele o Era....lo Jahvè degli Ebrei protegge un solo popolo e questo Gesù benedice coloro cbe invocano il suo nome.
Essi desiderano toccare l'Unico Dio, ma le loro limitazioni umane fanno si che ne vedano una sfaccettatura sola, che essi identificano col tutto.

Ad Avalon mi era stato insegnato a vedere il divino con un volto diverso... ripensai a quell'antico detto: "Dio non può  essere dappertutto e così ha inventato le Madri". Secondo me avrebbe dovuto essere il contrario: "La Madre non abbastanza seni per tutti e così  l'uomo ha inventato le divinità, in modo che ognuno avesse una Madre che non l'avrebbe mai lasciato per un'altro..."

Sapevo che l'unica forza e l'unico Dio sono quella forza cui si fa ricorso allorché ci si sente piccoli e impotenti

...Mi venne confidato il segreto: non c'è nessun Dio, nessuna Dea, solo il potere della Madre dentro di noi, che concede la forza nella misura in cui ognuno la possiede.

...E ti dico che, sebbene le nostre scelte possano influenzare il modo in cui il destino lavora, è la Dea che decide il nostro destino ultimo.
Tratto da "La Sacerdotessa  di Avalon" di Marion Zimmer Bradley




lunedì 20 luglio 2015

La 'Natura' dei sogni


"I sogni forniscono informazioni interessantissime a coloro che si preoccupano di comprendere i simboli. I risultati, è vero. hanno poco a che fare con le preoccupazioni materiali, come comprare o vendere: ma il senso dell'esistenza non trova una spiegazione esauriente nella vita lavorativa e il desiderio profondo del cuore umano non ottiene risposte dal conto in banca."
(C.G.Jung)
Tra la gente circola ancora un ingenuo pregiudizio secondo il quale i sogni esprimerebbero i nostri desideri, i nostri schemi, le nostre trame.
Ma più studiamo i sogni, più ci accorgiamo  che questo non può essere vero. Sono troppi i sogni che ci pongono di fronte a cose che non vogliamo vedere.
La fonte da cui i sogni traggono origine sembra essere la Natura... si tratta di quel potere ignoto o di quella forza misteriosa che crea ogni esistenza... la 'Natura Divina'.
Essi portano in sè un'intelligenza superiore, una saggezza, un'ingegnosità che ci serve da guida.
Ci mostrano dove sbagliamo, dove siamo inadeguati, dove siamo in pericolo, predicono eventi futuri, colgono il senso profondo della nostra vita, ci portano intuizioni illuminanti.
La matrice dei sogni sembra guidare la coscienza dell'Io verso un atteggiamento adeguato e saggio nei confronti della vita.
La matrice che crea i sogni in noi è stata definita una 'guida spirituale interiore', un 'centro profondo della psiche'.
Allo stato primitivo quasi tutti i popoli l'hanno chiamata semplicemente 'dio'.
I sogni sono compensazioni e immagino che, se riesci a ricordarli, siano utili per scoprire a quali giochi stai giocando con te stesso.
Allora ti è possibile intervenire. Ecco come li vedo io, i sogni.
(Scrittore irlandese)
E' come se dentro di noi si annidiasse un'intelligenza superiore che poteremmo definire 'guida interiore' o 'centro interiore divino' che produce i sogni.
Essi non sono in grado di preservarci dalle vicissitudini esistenziali, dalle malattie e dagli eventi tristi.
Ci offrono, invece, una linea di condotta sul come rapportaci a questi eventi, sul come dare senso alla nostra esistenza, sul come realizzare il nostro destino, sul come seguire la nostra stella: in definitiva, sul come realizzare dentro di noi il massimo potenziale di vita.
Carl Gustav Jung scoprì che i sogni tendono a regolare ed equilibrare le energie fisiche e mentali.
Essi non soltanto rivelano la causa della disarmonia interiore e dei disagi emotivi, ma indicano anche il potenziale esistenziale latente in ciascun individuo .
Propongono soluzioni creative ai problemi quotidiani e idee ispirate per estrinsecare il potenziale creativo della vita.
Jung trovò che nel sonno, attraverso i sogni, gli individui si risvegliano alla scoperta di ciò che veramente sono.
Ciò che di più sano gli esseri umani possano fare è seguire i propri sogni:
"I sogni ci indicano come trovare il senso della nostra vita, come realizzare il nostro destino, come esprimere il massimo potenziale esistenziale che c'è dentro di noi" 
M.L.von Franz
Tratto da "Il mondo dei sogni" di Marie-Louise von Franz





venerdì 17 luglio 2015

Provvidenza, Volontà, Destino


La Provvidenza, la Volontà e il Destino sono considerate come le tre potenze che reggono l'Universo manifestato.
L'uomo non è nè un animale nè una pura intelligenza; è un essere intermedio, posto fra la materia e lo spirito, fra il Cielo e la Terra per esserne il legame.
Che l'uomo universale sia una potenza, è una cosa constatata dai codici sacri di tutte le nazioni, avvertita da tutti gli uomini saggi, e anzi, riconosciuta dai veri sapienti.
Le altre due potenze in mezzo alle quali egli è posto sono il Destino e la Provvidenza.
Sotto di lui è il Destino, natura necessitata e naturata; sopra di lui la Provvidenza, natura libera e naturante. In quanto regno ominale egli è la Volontà mediatrice, efficiente, posta fra quaste due nature per servir loro da legame, da mezzo di comunicazione e riunire due azioni, due movimenti che senza di lui sarebbero incompatibili.
I due termini estremi del ternario sono espressamente  chiamati Natura naturans e Natura naturata che in fondo non sono altro che l'azione e la reazione del Cielo e della Terra, l'aterno movomento dello yang e dello yin.
Nulla sfugge alla loro azione, tutto nell'Universo è a loro sottomesso, tutto eccetto Dio stesso il quale, avvolgendosi nella sua insondabile unità, forma con loro quella tetradedegli anichi, quell'immenso quaternario che è tutto in tutti, e al di fuori del quale non vi è nulla.
Qui Dio è inteso come principio in sè stesso e la Provvidenza è solo uno strumento di Dio nel governo dell'Universo, esattamente come il Cielo è lo strumento del Principio secondo la tradizione estremo-orientale.
Il termine mediano è identificato non solo con l'Uomo, ma più precisamente con la Volontà umana, la volontà dell'essere umano è l'elemento interno e centrale che unifica e avvolgele tre sfere intellettuale, animica e istintiva, cui corrisponde rispettivamente lo spirito, l'anima e il corpo.
Siccome si deve trovare nel "microcosmo" la corrispondenza del "macrocosmo", queste tre sfere rappresentano in esso il corrispettivo delle tre potenze universali (Provvidenza, Volonta e Destino): e la volontà rispetto ad esse, ha una funzione che ne fa quasi l'immagine del principio stesso.
La Provvidenza parallelamente può essere concepita come l'espressione della Volontà divina e il Destino appare come una specie di volontà oscura della Natura. (Influssi Astrali)
Il destino è la parte istintiva e inferiore della Natura universale chiamata natura naturata; la sua azione si chiama fatalità; la forma nella quale si manifesta a noi, necessità.
La Provvidenza è la parte superiore della Natura universale chiamata natura naturante; è una legge che vivente emanata dalla Divinità, per mezzo della quale tutte le cose si determinano in potenza d'essere.
E' la Volontà dell'uomo a riunire, in quanto potenza mediana il Destino alla Provvidenza; senza di essa queste due potenze estreme non solo non si riunirebbero, ma non si conoscerebbero nemmeno,
La Volontò umana unendosi alla Provvidenza e collaborando coscientemente con essa può fare da contrappeso al Destino e riuscire a neutralizzarlo.
L'accordo tra la Volontà e la Provvidenza costituisce il Bene; il Male nasce dalla loro opposizione.
L'uomo si perfeziona o si corrompe a seconda che tenda a confondersi con l'Unità universale o a distinguersene, ciò a seconda che, tendendo verso l'uno o verso l'altro dei due poli della manifestazione, corrispondenti all'unità e alla molteplicità, egli allei la propria volontà alla Provvidenza o al Destino e si dirigga così o dalla parte della "libertà" o da quella della "necessità".
La legge della Provvidenza è la legge dell'uomo divino il quale vive principalmente una vita intellettuale, di cui essa è regolatrice.
Secondo la dottrina Pitagorica la Volontà animata dalla Fede (e perciò ascociata alla Provvidenza) poteva soggiogare la Necessità medesima, comandare alla Natura e operare miracoli.
L'equilibrio tra la Volontà e la Provvidenza da una parte e il destino dall'altra era simboleggiato geometricamente da un triangolo rettangolo con i lati rispettivamente proporzionali ai numeri 3, 4 e 5, triangolo al quale il Pitagorismo attribuiva una grande importanza, e altrettanto ne ha nella tradizione estremo-orientale.
Se la Provvidenza è rappresentata dal 3, la Volontà dal 4, e il Destino dal 5, in questo triangolo abbiamo: 32 +42 =52  
l'elevazione al quadrato dei numeri indica che tutto ciò si riferisce all'ambito delle forze universali, ossia propriamente all'ambito animico, quelleo che nel "macrocosmo" corrisponde all'Uomo e al cui centro, in quanto termine mediano, si situa la volontà nel "microcosmo".
Vedi anche L'occhio che tutto vede
Tratto da "La Grande Triade" di R. Guenon

mercoledì 15 luglio 2015

....sulle 'Vite' dei santi


Tutti i calendari registrano la preponderanza di santi rispetto alle sante, per naturale riserbo che le donne conservano oltre la vita terrena; poichè poi la clausura dei monasteri femminili è ovviamente più rigida di quella dei monasteri maschili, Vite di sante donne ebbero minor diffusione.
La Vita non è una biografia o il "fascicolo personale" di questo o quel santo; è piuttosto una parabola, un racconto che trae dalla storia di un santo quanto può essere utile alla salvezza di chi ascolta con fede.
Mentre la parte occidentale dell'Impero romano, sempre più franchizzata,  partecipa velocemente nelle barriere del Medioevo, su Sicilia e Grande Grecia splende un Rinascimento, favorito inizialmente dalla Pragmatica Sanctio di Giustiniano, e poi dall'emergere del ruolo del vescovo di Siracusa.
La rinascita fu incrementata in particolare dalla Dinastia macedone (fondata nell'867 dall'imperatore san Basilio), e lievitò soprattutto tra monaci e popolani, riusciti vincitori - nell'843 - dal lungo braccio di ferro con alto clero e aristocratici iconoclasti.
Eremi, cappelle, kellià, grotte si trasformarono in grandi centri monastici, sull'esempio di Studion e degli altri monasteri della Capitale; nel fervore artistico e culturale del tempo anche Vite dei santi furono scritte  (e riscritte) secondo uno stile rispondente a nuovi gusti letterali.
Tutte le Vite finirono col presentarsi con questo schema: nascita del santo e sua prima istruzione spirituale; nuova nascita alla vita monastica (perciò il santo prende un nuovo nome) e primi passi nella vita ascetica; miracoli; terza nascita (alla vita eterna) e prodigi avvenuti intorno alle reliquie.
Le Vite così schematizzate sono chiamate 'metafrastiche' perchè molte di esse sono opera dell'illustre logoteta (Segretario di Stato) Simeone, detto appunto il Metafraste, il traduttore.
Non si salvò, da questo restauro, neppure una Passio, cioè il fascicolo giudiziario relativo a un martire.
I Romani crocifiggevano, impiccavano, squartavano, sgozzavano e tagliavano teste, ma dopo regolare processo e preoccupandosi di stendere un puntiglioso verbale.
Verbalizzavano tutto e copia dei verbali veniva richiesta e conservata gelosamente dalla parte interessata cioè la Chiesa.
Vi sono delle Passiones così dettagliate che gli esperti hanno potuto ricostruire il Codice di Procedura Penale dei Romani, altri verbali sono stai arricchiti dai racconti dei testimoni, altri sono stati proprio taroccati, ma non tanto che non si possa conoscere la verità.
Nel culto abbondarono subito vescovi e martiri, in particolar modo militari (tanto che a un certo punto quasi tutti i santi dei primi secoli furono ritenuti vescovi e martiri o militari e martiri) mettendo in ombra il culto delle sante donne.
I calendari dell'Italia meridionale segnalano invece una folla di donne, quasi esse abbiano voluto affermarsi proprio in terre nelle quali -vuoi per influsso islamico, ma più ancora sotto la dominazione spagnola- la donna ha subito a lungo un umiliante ruolo subalterno. 
A qualche manipolazione  non scamparono dei testi, ritoccati per farli diventare quasi "manifesti politici".
Tratto da "Ombre della Storia" di Antonio monaco

Vedi anche i post della sessione:
Oltre la storia ufficiale

lunedì 13 luglio 2015

Adamo come simbolo di prima materia


Adamo viene considerato come simbolo della prima materia o della sostanza di trasformazione.
Questo è dovuto al fatto che Adamo fu creato dal lutum (fango), dunque da quella materia vilis "diffusa ovunque" che, considerata dal punto di vista assiomatico, costituisce la prima materia e che, di conseguenza, può essere trovata solo con estrema difficoltà, quantunque sia "sotto gli occhi di tutti".
Essa costituisce un frammento del Caos originario, della massa confusa, non ancora differenziata, ma capace di differenziarsi nella condizione di inimicitia elementorum.
In corrispondenza ai quattro elementi ci sono anche quattro stadi del processo (tetrameria), caratterizzati da quattro colori, passando attraverso i quali la caotica sostanza arcana giunge all'unità finale, all'unum, ossia al Lapis, che al tempo stesso è Homunculus ("Il secondo Adamo viene detto l'uomo filosofico" Aurora consurgens).
In tal modo il filosofo ripete espressamente l'opera divina della creazione descritta nella Genesi.
Nel suo Libro delle Bilance Gabir ibn Hayyan afferma:
"A proposito della creazione del primo essere, il Pentateuco dice che il suo corpo fu composto di quattro cose, che in seguito si trasmisero per eredità: il caldo, il freddo, l'umido e il secco. Esso infatti fu composto di terra e di acqua, di uno spirito e di un'anima. La secchezza gli proviene dalla terra, l'umidità dall'acqua, il calore dallo spirito e il freddo dall'anima".
Dice per esempio il Tractatus Micreris:
"Analogamente l'uomo viene detto "mondo minore", e questo perché on lui si trova la figura del cielo, della terra, del sole e della luna, una figura visibile sulla terra e, al tempo stesso, una invisibile, ragion per cui è chiamato il "mondo minore". Perciò gli antichi filosofi hanno detto di lui: «Quando l'acqua cadde sulla terra venne creato Adamo, che è il 'mondo minore'»".
Nella tradizione maomettana, riportata in Tabari, Masudi e altri, si dice che la terra si era rifiutata di fornire la materia necessaria per creare Adamo, e che allora l'angelo della morte aveva recato tre tipi di terra: nera, bianca e rossa.
Nella siriana Grotta dei tesori si riferisce:
"Ed essi videro che egli <Dio> prese un granello di polvere da ogni parte della terra, e una goccia d'acqua dall'acqua di ogni natura, e un alito di vento da tutta l'aria che è in alto, e un briciolo di calore dal fuoco di ogni natura. E gli angeli videro che quei quattro deboli elementi, ossia il freddo, il caldo, il secco e l'umido, vennero posti nell'incavo della sua mano. Allora Dio formò Adamo."
Ganz nella Chronologia sacro-profana scrive:
"Dio incominciò a riunire dai quattro angoli della terra la polvere del primo uomo, rossa, nera, bianca e verde.
La polvere rossa divenne il sangue, quella nera servì a formare le interiora, quella bianca le ossa e i nervi, e quella verde il corpo".
vedi anche:
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

venerdì 10 luglio 2015

Il MEDIATORE


"Sale della Terra al Cielo,  e ridiscende dal Cielo in Terra; riceve così la  virtù e l'efficacia delle cose superiori e inferiori"
Queste parole della Tabula Smaragdina ermetica possono essere applicate con la massima esattezza all'Uomo in quanto termine mediano della Grande Triade,  vale a dire per essere più precisi,  in quanto egli è propriamente il "mediatore" per mezzo del quale si opera effettivamente la comunione fra il Cielo e la Terra.
L'"ascesa dalla Terra al Cielo" è ritualmente rappresentato,  in tradizioni diversissime,  dalla salita sopra un albero o un palo, simbolo dell'"Asse del Mondo"; grazie a questa ascensione,  necessariamente seguita da una ridiscesa (duplice movimento corrispondente alla soluzione e alla coagulazione ), colui che realizza veramente le implicazioni del rito si assimila gli influssi celesti e li riconduce in questo modo per unirveli agli influssi terrestri,  prima in sé stesso e poi,  per partecipazione e quasi per irradiamento nell'intero ambiente cosmico.
Si noti che essendo la discesa degli influssi celesti spesso simboleggiata dalla pioggia,  è facile capire quale sia in realtà il senso profondo dei riti che hanno l'apparente scopo di "far piovere": è un senso del tutto indipendente da quella applicazione magica oltre la quale nulla sa vedere l'uomo della strada, e che peraltro non si tratta di negare ma soltanto ridurre al suo giusto valore di contingenza di ordine assolutamente inferiore.
La comunicazione tra il Cielo e la Terra può avvenire soltanto lungo l'asse che unisce fra loro i centri di tutti gli stati di esistenza il cui insieme gerarchizzato costituisce la manifestazione universale, asse che perciò va da un polo all'altro, ossia appunto dal Cielo alla Terra, misurando in qualche modo la loro distanza.
Per quanto riguarda il nostro stato, il centro è il luogo normale dell dell'uomo, e ciò significa che l'"uomo vero" si identifica con questo stesso centro; perciò solo in lui e per mezzo di lui si effettua,  in questo stato, l'unione del Cielo e della Terra, e per tale motivo tutto ciò che è manifestato in questo stato medesimo procede e dipende interamente da lui e in qualche modo esiste solo come una proiezione esterna e parziale delle sue possibilità.
Con la sua "azione di presenza" mantiene e conserva l'esistenza di questo mondo. 
Numerosi sono i simboli tradizionali che raffigurano l'Uomo come termine medio della Grande Triade, posto fra il Cielo e la Terra e in tal modo adempiente alla sua funzione di "mediatore"; tale è il significato generale dei tigrato dell' Yi-king i cui tratti corrispondono rispettivamente ai tre termini della Grande Triade: il tratto superiore rappresenta il Cielo, il tratto mediano l'Uomo e il tratto inferiore la Terra.
                     

                   
Negli esagrammi i due interi trigrammi sovrapposti corrispondono anch'essi rispettivamente al Cielo e alla Terra, il termine mediano non è più raffigurato visibilmente ma è l'insieme stesso dell'esagramma in quanto unione degli influssi celesti e degli influssi terrestri a esprimere propriamente la funzione del mediatore.
Si impone un accostamento con uno dei significati del Sigillo di Salomone formato anch'esso da sei tratti anche se in maniera diversa e in questo caso il triangolo diritto è la natura celeste e il triangolo rovesciato la natura terrestre mentre l'insieme simboleggia l'Uomo Universale che unendo in sé le due nature è appunto per questo il mediatore per eccellenza.
Altro simbolo estremo-orientale è quello della tartaruga.

Tratto da "La Grande Triade" di R. Guenon

mercoledì 8 luglio 2015

Gli influssi astrali


In primo luogo è opportuno precisare che con "influssi astrali" non si debbono intendere esclusivamente e nemmeno principalmente, gli influssi propri degli astri i cui nomi servono a designarli, sebbene tali influssi, come quelli di qualsiasi cosa, abbiano certamente anch'essi una loro realtà nel loro ordine;
Ma si deve intendere che questi astri rappresentano soprattutto simbolicamente, (il che non vuole affatto dire "idealmente" né per un modo di dire più o meno figurato), una virtù di corrispondenze effettive e precise fondate sulla costituzione stessa del "macrocosmo".
La sintesi di tutte le diverse categorie di influssi cosmici che operano sull'individualità e che per la maggior parte rientrano propriamente nell'ordine sottile.
Chi ritenga che tali influssi dominino l'individualità si pone solo dal punto di vista più esterno.
In un ordine più profondo, la verità è che, se l'individualità si trova in rapporto con un insieme definito di influssi, ciò è dovuto al fatto che tale insieme è esattamente quello conforme alla natura dell'essere che si manifesta in questa individualità.
Così se gli "influssi astrali" sembrano determinare ciò che è l'individuo, questa però è solo l'apparenza: in sostanza, non lo determinano ma lo esprimono soltanto, per via dell'accordo o dell'armonia che necessariamente devono esistere tra l'individuo e il suo ambiente, e senza i quali l'individuo non potrebbe in alcun modo realizzare le possibilità il cui sviluppo costituisce appunto il corso della sua esistenza.

La vera determinazione non viene dal di fuori ma dall'essere stesso: i segni esterni consentono soltanto di discernerla presentandole in qualche modo un'espressione sensibile, almeno per coloro che sapranno interpretarli correttamente.
L'esame degli influssi astrali, dal punto di vista dottrinale, è indispensabile per capire il vero ruolo di questi ultimi, la reale natura dei rapporti dell'essere con l'ambiente in cui si compie la sua manifestazione individuale, perché attraverso tali influssi si esprime, sotto una forma intelligibilmente coordinata, la moltitudine indefinita dei diversi elementi che costituiscono nella sua integralità questo ambiente.
Qui sta per altro, in modo generale, il principio di tutte le applicazioni "divinatorie" delle scienze tradizionali.
Tratto da "La Grande Triade" di R.Guenon

lunedì 6 luglio 2015

Socrate: Cos'è la conoscenza?


....Imparare vuol dire divenir sapiente; e divenir sapiente a sua volta significa acquistare delle conoscenze. Ma che è conoscenza?...
Io pratico la stessa professione di mia madre: sono al pari di lei un ostetrico.
la mia arte però si esercita non sulle donne ma sugli uomini...
le levatrici devono essere in età da non aver più figli, perchè tale è il volere della vergine Artemide, loro protettrice;
così Socrate per volere di Apollo,... non ha per suo conto pensieri originali da esporre, ma adempie la missione d'aiutare a produrre quei giovani che ne hanno l'attitudine; e può solo verificare se i loro parti siano vitali o vani; onde la gente che ignora questa sua missione lo crede l'uomo più strano del mondo....
Secondo la dottrina di Protagora si è sapiente non  solo al pari di qualsiasi uomo, ma anche di un dio.
L'improvvisa sfiducia non è che l'effetto della giovane inesperienza..Protagora, o chi per lui, potrebbe rispondere che ad un ragionamento bisogna contrapporre un ragionamento, non obiezioni fondate su probabilità o verosimiglianze.
...Chi una volta ha imparato una cosa perchè l'ha vista e la ricorda e chiude gli occhi, si potrà dire  che conosce e non conosce a un tempo?
...si può conoscere e non conoscere la stessa cosa,... l'uomo il quale conosce è diverso dall'uomo che non conosce, giacchè ogni uomo, tramutandosi incessantemente, diventa tanti uomini quante sono le sensazioni a cui va soggetto.
...per sapienza s'intende il potere di condurre gli uomini, non già da false a vere cognizioni .- il che è impossibile perchè tutte le sensazioni-cognizioni sono vere per chi le prova - bensì da uno stato fisico, intellettuale, morale peggiore a uno migliore;
e sapiente in ogni campo è per l'appunto chi può operare un simile cambiamento.
...ognuno dovrà rassegnarsi, lo voglia o no, ad esser misura di tutte le cose.
Socrate vuole innanzitutto riesaminare se si è avuto ragione o torto di censurare il ragionamento che faceva ognuno bastevole a se stesso; e se nel giudicare del meglio o del peggio ci sia chi vale di più e chi meno.
...Egli afferma che ciò che appare a ciascuno, questo anche è; ma a tutti gli uomini pare che nel mondo ci sia chi sappia di più e chi meno, e che chi sa, ha opinioni vere; chi ignora, opinioni false; sicchè anche ammettendo con Protagora che tutti abbiano opinioni vere, si dovrà ammettere che opinino con verità anche quelli i quali opinano che non tutti abbiano opinioni.
...L'esperienza di ogni giorno ci insegna che gli uomini si giudicano a vicenda;...lo stesso Protagora, credendo che tutti opinino il vero, dà ragione anche a chi crede che egli opini il falso; e così questa umanità di dissenso da lui non è rotta nemmeno da Protagora stesso.
Concediamo che nelle cose sensibili quello che appere a ciascuno, in realtà sia; concediamo che le cose calde, fredde, aspre, ecc siano a ciascuno taliquali appaiono; concediamo altresì che perfino negli affari pubblici sia onesto o turpe, giusto o ingiusto quello che tale pare a ciascuna città; siamo perciò forse autorizzati ad ammettere che altrettanto accada anche di quelle cose che implicano un giudizio circa i loro effetti? Che le cose che ciscuno giudica salubri, siano in realtà tali? Che le leggi che una città reputa a sè utili, debbano poi col fatto riuscirle tali?...
La libertà e la superiorità di quelli che vivono la vita interiore del pensiero di fronte a quanti schiavi delle loro passioni e delle loro ambizioni, logorano le proprie forze nelle beghe e nelle lotte di una esistenza tormentata e malvagia.
Uno Stato può darsi delle leggi che stima benefiche; un uomo può credere che il calore di cui soffre sia indizio di febbre;....eppure in questi casi è possibile che le previsioni non si verifichino. E perchè?
Perchè anche ad ammettere che ogni uomo sia buon giudice delle impressioni, sensazioni e cognizioni presenti, non si può non essere d'accordo sul fatto che solo chi sa è miglior giudice delle conseguenze future.
Ci sono cose che l'anima percepisce da sè senz'aiuto del corpo, per via  di comparazioni e giudizi; e se le sensazioni appartengono a tutti gli esseri viventi fin dalla nascita, la facoltà di comparare, di opinare, di giudicare si acquista lentamente e non sempre da tutti.
La sensazione anche se presente, raggiunge l'essere, manca di verità e non è conoscenza, che consiste non già nelle impressioni sensibili, ma nelle conclusioni che la mente trae.
La sensazione dunque, anche se presente, non può esser conoscenza.
E così noi, se non abbiamo trovato ciò che cercavamo, vale a dire che cosa sia conoscenza, abbiamo almeno trovato che non si debba cercarla nella percezione sensibile, sì bene in quella operazione dell'anima, qualunque nome le si dia, quando l'anima da se s'occupi degli enti.
Tratto da "La verità" di Platone

venerdì 3 luglio 2015

Il potere delle chiavi


La duplice operazione di "coagulazione" e di "soluzione" corrisponde esattamente a quello che la tradizione cristiana chiama il "potere delle chiavi".
Infatti anche questo potere è duplice, comportando sia il potere di legare che quello di sciogliere in cui legare equivale  a coagulare e sciogliere a dissolvere e il raffronto di vari simboli tradizionali conferma ancora tale corrispondenza nel modo più chiaro possibile.
La raffigurazione più comune del potere in questione è quella di due chiavi, una d'oro e una d'argento, che si riferiscono rispettivamente  all'autorità spirituale e al potere temporale, o alla funzione sacerdotale e alla funzione regale, e anche dal punto di vista iniziatico, ai "grandi misteri" e ai "piccoli misteri".
Alchemicamente si riferiscono a operazioni analoghe compiute a due gradi diversi, operazioni che costituiscono rispettivamente l'"opera del bianco" che corrisponde ai "piccoli misteri" e l'"opera del rosso" che corrisponde ai "grandi misteri"; queste due chiavi secondo il linguaggio di Dante sono quella del "Paradiso celeste" e quella del "Paradiso terrestre", sono incrociate in modo da richiamare la forma dello swastika.
Ciascuna delle due chiavi dev'essere considerata come dotata, nell'ordine cui si riferisce, del duplice potere di "aprire" e di "chiudere" o di "legare" e di "sciogliere".
È nota la stretta relazione con il simbolismo del Giano, in quanto le due chiavi poste una in orizzontale e l'altra in verticale rappresentano l'asse solstiziale e l'asse equinoziale, in cui la prima si riferisce alla funzione sacerdotale e la seconda a quella regale.
Esistono anche rappresentazioni del Giano, benché siano rare, con quattro volti, che corrispondono ai due solstizi e ai due equinozi e rappresentano una somiglianza abbastanza singolare con il Brahmâ Chaturmukha della tradizione indù.
Al "potere delle chiavi" corrisponde anche, nelle tradizioni indù e tibetana, il duplice potere del vajra o dorje (in tibetano).
Vedi anche: I due San Giovanni
Tratto da "La Grande Triade" di R.Guenon
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