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venerdì 29 maggio 2015

L'Uomo Vero

La grandezza di Jung si denota nell'attualità delle sue parole, nel suo continuo ribadire il concetto di crescita spirituale interiore vissuta in privato e non messa sul palcoscenico del gregge, dal gregge e per il gregge!
Trovo che la frase: "Pecore e pastori sono sovente egualmente inetti" sia una profonda verità non sempre propriamente riconosciuta soprattutto dai pastori che spesso credono di fare bene... 
credono che il loro destino sia salvare le pecorelle smarrite, le quali non si rendono neanche conto del loro stato reale di cognizione di realtà, in questo recinto creato ad hoc dal Sistema per evitare l'evoluzione dell'uomo...
... ma che comunque sarà prima o poi inesorabile, ci vorrà di più, e questo è solo un freno, ma la forza risanatrice interiore che è in ognuno di noi riuscirà a venir fuori attraverso l'Uomo Vero che è dentro ognuno di noi:
Dentro non  fuori... perchè è là che bisogna rivolegere lo sguardo... è solo ciò che ognuno deve comprendere profondamente per attuare la propria ricerca verso l'elevazione animica..
Nell'AniMo Antico

L'"uomo interiore spirituale" degli gnostici (il vero uomo) corrisponde al chên-yên (uomo vero) dell'alchimia di Wei Po-yang (circa 142 d.C.).
Il chên-yên è il risultato dell'Opus.
È da un lato l'adepto che viene trasformato dall'Opera e, dall'altro, l'Homunculus o filius dell'alchimia occidentale, che deriva dunque dall'"uomo vero".
Di lui si dice nel trattato di Wei Po-yang:
L'orecchio, l'occhio e la bocca costituiscono le tre cose preziose.
Essi devono essere chiusi per interrompere ogni comunicazione.
L'Uomo Vero (...) che vive in un profondo abisso fluttua attorno al centro del vaso rotondo (...)
La mente è relegata nel regno della Non-esistenza, così da acquisire uno stato durevole di assenza di pensiero.
Se la mente è integra non si smarrirà.
Nel sonno riposerà nelle braccia di Dio, ma durante le ore della veglia si angustia sulla continuazione o sulla fine della sua esistenza.
Questo Uomo Vero è il vir unus di Dorneu, e allo stesso tempo è il lapis philosophorum.
L'"uomo vero" esprime l'Anthropos nell'individuo. Paragonato alla rivelazione del Figlio dell'Uomo in Cristo, esso sembra rappresentare un passo indietro, giacché l'unicità storica dell'incarnazione nell'uomo costituì allora il grande progresso che radunò intorno ad un unico pastore le pecorelle smarrite.
Si teme perciò che l'"Uomo" dell'individuo significhi una dispersione del gregge.
Questo rappresenterebbe in realtà un passo indietro, che però non può essere imputato al "vero uomo", bensì è causato piuttosto da tutte le qualità negative dell'uomo, che hanno continuamente contrastato e minacciato l'opera della civiltà.
Pecore e pastori sono sovente egualmente inetti.
Il "vero uomo" non ha nulla a che fare con tutto questo; soprattutto non distruggerà alcuna preziosa forma di civiltà, giacché egli stesso rappresenta la più elevata forma di civiltà.
Né in Oriente né in Occidente egli si presta a giocare a pecore e pastore, poiché ha già tanto da fare per essere il pastore di sé stesso.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung
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