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venerdì 20 febbraio 2015

La Shekinah

La Shekinah è la "presenza reale" della Divinità; e bisogna notare per prima cosa che i passi della Scrittura dove ne è fatta menzione tutta speciale sono soprattutto quelli in cui si tratta dell'istituzione di un centro spirituale: la costruzione del Tabernacolo, l'edificazione dei Templi di Salmone e di Zorobabele.
Tale centro doveva essere il luogo della manifestazione divina, sempre rappresentata come "Luce".
La Shekinah si ppresenta sotto molteplici aspetti: essa ne ha due principali uno interno e l'altro esterno.
Nella tradizione cristiana, una frase che designa questo aspetto è: Gloria in excelsis Deo, et in terra Pax hominibus bonae voluntatis.
Le parole Gloria e Pax si riferiscono rispettivamente all'aspetto interno, in rapporto al Principio, ed a quello esterno, in rapporto al mondo manifestato.
Se si considerano in questo modo le due parole, si comprenderà perché vengono pronunciate dagli Angeli (Malakim) per annunciare la nascita del "Dio con noi" o "in noi" (Emmanuel).
Si potrebbe anche ricordare la teoria dei teologi circa la "Luce di gloria" nella quale e per la quale si opera la visione beatificazione (in excelsis); e per il secondo, diremo  ancora che la "Pace" nel senso esoterico, è indicata dappertutto come l'attributo spirituale dei centri spirituali stabili in questo mondo (terra).
Il termine arabo Sakinah, manifestatamente identico a quello ebraico, si traduce con "Grande Pace", che è l'esatto equivalente della Pax Profunda dei Rosa-Croce, e, per questa via, si potrebbe senza dubbio spiegare che cosa questi intendevano per "Tempio dello Spirito Santo".
La tradizione segreta concernente la Shekinah avrebbe qualche rapporto con la luce del Messia, tradizione riservata a coloro che perseguono il cammino che conduce al Pardes cioè al centro spirituale supremo.
La Shekinah è rappresentata nel mondo inferiore dall'ultima delle dieci Sephiroth, che è denominata Malkuth, cioè "Regno", Malkuth è il "serbatoio dove confluiscono le acque provenienti dal fiume dall'alto, vale a dire tutte le emanazioni (grazie o influenze spirituali) che essa sparge in abbondanza"
Questo "fiume dall'alto" e le acque che ne discendono ricordano stranamente il ruolo attribuito al fiume celeste Gangâ nella tradizione indù, e si potrebbe anche osservare che la Shakti, di cui Gangâ è un aspetto, non è priva di una certa analogia con la Shekinah per la funzione "provvidenziale" che hanno in comune.
Il serbatoio delle acque celesti è identico al centro spirituale del nostro mondo.
Per gli Ebrei questo centro spirituale è la collina santa di Sion, alla quale danno l'appellativo di "cuore del mondo" e che in tal modo diviene per essi l'equivalente del Mêru degli Indù o dell'Albori dei Persiani.
"Il Tabernacolo della santità di Jehovah, la residenza della Shekinah, è il Santo dei Santi, cioè il cuore del Tempio che è esso stesso il centro di Sion (Gerusalemme), come la Santa Sion è il centro della terra di Israele, come la Terra di Israele è il centro del mondo".
Pure in questa maniera Dante presenta Gerusalemme come il "polo spirituale" ma quando si abbandona il punto di vista propriamente ebraico, ciò diviene soprattutto simbolico e non costituisce più una localizzazione nel senso stretto di questa parola.
Tratto da "Forme tradizionali e cicli cosmici" R.Guenon

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