Follow by Email

lunedì 30 marzo 2015

La simbologia del Mar Rosso


Il Mar Rosso indica l'acqua battesimale che salva e trasforma, ed è l'equivalente dell'aqua pontica degli alchimisti.
Onorio di Autun afferma: 'Il Mar Rosso è il battesimo vermiglio del sangue di Cristo, in cui vengono affogati i nemici, ossia i nostri peccati'.
L'Esodo dall'Egitto significa per i peccati l'esodo dal corpo, che è un Egitto in miniatura (essendo la quintessenza della peccaminosità), e la traversata del Mar Rosso è la traversata di quell'acqua di corruzione che è Crono.
L'altra sponda del Mar Rosso è l'altro lato della Creazione.
L'arrivo nel deserto è una "genesi al di fuori della generazione".
Là si ritroverebbero tutti insieme "gli dei della perdizione" e il "dio della salvezza".
Il Mar Rosso significa un'acqua di morte per coloro che sono "inconsci"; per coloro che sono "coscienti" invece, esso rappresenta un'acqua battesimale di rinascita e di "trascendenza" o "passaggio": esiste un livello di soglia di coscienza caratteristico di una data epoca o di un determinato strato sociale.
Lo si può paragonare al livello dell'acqua.
L'inconscio penetra ovunque la coscienza si ritiri e viceversa.
Ciò che non rientra nel campo visivo, rimane invisibile e costituisce il contenuto dell'inconscio.
Con l'attributo "inconsci" si indicano quelli a cui manca la gnosi, vale a dire l'illuminazione sulla natura e la destinazione dell'uomo nel cosmo;
Di coloro che non conoscono i contenuti dell'inconscio personale e collettivo.
Il primo corrisponde all'Ombra e alla cosiddetta "funzione inferiore", nel linguaggio gnostico- cristiano alla peccaminosità e alla impuritas che dev'essere lavata dall'acqua battesimale.
L'inconscio collettivo si esprime nelle dottrine mitologiche caratteristiche della maggior parte dei Misteri, che rivelano le conoscenze segrete, da un lato l'origine di tutte le cose, dall'altro la salvezza.
Coloro che vivono nello stato d'incoscienza annegano, ossia si arenano nell'inconscio e restano vittime della morte spirituale...per procedere oltre essi dovrebbero diventare coscienti anche di ciò che finora era rimasto inconscio.
Il confronto con i dati consci (razionale) e quelli fino ad allora inconsci (irrazionale) produce necessariamente una modificazione del punto di vista, questo confronto si chiama "funzione trascendente".
Il cambiamento è però possibile solo se si ammette l'esistenza dell'"altro".
Si compirebbe un notevole passo avanti se si comprendesse che alla maggioranza degli "altri" corrisponde una minoranza di noi stessi.
Chiunque si appropri anche di un unico frammento dell'inconscio, con il prenderne coscienza  esce un po' del proprio tempo e del proprio strato sociale e finisce nell'eremos, nella solitudine...
Ma soltanto in tale dimensione si ha la possibilità di incontrare il "dio della salvezza".
Questa rappresentazione è comprensibile se consideriamo l'interpretazione patristica e gnostica del Mar Rosso. Si tratta del Sangue di Cristo, nel quale siamo stati battezzati.
Vedi anche: Il Passaggio delle Acque
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

venerdì 27 marzo 2015

Il Sale e i sentimenti

 
Le proprietà del sale che risaltano maggiormente sono il sapore amaro e la sapienza.
Dal punto di vista psicologico, l'elemento comune ai due è, per quanto le due idee appaiano incommensurabili, la funzione del sentimento.
Lacrime, sofferenze e delusioni sono amare ma in ogni dolore fisico la saggezza funge da consolatrice; anzi, amarezza e saggezza costituiscono un'alternativa.
Dove c'è amarezza manca saggezza: e dove c'è saggezza non esiste amarezza.
Il sale, in quanto latore di questa fatale alternativa, è connesso dunque alla natura femminile.
Invece, la natura maschile, solare, non conosce Ombra poiché essa fino a che tutto procede bene, si identifica il più possibile con la coscienza, che normalmente è l'idea che ognuno ha di sé stesso.
La logica vieta di chiamare nero ciò che è bianco.
La luna ogni mese si oscura fino a divenire indistinguibile, come si può notare essa non può dissimulare il proprio stato a nessuno, neppure a se stessa. Essa sa che la stessa luna ora è oscura ora è luminosa.
Chiamiamo questa proprietà della luna "vicinanza della donna alla natura", mentre amiamo ravvisare lo "spirito maschile" nello splendore infocato e nell'aria ardente che circondano la superficie delle cose.
Per questo la donna viene accusata di essere la causa di ogni oscurità per l'uomo, mentre quest'ultimo si bea nel pensiero di essere un'autentica fonte di vitalità e di chiarezza per il femminile che lo circonda.
In realtà egli ha fatto molte volte del suo meglio per trascinare lo splendore del suo spirito nel buio più profondo.
Allo "spirito" non riesce difficile ammettere una schiera di peccati nella maniera più convincente e associarvi il sentimento falsato di un atteggiamento etico, senza accostarsi minimamente a una vera intuizione, che non può mai essere raggiunta senza la partecipazione del sentimento.
Ma l'intelletto lascia spazio a quest'ultimo soltanto quando gli conviene.
L'oscurità lunare della donna è, per l'uomo, fonte di continue delusioni, che facilmente sono causa di amarezza, ma che allo stesso tempo assicurano la saggezza, nella misura in cui sono comprese dall'uomo.
Naturalmente ciò è possibile soltanto se egli è disposto a riconoscere il suo sol niger, ossia la sua Ombra.
La delusione in quanto shock subito dal sentimento, non è solo fonte di amarezza, ma è anche il più potente incentivo alla differenziazione affettiva.
Il fallimento di un progetto amoroso, il comportamento di una persona amata che non corrisponde alle nostre attese e così via possono costituire un impulso verso un'esplosione affettiva più o meno brutale o verso la modificazione e un adattamento del sentimento, e con quest'ultimo verso una più alta evoluzione.
Tale evoluzione culmina nella saggezza allorché al sentimento si associano la riflessione e la conoscenza intellettuale.
La saggezza non è mai violenta: là dove essa domina, nessuna delle due facoltà opera violenza sull'altra.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

 

I valori ancestrali


...Tra tutti i remoti popoli che abbiamo nelle vene, c'erano Sognatori che sognavano il presente, il passato e il futuro.
La pioggia di scintille scaturita dai loro migliori sogni e interpretazioni, in qualche modo è ancora in noi... in impulsi, ispirazioni improvvise, e a volte sembra ardere in noi, donandoci un fuoco supplementare per il fare e per l'essere... e ricondurre indietro l'anima dal suo camminare soltanto nella terra dei morti.

Anche se una generazione passa da questa Terra, molti dei suoi sogni,  delle sue speranze e idee sembrano in qualche modo cercare di attecchire nelle generazioni successive.
Per quanto in parte distrutti o sepolti, i suoi migliori ideali ancestrali ci chiamano attraverso il velario del tempo, filtrando attraverso il terreno moderno del nostro essere come una sorta d'inesauribile sorgente artesiana sottesa alla nostra esistenza.
I vecchi valori e modi di essere bussano perchè li facciamo entrare in noi, in  modo da poter essere tramandati, e noi cerchiamo di attuarli secondo nuove modalità nel nostro tempo.
Qualunque cosa buona noi stiamo cercando, anch'essa è in cerca di noi.
Qualunque cosa buona abbia mai conosciuto la famiglia del genere umano, ci troverà.
La psiche è un universo a sè, in cui nulla di buono è mai veramente perduto.
Qualunque parte persa o mancante al Sacro, noi torneremo a sognarla.

Sapete come i sogni notturni paiano a volte offrirci stupefacenti illuminazioni?
Sì. Accade a tutti noi.
Durante il giorno abbiamo viaggiato, pensato o letto.
Ed ecco che a un tratto i nostri sogni notturni sembrano essere più vividi del solito, trascegliendo qualche piccolo dettaglio su cui abbiamo riflettuto, oppure che abbiamo visto con gli occhi della mente... ma poi l'anima ci sogna un orizzonte più vasto... non così che possiamo esattamente "conoscere" qualcosa che va al di là dell'ovvio, ma piuttosto rammentare qualcosa di importante per l'anima... a volte la nostra;
altre volte quella di una persona cara; altre volte ancora quella della famiglia o della tribù; a volte persino l'anima del mondo.


Tratto da "Forte è la Donna" di Clasissa Pinkola Estès

mercoledì 25 marzo 2015

Luna e Chiesa


Secondo la concezione antica la luna sta al confine tra le cose eterne ed eteree, da un lato, e i fenomeni effimeri del mondo terrestre o sublunare, dall'altro.
"Dalla luna in giù comincia il regno naturale delle cose caduche: da questo punto le anime cominciano a cadere sotto il potere del numero dei giorni, e del tempo (...). E non c'è alcun dubbio che la Luna presieda alla crescita e alla nascita dei corpi mortali(...)" Macrobio
Tuttavia, a causa della sua umidità è anche causa di putrefazione,
"Il calore e la rugiada lunari sono 'causa di decomposizione'" Macrobio
Lo splendore del plenilunio, che i poeti e i Padri della Chiesa hanno tanto celebrato, cela un lato oscuro che però non sfugge all'empirista, il quale tiene l'occhio rivolto verso i fatti.
La luna, in quanto astro più vicino alla terra, partecipa della terra stessa e delle sue sofferenze, e lo stesso significato ha l'analogia della luna con la Chiesa e con Maria in quanto mediatrice.
Essa però non soltanto partecipa alle sofferenze della terra, ma anche all'oscurità demoniaca di quest'ultima.
La posizione mediana della Luna e del suo omologo, la Chiesa, è menzionata dall'alchimista Wilhelm Mennens:
"...La qual cosa dicono che accada quando la luce della luna incomincia a crescere fino al quindicesimo giorno lunare e a diminuire in seguito fino al trentesimo giorno, e a ritornare allo stato di falce, sino a che in essa non vi sia quasi più luce alcuna. Secondo questa opinione, la luna significa (...) in senso allegorico la Chiesa, poiché dal lato spirituale la Chiesa è senza dubbio splendente, ma da quello carnale è oscura".
Si noti come si dia uguale rilievo ad entrambi gli aspetti lunari.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

martedì 24 marzo 2015

Aforismi del Mysterium Coniunctionis

"Nel mito l'eroe è colui che vince il drago, e non chi ne viene invece divorato.
Eppure entrambi hanno a che fare con lo stesso drago.

Eroe non è neppure chi il drago non l'ha mai incontrato o colui che, dopo averlo scorto, sostenga di non aver visto nulla.

Allo stesso modo scopre e conquista il tesoro solo colui che osi affrontare il drago e non soccomba nella lotta. 

Un uomo di questo genere ha davvero il diritto di nutrire fiducia in sé stesso, perché è entrato nel fondo oscuro del Sé ed ha così conquistato il suo stesso Sé"

-
"La fantasia è altrettanto reale quanto noi siamo reali come creature psichiche"
-
"L'atto di osservare modifica già l'oggetto dell'osservatore stesso"
-
"Possiede la più grande ricchezza colui che alla luce sa unire anche l'ombra"
-
"La psiche è un'equazione che non si può 'risolvere' senza il fattore dell'inconscio"
-
"Arcana publicata vilescunt et gratiam profanata amittunt. Ergo: ne margaritas obiice porcis, seu asino substerne rosas."
(I Misteri divenuti pubblici e profanati appassiscono e perdono grazia. Dunque: non gettare le perle ai porci e non porre le rose a strame dell'asino)
-
"Ogni convinzione unilaterale è infatti accompagnata dalla voce del dubbio, che vorrebbe trasformare ogni certezza frutto di semplice credenza, in un'incertezza, che corrisponde meglio alla verità"
-
"Conoscere il cielo e la terra di un essere umano è esattamente lo stesso che avere la conoscenza piena del mondo intero e delle cose della natura"
-
"Come non esiste energia senza tensione tra gli opposti, così non è possibile coscienza senza percezione delle differenze.
Ogni più forte accentuazione delle differenze, però, fa nascere una polarità di opposti e sfocia infine in quel conflitto che mantiene la necessaria tensione tra gli opposti.
Quest'ultima è indispensabile, da un lato, per accrescere l'energia e, dall'altro, per differenziare ulteriormente le differenze, operazioni queste che costituiscono entrambe le premesse indispensabili per lo 'sviluppo' della coscienza"
-
"Il piacere che gli antichi riponevano nel corpo e nella natura non scomparve, ma trovò posto nel lungo elenco dei peccati la cui ampiezza non si è ancora ridotta"
-
"Strappare alla realtà i veli dell'illusione non è impresa che venga avvertita sempre come piacevole, ma piuttosto come penosa e perfino dolorosa"
-
"L'uomo moderno apprenderà dall'esperienza che l'Opera non progredisce se non è accompagnata dalla massima semplicità.
Ma essere semplici è proprio la cosa più difficile"
-
"Allo stesso modo in cui una persona semplice trova naturale che una mela cada a terra dall'albero, e le sembrerebbe assurdo dire che è la terra a farsi incontro alla mela, così si ammette in genere senza difficoltà che la mente possa spiritualizzare il corpo, senza essere affetta dall'inerzia e dalla pesantezza di quest'ultimo.
Ma tutti gli effetti sono reciproci ed è impossibile che una cosa ne modifichi un'altra senza subire essa stessa dei cambiamenti"
-
"Ma allorché nelle tenebre "brilla una luce, una luce che comprende le tenebre" ecco che le tenebre stesse vengono dissipate.
Le tenebre hanno il loro intelletto e la loro logica e solo la "luce che le tenebre non hanno compreso" può illuminarle"
-

Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

lunedì 23 marzo 2015

Il puntino e il cerchio nell'alchimia


Anche il mistero del più minuscolo segno grafico, in questo caso del punto, è caratteristico dell'alchimia.
Il punto è il simbolo di un centro creativo e misterioso della natura.
"Ma bada bene a non cercare quel punto nel metallo volgare, ossia dove non c'è. Infatti questi metalli, in particolar modo l'oro del volgo, sono morti. I 'nostri' metalli invece sono vivi, dotati di spirito, e sono proprio quelli che tu devi prendere..."
Il punto è identico alla prima materia dei metalli che è un aqua pinguis, la quale a sua volta è un prodotto dell'umido e del caldo.
Dal punto e dalla monade hanno preso avvio le cose e gli esseri.
Il centro della natura è il punctum divinitus ortum (il punto nato da Dio), il punctum Solis nell'uovo.
Da questo punticino la sapientia Dei ha creato con la Parola creatrice l'"immane macchina" del mondo.
La forma più perfetta è quella rotonda, perché è modellata sul punto.
Il sole è rotondo, lo stesso il fuoco (ossia i globuli ignei che, secondo Democrito, lo compongono).
Dio ha formato intorno a sé la sfera della luce.
"Dio è una figura intellegibile, ossia un cerchio, il cui centro è ovunque, ma la cui periferia non è in alcun luogo".
Il punto simboleggia la luce, il fuoco e anche la divinità, in quanto la luce è un simulacrum dei o exemplar deitatis.
Questa luce rotonda modellata sul punto è anche il "corpo lucido o lucente" che ha sede nel cuore dell'uomo.
All'oro deriva perciò una simplicitas che è vicina a quella del cerchio, il simbolo dell'eternità e a quella del punto invisibile.
L'oro ha la forma circolare, la linea che ritorna su sé stessa, come il serpente che con la testa si riprende la coda.
L'oro è un circulus bis sectus, cioè diviso in quattro angoli retti, dunque una quaternità, spartita dalla natura, affinché gli opposti vengano uniti insieme dagli opposti.
Paragonabile alla urbs sancta Gerusalemme.
È un castello d'oro circondato da un triplice muro, un'immagine visibile dell'eternità.
Sebbene l'oro sia muto, per quanto concerne il suono o la voce, ciò nonostante, in virtù della sua essenza, esso proclama e testimonia ovunque la presenza di Dio.
E come Dio è unus in essentia, così l'oro è una substantia homogenea.
Il punto in quanto centro del quaternio degli elementi è la sede in cui il mercurio viene "digerito e condotto a perfezione".
Vedi anche:
Il Granello di Senape
l'Uovo del Mondo
L'uovo cosmico e il raggiungimento superiore di coscienza
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

venerdì 20 marzo 2015

Il simbolo del cane



Al lato oscuro della luna allude il fatto che anticamente, nel cosiddetto "Grande papiro magico di Parigi", Selene venisse invocata come la cagna:
Inoltre si dice che ha la voce di un cane, nell'iliade Elena definisce sé stessa "cagna maligna e agghiacciante" e ancora le "cagne" sono le ancelle di Penelope, sfrontate e senza pudore.
Ancora nel "Grande papiro magico di Parigi" si afferma che, nella seconda ora del giorno, Helios appare sottoforma di cane.
Questo fatto è interamente quanto la symbolizatio (interpretazione simbolica mediante analogie e parallelismi) mediante il cane:
Nella storia dei simboli il cane si distingue per la sua ricchezza straordinaria di associazioni. 
Oltre al parallelo gnostico "Logos-canis", ne esiste anche uno cristiano, "Cristo-cane", espresso nella formula: "mite con gli eletti, terribile con i reprobi", ossia un "vero pastore".
Dice san Gregorio: "O quali altri sono chiamati cani di questo gregge, se non i santi dottori?".
Va ricordato che canis indicus, che sulla terra è un quadrupede, nell'acqua diventa un pesce. La sua capacità di mutare aspetto ne fa un'allegoria di san Paolo.
Orapollo (Geroglifico in Selecta hieroglyphica) sottolinea il potere di contagio del cane (rabbia e malinconia).
Per via del suo ricco contesto simbolico, il cane è sinonimo della sostanza di trasformazione.
Nell'Introitus apertus di Philaletha si mette in relazione la luna e il cane pericoloso, notturno e rabbioso che attua la propria metamorfosi in aquila al momento del plenilunio. Allora la sua natura tenebrosa svanisce e diventa animale solare.
Si suppone che il suo stato peggiore cada nel novilunio ossia nella fase di nigredo.
All'apparizione di Diana si accompagna necessariamente quella dell'animale da caccia, ossia il cane, che rappresenta proprio il suo lato oscuro.
L'oscurità si manifesta nel fatto che Diana è anche una dea di distruzione e morte, che scocca le frecce che non mancano mai il bersaglio.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

mercoledì 18 marzo 2015

Venere e la meretrix

La meretrice è una figura ben nota nell'alchimia.
Essa designa la sostanza arcana nella sua forma iniziale, "caotica" e materna.
L'Introitus apertus dice a proposito del caos che esso si comporta con i metalli "come una madre" (ut mater).
Viene detta anche "Luna nostra", prima che il diadema regale venga estratto dal "mestruo della nostra meretrice", ossia prima che il re sia rinato dalla madre-luna.
Il Tractatus aureus de lapide dice della sostanza arcana (lapidis materia): "Quella nobile Venere meretrice è abbigliata e circonfusa di un colore vivissimo", che tende al rosso (ad ruboem vergit).
L'Introitus apertus dice: "Al mite calore, per ordine di Dio, la miscela si liquefà da sola, crescerà e sarà dotata di spirito che volerà verso l'alto e porterà con sé la pietra; esso produrrà anche dei colori nuovi, anzitutto il verde di Venere che permanerà per lungo tempo". (Venere come sponsa)
Verso il termine del procedimento, ossia del regimen Veneris, il colore si tramuta in livida porpora.
È questo il momento in cui fiorisce l'albero filosofico.
La livida porpora reca l'inconfondibile impronta della morte e ciò si accorda assai bene con l'accezione cristiana della porpora; essa esprime il "mistero della passione del Signore".
Il "regime di Venere" è dunque in qualche modo collegato con la "passione" e con la morte.
Venere ha i seguenti attributi: "...la nobile, l'impura, il leone verde, il padre dei colori, il pavone delle pleiadi, la fenice....ecc".
La nobiltà di questa Venere si fonda sul fatto che essa è al tempo stesso la "regina", la "casta sposa" del re:
L'opposizione tra meretrix e sponsa è di origini assai antiche.
In generale Venere appare come l'aspetto femminile del re ossia come la sua Anima.
Il re nel bagno e il connubium con Venere o con la madre sono un'unica e medesima cosa, non rappresentano altro che il Mercurius duplex.
Venere o la meretrix, corrisponde all'aspetto erotico del leone, il quale a sua volta è attributo del re.
Per Khunrath, Venere è un sinonimo del "leone verde", dell'anima vegetativa dello zolfo, questa sottilissima sostanza, dopo essere stata mescolata a Sol, dev'essere conservata in una bottiglia che rechi impresso sul tappo il segno della Croce, proprio come uno spirito maligno.
La natura corruttibile di Venere viene accentuata nel Rosinus ad Sarratantam: l'intento della natura di produrre oro e argento viene ostacolato da Venere, la quale è un argento vivo corrotto, che oltre tutto rende lebbroso anche il figlio.
La figlia del re nel dramma teatrale rappresentato nelle Nozze chimiche, scelta come sposa, viene fatta prigioniera dal re dei Mori per la sua civetteria. Essa acconsente a divenirne la concubina, comportandosi dunque come un'autentica meretrice.
(Nell'archetipo dell'Anima si trovano sempre riunite la madre, la figlia, la sorella, la fidanzata, la sposa e la prostituta).
La visita di Rosencreutz alla Venere dormiente rivela che questa dea così ambigua resta, in qualche modo, segretamente legata all'Opera.
Vedi anche: Materia e materia
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

lunedì 16 marzo 2015

L'Ombra dell'uomo e il male del mondo


L'Ombra è il primitivo che continua a vivere ancora nell'uomo civilizzato, essa reclama quei mezzi che hanno preso forma nelle religioni.
L'Ombra esercita un fascino pericoloso, e per questo si può trovar protezione solo in un altro elemento affascinante.
La concezione primitiva dell'Ombra non si può cogliere con la ragione, ma soltanto con un'illuminazione, trovandosi quindi con essa in opposizione completa.
Il primitivo è vinto se lo si coglie di sorpresa, come ha ben compreso lo spirito della propaganda politica.
Tuttavia nessuna persona onesta può operare...senza andare a fondo dal punto di vista morale, servendosi di espedienti per sedurre la massa.
Questo è il momento in cui l'uomo primitivo si affida a un'autorità superiore e a una decisione per lui incomprensibile.
Nel suo campo di azione l'uomo civilizzato funziona in maniera conveniente, ossia ragionevole.
Ma quando egli incontra um dilemma che gli pare insolubile travalica i confini del suo essere civilizzato, e diventa "primitivo": gli vengono idee improvvise ed agisce per ispirazione, è il pensiero stesso ad affiorare in lui.
L'uomo e la sua vita interiore costituiscono l'arcanus locus in cui si trovano l'aqua solvens et coagulans, la scintilla della "luce naturale".
Pochi nella storia furono tuttavia gli "eletti" che formarono la aurea catena capace di collegare il cielo e la terra, ma essi sono i padri delle odierne scienze naturali.
Senza esserne consci, essi determinarono lo scisma tra fede e conoscenza e resero il mondo cosciente del fatto che la rivelazione non ha detto ancora nulla di completo né di definito.
La rivelazione trasmette verità generali, che però molto spesso non gettano la minima luce sulla situazione individuale e concreta; non è dalla rivelazione tramandata che scaturisce il microscopio per noi indispensabile, o la macchina in genere.
Siccome la vita umana non si svolge esclusivamente sulle vette di verità eterne, la fonte di conoscenza dischiusa dagli alchimisti e dai medici antichi ha reso all'umanità servizi tanto grandi quanto apprezzati, talmente grandi che per molti la luce della rivelazione si è spenta del tutto.
Entro i confini della civiltà, la ragione e il "giudizio razionale" appaiono sufficienti.
Al di fuori di tali confini, invece, brilla o perlomeno dovrebbe brillare la luce della fede.
Ma là dove le tenebre non la compredono (anzi proprio questa è la prerogativa delle tenebre) occorre sforzarsi nell'oscurità di compiere un Opus capace di far brillare gli "occhi di pesce" che sono nelle profondità marine, o intercettare i "raggi rifratti  della maestà divina", quand'anche essi emanano una luce che le tenebre non colgono.
Ma allorché nelle tenebre "brilla una luce, una luce che comprende le tenebre" ecco che le tenebre stesse vengono dissipate.
Le tenebre hanno il loro intelletto e la loro logica e solo la "luce che le tenebre non hanno compreso" può illuminarle.
La fonte di conoscenza parallela, se non equivalente, alla rivelazione, fonte che fornisce un'acqua amara, perché non è facile da accettare.
È effettivamente amaro dover scoprire che dietro ai propri ambiziosi ideali, alle convinzioni unilaterali e spesso ostinate, ma tanto più accarezzate, alle pretese vanagloriose ed eroiche si celano un crudo egoismo, desideri e compiacenze infantili.
Al pericolo demoniaco costituito dal lato oscuro, pericolo che non consiste soltanto in infantilismi relativamente innocui, l'uomo non è così né ragionevole né così buono per potersi misurare...
Il male e l'oscurità possono anche inghiottirlo, e specialmente quando egli trova dei compagni simili a lui.
Allorché ci si intruppa nella massa, si rafforza la coscienza e si provoca a valanga l'avanzata del male, come hanno dimostrato gli eventi della storia contemporanea (e ancora oggi lo dimostrano).
Ma la società può anche favorire il bene; essa è altresì indispensabile a causa della debolezza morale della maggior parte degli uomini, che per potersi mantenere a galla devono aggrapparsi a un bene esteriore.
Le grandi religioni sono sistemi di guarigione psichica che forniscono un sostegno a coloro che non sono in grado di camminare con le proprie gambe e si tratta della stragrande maggioranza.
L'elemento allarmante nel movimento di massa, anche quando sia diretto verso il bene, è purtroppo il fatto che esso esige e deve esigere una fede cieca.
La Chiesa non può spiegare la verità delle sue immagini, poiché essa non riconosce alcun altro punto di vista oltre al proprio.
Essa si muove dunque sempre soltanto nell'ambito delle sue immagini, e i suoi argomenti rimangono petizioni di principio.
Il gregge di pecore innocenti ha costituito da sempre il prototipo simbolico della massa credulona.
Senza alcun dubbio la Chiesa è in grado di riconoscere quei lupi in veste d'agnello che sviano la fede della moltitudine per poi distruggerla.
Il tragico è che la cieca fiducia che conduce alla perdizione fu proprio esercitata nella Chiesa, e in essa tale fiducia viene celebrata come la virtù suprema.
Per tanto il Signore dice: "Siate prudenti come serpenti" Matteo 10.16
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

sabato 14 marzo 2015

La Verità: da "Speculativa Philosophia"

"Il Tempo scopre la Verità" fonte:www.ioarte.org

"Ma la verità è ciò a cui nulla può mancare, essere aggiunto e ancor meno opporsi (...)
La verità è una forza (o capacità, virtù) suprema e una fortezza inespugnabile (....) un pegno incontestabile per coloro che la possiedono.
In questa cittadella sono custoditi l'autentica pietra e il vero e indubitabile tesoro dei filosofi, che non viene né divorato dalle tignole né dissotterrato dai ladri, ma resta per l'eternità, mentre ogni altra cosa di dissolve.
Per molti è causa di rovina, per altri di salvezza.
È una cosa (res) volgare, assai vile, assai disprezzata e detestata (exosa), <e> tuttavia non è cosa da odiare, bensì <piuttosto> è cosa amabile e più preziosa delle gemme, agli occhi del filosofo.
L'intento del "chimico" è di liberare la verità (il concetto di veritas qui è sinonimo di sapientia) non sensibile dai ceppi in cui è avvinta nelle cose sensibili, poiché per mezzo suo si conquistano le virtù celesti mediante uno spirito assai sottile (...)
La conoscenza èa soluzione <o dissoluzione (resolutio)> certa è indubitabile, mediante l'esperienza, di tutte le opinioni che avevano concernenti la verità.
L'esperienza è la dimostrazione manifesta della verità, e la soluzione è la deposizione di ogni dubbio.
(....) Abbiamo detto che la pietas consiste nella conoscenza di sé stessi (in cognitione sui ipsius).
(...)Proprio da quest'ultima deve cominciare la conoscenza filosofica.
Nessuno però può conoscere sé stesso, se ignora non tanto chi egli è, quanto che cosa egli sia, da chi dipenda o a chi appartenga (perché secondo la legge della verità nessuno appartiene a sé stesso, sui iuris est) e a quale fine sia stato creato.
Con questa conoscenza incomincia la pietas, che è relativa a due <oggetti>, ossia al Creatore e alla creatura che gli è simile.
Per la creatura é impossibile conoscersi a partire da sé medesima, se prima non si è conosciuta attraverso il suo Creatore (...).
Il miglior modo di conoscere il Creatore è quello di imparare a riconoscere l'Artefice della sua opera".
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

venerdì 13 marzo 2015

Il carro di Ezechiele

Nella visione di Ezechiele e delle quattro creature con la faccia rispettivamente di uomo, di leone, di toro e di aquila alle quali sono associate quattro ruote che per la loro struttura apparivano come se una ruota fosse dentro l'altra.
Esse potevano andare nelle quattro direzioni senza ruotare.
Il tutto costituisce il trono mobile di una figura "che aveva l'aspetto di un uomo".
La visione più simile a questa si trova in Zaccaria 6.1: "Ed ecco quattro quadrighe uscite in mezzo a due montagne. Ai carri erano attaccati cavalli. Tre dei carri avevano rispettivamente cavalli rossi, bianchi, neri e il quarto pezzati. I cavalli si muovono nella direzione dei quattro punti cardinali"
Una visione parallela s'incontra presso un indiano: nella visione di Alce Nero esso scorge dodici cavalli neri a Ovest, dodici bianchi a Nord, dodici sauri a Est e a Sud dodici vai.
Nella Qabbalà, questo "carro" ha un ruolo assai importante in quanto veicolo sul quale i giusti vanno a raggiungere Dio, ossia veicolo mediante il quale l'anima umana si può riunire all'anima del mondo.
Dal punto di vista psicologico la visione di Ezechiele corrisponde a un simbolo del Sé, che si compone di quattro creature individuali e ruote, vale a dire di differenti funzioni. Tre delle facce sono teriomorfe, il che sta a significare che solo una funzione ha raggiunto il livello dell'uomo, mentre tre rimangono ancora allo stato inconscio (animale).
All'idea delle ruote è collegata quella del movimento in tutte le direzioni, poiché gli "occhi del Signore" penetrano dappertutto.
Anche gli occhi sono rotondi e vengono paragonati alle ruote, per esempio nell'espressione tedesca "occhi grandi come ruote d'aratro".
Essi compaiono anche come simbolo di "luminosità multiple dell'inconscio": con questa espressione s'intende l'apparente possibilità che i complessi posseggano in generale una specie di coscienza, che si esprime nel simbolo delle scintille dell'anima, degli occhi (polioftalmia) e del cielo stellato.
Così come la visione di Ezechiele va intesa in senso psicologico quale simbolo del Sé, possiamo ricordare la definizione indù del Sé - qui hiranyagarbha- come "aggregato collettivo di tutte le anime individuali".
La quaternità unita allo spiritus vivus che si trova nelle ruote, rappresenta il Sé empirico, ossia la totalità delle quattro funzioni. Sul piano empirico queste quattro sono coscienti solo in parte.
La loro energia specifica si aggiunge alla normale energia dell'inconscio e conferisce perciò a quest'ultimo un impulso che gli consente di irrompere spontaneamente nella coscienza.
Nella visione di Ezechiele la quaternità del Sé appare come il vero fondamento psicologico della rappresentazione di Dio.
Analogamente è caratteristico della filosofia mistica degli alchimisti il fatto che sul loro carro troneggi il serpens mercurialis. Si tratta di uno spirito della vita che usa come carro il corpo, formato dai quattro elementi. In tal caso il carro è anche il simbolo della vita terrena.
Vedi anche: Il carro 
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

mercoledì 11 marzo 2015

La Scintilla e l'Occhio


Gli gnostici credono che gli uomini, o per lo meno alcuni di essi, abbiano in sé, sin dal principio, un elemento superiore, proveniente dal mondo della luce (lo spinther), il quale li rende capaci di elevarsi al di sopra del mondo dei Sette, nel mondo superiore della luce, del Padre sconosciuto e della Madre celeste.
La piccola scintilla dell'anima, immagine che incontriamo già nella dottrina di Saturnino, gli pneumatici racchiudono in sé una piccola parte del Pleroma.
Secondo Ippolito, nella dottrina dei Sethiani le tenebre trattengono "in schiavitù" lo splendore e la scintilla della luce, e questa "minuscola scintilla" è "mescolata" in modo finissimo alle acque oscure in basso.
Anche l'alchimia possiede la sua dottrina della "scintilla".
Essa è anzitutto il centro igneo della Terra, nel quale i quattro elementi "proiettano il proprio seme in modo incessante".
"Tutte le cose infatti hanno origine in questa fonte, e in tutto il mondo nulla nasce se non attraverso questa fonte".
Le scintille appaiono spesso come "d'oro e d'argento" e si ritrovano in gran quantità nella terra.
Esse vengono definite come oculi piscium (occhi di pesce). Gli occhi di pesce vengono sovente menzionati dagli autori alchemici.
Gli occhi indicano che la pietra è concepita in divenire e che nasce da occhi sparsi ovunque, Ripley nota che nel "disseccarsi del mare" rimane alla fine una sostanza che brilla come un occhio di pesce.
L'occhio di pesce è sempre aperto come l'occhio di Dio.
Secondo gli egizi l'occhio è la sede dell'anima, perciò Osiride è nascosto nell'occhio di Horus.
Nella concezione alchemica l'occhio è il cielo: "È simile a un occhio e a uno sguardo dell'anima, attraverso il quale spesso ci viene indicato l'affetto e l'intento dell'anima e attraverso i cui raggi e il cui guardo ogni cosa prende forma"
Perciò gli alchimisti chiamavano coelum la loro quinta essenza.
All'idea della "virtus" corrisponde la descrizione dello Spirito Santo come occhio, un parallelo rispetto all'invocazione di Ermete: "Oh Ermete...occhio del Sole!".
L'occhio di Dio irradia forza e luce, e così anche gli oculi piscium sono le minuscole scintille dell'anima, a partire dalle quali si ricompone la figura di luce del filius.
L'occhio, come il sole, è un simbolo e insieme un'allegoria della coscienza: "L'occhio è ...la chiarezza dell'intelletto" .
Nell'alchimia le scintillae vengono combinate insieme a formare l'oro (Sol), nei sistemi gnostici gli atomi di luce vengono reintegrati nella divinità. Sotto il profilo psicologico questa dottrina rimanda al carattere di personalità o di Io dei complessi psichici: i cosidetti complessi in quanto inconsci, in quanto anime parziali posseggono perlomeno una certa "luminosità".
Da questo atomi nasce la monade (e il Lapis con i suoi significati) in accordo con la dottrina di Epicuro, secondo cui anche la divinità è nata dallo scontro degli atomi.
Dorneus nella sua Philosophia meditativa scrive:
"In voi, infatti, e non al di fuori di voi, si troverà tutto ciò che voi cercate fuori voi anziché in voi. Tale è il vizio dell'uomo comune, che disprezza ogni cosa sua propria, per bramare solo ciò che è degli altri...
In noi infatti brilla, seppur oscuramente, una vita, che è la luce degli uomini per così dire delle tenebre, essa non va cercata procedendo fuori di noi, bensì in noi stessi, non proviene da noi, bensì da Colui che si è degnato di prendere anche in noi la sua dimora... Egli ha innestato in noi questa luce affinché potessimo vedere la luce con la luce di Colui che abita nella luce inaccessibile.
La verità va ricercata nell'immagine di Dio che è in noi."
"In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. E la luce splende nelle tenebre"
Giovanni 1.4
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

lunedì 9 marzo 2015

L'alchimia e il potere perturbante della Luna


"Bella tu sei,
amata mia, come Tirsa,
graziosa come Gerusalemme,
terribile come un esercito schierato.
Distogli i tuoi occhi da me,
perché essi mi affascinano.
Chi è costei che sorge come l'aurora,
bella come la luna,
splendente come il sole,
terribile come un esercito schierato?"
Cantico dei Cantici 4.4

"La dea è sia l'incantevole dispensatrice di amore e bellezza, sia anche, al tempo stesso, la bellicosa sterminatrice di uomini"
Ibid., p.9

La "sponsa" è perciò non solo amorevole e innocente, ma anche affascinante e terribile, come quel lato di Selene che è legato a Ecate.
Come quest'ultima, anch'essa è la Luna che tutto vede, un occhio onnisciente.
Come Ecate, la sponsa muove alla pazzia, invia l'epilessia e altre malattie.
Il suo campo specifico è la malia d'amore, la magia in genere, nella quale hanno una parte importante la luna nuova, la luna piena e l'eclissi lunare
.
Gli animali che le sono assegnati sono il cervo, leone e gallo che sono anche i simboli del suo partner maschile nell'alchimia.
In quanto Persefone (ctonia) essa possiede dei cani (secondo Pitagora), ossia pianeti.
Nell'alchimia la luna stessa compare come la "cagna armena".
Il lato perturbante della luna ha un ruolo non irrilevante nella tradizione antica.
La sponsa è l'oscura luna nuova, nell'interpretazione cristiana è la Chiesa al momento dell'amplesso nuziale, nella Qabbalà essa è Israele, in quanto sposa del Signore, questa unione implica nello stesso tempo una ferita allo sponsus, Sol o Cristo che sia.
Quanto più la luna si avvicina al sole, tanto più essa si oscura sino a che, nella congiunzione della luna nuova, tutta la sua luce è svuotata in Cristo, il sole.
Questa aporia della luna, tanto più oscura, quanto più è vicina al sole, è un simbolo dell'ascesi cristiana: quando più l'uomo interiore si approssima al Sole, tanto più l'uomo esteriore viene 'annientato', mentre quello interiore cresce di giorno in giorno, ciò significa che Cristo muore come la Luna e che la sua vita viene 'celata con Cristo in Dio'.
Secondo Agostino:
La Chiesa (emblema esterno della cristianità) scomparirà nel Sole di Cristo, alla fine dei giorni 'donec interficiatur luna': nella risurrezione della carne è diventerà essa stessa 'Luna piena' anzi Sole stesso.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung





domenica 8 marzo 2015

La compensazione del femminile dell'inconscio maschile: Sol e Luna come caratterizzazioni della psiche


I testi alchemici sono scritti ,si può dire, esclusivamente da uomini, e le loro asserzione sulla luna sono scaturite dalla psicologia maschile.
Ciò nondimeno, come si è già accennato, le donne svolgono un certo ruolo nell'alchimia, il che fa pensare che la  simbolizzazione abbia potuto subire, occasionalmente, un influsso femminile.
In generale tanto la vicinanza della donna tanto la sua assenza hanno sull'inconscio dell'uomo uno specifico effetto costellante.
Ciò che è eccessivo o viceversa troppo scarso viene compensato dall'incoscio.
Là dove la donna è lontana o irraggiungibile l'inconscio crea una certa femminilità nell'uomo che s'insinua ovunque e in tutte le forme immaginabili, dando luogo anche a numerosi conflitti.
Quanto più unilaterale è l'atteggiamento cosciente spirituale-maschile tanto più bassa, banale, volgare e biologica sarà la femminilità compensatoria dell'inconscio.
Questa manifestazione oscura del femminile non verrà forse percepita in maniera cosciente.
Un atteggiamento deliberatamente biologico o grossolano verso il femminile determina una sopravvalutazione della femminilità nell'inconscio, dove essa ama assumere la forma della Sophia (Sapientia) o della Madre di Dio.
Spesso capita però che essa venga deformata da tutte le possibili invenzioni della misoginia, con cui la coscienza maschile si mette a riparo da ogni influenza femminile.
L'uomo si abbandona allora a cambiamenti imprevedibili d'umore e a irragionevoli risentimenti.
Là dove l'uomo è coinvolto sul piano emotivo le asserzioni maschili sulla psicologia femminile soffrono principalmente del fatto che esse implicano sempre la massima proiezione di femminilità inconscia.
Nelle descrizioni metaforiche degli alchimisti, Luna è anzitutto un'immagine riflessa della femminilità inconscia dell'uomo; essa però è anche il principio della psiche femminile, nel senso stesso in cui il Sole lo è di quella maschile. 
Se dunque Luna caratterizza la psiche femminile, così Sol caratterizza quella maschile la coscienza sarebbe esclusivamente una cosa di uomini, il che evidentemente non è possibile, perché anche la donna è dotata di coscienza.
Si potrebbe essere costretti a concludere che la donna essendo equiparata a Luna non possa avere coscienza.
L'errore di questa formulazione risiede anzitutto nell'aver equiparato in assoluto la luna all'inconscio, mentre ciò vale principalmente per l'inconscio dell'uomo; e in secondo luogo abbiamo trascurato completamente il fatto che la luna non è solo oscura, ma anche dispensatrice di luce, in altre parole, che essa può anche rappresentare una coscienza.
E questo capita nella donna, la coscienza femminile ha un carattere più lunare che solare.
La sua "luce" é il più tenue lucore lunare, che tende piuttosto a collegare che non a discriminare. A differenza di quello che accade nella cruda e abbagliante luce del giorno, gli oggetti del mondo, che non vanno confusi gli uni con gli altri, non appaiono nella loro implacabile disparità e separatezza: essa collega invece, nel suo chiarore illusorio, il vicino e lontano, trasforma magicamente il piccolo in grande e l'alto in basso, dissolve i colori in un crepuscolo azzurrognolo e conferisce al paesaggio notturno un'inattesa unità.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

La donna il Logos e l'Eros


Si può caratterizzare la coscienza maschile con il concetto di Logos e quella femminile con il concetto di Eros.
Intendendo con Logos la facoltà di discriminare, giudicare e riconoscere, e con Eros la capacità di "porre in relazione".
Entrambi i concetti hanno il valore di idee intuitive, che non possono essere definite con precisione o in maniera esaustiva.
Logos e Eros sono gli equivalenti intuitivi, formulati a livello intellettuale, delle idee archetipiche di Sol e Luna.
È facile che l'insuperabile logica lunare mandi in bestia il furor rationalis. Per fortuna essa si esercita per lo più nell'oscurità, o si dissimula sotto il candore dell'innocenza. La natura lunare è il suo miglior rifugio, il che diventa subito evidente là dove il lato mascolino inconscio fa irruzione in una coscienza femminile, mettendo da parte l'Eros.

Scompare allora ogni fascino e si perdono i mezzi toni concilianti; al loro posto la donna assume invece un preciso punto fi vista e lo difende con veemenza.
Ma poi per imperscrutabili ragioni il quadro si trasforma di nuovo: la luna nuova è passata di nuovo.
Il Sol che personifica l'inconscio femminile non è figlio del giorno ma corrisponde piuttosto al Sol niger.
Non è il vero e proprio Sol niger della psicologia maschile, quell' alter ego (Ombra); il Sol niger della donna è oscuro, non però "nero come il carbone", come si dice della luna.
Assomiglia piuttosto a un'eclissi cronica di sole, che assai di rado é totale.
La coscienza di una donna produce normalmente altrettanta oscurità che luce, di modo che allo stesso modo in cui la sua coscienza non può essere del tutto chiara così il suo inconscio non può essere del tutto oscuro.
Là dove le fasi lunari vengono represse da un'influenza solare troppo forte, la coscienza femminile la coscienza femminile assume un carattere solare eccessivamente luminoso e il suo inconscio diviene sempre più nero, doppia evoluzione intollerabile per entrambi (troppa mascolinità).
Mentre il chiaro di luna emana una pace celeste e un magico potere di riconciliazione, il "sole oscuro" invece non risplende né attrae.
Esso proclama con veemenza di essere una luce poiché non lo è affatto, di essere una grande verità, perché non coglie mai nel segno, e un'autorità considerevole, perché ha sempre torto...questo è il sole femminile quando diviene troppo insistente.
Se la donna non è in sintonia con il proprio Eros, nell'oscurità del suo Sole corrisponderà una persona di sesso maschile posseduta dall'Anima, che dispensa uno spirito inferiore, il quale può essere più intossicante del più inebriante liquore.
Il sole oscuro della psicologia femminile è collegato all'imago paterna, giacché il padre è per primo il portatore dell'immagine dell'Animus. Dà forma e contenuto a questa immagine virtuale poiché, tramite il suo Logos, egli è la fonte dello "spirito" per la figlia.
Purtroppo capita spesso che questa fonte sia torbida, anche là dove ci si aspetterebbero acque chiare e limpide.
Un padre ha occasione di gustare, in un modo o nell'altro, la natura della figlia.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

venerdì 6 marzo 2015

Saturno


L'"Ermafrodito della natura" ossia la sostanza arcana è un sinonimo di Saturno, "l'Uomo Filosofico dei Filosofi di sesso ambiguo, il Piombo dei saggi, l'Uovo del Mondo dei Filosofi (...), il più grande Miracolo del mondo, il Leone Verde e Rosso (...), Giglio tra le spine" Cantico dei Cantici.
A proposito dell'equivalenza Piombo-Saturno, occorre osservare che il piombo, dal punto di vista astrologico, è sicuramente un maleficus al quale vengono attributi gli influssi più nocivi; al tempo stesso esso è però anche un agente purificatore, poiché la vera purezza si ottiene soltanto mediante il pentimento e l'espiazione della colpa.
"Bisogna notare come il Signore abbia ornato il cielo naturale di sette pianeti, ossia di sette nobili astri, che ci sono più vicini degli altri. Il primo è Saturno; il secondo Giove (....).
Orbene, quando l'anima diviene un cielo spirituale, il Signor nostro l'adorna spiritualmente di quei sette astri che san Giovanni ha veduto nell'Apocalisse, quando contemplò il Re dei re seduto sul trono della sua divina maestà, con in mano sette stelle.
Ora voi dovete notare che il primo astro, Saturno, è un agente purificatore füber, termine affine all'inglese furbish, che significa ripulire, nettare, e al francese antico fourbir (...) Nel cielo dell'anima Saturno diventa dunque angelica purezza e reca in ricompensa la visione di Dio, secondo la parola di nostro Signore: 'Beati coloro che hanno il cuore puro, perché vedranno Dio'".
Pfeiffer, 1945-57, vol 2.
In tal senso Saturno va inteso anche in Theatrum chemicum, vol 6:
"Il piombo significa i tormenti e i disagi con cui Dio ci visita e ci conduce a convertirci. Infatti, allo stesso modo in cui il piombo brucia ed elimina tutte le impurità dei metalli, ragion per cui l'arabo Boeto lo chiama "acqua sulfurea", così la tribolazione ci lava dalle molte colpe, di cui ci macchiamo in questa vita.
Per tale motivo Sant'Ambrogio la chiama anche 'chiave dei Cieli'".
Saturno è anche il pianeta oscuro e malefico ed è rappresentato tramite il drago o il serpente in quanto summa summarum [somma delle somme].
In quanto forms inferiore iniziale della vita il drago è venefico e mortale, come viene visto ovunque; esso costituisce una medicina che in un primo tempo è un veleno pericolosissimo, per diventare in seguito l'alessifarmaco (l'antidoto) stesso.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

mercoledì 4 marzo 2015

I prodotti del "non-Io" e gli ESP

 
In ciascuno di noi l'"elemento" bestiale primitivo che può venire ridestato dalle "colombe di Diana", per fare ciò non occore uscire "fuori da sé", ma semplicemente sprofondare maggiormente in sé stessi.
Solitamente se ne deduce che questi contenuti appartengono all'anima e si trovano, come l'anima stessa, "all'interno" dell'uomo.
Ammesso che tali fantasie (di natura bestiale) siano davvero presenti, esse non sono ancora consce, così come non lo è l'inconscio collettivo in generale.
Per renderle visibili occorre quindi un'analisi dei sogni e di altri prodotti dell'inconscio.
A tale scopo vanno spesso superate notevoli resistenze, come se ci immettesse in un terreno estraneo, in una regione della psiche che non si avverte più come familiare, per non dire identica a sé stessi; chi vi sia finito o per slancio temerario o per inavvertenza, si sente proiettato fuori di sé e diventa estraneo a sé stesso.
Ritengo doveroso tener conto di tali fatti e non attribuire alla nostra psiche personale tutto ciò che appare come contenuto psichico.
Potrebbe essere un pregiudizio ridurre rigidamente la sfera psichica a ciò che si trova "all'interno del corpo".
Nella misura in cui la psiche ha un aspetto aspaziale, può esservi un elemento psichico "al di fuori del corpo", ossia una regione così diversa dal mio spazio psichico che occorre uscire da sé stessi o far uso di alcune tecniche ausiliarie per approdarvi.
Il fatto che si possa penetrare in qualche modo in questo territorio non dimostra necessariamente che esso mi appartenga personalmente.
Se l'Io è "qui e ora", ciò che è al di fuori dell'Io è un "là" estraneo, un "prima" e un "dopo"; ciò significa, se ci si riflette un poco, che il tempo psichico è relativo, come dimostrano gli esperimenti ESP.
Nessuna meraviglia quindi, che lo spirito primitivo avverta l'"al di fuori dell'Io" come un altro paese, abitato dagli spiriti degli scomparsi.
A un livello un poco superiore, questo regno viene ad assumere piuttosto il carattere di una nebulosa semirealtà e, al livello delle civiltà antiche, le ombre dell'Aldilà divengono idee.
In ambito cristiano-gnostico ne deriva un sistema dogmaticamente ordinato, gerarchico, cosmogonico e chiliastico, che a noi moderni appare come un'involontaria e simbolica asserzione della psiche sulla struttura del non-Io psichico.
Rispetto ai contenuti personali, i prodotti del non-Io hanno molte volte un carattare specifico di "rivelazione" e, di conseguenza, sembra che siano ispirati da una presenza estranea o che comportino  la percezione di un oggetto indipendente dell'Io.
Le esperienze archetipiche hanno spesso un effetto numinoso e per tale motivo sono della massima importanza sotto il profilo terapeutico.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

lunedì 2 marzo 2015

Le Piramidi


Di fatto non si sa realmente a cosa abbia potuto servire la Grande Piramide e potremmo dire la stessa cosa delle Piramidi in generale; l'opinione più comune ci vuol vedere delle tombe, il che non ha nulla di impossibile, ma non si è mai trovata fino ad ora alcuna tomba nella Grande Piramide e anche se ve ne fosse ciò non servirebbe a risolvere completamente l'enigma poiché la cosa non escluderebbe che essa abbia potuto avere nello stesso tempo altre funzioni, magari più importanti, quali possono averne avuto anche le altre Piramidi che certamente hanno servito da tomba.
È possibile che l'utilizzo funerario di questi monumenti potrebbe essere stata anche più o meno tardiva e che la loro destinazione primitiva non fosse quella.
Potrebbe essere che le tombe in questione debbano essere intese in un senso simbolico?
In effetti è detto che la Grande Piramide sarebbe la tomba di Seyidna Idris, ovvero del Profeta Henoch, ma in senso letterale la cosa si presenta assurda da momento che Henoch non morì ma fu trasportato vivo in Cielo.
Non il corpo di Idris fu sepolto nella Piramide bensì la sua scienza.
Quindi l'ipotesi accettabile è che la scienza di Idris sia nascosta nella Grande Piramide e che si trovi inclusa nella sua stessa struttura, nella sua disposizione esterna e interna e nelle sue proporzioni e tutte le scoperte dei moderni non costituisce che qualche infimo frammento di questa antica scienza tradizionale.
Questa interpretazione si accorda bene con un'altra versione araba sull'origine delle Piramidi la quale ne attribuisce la costruzione al re pre-diluviano Surid: egli avvertito in sogno del Diluvio le fece edificare secondo i disegni dei saggi ed ordinò ai sacerdoti di depositarvi i segreti delle loro scienze e i precetti della loro saggezza.
Tutto ciò ricorda un'altra storia abbastanza conosciuta: quella delle due colonne innalzate secondo alcuni proprio da Henoch, secondo altri da Seth e sulle quali sarebbe stata scritta l'essenza di tutte le scienze.
Si dice che la seconda Piramide sia stata il sepolcro di Seth, in effetti se questi fu il maestro di Seyidna Idris, egli non può essere stato che Seyidna Shith, figlio di Adamo.
La particolare connessione che viene così stabilita tra Seth e Henoch è degna di speciale nota, tanto più che entrambi sono anche messi in rapporto con certe tradizioni concernenti un ritorno al Paradiso terrestre, cioè allo stato primordiale, e quindi con simbolismo polare che non è privo di rapporti con l'orientamento delle Piramidi.
È detto che Idris (o Henoch) scrisse numerosi libri ispirati, dopo quelli già scritti da Adamo stesso e da Seth; questi furono il prototipo dei libri sacri degli Egizi, ed i "Libri Ermetici" più recenti non ne rappresentano che un "riadattamento", alla stessa stregua dei diversi "Libri di Henoch".
I libri di Adamo, di Seth e di Henoch dovevano esprimere aspetti differenti della conoscenza tradizionale.
Potrebbe essere interessante chiedersi se non vi sia una corrispondenza tra tali differenze e le strutture delle Piramidi e la terza non abbia allora a che fare con Adamo e che essa vada a completare la terna dei grandi Profeti pre-diluviani.
I ricercatori moderni sono stati ipnotizzati quasi esclusivamente dalla Grande Piramide perché essa è la sola ad essere esattamente orientata, forse però hanno il torto di non riflettere sul fatto che certe variazioni nell'orientamento potrebbero anche non essere dovute a negligenze dei costruttori, ma essere proprio l'indizio di qualcosa che si riferisce a differenti "epoche" tradizionali.
Altra osservazione importante, è che il nome Ermete non è tutt'altro che sconosciuto alla tradizione araba: forse è una semplice coincidenza ma la somiglianza che esso presenta con la parola Haram (plurale di Ahrâm) che in arabo designa la Piramide.
Ermete è detto "El-muthalleth bil-hikam" letteralmente "triplo nella saggezza" che equivale all'epiteto "Trimegisto".
La parola muthalleth designa anche il triangolo in connessione con la forma triangolare delle facce della Piramide la quale ha dovuto essere determinata dalla saggezza di coloro che ne tracciarono il progetto, senza contare che il triangolo si riferisce sotto un'altro aspetto al simbolismo del "Polo" e sotto questo punto di vista la Piramide stessa non è altro che una delle immagini della Montagna sacra.
Questa "triplicità" ha ancora un altro significato, trovandosi talvolta sviluppata sotto la forma di tre Ermeti distinti: il primo è "Ermete degli Ermeti" (Hermes El-Harâmesah), considerato come pre-diluviano e identificato con Seyidna Idris; e gli altri due post-diluviani, sono l'"Ermete babilonese" (El-Bâbeli) e l'"Ermete egizio" (El-Miçri).
Ciò sembrerebbe indicare abbastanza nettamente che le due tradizioni caldea ed egizia deriverebbero direttamente da un'identica fonte principale la quale, dato il carattere pre-diluviano non può che essere la tradizione atlantidea.
Si può dire che il segreto della Piramide sia davvero la rappresentazione della "tomba di Ermete" poiché misteri della sua saggezza e della sua scienza vi sono stati nascosti in modo tale che certo è ben difficile scoprirli.
Tratto da "Forme tradizionali e cicli cosmici" R.Guenon
Google+