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venerdì 27 febbraio 2015

La Shekinah e le Sephiroth



Da un punto di vista la Shekinah è la sintesi delle Sephiroth; ora nell'albero sefirotico, la "colonna di destra" è il lato della Misericordia, e la "colonna di sinistra" è il lato del Rigore; dobbiamo dunque ritrovare questi due aspetti anche nella Shekinah.
Infatti "se l'uomo pecca e s'allontana dalla Shekinah, cade sotto il potere delle potenze (Sârim) che dipendono dal Rigore", e allora la Shekinah è detta "mano di rigore", il che ricorda immediatamente il ben noto simbolo della "mano di giustizia".
Ma al contrario, se l'uomo si avvicina alla Shekinah, egli si libera e la Shekinah è la "mano destra" di Dio, vale a dire che la "mano di giustizia" diviene allora la "mano beneficente".
Sono questi i misteri della "Casa di giustizia" (Beith-Din), che è ancora un'altra designazione del centro spirituale supremo.
I due lati considerati sono quelli in cui si ripartiscono gli eletti e i dannati nelle rappresentazioni cristiane del "Giudizio ultimo".
Si potrebbe ugualmente stabilire un accostamento con le due vie che i Pitagorici raffiguravano con la lettera Y, simboleggiate exotericamente dal Mito di Ercole fra la Virtù e il Vizio; con le due porte celeste e infernale, associate, presso i Latini, al simbolismo di Giano; con le due fasi cicliche ascendente e discendente che, presso gli Indù venivano similmente ricollegate al simbolismo di Ganesha.
Infine è facile compredere per questa via l'autentico significato di espressioni come quelle di "retta intenzione" e di "buona volontà" (Pax hominibus bonae voluntatis, e chi conosce i simboli si renderà conto  che non a caso la festa di Natale coincide con il solstizio invernale), quando si ha cura di lasciare da parte tutte le interpretazioni esteriori, filosofiche e morali, date loro a partire dagli stoici, fino a Kant.
Tratto da "Forme tradizionali e cicli cosmici" R.Guenon
 

mercoledì 25 febbraio 2015

Il paradosso nell'alchimia

Il linguaggio alchemico predilige il paradosso.
Per ottenere l'unione, l'alchimia cerca non solo di visualizzarla insieme gli opposti, ma anche di esprimerli insieme.
È significativo i paradossi si affollino intorno all'idea di sostanza arcana di cui si credeva che, in quanto prima materia, contenesse gli opposti in forma disgiunta, per riunificarli poi in quanto lapis philosophorum.
Così la pietra da un lato viene definita vile, immatura, volatile, dall'alto preziosa, perfetta e solida; oppure è la prima materia a essere vile e nobile al tempo stesso, preziosa e parvi momenti (di poca importanza).
È sotto gli occhi di tutti; tutto il mondo la può vedere, toccare e amare, eppure non v'è nessuno che la conosca.
La pietra è dai mille nomi, come gli dei dei Misteri: la sostanza arcana è l'Uno e al tempo stesso il Tutto.
Frasi diffuse nell'alchimia sono: "Brucia nell'acqua e lava nel fuoco".
Le Allegoriae sapientum parlano di due figure, di cui "una bianca e priva di ombra, l'altra rossa e manca di rosso".
Una citazione di Socrate dice: "Cercate la freddezza della luna e troverete il calore del sole".
"Le radici dell'albero filosofico stanno in aria"  Gloria mundi.
Quanto i paradossi e l'ambivalenza siano diffusi in tutta l'opera è dimostrato dalle Nozze chimiche sul portale principale del castello sono scritte due parole: congratulor e condoleo.
Poiché Mercurio è il nome con cui si indica principalmente la sostanza arcana, di esso occore far menzione, in questo contesto, come di un paradosso per eccellenza. Ciò che si dice di lui vale ovviamente anche per il Lapis, il quale è semplicemente un altro sinonimo della sostanza arcana "dai mille nomi", come sostiene il Tractatus aureus de lapide: "La nostra materia ha tanti nomi quante cose ci sono al mondo".
Ippolito dice che la sostanza arcana è sinonimo di Figlio dell'uomo:
"...Quest'uomo è unica monade, non composta indivisibile, eppur composta e divisibile, che tutto ama, tutto pacifica eppur tutto combatte, sempre in guerra con sé stessa, dissimile e insieme simile a sé stessa come un'armonia musicale che tutto  contiene ( ...) Che tutto rende visibile in quanto lo genera. È la madre e il padre, i due nomi immortali....".
Pernety dice del "mare degli alchimisti": "Il loro mare si trova dappertutto, e i Saggi vi navigano con una  tranquillità che non è alterata né da venti, né da tempeste. Il loro mare in generale è costituito dai  quattro elementi e, in particolare, dal loro Mercurio".
Cosi si dice di Mercurio: "Questo spirito infatti è generato dalle sostanze del mare e lui stesso si definisce umido, asciutto e igneo".
Ermete viene descritto come uno "spirito umido-igneo-freddo".
Vedi anche: Psicologia Religione Alchimia
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

lunedì 23 febbraio 2015

La tradizione ermetica



La parola "ermetismo" indica essenzialmente una tradizione d'origine egizia, successivamente rivestita d'una forma ellenizzata, nell'epoca alessandrina, e sotto questa forma trasmessa, nel Medioevo, contemporaneamente al mondo islamico e al mondo cristiano e al secondo in gran parte per la mediazione del primo, come testimoniano i numerosi testi arabi o arabizzati, adottati dagli ermetisti europei, a cominciare proprio dalla parola "alchimia" (el-Kimia termine arabo nella forma ma non nella radice esso deriva dal nome di Kémi o "Terra nera" dato all'antico Egitto).
È illegittimo estendere questa designazione ad altre forme tradizionali, ciò non significa che non esistano forme equivalenti altrove, tanto è vero che questa scienza tradizionale che è l'alchimia presenta delle corrispondenze puntuali con alcune dottrine indù, tibetane, cinesi, sia pure con modi d'espressione e metodi di realizzazione naturalmente abbastanza diversi; tuttavia con il nome ermetismo si specifica con esso una forma nettamente determinata, la cui provenienza è soltanto greco-egiziana.
La dottrina si ricollega direttamente ad Ermete considerato dai Greci identico al Thoth egiziano, Thoth nella veste di custode e continuatore della tradizione, non è altro che l'immagine medesima dell'antico sacerdozio egiziano o piuttosto per essere più precisi, del principio da cui esso traeva la sua autorità e in nome del quale formulava e comunicava la conoscenza iniziatica.
L'ermetismo non è una conoscenza d'ordine propriamente metafisico, bensì soltanto cosmologico (nella duplice applicazione "macrocosmica" e "microcosmica") non è dunque ammissibile che l'ermetismo rappresenti l'intera trazione egizia.
Questa parte della tradizione egizia ha potuto trovarsi in qualche modo isolata e conservarsi apparentemente autonoma, per poi incorporarsi nell'esoterismo islamico e in quello cristiano del Medioevo (ciò non sarebbe stato possibile per una dottrina completa).
L'alchimia che si potrebbe definire la "tecnica", per così dire, dell'ermetismo, è realmente un'"arte regale", se con tale espressione si intende una modalità dell'iniziazione.
È criticabile l'assimilazione fra l'ermetismo e la magia, quando si parla di magia si pensa a una scienza destinata a provocare fenomeni più o meno straordinari, segnatamente ma non esclusivamente, nell'ordine sensibile; qualunque possa essere stata l'origine della parola, questo significato si è talmente compenetrato con essa, che conviene lasciarglielo.
Si tratterà allora della più bassa fra tutte le applicazioni della conoscenza tradizionale, potremmo dire addirittura la più disprezzata, l'esercizio della quale viene lasciato a coloro i quali, a causa delle loro limitazioni individuali, sono incapaci di sviluppare altre possibilità.
Tratto da "Forme tradizionali e cicli cosmici" R.Guenon

venerdì 20 febbraio 2015

La Shekinah

La Shekinah è la "presenza reale" della Divinità; e bisogna notare per prima cosa che i passi della Scrittura dove ne è fatta menzione tutta speciale sono soprattutto quelli in cui si tratta dell'istituzione di un centro spirituale: la costruzione del Tabernacolo, l'edificazione dei Templi di Salmone e di Zorobabele.
Tale centro doveva essere il luogo della manifestazione divina, sempre rappresentata come "Luce".
La Shekinah si ppresenta sotto molteplici aspetti: essa ne ha due principali uno interno e l'altro esterno.
Nella tradizione cristiana, una frase che designa questo aspetto è: Gloria in excelsis Deo, et in terra Pax hominibus bonae voluntatis.
Le parole Gloria e Pax si riferiscono rispettivamente all'aspetto interno, in rapporto al Principio, ed a quello esterno, in rapporto al mondo manifestato.
Se si considerano in questo modo le due parole, si comprenderà perché vengono pronunciate dagli Angeli (Malakim) per annunciare la nascita del "Dio con noi" o "in noi" (Emmanuel).
Si potrebbe anche ricordare la teoria dei teologi circa la "Luce di gloria" nella quale e per la quale si opera la visione beatificazione (in excelsis); e per il secondo, diremo  ancora che la "Pace" nel senso esoterico, è indicata dappertutto come l'attributo spirituale dei centri spirituali stabili in questo mondo (terra).
Il termine arabo Sakinah, manifestatamente identico a quello ebraico, si traduce con "Grande Pace", che è l'esatto equivalente della Pax Profunda dei Rosa-Croce, e, per questa via, si potrebbe senza dubbio spiegare che cosa questi intendevano per "Tempio dello Spirito Santo".
La tradizione segreta concernente la Shekinah avrebbe qualche rapporto con la luce del Messia, tradizione riservata a coloro che perseguono il cammino che conduce al Pardes cioè al centro spirituale supremo.
La Shekinah è rappresentata nel mondo inferiore dall'ultima delle dieci Sephiroth, che è denominata Malkuth, cioè "Regno", Malkuth è il "serbatoio dove confluiscono le acque provenienti dal fiume dall'alto, vale a dire tutte le emanazioni (grazie o influenze spirituali) che essa sparge in abbondanza"
Questo "fiume dall'alto" e le acque che ne discendono ricordano stranamente il ruolo attribuito al fiume celeste Gangâ nella tradizione indù, e si potrebbe anche osservare che la Shakti, di cui Gangâ è un aspetto, non è priva di una certa analogia con la Shekinah per la funzione "provvidenziale" che hanno in comune.
Il serbatoio delle acque celesti è identico al centro spirituale del nostro mondo.
Per gli Ebrei questo centro spirituale è la collina santa di Sion, alla quale danno l'appellativo di "cuore del mondo" e che in tal modo diviene per essi l'equivalente del Mêru degli Indù o dell'Albori dei Persiani.
"Il Tabernacolo della santità di Jehovah, la residenza della Shekinah, è il Santo dei Santi, cioè il cuore del Tempio che è esso stesso il centro di Sion (Gerusalemme), come la Santa Sion è il centro della terra di Israele, come la Terra di Israele è il centro del mondo".
Pure in questa maniera Dante presenta Gerusalemme come il "polo spirituale" ma quando si abbandona il punto di vista propriamente ebraico, ciò diviene soprattutto simbolico e non costituisce più una localizzazione nel senso stretto di questa parola.
Tratto da "Forme tradizionali e cicli cosmici" R.Guenon

mercoledì 18 febbraio 2015

Zolfo Drago Cristo



Lo zolfo è l'elemento maschile per eccellenza, lo sperma homogeneum; dato che a proposito del drago si dice che egli "si feconda da solo" (impregnat se ipsum) la sua coda è la parte maschile, mentre la gola è quella femminile.
E come a proposito di Beia, si dice che essa ha interamente assorbito il fratello nel proprio corpo, riducendolo in atomi, così il drago si divora da solo, a partire dalla coda, finché non ha inghiottito interamente il proprio corpo nella sua testa.
Dato che è il fuoco interno di Mercurio, lo zolfo partecipa ovviamente della natura estremamente pericolosa e malvagia di quest'ultimo che, da un lato, è personificata nel leone e nel drago, per ciò che concerne la violenza e dall'altro nel Cillenio per ciò che concerne la concupiscenza.
Più esattamente la "testa del drago" (caput draconis), che rappresenta un "veleno pericolosissimo" (venenum pernitiosissimum), un vapore venefico esalato dai draghi volanti.
Il drago alato (draco alatus), che raffigura l'argento vivo, diventa il mostro dal soffio venefico soltanto dopo essere stato un "drago senz'ali" (draco sine alis), che corrisponde allo zolfo.
Lo Scriptum Alberti equipara questo drago al serpente dalla testa umana del Paradiso terrestre, che proprio nella sua testa si presentava "a immagine e somiglianza di Dio"; un particolare che offre una spiegazione non superficiale al motivo per cui il drago inghiotte interamente nella propria testa il corpo a lui odioso.
Da ciò risulta il parallelo tra caput daconis e Cristo, il che corrisponde alla concezione gnostica secondo cui il figlio del dio supremo avrebbe assunto in Paradiso la forma del serpente alla scopo di offrire ai nostri progenitori la facoltà di discriminazione, cosicché essi poterono riconoscere che le opere del Demiurgo erano imperfette.
In quanto figlio dei sette pianeti, il drago è chiaramente il filius macrocosmi parallelamente alla figura di Cristo, in parte suo rivale.
La testa del drago contiene la preziosa pietra, il che significa: la coscienza contiene l'immagine simbolica del Sé e, come il Lapis riunisce in sé gli opposti, il Sé assimila contenuti consci e inconsci.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

lunedì 16 febbraio 2015

I Santi con le mani sporche di sangue


Ci sono persone che seguono ciecamente la propria religione e che non si pongono mai il minimo dubbio sul proprio credo...
Quante domande mi sono sempre posta nella vita a proposito di ciò che "grazie" al nome di Dio è stato compiuto in passato....
Quanto sangue e quante morti innocenti in nome della fedeltà a questa o quella religione...quanto ancora nella realtà attuale accade in nome del Dio rappresentativo di questo o quel credo...
Spesso mi sono domandata se i santi che i cristiani pregano siano davvero degni di tale appellativo...
Spesso rifletto  sulle numerose vittime della santa inquisizione... molte di esse non sono state altro che persone  eccezionali che hanno avuto solo la sfortuna di avere una mente eccellente o capacità superiori alla norma...e per questo condannate a morti atroci!
Basta pensare a Giordano Bruno.... Un essere di una spiritualità talmente elevata, che ha fatto tremate la Chiesa... Ucciso come eretico dai "nostri attuali santi".
Grazie al libro di Giorgio ho potuto estrapolare queste informazioni per crearne un post sul mio blog!
È un invito a una maggiore obbiettività da parte della gente che ha una fede cieca e sorda e crede che Dio sia un entità superiore al di fuori di noi da pregare in un luogo al di fuori del nostro cuore... 
E crede che le "regole religiose" siano incontestabilmente giuste, imparziali e divine...quando invece sono state spesso create ed adattate da uomini per giustificare atrocità inenarrabili e per di più creare la santità su chi, in nome di esse si è sporcato le mani di sangue, lo stesso sangue di esseri umani "figli dello stesso Dio" dal quale si è acquisito il diritto di uccidere brutalmente....
Nell'AniMo Antico

"Entro le proprie mura ciascuno potrà rallegrarsi delle proprie convinzioni assolutamente coerenti, ed avere l'illusione di essere esentato dal conflitto, ma al di fuori egli manterrà vivo tale conflitto mediante la propria intransigenza, continuando a deplorare la caparbietà e l'ostinazione dell'altro.
È come se il cristianesimo fosse stato da sempre la religione degli attaccabrighe e ancor oggi facesse ogni sforzo per non lasciare sedare la disputa.
Curioso è poi che esso continui strenuamente ad annunciare l'evangelo dell'amore per il prossimo." 
C.G.Jung (tratto da "Mysterium Coniunctionis) 

Probabilmente se non ci fosse stata la Chiesa, ci sarebbero state molte più guerre e inutili spargimento di sangue.
La Chiesa è stata un argine capace di contenere la follia degli uomini per moltissimi anni, anche se, imponendoci i suoi dogmi, ha impedito un maggior sviluppo culturale e ha ostacolato il normale progresso umano; tant'è che se non fosse stato per uomini come Martin Lutero, Giordano Bruno, Cristoforo Colombo, Nicolò Copernico, Galileo Galilei  saremmo ancora fermi in un eterno medioevo.
Molte persone pagarono con la vita il loro desiderio di verità.
Molti carnefici divennero santi e ancora oggi i loro nomi compaiono sul calendario.
E la gente nella maggior parte dei casi, non si fa domande.
Segue la massa e non sa, ad esempio, che San Costantino è lo stesso imperatore di Roma che uccise numerosi pretendenti al trono e barbari, comunque esseri umani, o che San Domenico di Guzman altri non è che uno dei più famosi inquisitori della storia.
Leone XIII, papa nel 1889, diede di nuovo alle fiamme con gesto maniacale le spoglie del povero Giordano Bruno, già arso sul rogo nel 1600. Un eccesso di crudeltà per un papa.
Papa Giulio II (1503-1513) perdonava tutti i peccati a chiunque avesse ucciso un membro della famiglia scomunicata dei Bentivoglio!
Clemente V (1305-1314)  dopo aver scomunicato Venezia, dichiarava assolto dai suoi peccati chiunque avesse ucciso un veneziano.
Ferdinando III il Santo, Re di Leon e di Castiglia, è noto per aver cacciato via i mussulmani dalla Spagna a colpi di spada.
Questi sono alcuni dei Santi della Chiesa.
Le loro mani sono ancora sporche di sangue.
Il sangue di chi, forse, sarebbe dovuto diventare santo al posto loro.
Tratto da "Dei del Cielo e Dei della Terra" di Giorgio Pastore

venerdì 13 febbraio 2015

Qabbalà e alchimia


Una tradizione che bisogna tener presente riguardo al tema della vedova è la Qabbalà. In questo caso la vidua è l'abbandonata Malchuth, come dice Knorr di Rosenroth: "<Almaná> vedova. È Malchuth quando Tifereth non è con lei".
Tifereth (bellezza) é il figlio, e viene interpretato da Reuchlin come microcosmo.
Malchuth (regno, sovranità) è la Domina.
Essa è chiamata anche Shekhinà (Residenza di Dio, Luna, terra, sponsa, matrona, regina coeli, piscina, mare, venter, cerva amorum ecc..) e viene definita virago.
La Sefira Tifereth é il re e perciò, nella consueta gerarchia delle Sephiroth, Tifereth sta nella seguente posizione:
Kether
Tifereth
Yesod
Malchuth
Kether (la corona) corrisponde alla radice, rivolta verso l'alto dell'albero delle Sephiroth, Yesod (fondamento) indica la regione genitale dell'Uomo primordiale il cui capo è Kether.
Secondo il modello archetipo, Malchuth è il principio femminile soggiacente.
In questo mondo malvagio Tifereth non è unito a Malchuth, il messia che dovrà arrivare tornerà però a riunire il re alla regina e attraverso questo Dio potrà ricostituire la sua unità originaria.
Nella Qabbalà sono presenti elaborate fantasie di rappresentazioni dell'unione dell'anima con le Sephiroth del mondo della luce e delle tenebre "giacché il desiderio del mondo superiore verso l'uomo pio è simile al desiderio d'amore che spinge l'uomo verso la donna, quand'egli la chiede in sposa".
Viceversa, la Shekhinà è presente nell'atto sessuale:

"L'absconditus sponsus penetra il corpo della donna e si congiunge con l'abscondita sponsa. Ciò vale anche per l'altro lato del processo, in modo tale che i due spiriti si fondono insieme e si scambiano costantemente tra corpo e corpo.
...Nello stato indistinguibile che ne deriva si può quasi affermare che il maschio non sia con la donna né maschio né femmina, ma che essi sono entrambi l'uno e l'altra. Così si afferma che il maschio è composto dal mondo superiore, quello maschile, e dal mondo inferiore, quello femminile. Lo stesso vale per la donna".

La Qabbalà è stata percepita dall'alchimia in modo sia diretto che indiretto ed è probabile che tra le due ci sia stato un contatto.
Nel trattato De igne et sale di Blasius Vigenerus ci sono parti importanti a proposito della Coniunctio:

"Le Sephiroth finiscono nella Malchuth o Luna, la quale è l'ultimo elemento quando si discende e il primo quando si risale dal mondo elementare. La luna è la via che conduce in cielo, tanto che i pitagorici l'hanno descritta come la terra celeste e come il cielo o l'astro terreno, in quanto nel mondo elementare la natura è inferiore rispetto a quello intellegibile.
Come dice lo Zohar, essa è femminile e passiva, e si comporta come la luna nei confronti del sole. Nella stessa misura in cui la luna si allontana da esso fino a porsi in opposizione anche la sua luce aumenta per noi che ci troviamo in questo mondo inferiore, ma scompare dal lato rivolto verso l'alto.
Al contrario, durante la sua congiunzione col sole, quando è per noi totalmente oscurata, essa risplende in tutto il suo fulgore nel lato rivolto verso l'alto.
Questo per insegnarci che quanto più il nostro intelletto si immerge nelle cose sensibili, tanto più ci si allontana da quelle intellegibili e viceversa".

Quando la luna ci illumina nel suo splendore l'altra faccia è totalmente oscura.
La luna sta al limite del mondo sublunare, dominato dal male, e partecipa non solo al mondo della luce ma anche a quello demoniaco delle tenebre.
Per questo motivo che la sua mutevolezza riveste un'importanza così decisiva sul piano simbolico: essa è duplex e mutabilis come il Mercurio da qui la loro reciproca identificazione nell'alchmia.
Attraverso l'identificazione della Malchuth con la luna si getta un ponte verso l'alchimia e si compie perciò nuovamente quel processo che già molto prima aveva recepito il simbolismo patristico di sponsus e sponsa.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" C.G.Jung

mercoledì 11 febbraio 2015

La degenerazione della moneta


Se ci si attiene solo al semplice punto di vista "economico" com'è inteso oggi, sembra proprio che la moneta sia qualcosa che appartiene interamente al "regno della quantità".
Il punto di vista economico e l'annessa concezione esclusivamente quantitativa della moneta non sono che il prodotto di una degenerazione, in definitiva abbastanza recente.
Inoltre la moneta ha avuto alla sua origine e ha conservato a lungo un carattere completamente diverso ed un valore prettamente qualitativo, per stupefacente che ciò possa sembrare ai nostri contemporanei.
Le monete antiche sono letteralmente coperte di simboli tradizionali, sovente scelti fra quelli che presentano un significato più particolarmente profondo, presso i Celti i simboli raffigurati su di esse trovano spiegazione soltanto se li si rapporta a conoscenze dottrinali caratteristiche dei Druidi: la moneta, là dove esisteva, non poteva di per sé essere la cosa profana che più tardi è divenuta.
Diverse tradizioni consideravano la moneta un oggetto colmo di una "influenza spirituale" la cui azione poteva effettivamente esercitarsi in virtù dei simboli che ne costituivano il normale supporto.
Il controllo sulla moneta, in tempi remoti era prettamente dell'autorità spirituale, perpetuata fino al  più recente Medioevo, cioè fin quando il mondo occidentale ha posseduto una civiltà tradizionale.
In quel periodo alcuni sovrani sono stati accusati di avere "alterato le monete": riferimento particolare a Filippo il Bello dove si avanza l'ipotesi di un rapporto assai stretto tra la distruzione dell'Ordine del Tempio (Templari) e l'alterazione delle monete, cosa che non è difficile da capire se si ammettesse, come molti verosimile, l'idea che i Templari avessero allora, insieme ad altre funzioni, quella di esercitare il controllo spirituale sulle monete.
Se la moneta nell'antichità non avesse inizialmente avuto un valore spirituale, poco sarebbe importato che ci fu un'alterazione che invece assunse un carattare di gravità così eccezionale da arrivare perfino a compromettere la stabilità stessa della potenza reale, usurpando le prerogative dell'autorità spirituale, la quale è l'unica fonte autentica di ogni legittimità.
E dunque ciò che è accaduto nel caso della moneta è accaduto per tutte le cose che svolgono una qualche funzione nell'esistenza umana: sono state cioè spogliate a poco a poco di ogni carattaristica "sacra" o tradizionale, per cui quella stessa esistenza, nel suo insieme, è diventata del tutto profana e si è infine ridotta alla bassa mediocrità della vita ordinaria quale é visibile al giorno d'oggi.
In una civiltà tradizionale al contrario ciascun oggetto, oltre ad essere perfettamente appropriato all'uso a cui era destinato, era fatto in modo che ad ogni istante, proprio perché se ne faceva realmente uso, poteva servire da "supporto" di meditazione, il quale ricollegava l'individuo a qualcosa di diverso dalla semplice modalità corporea, ed aiutava ciascuno ad elevarsi ad uno stato superiore a seconda delle sue capacità.
Quale abisso fra questi due modi di concepire l'esistenza umana!
Oggi si è arrivati a stimare un oggetto solo attraverso il suo prezzo, considerato unicamente come una "cifra" o "somma", o una quantità numerica di moneta..
Si stima un oggetto secondo il suo prezzo, ma anche l'uomo secondo la sua ricchezza.
La moneta dopo aver perduto ogni garanzia di ordine superiore, ha visto il suo stesso valore quantitativo (potere d'acquisto) ridursi senza posa continuando a scendere senza limiti fin quando non avrà più valore.
La sicurezza della "vita ordinaria" è in realtà qualcosa di molto precario:
Il termine reale della tendenza che conduce gli uomini e le cose verso la quantità pura non può essere che la dissoluzione finale del mondo attuale.
Vedi anche: Il simbolo del Dollaro
Tratto da "Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi" R.Guenon

lunedì 9 febbraio 2015

La Coniunctio e i simboli


La Coniunctio è l'unione di qualità separate o un'equiparazione dei principi.
I fattori che si uniscono nella Coniunctio sono intesi come opposti, i quali si fronteggiano ostilmente o si attraggono amorevolmente l'un l'altro.
Si tratta di un dualismo, per esempio degli opposti humidum-siccum, frigidum-calidum, superiora-inferiora, spiritua(o a volte anche anima)-corpus, coelum-terra, ignis-aqua, chiaro-scuro, agens-paties, volatile-fixum, bonum-malum, manifestum-occultum, oriens-occidens, vivum-mortuum, masculus-foemina, Sol-Luna.
Con estrema frequenza l'opposizione maschile-femminile è personificata nelle figure del re e della regina o anche imperatore e imperatrice, di servus(schiavo) o vir rubeus(uomo rosso) e mulier candida (donna bianca).
Altri simboli opposti sono:
L'aquila e il rospo ( aquila volans per aerem et bufo gradiens per terram) per gli emblemi di Avicenna l'aquila rappresenterebbe la Luna o Giunone, Venere, Beia che è fuggevole e alata, come l'acquila che vola sino alle nuvole e riceve i raggi del sole negli occhi.
Il rospo è in opposizione all'aria, è un elemento ad essa contrapposto, ossia la terra, poiché soltanto su di essa si muove a lento passo, senza mai affidarsi a un altro elemento. Il suo capo è assai pesante e guarda a terra.
Esso indica la terra filosofica che non può volare (ossia viene sublimata), perché è fissa e solida.
Se durante l'opera non ci fosse la terra, l'aria fuggirebbe e il fuoco non troverebbe il suo alimento né l'acqua il suo vaso.
Altra immagine teriomorfa è quella dei due uccelli o draghi, uno del quale è alato, l'altro senz'ali.
L'animale privo di ali impedisce all'altro di volare, essi rappresentano Sol e Luna, fratello e sorella, che vengono uniti dall'Arte (Senior dice: "ho unito in matrimonio i due luminari e ne è nata una specie di acqua dotata di due lumi").
Nei "Simboli" di Lambsprinck sono pesci astrologici che, nuotando in direzione opposta, simboleggiano la polarità di "spirito e anima". L'acqua in cui essi si trovano è il mare nostrum e viene intesa anche come corpus (è il corpo chimico, la materia, in senso morale indica il corpo dell'uomo. Il "mare"  è simbolo usuale dell'inconscio. In alchimia il "corpo" sarebbe anche simbolo dell'inconscio).
Altri simboli sono costituiti dal cervo e dall'unicorno, che si incontrano nella "foresta".
Il cervo indica l'anima, l'unicorno lo spiritus  e la foresta il "corpus".
Altri simboli sono il leone e la leonessa, le varianti sono costituite da leone-serpente, leone-uccello e leone-orso.
Il lupo e un cane in atteggiamento di lotta: sono simboli dell'anima e dello spirito.
La polarità degli opposti è simboleggiata anche da due uccelli nel bosco, uno dei quali è in grado di volare, l'altro non lo è ancora.
Mentre nelle prime figure pare esserci un'opposizione tra spirito e anima, la polarità dei due uccelli indica piuttosto un conflitto tra spirito e corpo (stessa cosa per i due uccelli in lotta).
L'opposizione tra spirito e anima scaturisce dal fatto che quest'ultima è composta di finissima materia. Essa è maggiormente attratta perciò dal corpo iliaco ed è densior et crassior (più densa e grossolana) dello spirito.
L'elevazione della figura umana a personaggio regale o divinità, o invece la sua raffigurazione subumana teriomorfa, rimanda al carattere trascendente delle coppie di opposti rispetto alla coscienza. Esse non fanno parte della personalità dell'Io, ma le sono superiori.
La personalità dell'Io si trova tra loro come l'anima posta tra il bene e il male.
Le coppie di opposti rientrano invece nella fenomenologia del Sé paradossale, della totalità dell'uomo. Per questo motivo il loro simbolismo attinge espressioni di natura cosmica come cielo-terra: "È necessario che, alla fine del mondo, il cielo e la terra si congiungano, come hanno detto i filosofi" Ermete.
L'intensità dell'opposizione si esprime in simboli come acqua-fuoco, alto-basso, vita-morte.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" C.G.Jung

venerdì 6 febbraio 2015

Il potere "segreto" del "mistero"


"Arcana publicata vilescunt et gratiam profanata amittunt. Ergo: ne margaritas obiice porcis, seu asino substerne rosas."
(I Misteri divenuti pubblici e profanati appassiscono e perdono grazia. Dunque: non gettare le perle ai porci e non porre le rose a strame dell'asino)
Andreas Rosencreutz

In molti casi si è appreso che in certi Misteri veniva tenuto segreto e taciuto sotto i più solenni giuramenti, e ci si è domandati con grande stupore perché mai o a quale scopo cose del genere venissero tenute segrete.
Si è creduto di doverne dedurre la volontà dei sacerdoti o degli iniziati di darsi importanza o di salvare il proprio prestigio. Ed è fuor di dubbio che un tale abuso si potesse anche verificare.
Il vero motivo però risiede nel fatto che nell'uomo è presente un forte bisogno di partecipare a un segreto -o forse al segreto- senza il quale la vita perde il suo significato supremo.
Il fatto che esso sia ostinatamente tenuto segreto rivela un motivo psichico ugualmente persistente a mantenere il segreto; e questo è il vero segreto, l'autentico mysterium.
È infatti cosa strana e "misteriosa" che sia compiuto il gesto stesso di mantenere il segreto.
Perché l'uomo ha bisogno del segreto e a quale scopo se ne crea uno artificiale a cui egli conferisce anche la forma di un solenne rito sacro?
La cosa che viene di volta in volta celata è più o meno irrilevante, perché in sé non è niente altro che un segno che rimanda a un contenuto, il quale non dev'essere definito più chiaramente.
Questo contenuto però è tutt'altro che indifferente, perché indica la presenza vivente di un archetipo numinoso.
Essenziale è anzitutto il nascondere, atto che rappresenta un gesto espressivo, un gesto che simboleggia qualcosa di inconscio e indicibile, dunque qualcosa che non è ancora cosciente, o non vuole o non può diventarlo.
In breve: è la presenza di una realtà inconscia che torna di continuo a reclamare considerazione e attenzione dalla coscienza.
Se vi si dedica interesse, diventa allora possibile percepire e assimilare con continuità gli effetti del segreto.
I contenuti dell'inconscio possono agire in maniera compensatoria sulla coscienza e operare perciò se percepiti e riconosciuti, un riequilibrio che esercita un'influenza benefica sulla vita.
A uno stadio primitivo, i Misteri operano perciò principalmente nel senso di favorire la crescita, la fecondità e la salute.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

mercoledì 4 febbraio 2015

La Reincarnazione


La vita cosmica del tutto è unica, universale, infinita ed eterna, della quale le diverse e singole vite parziali sono estrinsecazioni e parti indivise ed integranti, che con la propria, concorrono alla totale unica ed infinita vita universale.
E come unica è la vita dell'organismo, malgrado che essa si manifesti molteplice, diversa, speciale e differenziata nei vari organi, nei diversi tessuti e nelle infinite cellule, che lo costituiscono, così unica è la vita universale che tutti anima gli esseri dell'universo intero.
Come nell'organismo, dalle disfatte cellule la vita si continua ininterrotta in quelle che le sostituiscono, così questa unica, univesale, infinita ed eterna vita cosmica si conserva immortale, malgrado il sorgere, il crescere ed il disfarsi delle manifestazioni.
Quello che agli occhi del superficiale osservatore appare come morto e spezzato, è semplicemente un passaggio della vita dall'una all'altra sua estrinsecazione.
Se dal lato della materiale manifestazione, la parziale vita di ciascun essere sembra, per il suo rinnovamento, spezzata e finita, dal lato dello spirito, invece, lo spezzarsi è una semplice interruzione ed una temporanea sospensione della manifestazione vitale.
Nell'Universo la vita non muore con la morte degli esseri, ma riprende, dopo la sospensione con accresciuta intensità nella fase successiva  di novella, rinnovata e migliore manifestazione.
In Natura niente è sperperato e tanto meno è perduto o distrutto.
E come la materia si trasforma e passa dall'uno all'altro stato, come anche le forze le une nelle altre, senza perdersi, si trasformano alternativamente all'infinito, passando anche dallo stato di energie manifeste allo stato di energie latenti, così ancor più lo spirito, il quale della materia e delle forze è efficiente anima e vita, è ancora più assolutamente immortale ed eterno.
L'uomo spiritualmente evoluto ricorda le sue vite passate mentre nell'uomo ordinario manca la memoria delle precedenti incarnazioni delle quali si conservano modellature che si manifestano come tendenze e come attitudini, le quali in certuni si riscontrano sorprendenti e perfino sublimi come nei geni.
Per la scienza dello spirito, dell'occultismo,  dello spiritualismo e per il dogmatismo delle varie religioni ecc.. si deve riconoscere la reincarnazione e la resurrezione iperfisica, come due cose separate e distinte.
La reincarnazione è il mezzo di evoluzione spirituale e la resurrezione è il fine.
Ognuno porta un complesso cumulo di qualità positive e negative da se stesso stabilite nelle antecedenti esistenze che vengono riportate nelle successive e si manifestano come disposizioni, tendenze ecc..
A ciascuno spirito, tramite la reincarnazione, è concesso il mezzo adeguato, duraturo ed effettivo per la sublime ed infinita evoluzione.
Le varie vite non si debbono considerare come singole, staccate e diverse, ma bisogna riconoscerle come sezioni e come fasi integranti di un unica, continua, infinita e fondamentale esistenza.
Così, procedendosi dal bene al meglio, si può con l'estrinsecazione della propria divina entità, conseguire la liberazione dal ciclo delle obbligatorie reincarnazione, realizzando quell'inconcepibile stato di superiore emancipazione, che nelle primordiali incarnazioni sarebbe apparso come la più folle utopia.
Tratto da "Tecnica dell'Evoluzione Spirituale e Divina dell'Uomo" dr. C. Migliore 1913

lunedì 2 febbraio 2015

Dalla sfera al cubo


Secondo il simbolismo geometrico la "solidificazione" del mondo può essere rappresentata come un passaggio graduale dalla sfera al cubo; la sfera è la forma primordiale in quanto è la meno "specificata" di tutte perché simile a sé stessa in tutte le direzioni, sicché in un movimento di rotazione qualsiasi intorno al proprio centro, tutte le sue posizioni successive sono sempre rigorosamente sovrapponibili l'una all'altra.
Si tratta perciò della forma più universale, contenente in qualche modo tutte le altre le quali ne trarranno origine per differenziazioni effettuantisi secondo alcune particolari direzioni.
È importante dire che tale stato primitivo, per quanto riguarda il nostro mondo, appartiene propriamente all'ambito della manifestazione sottile perché la forma sferica perfetta non si trova mai realizzata nel mondo corporeo.
Come esempio abbiamo il movimento dei corpi celesti, che non è rigorosamente circolare ma ellittico: l'ellissi costituisce una prima "specificazione" del cerchio, per sdoppiamento del centro in due poli o fuochi, secondo un determinato diametro che assume una funzione assiale.
Il cubo è al contrario, la forma più "immobile" di tutte, cioè quella che corrisponde al massimo di "specificazione".
La forma cubica corrisponde altrettanto bene alla fine del ciclo della manifestazione, ovvero a ciò cui noi abbiamo dato il nome di "punto di arresto" del movimento ciclico.
Tale forma è perciò in qualche modo quella del "solido" per eccellenza e simboleggia la "stabilità".
Questa stabilità non è e non può essere nient'altro che l'immobilità pura e semplice, la cui immagine più vicina nel mondo corporeo ci è fornita dal minerale, e se potesse essere interamente realizzata sarebbe nel punto più basso, il riflesso capovolto di quel che è nel punto più alto l'immutabilità principiale.
L'immobilità rappresentata dal cubo si riferisce dunque al polo sostanziale della manifestazione, così come l'immutabilità, nella quale sono comprese tutte le possibilità nel loro stato "globale" rappresentato dalla sfera, si riferisce al suo polo essenziale (secondo la tradizione islamica la sfera si riferisce  allo spirito ( Er-Rúh) o alla Luce primordiale); è per questa ragione che il cubo simboleggia inoltre l'idea di base o di fondamenta che corrisponde precisamente al polo sostanziale.
Nella Cabbala ebraica la forma cubica corrisponde, fra le Sefiroth, a Iesod, che è infatti il "fondamento":
Secondo la tradizione indù tale forma è legato al chakra di base o muladhara; ciò è similmente in rapporto con i misteri della Kaabah nella tradizione islamica; nel simbolismo dell'architettura il cubo è propriamente la forms della "prima pietra" di un edificio, vale a dire la pietra di fondamento posata a livello più basso sulla quale riposerà tutta la struttura dell'edificio assicurandone la stabilità.
I tre assi che formano la croce a tre dimensioni debbono essere considerati come tracciati a partire dal centro di una sfera la cui espansione indefinita riempie l'intero spazio e i tre piani che determinano tali assi passano necessariamente ped questo centro che è l'origine di tutto il sistema di coordinate. Si viene a stabilire la relazione esistente tra le due forme estreme della sfera e del cubo, relazione nella quale ciò che era interno e centrale nella sfera si ritrova in qualche modo rovesciato per costruire la superficie o l'esterno del cubo.
La tradizione estremo-orientale designa la Terra (Ti) in correlazione con il Cielo (Tien): le cui forme sferiche o circolari sono ricondotte al Cielo e le forme cubiche o quadrate alla Terra, nella dottrina indù sono gli equivalenti di Purusha e di Prakriti, vale a dire che sono soltanto un'altra espressione dell'essenza e della sostanza.
Con queste forme geometriche si riconducono al Cielo e alla Terra anche gli strumenti che servono a tracciarli rispettivamente il compasso e la squadra, tanto nel simbolismo della tradizione estremo-orientale quanto in quello delle tradizioni iniziatiche occidentali:
In certe raffigurazioni simboliche il compasso e la squadra sono posti rispettivamente nelle mani di Fo-hi e di sua sorella Niu-kua, così come, nelle figure alchemiche di Basilio Valentino, essi sono posti nelle mani delle due metà maschile e femminile del Rebis o Androgino ermetico (passivo-femmile-cubo-terra-squadra e attivo-maschile-sfera-cielo-compasso).
Tratto da "Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi" R.Guenon
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