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venerdì 30 gennaio 2015

Il bene e il male


(Il bene e il male) fanno parte fatalmente del dramma degli opposti, così come l'ombra fa parte della luce.
Ma la ragione non può trarre da questo una comoda ricetta, poiché il fatto che esso (il male) sia inevitabile non diminuisce per nulla il (suo) carattere...come anche il merito del bene.
Il segno negativo resta tale e quale e, come sempre, ogni colpa richiede vendetta.
"All'ingiustizia segue il male" cit.: una verità banale che si dimentica sempre e volentieri.
Il male non può essere eliminato definitivamente; è una componente inevitabile della vita, e non è senza conseguenze, bensì dev'essere pagato direttamente o indirettamente.
Il ladro che la polizia non arresta ha però derubato se stesso; l'assassino si è impiccato cone sue stesse mani.
Il progressivo aumento dell'intuizione psicologica impedisce sempre più la proiezione dell'Ombra, e questa crescita di coscienza conduce logicamente al problema dell'unione degli opposti, poiché si comprende anzitutto che non si può proiettare la propria Ombra sugli altri e che di conseguenza, non ci sono vantaggi nell'insistere sulla colpa degli altri; è più importante invece conoscere e possedere la propria colpa poiché essa è una parte del proprio Sé....
È risaputo che il male si rivela persino molto seducente soprattutto quando si presenta travestito da ideale.
L'idea che il bene e il male siano delle potenze spirituali esteriori, nel cui scontro l'uomo si trova implicato, è più agevole da tollerare, mentre è più difficile intuire che gli opposti sono essenzialmente delle condizioni ineliminabili e indispensabili della nostra vita psichica...
Persino una vita consacrata a Dio viene vissuta da un Io, che di fronte a Dio parla di un Io e sostiene un Io e che non ricade immediatamente nella divinità, ma si riserva una libertà e una volontà che lo pongono in una certa misura al di fuori della divinità.
Soltanto mediante l'autoaffermazione ci si assicura la propria libertà di scelta, così come fece Lucifero.
Ogni distinzione da Dio è allontanamento, estraniazione, caduta.
Già in Paradiso il peccato originale era inevitabile.
La contrapposizione all'essenza del male non è costituita dalla fedeltà alla legge, ma piuttosto dall'amore e dal bene.
La malignitas dell'uomo collettivo si è manifestata nel nostro tempo in maniera ben più terrificante che nella storia del passato, ed è su questo metro obbiettivo che vanno misurate le colpe più gravi e quelle più lievi.
Ci occorre infatti maggiore sottigliezza casistica, perché da molto tempo non si tratta più di estirpare il male, bensì di sostituire un male maggiore con uno minore.
Non ci si sottrae al conflitto neppure con la negazione dei valori morali. Un pensiero di questo genere è  estraneo al nostro istinto e contrario alla natura. Ogni gruppo umano che non si trovi proprio in una prigione si muoverà a seconda del proprio grado di libertà, sulle vie alla quali è già da tempo avvezzo.
Quali che siano la definizione intellettuale del bene e del male e il valore che si attribuiscono loro, non è possibile eliminare questo contrasto, poiché nessuno lo può dimenticare.
Anche il cristiano che si sente redendo dal male si ricorderà che neppure San Paolo riuscì a liberarsi dalla sua "spina nella carne".
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

mercoledì 28 gennaio 2015

Mestieri antichi e industria moderna



In ogni civiltà tradizionale qualsiasi attività umana viene sempre considerata come essenzialmente derivante dai principi; questo, che è particolarmente vero per le scienze, lo è altrettanto per le arti e i mestieri.
Secondo una formula che era un assioma fra i costruttori del Medioevo ars sine scientia nihil è da intendersi naturalmente nel senso di scienza tradizionale e non di quella scienza profana perché l'unico risultato possibile dell'applicazione di questa è la nascita dell'industria moderna.
Il mestiere è un'attività che riveste un carattare prettamente "sacro" e "rituale", ogni occupazione è un sacerdozio.
Per rendersi conto del carattere "sacro" di tutta quanta l'attività umana si prendano in esame  civiltà in cui gli atti più comuni dell'esistenza vi hanno sempre qualcosa di religioso, la religione (a spiritualità) compenetra tutta l'esistenza dell'essere umano, o per meglio dire, nel suk ambito si trova come inglobato tutto quanto costituisce tale esistenza, e in particolare la vita sociale propriamente detta.
Presso altri popoli, ove il nome "religione" non può convenientemente applicarsi alla forma di civiltà considerata, v'è tuttavia una legislazione tradizionale sacra, la quale pur avendo caratteristiche diverse, svolge esattamente la stessa funzione:
Se si passa dall'exoterismo all'esoterismo si constata l'esistenza di un'iniziazione legata ai mestieri, la quale prende questi per base o per supporto, i mestieri hanno dunque un significato superiore e  più profondo per poter fornire una via di accesso all'ambito iniziatico.
La nozione di swadharma come è intesa nella dottrina indù, riguarda lo svolgimento da parte di ciascun essere di un'attività conforme alla sua essenza o alla sua natura propria.
Nella concezione profana moderna un uomo può dedicarsi ad una professione qualsiasi, ed anche cambiarla a suo piacimento, come se questa professione fosse qualcosa di puramente esteriore a lui.
Nella concezione tradizionale al contrario ciascuno deve normalmente svolgere la funzione cui è destinato dalla sua natura, con le attitudini che questa essenzialmente implica.
Secondo la concezione tradizionale sono le qualità essenziali degli esseri a determinare la loro attività: nella concezione profana invece queste qualità non contano e gli individui sono considerati altro che "unità" intercambiabili e puramente numeriche.
Questa concezione moderna non può offrire alcuna possibilità d'ordine iniziatico ed anzi può rappresentare un vero e proprio impedimento allo sviluppo di ogni spiritualità.
Il mestiere è qualcosa dell'uomo stesso, un'espansione, una manifestazione della sua natura, che serve come base alla sua iniziazione.
Quello che conta è risvegliare le possibilità latenti che l'essere porta in sé stesso.
Nel lavoro industriale l'operaio non mette niente di sé stesso: è reso perfettamente privo di iniziativa dalla "formazione", o meglio dalla deformazione professionale ricevuta, che ha come unico scopo quello di insegnargli ad eseguire movimenti meccanici senza che debba capirne la ragione, l'uomo diventa servitore della macchina e il suo lavoro non ha più nulla di umano.
Si può osservare come la macchina è l'opposto di utensile e non un utensile perfezionato.
Il primo è il prolungamento dell'uomo stesso, mente la macchina riduce l'individuo alle condizioni di suo servitore; e se si può dire che l'utensile generò il mestiere, la macchina lo uccide.
Il "progresso" appare alle tradizioni come una decadenza profonda che sta conducendo l'umanità verso i "bassifondi" ove regna la quantità pura.
Tratto da "Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi" R.Guenon

lunedì 26 gennaio 2015

Ermete, Buddha, Wotan, Cristo, Henoch, Seyidna Idris



La tradizione ermetica si riferisce propriamente ad una conoscenza d'ordine cosmologico, intendendo quest'ultimo termine nella sua duplice applicazione "macrocosmica" e "microcosmica".
L'ermetismo deriva dal nome Ermete e l'Ermete greco presenta delle caratteristiche che rispondono esattamente a ciò di cui si tratta, e che si esprimono segnatamente nel suo principale attributo, il caduceo: tale simbolo si riferisce direttamente ed essenzialmente a quella che si può chiamare l'"alchimia umana" che concerne le possibilità dello stato sottile, anche se esse devono essere viste soltanto come strumento preparatorio per una superiore realizzazione, come avviene, nella tradizione indù, per le pratiche equivalenti che rientrano nello Hatha-Yoga.
Si potrà trasferire tutto ciò all'ordine cosmico, poiché ciò che è nell'uomo è corrispondentemente nel mondo e viceversa.
Come è detto nelle Rasâil Ikhwân es-Safâ, "il mondo è un uomo di gradi dimensioni, l'uomo è un mondo di piccole dimensioni" In virtù di questa corrispondenza si tratta propriamente del "mondo intermedio" in cui sono liberate forze la cui natura duale è rappresentata molto chiaramente dai due serpenti del caduceo.
Ermete è raffigurato come il messaggero degli Dei e come il loro interprete (hermeneutes), intermediario fra i mondi celeste e terrestre, con la funzione ulteriore di "conduttore delle anime" (psycho pompos), che in ordine inferiore si riferisce manifestatamente al dominio delle possibilità sottili.
Qualcuno potrebbe obbiettare che Ermete sta per per il Thoth egizio e che Thoth rappresenta propriamente la Saggezza, riferita al sacerdozio, quale custode e continuatore della tradizione; in ciò si deve ravvisare più specialmente un certo aspetto di Thoth, corrispondente ad una certa parte della tradizione, quella cioè comprendente le conoscenze relative al "mondo intermedio".
In India, il pianeta Mercurio (o Ermete) è denominato Budha, parola la cui radice significa propriamente la Saggezza; anche in questo caso, è sufficiente determinare l'ordine in cui questa Saggezza che nella sua essenza è il principio ispiratore di ogni conoscenza, deve trovare la sua applicazione più particolare quando essa è rapportata a questa funzione specializzata:
Non bisogna confondere il nome Budha con quello di Buddha benché entrambi abbiano evidentemente il medesimo significato radicale e benché poi taluni attributi del Budha planetario siano stati trasferiti successivamente al Buddha storico, raffigurandosi quest'ultimo come "illuminato" dalla irradiazione di questo astro di cui avrebbe assorbito l'essenza in sé.

Notiamo che la madre di Buddha è denominata Mâyâ-Devi e che, presso i greci e i latini, Maia era anche la madre di Ermete o di Mercurio.
Da ricordare che il mese di Maggio deriva il suo nome da Maia, madre di Mercurio alla quale era anticamente consacrato; ora nel Cristianesimo è divenuto il "mese di Maria" con un'assimilazione certo non solo fonetica fra Maria e Maia.
A proposito del nome Budha c'è una cosa da segnalare, esso in realtà è identico a quello dello scandinavo Odino, Woden o Wotan; i romani assimilavano quest'ultimo al loro Mercurio e nelle lingue germaniche il mercoledì o giorno di Mercurio è ancora oggi designato come il giorno di Odino.
Il Votan delle antiche tradizioni dell'America centrale è Quetzalcohuatl l'uccello-serpente, e l'unione di questi due animali simbolici viene rappresentata anche dalle ali e dalle serpi del caduceo.
Nella tradizione islamica, Seyidna Idris viene assimilato contemporaneamente a Ermete e a Henoch; tale duplice assimilazione sembra  indicare una continuità di tradizione che risalirebbe al di là del sacerdozio egizio, quest'ultimo ha soltanto raccolto il retaggio di quanto Henoch rappresenta e che si riferisce manifestatamente a un'epoca anteriore.
Le scienze attribute a Seyidna Idris e poste sotto la sua speciale influenza, non sono le scienze puramente spirituali ricollegate a Seyidna Aissa, cioè al Cristo; sono le scienze che si possono definire "intermedie" l'alchimia e l'astrologia le quali si possono definire propriamente le scienze ermetiche.
Nell'angelologia ebraica Mikael è l'angelo del Sole e Raphael l'angelo di Mercurio, ma accade talvolta che i ruoli si invertano.
D'altronde se Mikael, in quanto rappresentante del Metatron solare, è assimilato esotericamente al Cristo, Raphael, conformemente al significato del suo nome, è il "divino guaritore" e il Cristo viene visto anche come "guaritore spirituale" e come "riparatore".
Il Cristo solare sarebbe propriamente il Cristo glorioso, cioè il decimo avatâra, che dovrà venire alla fine del ciclo cosmico.
Presso i greci la medicina era attribuita a Apollo cioè al principio solare e a suo figlio Asklepios (Esculapio dei latini) ma nei "libri ermetici" Asklepios diventa figlio di Ermete.
Il bastone di Asklepios ha stretti rapporti con il caduceo, attorno ad esso è avviluppato un solo serpente, quello che rappresenta la forza benefica trattandosi del genio della medicina.
Tratto da "Forme tradizionali e cicli cosmici" R.Guenon

venerdì 23 gennaio 2015

Materia e "materia"



Ciò che i filosofi scolastici chiamano in generale materia non deve essere minimamente identificata con la «materia» dei moderni, la cui nozione è complessa e per certi lati contraddittoria.
Il termine sanscrito mûla, applicato a Prakriti si riferisce al principio vegetativo, un'allusione alla radice a partire dalla quale si sviluppa la manifestazione e nella tradizione indù della natura «asurica» del vegetale il quale immergere le sue radici nel supporto oscuro del mondo, la sostanza il polo tenebroso dell'esistenza.
Non abbiamo niente di meglio nelle lingue occidentali attuali del termine "sostanza" in quanto principio univesale, è la potenza pura in cui niente è distinto o "attualizzato", o che costituisce il "supporto" passivo di ogni manifestazione, o sostanza universale.
Gli scolastici dopo Aristotele hanno distinto la materia prima e la materia secunda: la loro materia prima è la sostanza universale, mentre la materia secunda è la sostanza in senso relativo.
La materia secunda costituisce il lato potenziale di un mondo o di un essere, non è mai potenza pura; di potenza pura non c'è che la sostanza universale, la quale non soltanto si situa al di sotto del nostro mondo, ma al di sotto dell'insieme di tutti i mondi e di tutti gli stati compresi nella manifestazione universale.
La sostanza universale è il solo principio che possa dirsi propriamente «inintellegibile», non perché si sia incapaci di conoscerlo, ma perché, in effetti in esso non vi è niente da conoscere.
Non è nel lato sostanziale che bisogna cercare la spiegazione delle cose, bensì al contrario dal lato essenziale, il che si può tradurre, in termini di simbolismo spaziale, dicendo che qualsiasi spiegazione deve procedere dall'alto verso il basso e non il contrario.
La scienza moderna si riferisce esclusivamente al mondo sensibile (basso verso l'alto) quindi la loro materia non si può accomunare alla materia secunda, e le loro considerazione non possono aver a che fare con la materia prima perché se così fosse sarebbe sprovvista di qualsiasi proprietà e non si manifesterebbe in alcun modo, addirittura non sarebbe assolutamente niente di quanto i loro sensi possono percepire, mentre appunto loro definiscono materia tutto ciò che cade sotto i loro sensi.
Lo "scientismo" moderno pretende di eliminare ogni "mistero" ma il senso volgare di questo termine è ciò che c'è di oscuro e di meno intellegibile.
I fisici moderni sono arrivati per una specie di "logica dell'errore" a confondere la qualità e la quantità attribuendo quest'ultima alla loro materia finendo per porre tutta la realtà in essa.
La materia secunda del nostro mondo, tuttavia, non può essere priva di qualsiasi determinazione, perché, se così fosse, si confonderebbe con la materia prima nella completa "indistinzione".
Tutto ciò che esiste in questo mondo è necessariamente sottomesso alla quantità e si può dunque affermare che la quantità non è che un presupposto necessario ma che non spiega nulla, bisogna assolutamente astenersi dall'attribuirle un'importanza diversa da quella che ha, cioè di base senza dimenticare che la base per definizione è ciò che è situato a livello più basso.
Tratto da "Il Regno della  Quantità e i Segni dei Tempi" di R. Guenon

mercoledì 21 gennaio 2015

Dall'essere umano all'Unus Mundus



In un testo di Gerardus Dorneus viene descritta l'opera alchemica secondo certe antiche tradizioni medievali, secondo le quali l'essere umano comprende un corpo, una psiche (anima) e uno spirito (i anima razionale).
Durante la meditazione bisogna dapprima separare dal corpo la psiche e lo spirito, come fa ogni monaco nella sua cella.
Ciò significa staccarsi dai propri impulsi e appetiti fisici, liberarsi dal dominio della pulsione sessuale e da tutti gli elementi d'Ombra legati al corpo.
Poi si separa la psiche dallo spirito e si chiarisce quel che sono rispettivamente spirito, psiche e corpo.
Completato questo processo, che rientra nella parte analitica dell'opera alchemica, Dorneus descrive il modo in cui spirito e psiche si ricongiungono.
Un passo ulteriore si compie per il destino del corpo che è stato escluso:
Non ci si può limitare a gettarlo tra i rifiuti, anche esso deve essere salvato, riscattato nel seno dell'unità interiore, dell'unio mentalis già esistente.
Egli crede che il processo di meditazione debba consentire anche la riunificazione del corpo con le altre parti dell'essere, l'unio corporalis.
Si tratta di ricreare il corpo immortale all'interno del corpo mortale, il corpus glorificationis.
Dopo aver separato le componenti, averle purificate dagli elementi negativi e averle riunite di nuovo in modo tale che l'individuo nella sua interezza sia diventato uno nel suo corpo glorioso, il genio di Dorneus prefigura l'unione dell'essere umano con l'unus mundus, il mondo nella sua interezza, l'unità del cosmo.
Ciò significa che alla fine del processo interiore, l'unificazione trascende i limiti individuali, e spirito, psiche e corpo diventano tutt'uno con il cosmo.
L'unus mundus è un concetto teologico medievale secondo il quale Dio, prima di creare il mondo, il cosmo, ne aveva concepito il modello, come ogni buon architetto.
Questa concezione era avvenuta nella Saggezza divina, l'Anima mundi, forma femminile dell'unus mundus.
Quest'ultimo non è il cosmo quale esiste attualmente ma la sua concezione nella psiche o nello spirito di Dio, vale a dire il piano o il progetto che in seguito Dio ha realizzato.
Quando un individuo raggiunge lo stato di conoscenza e di unificazione interiore descritto da Dorneus, non si unisce al cosmo che noi conosciamo e che è corruttibile e soggetto alla morte, ma all'unus mundus, quel modello psichico del mondo che è bello Spirito, nella Saggezza di Dio.
L'individuo vive una coniunctio, un atto d'amore con la Sapientia Dei, diventa un tutt'uno con essa, sposa questa Saggezza che è identica all'unus mundus e che coincide con l'esperienza degli eventi sincronistici:
L'inconscio è una realtà onnipresente, fino ai confini stessi del cosmo e il pensiero medioevale, non disponendo di tale concetto, collocò la psiche individuale in un rapporto di unione magica con il cosmo intero.
Dorneus propose questa idea geniale di um unione non con la realtà tangibile ma con l'unus mundus.
Questa realtà interna allo spirito di Dio, o con la Sapientia Dei, che nella Bibbia appare come una personificazione femminile e si manifesta attraverso eventi sincronistici.
La mariologia moderna considera la Saggezza di Dio come modello preesistente della Vergine Maria.
Così come il Cristo esisteva prima della sua incarnazione in quanto Logos o Verbo, la Saggezza esisteva "fin dal principio, dagli inizi della terra" ed era con Dio "come architetto".
Poiché rappresenta la Saggezza divina eterna, Maria deve riprendere in qualche modo il posto che le spetta presso Dio, quello di una figura femminile e della materia del mondo divino.
Il riconoscimento di Maria corrisponde al riconoscimento dell'aspetto psichico della materia, psiche e materia, in realtà, sono due aspetti di un unico fenomeno vivente, che, osservato dall'esterno in modo estroverso e con metodi estroversi dà i risultati osservati dai fisici, ma che,  osservato soggettivamente, rivela la fenomenologia spirituale.
Tratto da "I miti di creazione" di Marie-Louise von Franz

lunedì 19 gennaio 2015

...Quanto sapere perduto...


Mi sono costantemente domandata se la storia ufficiale fosse attendibile o no... completa o no, ...totalmente veritiera o no..
Se pensiamo ai nostri libri di storia le informazioni fondamentali che creano la continuità del passato sono basate per lo più su avvenimenti bellici;
Per quanto lo spirito guerriero sia atavico in ognuno di noi, e forse è per questo che il nostro passato è stato suddiviso principalmente con le varie prese di potere e conquiste di territorio, penso che tantissime altre informazioni del passato, anche molto rilevanti e non di carattere bellico siano andate perdute a causa proprio di quest'ultimo...
Le nostre vere origini, le nostre totali e reali capacità, formule, scoperte, ecc... Chissà quante informazioni perdute ogni volta che un popolo noncurante della cultura assediava una città, regione, luogo...
Quanta saggezza andata persa, arsa o distrutta dalla bramosia e dall'ignoranza o peggio ancora dall'intenzione oscurantista di chi sapeva ma non voleva tenere alla portata di tutti verità preziose...
Qui di seguito alcune delle catastrofiche perdite di preziosi tesori intellettuali che sono avvenute nella storia conosciuta...
Nell'AniMo Antico

Nel 48 a.C. i soldati di Giulio Cesare incendiarono la Biblioteca di Alessandria.
Essa doveva contenere 700.000 volumi.
Su di essa infierirono in seguito gli imperatori Caracalla e Aureliano, che nel 270 ne fece demolire buona parte, un patriarca cristiano, Teofilo nel 391 appiccò  un incendio nel vicino Serapeum.
Nel 416 d.C. Orosio trovò la biblioteca già spoglia di libri.
Il colpo di grazia giunse per mano mussulmana: nel 641 d.C. il califfo Omar ordinò che gli ultimi volumi rimasti fosse dati alle fiamme perché bastava il Corano.
Esistevano numerosi altri luoghi simili, andati distrutti nel corso della storia per via dell'ignoranza umana
Solo i dotti, i sacerdoti, i filosofi e gli studiosi consideravano questi come luoghi sacri.
Nel Ramesseum presso Tebe vi era una biblioteca consacrata a Thot, circa 2000 anni prima di Cristo e anche a Tell Amarna ve ne sarebbe stata una fortissima.
Le preziose raccolte egizie andarono perdute in seguito alla dominazione assira, persiana e macedone.
Un'altra importante biblioteca era quella di Pergamo, fonda da re Attalo I (241-197 a.C.). Quando Marcantonio ne fece dono a Cleopatra, 200.000 volumi ne riempivano gli scaffali.
La biblioteca fondata da Sant'Agostino a Ippona venne saccheggiata dai Vandali nel 430 d.C.
Nel 212 a.C. l'imperatore Chin Shin Hunag Ti, ordinò la distruzione di testi relativi all'antica Cina, comprese importanti opere di Confucio e Mencio.
Nel 54 d.C. a Efeso, San. Paolo fece gettare tra le fiamme tutti i libri e documenti contenenti "notizie curiose".
Negli anni 296-303 d.C., poco prima dell'editto di Costantino(313), Diocleziano fece distruggere tutte le biblioteche cristiane, compresa quella di Cesarea contenente 20.000 volumi, tra i quali antichi manoscritti greci ed egizi.
Nel 395 Costantino fondò una biblioteca con più di 10.000 manoscritti, andò distrutta nel 727 d.C. per volere dell'imperatore bizantino Leone II Isaurico.
Venne ricostruita nel X secolo d.C. ma venne incendiata nel 1453 dai turchi di Maometto II.
Nel VII secolo d.C. un gruppo di monaci irlandesi da alle fiamme le tradizioni e gli annali celtici, circa 10.000 testi.
Nel XIII secolo i Cattolici diedero alla fiamme i libri sacri dei catari ed altri testi considerati eretici.
Tale scempio verrà ripetuto almeno fino al XX secolo.
Nel 1926 distrutto il giacimento archeologico di Glozel, in Francia e poco più di dieci anni più tardi la biblioteca preistorica di Lussac-les-Chateaux.

Tratto da "Dei del Cielo e Dei della Terra" di Giorgio Pastore 

venerdì 16 gennaio 2015

Il corpo glorioso e la pietra filosofale


L'alchimia offre una versione molto interessante di questo tema "L'Apocalisse e il corpo glorioso".
Secondo la concezione degli alchimisti, quale appare già nei testi più antichi a noi noti che risalgono al primo secolo della nostra era e alcuni, addirittura, al primo secolo avanti Cristo, l'opera alchemica che avviene nella storta (a creazione della pietra filosofale) è una ripetizione della creazione e nello stesso tempo la realizzazione del corpo glorioso.
L'idea alchemica di pietra filosofale è tutt'uno con l'idea di corpo glorioso.
In Oriente, diverse pratiche di meditazione yoga perseguono il fine di produrre, all'interno dell'individuo, il "corpo adamantino", nucleo immortale della personalità.
Nel buddhismo tibetano, Indiano e in parte anche in quello cinese troviamo fin dai tempi molto remoti l'idea che la pratica religiosa della meditazione abbia come scopo di creare, nel corpo ancora vivo e mortale, il corpo di diamante nel quale l'individuo si trasforma.
Il corpo glorioso o una sorta di sostanza immortale che racchiude la personalità individuale quindi, viene già prodotto dalle pratiche religiose di questa vita.
Questa idea all'insegnamento ufficiale cristiano, emerge con forza, nella filosofia alchimistica.
Uno dei più antichi trattati di alchimia si intitola "Il filosofo e Gran Sacerdote Comario insegna a Cleopatra l'arte divina e sacra della pietra filosofale".
Comario deriva dal siriano Comar che significa sacerdote.
Vi è anche una sostanza alchemica, una sostanza mistica, chiamata komaris, considerata la prima materia, la materia fondamentale di tutto il processo. Dunque è possibile che il nome del gran sacerdote alluda a questa sostanza fondamentale.
All'epoca l'arte alchemica era un segreto costudito dal Gran Sacerdote e non era generalmente divulgato.
Il testo esordisce così:
Questo trattato è il resoconto d'oro e d'argento che il Sacerdote e filosofo Comario fece alla saggia Cleopatra sulla creazione. Comario insegna a Cleopatra la filosofia mistica. Seduto su un trono, parla della filosofia segreta, possiede la gnosi mistica e può insegnare a coloro che sanno, la mostra persino nell'incavo delle mani, la Monade che abbraccia il Tutto, e che egli estrae dai quattro elementi.

L'idea che la totalità dell'universo sia divisa in quattro elementi è di importanza fondamentale, assolutamente centrale per le diverse tradizioni alchimistiche di tutti i tempi.
Quando i quattro elementi sono unificati, si ottiene al loro posto l'elemento base da cui i quattro hanno avuto origine.
Essi sono allora nuovamente ridotti al loro stato di prima materia.
Così si manifesta la Monade Una, la monade-totalità, che racchiude e pervade tutto, la quinta essentia, come la chiamarono parecchio tempo dopo gli alchimisti latini, una quinta essenza che non costituisce un quinto elemento, ma il prodotto e la condensazione degli altri quattro.
Il testo procede:
La terra si è solodificata sopra le acque e le acque [si sono innalzate] sopra le montagne. Prendi dunque, o Cleopatra, la terra che è sopra le acque e fanne emergere un corpo spirituale [ con] lo spirito dell'allume. Queste cose assomigliano alla terra e al fuoco, le une al fuoco per il suo calore, le altre alla terra per la sua aridità.  Le acque sovracelesti rassomigliano all'aria per il freddo che è in loro, per la loro umidità all'acqua.
L'idea espressa da questo brano è che, mescolando i quattro elementi, si mescolano anche le quattro proprietà.
Ecco che, una sola perla e da un'altra, tu estrai, o Cleopatra, tutta la tintura....
Così abbiamo scoperto [l'idea] generale della natura in ogni cosa. Nella prima parte si tratta di nerezza [la nigredo dell'alchimia latina], nella seconda del bianco (albedo), nella terza del giallo (citrinitas), nella quarta del rosso (rubedo).
...come stadi intermedi fra la nerezza, il bianco, il giallo e la iosis, esistono la macerazione e il lavaggio delle forme;
Fra il bianco e il giallo esiste la pratica della fusione dell'oro, fra il giallo e il rosso la divinazione in due della composizione. Lo scopo dell'opera è il vaso con i seni, nel quale ci si propone di separare i liquidi (volatili) dai residui fissi, con un tempo molto lungo.
Possiamo individuare l'identità fra filosofia e natura, il che significa che la suddivisione della natura in quattro elementi corrisponde alla suddivisione della "filosofia" in quattro parti.
Dalla "filosofia" dipende il fatto che tutto in natura è diviso in quattro, e anche gli stadi alchemici sono quattro quindi ritorniamo al concetto di Mandala e al concetto che il centro è il punto più importante dell'opera.
Il centro la quinta essenza, la pietra filosofale, il corpo glorioso.
Lo scopo dell'opera è la costruzione di un vaso con i seni.
Questo vaso è un tipo di recipiente alchimistico probabilmente inventato in Egitto, esso rappresenta il cosmo e il suo funzionamento.
Tratto da "I miti di creazione" di Marie-Louise von Franz

mercoledì 14 gennaio 2015

Il vaso alchimistico, la figura femminile come simbolo della creazione


In te Cleopatra è celato tutto il terribile e meraviglioso mistero. Illuminaci, illustraci la natura degli elementi. Spiegaci come ciò che è superiore scenda verso l'inferiore, come l'inferiore salga verso il superiore, come il mediano si avvicina all'inferiore e al superiore, cosicché questi ultimi diventano una cosa sola rispetto al mediano; spiegaci come le acque benedette scorrono giù dall'alto a cercare i morti, che giacciono tutt'intorno, incatenati e oppressi nelle tenebre e nell'oscurità, nel cuore dell'Ade. E spiegaci come l'elisir di vita giunga a loro e li ridesti, traendoli dal loro sonno, per i loro signori e padroni.
L'assemblea dei filosofi dice a Cleopatra, loro maestra, che in lei, in questa donna alchimista, è racchiuso il terribile segreto. I testi e le incisioni ci mostrano la coppia alchemica, l'artista e la sua soror, uniti nella loro ricerca.
Ma la soror è anche l'Anima dell'alchimista uomo. Così appare chiaro il senso di questa proiezione.
Il segreto della creazione e quello del suo rinnovamento, è nascosto in una figura femminile, in questo caso la saggia Cleopatra. 
Analogamente, all'inizio di diversi miti di creazione appare una figura femminile, una donna gravida dell'intero universo.
In questo testo alchimistico troviamo la figura mistica femminile che racchiude tutto il segreto dell'arte e della creazione e poiché non si tratta di una creazione materiale, l'idea assume una sfumatura spirituale della conoscenza del mistero.
Analogamente la Gerusalemme celeste è "pronta come una sposa adorna per il suo sposo".
Anche nel testo biblico il mistero della nuova creazione è legato a una figura femminile che si avvicina alla coniunctio.

Nell'Apocalisse questa "sposa adorna per il suo sposo" è identificata con la donna che porta la corona di dodici stelle e che dà alla luce un nuovo salvatore.
Poi il testo alchimistico descrive come tutti gli elementi si uniscono nel centro; tutti gli elementi confluiscono e si fondono nel centro: questo è il segreto.
Ed ecco emergere una nuova idea: mentre avviene questo fenomeno straordinario della condensazione di tutti gli elementi dispersi, l'elisir di vita penetra nel mondo inferiore dove giacciono i morti e li resuscita.
Questa condensazione che coincide con la resurrezione dei morti ci riporta al motivo del corpo glorioso.
Cleopatra risponde: "Le acque, penetrano, ridestano i corpi e gli spiriti, che giacciono prigionieri e privi di forze... A poco a poco essi si muovono e si alzano, rivestendosi di mille colori, stupendi come i fiori  primaverili. La primavera è lieta e gioiosa della fiorente pienezza che sboccia in loro...
Quando prendete dai loro luoghi le piante, gli elementi, le pietre, essi sembrano belli, ma non lo sono; lo diventano soltanto dopo essere stati sottoposti alla prova del fuoco. Solo quando avranno ricevuto la gloria che viene dal fuoco e il colore splendido che ne risulta, allora si manifesterà la loro gloria nascosta, la bellezza tanto ricercata, il che avviene quando la materia viene trasformata dal fuoco in sostanza divina".
I corpi originali dalla materia nella sua forma primigenia, bella solo in apparenza, con la prova del fuoco ( il sole spirituale) tramutano e si ottiene una sostanza che racchiude una gloria spirituale nascosta, che il testo definisce addirittura divina.
Quel che produce la condensazione dei diversi materiali è dunque un corpo divino, un corpo trasformato fino ad assumere natura divina.
In un testo alchemico intitolato Aurora consurgens, che fu attribuito a Tommaso d'Aquino, l'autore offre una descrizione estatica dell'apparizione di una donna che scende verso di lui dall'alto del cielo, che egli chiama Sapientia, la Saggezza di Dio, e che secondo lui, è nello stesso tempo la conoscenza mistica dell'alchimia. Nel capitolo precedente a questo egli identifica la pietra filosofale con la Gerusalemme celeste.
Ritroviamo l'idea che emerge dall'Apocalisse: la Gerusalemme celeste, figura divina femminile personificata come la Sapientia Dei, è identica all'alchimia e al suo frutto: la Gerusalemme celeste e lav pietra filosofale sono un'unica e identica realtà.
Tratto da "I miti di creazione" di Marie-Louise vo Franz

lunedì 12 gennaio 2015

L'oro mistico

La nigredo, la nerezza, è costantemente paragonata allo stato di morte durante il quale il cadavere si decompone nella tomba; l'albedo è la fase in cui le abluzioni cancellano la morte e il fetore della tomba.
Infine nasce il bambino, l'infante Mercurio, l'infante divino o la pietra filosofale, che nello stesso tempo è semplicemente la filosofia alchemica rinnovata.
Il pensiero alchemico non ha mai una progressione lineare, ma procede in modo circolare, girando sempre intorno a un motivo centrale.
Questo motivo centrale può essere assimilato alla fabbricazione del vaso, alla pianta e la sua crescita, alla coniunctio di maschile e femminile e all'idea dell'uccello che cova un uovo.
Lo spirito e l'anima diventano una cosa sola e questa unificazione interiore di anima e spirito, dopo aver acquisito un corpo d'argento, si trasforma in un oro che non esiste nel tesoro dei re.
Si tratta perciò dell'unificazione di un'anima, di uno spirito e di un corpo, chiamato corpo d'argento, corpo femminile, e l'unificazione di questi tre produce il quarto, l'oro.
Questo oro non è oro comune ma è un oro mistico, una sostanza divina incorruttibile, che non potesse essere di nuovo divorata dal fuoco, un corpo immortale.
Questo oro generalmente chiamato oro filosofico nei testi successivi, è il corpo immortale che nasce dall'unione degli opposti e non è più esposto alla corruzione di questo mondo.
È divino ciò che, attraverso l'unione con la divinità, rende le sostanze divine, ciò che fa sì che lo spirito prenda corpo, gli esseri prendano un'anima...
Il corpo, lo spirito e l'anima sono indeboliti dall'ombra che si stende su di loro.
Ma quando lo spirito tenebroso e fetido viene respinto, il corpo diventa luminoso e l'anima si rallegra come lo spirito.
Quando l'ombra è fuggita dal corpo, l'anima chiama il corpo divenuto luminoso e gli dice: "Risvegliati dal fondo dell'Ade e levati dalla tomba. Risvegliati ed esci dalle tenebre. Ora tu hai assunto un carattare spirituale...."
L'ombra cessa di dominare poiché esso il corpo ha raggiunto la luce; il corpo non può più sopportare di essere separato dallo spirito e si rallegra nella dimora dell'anima.
È avvolto nella luce della divinità: il corpo, l'anima e lo spirito si sono congiunti nell'amore....
Attraverso la loro riunione il mistero è compiuto. La dimora è stata sigillata.
Questo testo antico descrive lo scopo finale dello sforzo degli alchimisti: giungere attraverso la loro arte a realizzare il corpo glorioso, in questa vita, senza attendere la fine del tempo.
L'alchimia rappresenta la corrente introversa che sottende la dottrina cristiana ufficiale e le è complementare.
La dottrina cristiana è convinta che non possiamo far nulla da soli e dobbiamo attendere Dio che ci resusciti alla fine dei tempi.
La tendenza introversa intendeva collaborare all'opera divina attraverso la pratica di una meditazione attiva e il tentativo di favorire, preparare o realizzare, sotto forma di evento mistico interiore, quel che gli estroversi si aspettavano di veder accadere dall'esterno.
L'alchimia non è mai stata anticristiana, essa rappresenta una corrente sotterranea che aggiunge alla concezione cristiana una dimensione psichica e mistica più interiore avvicinandola alle dottrine dell'Estremo Oriente.
Tratto da "I miti di creazione" di Marie-Louise von Franz

venerdì 9 gennaio 2015

Deviazione e Sovversione

"...Poiché è così che tutti i disordini parziali, anche quando appaiono in qualche modo come il disordine per eccellenza, sono nondimeno necessari nel concorrere all'ordine totale" R.Guenon
Guenon scrive questo libro nel 1945 ma questo argomento è attualissimo nel suo contenuto.
Questo post mette in evidenza la fase finale del compimento del regno della quantità, per ciò si intende il concetto attuale di "sistema" e di "massa" in cui l'uomo "meccanizza" tutto ma soprattutto sé stesso cadendo nello stato delle "false unità" numeriche perdute nell'uniformità e nell'indistizione della massa che non è altro che il trionfo della quantità sulla qualità.
La massa che ha gli stessi sogni, interessi, voglie, vite...
Stesso modo di pensare, analizzare e comprendere...
In più, oltre ciò abbiamo una religione sempre più essoterica e molto meno interiore e di pura spiritualità, che ci plasma fin dall'infanzia...
L'uomo viene "indirizzato" anche nel modo in cui occupare il suo tempo libero che tra l'altro, diventa sempre meno disponibile, perché la maggior parte del nostro tempo lo usiamo per lavorare e accumulare soldi per avere cose...
Nell'AniMo Antico

C'è da fare una distinzione tra deviazione e sovversione: si potrebbe dire che la deviazione è passibile di gradi indefinitamente molteplici, di modo che essa può effettuarsi a poco a poco in modo quasi insensibile.
Ma quando la deviazione è giunta al suo termine estremo, essa si rivolge in un vero e proprio "rovesciamento", vale a dire in uno stato diametralmente opposto all'ordine normale, ed è allora che si può parlare propriamente di "sovversione", secondo il significato etimologico della parola.
La sovversione intesa in questo modo non che l'ultimo stadio e la conclusione della deviazione, la contraffazione o la parodia dell'esistenza affinché il disordine assuma l'apparenza di un falso ordine, che dissimuli la negazione d'ogni principio sotto l'affermazione di principi falsi.
Tuttavia poiché contraffazione equivale a parodia c'è invariabilmente in tutte le cose di questo genere un elemento grottesco, il quale può essere più o meno appariscente, ma che in ogni caso non dovrebbe sfuggire a osservatori sia pur soltanto moderatamente perspicaci.
Si tratta dell'aspetto per cui tramite la menzogna, per quanto abile, non può far altro che tradirsi a cominciare dagli pseudo-riti "civili" e "laici", che mirano a fornire alla massa un surrogato puramente umano dei veri riti religiosi, per finire nel "naturismo", non meno artificiale, per non dire "antinaturale" delle inutili complicazioni dell'esistenza in cui lo "stato di natura" si confonde con l'animalità, di cui ne è stato risparmiato il semplice riposo dell'essere umano, minacciato pur esso di essere snaturato dall'idea, contraddittoria in sé, ma ben conforme all'"egualitarismo" democratico di una "organizzazione del tempo libero"  un modo per obbligare gli uomini il più possibile "in comune".
Si tenta in questo modo di imitare e di contrattare i principi superiori e trascendenti.
Per la natura stessa delle cose la tendenza verso la quantità pura non potrà mai arrivare a produrre completamente il suo effetto quindi perché la sovversione sia di fatto completa è necessario che qualcosa intervenga ossia la spiritualità alla rovescia.
Tutto ciò costituisce un'opera di deviazione, il cui prodotto è il materialismo più completo e grossolano addizionato da una falsa spiritualità e quest'ultima da ricorso a forze sottili inferiori davvero sovversive.
Il rovesciamento dei simboli tradizionali è un esempio lampante.
Tratto da "Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi" R.Guenon

Bisogna solo svegliarsi e iniziare a capire che non siamo una "massa" di pecore guidate dal proprio pastore al macello ma che ognuno di noi è un essere a se stante che interagisce complementarmente con gli altri e non in funzione di altri...
Bisogna riconoscere le falsità, i dualismi intellettuali che non fanno altro che deviare...
Nell'AniMo Antico

mercoledì 7 gennaio 2015

La vita "ordinaria"

L'uomo moderno è diventato impermeabile a qualsiasi influenza diversa da quella che cade sotto i suoi sensi; non solo le sue facoltà di comprensione sono divenute sempre più limitate, ma ugualmente si è ristretto il campo stesso della sua percezione.
Ciò che comunemente si designa "vita ordinaria" o "vita corrente" indica innanzitutto qualcosa in cui, per l'esclusione di qualsiasi carattere sacro, rituale o simbolico, niente che non sia puramente umano ha la possibilità di intervenire, e tutto ciò che superi una concezione del genere viene considerato e relegato in un ambito "straordinario", considerato strano e fuori dal comune.
Si tratta di un rovesciamento dell'ordine normale, quale è rappresentato dalle civiltà integralmente tradizionali in cui il punto di vista profano non esiste in alcun modo, rovesciamento che conduce sempre più all'ignoranza o alla negazione completa del "sovrumano".
L'espressione "vita reale" è in realtà la peggiore delle illusioni.
L'ambito dell'umano è concepito in un modo sempre più strettamente limitato, fino a ridurlo alla sola modalità corporea.
Nell'attuale stato di decadenza intellettuale, si è arrivati a perdere completamente di vista la nozione stessa di verità, cosicché quella di utilità, o di comodità, ha finito per sostituirvisi interamente.
Esistono ancora uomini per cui quella che essi chiamano "vita ordinaria" sarebbe una cosa assolutamente straordinaria, perché non corrisponde a niente di quello che realmente avviene nella loro esistenza.
Quel che più conta è che sono proprio quegli uomini a dover essere considerati veramente "normali", mentre i materialisti, con il loro vantato "buon senso" e tutto quel "progresso" di cui si considerano orgogliosamente i prodotti più perfetti ed i rappresentanti più "avanzati", sono in fondo soltanto degli esseri in cui certe facoltà si sono atrofizzate al punto di essere completamente abolite.
Tratto da "Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi" R.Guenon

venerdì 2 gennaio 2015

Legge Analogica


La legge analogica è per la spiritualità luce primordiale e chiave primitiva per lumeggiare e aprire gl'ignoti, invisibili e reconditi abissi delle iperfisiche entità, ed evocarle alla particolare vita ed alla specifica estrinsecazione dell'uomo.
L'entità fisica e l'entità spirituale che, compenetrandosi, costituiscono tanto il basso Universo, quanto l'inferiore natura dell'uomo, esplicando, la loro vita e le loro funzioni sinergicamente ed armonicamente, concorrono alle svariate funzioni ed alle molteplici manifestazioni generali e speciali dell'universale e anche della particolare vita.
Quindi l'atomo, la cellula, l'organismo, il mondo e l'Universo, nel singolo e nel complesso, nel particolare e nel generale, nel denso e nel sottile, sono regolati da analoghe leggi consone ed armoniche, donde deriva che, per le stesse ragioni di sinergia e di consonanza, simili ed armoniche tra di loro sono pure tanto le leggi che regolano i costituenti del denso piano fisico animato, quanto quelle che regolano la sottilissima entità spirituale animante.
Per legge analogica si intende, appunto, quella legge per la quale, in condizioni uguali, simili ed analoghe, il rispettivo risultato è uguale, simile ed analogo tanto nelle parti, quanto nel tutto ed anche nel complesso, come pure le diverse entità che si compenetrano.
Oltre la prova scientifica e sperimentale, anche i  l'esposizione dei testi sacri in similitudini e in parabole, fornisce la dogmatica conferma della verità della legge analogica.
Le parabole e le analogie si adattano perfettamente alla natura ed alle funzioni di entità che hanno simili leggi.
E così l'invisibile analogamente può essere esposto in parabole e in similitudini per cui, prima ancora della diretta percezione, può acquistarsene quella superiore conoscenza, così feconda di evolutivo risultato.
Concludendo, quindi, con la legge analogica del cognito visibile si conosce e si arguisce l'incognito invisibile.
Dal simile visibile si riconosce l'altro simile non ancora visibile, in ordine superiore e spirituale si può formulare: dal visibile manifestato si riconosce l'invisibile manifestante, essendo entrambi modalità e gradazioni diverse dell'unica vita, per cui la differenza è solamente apparente per la rispettiva densità dal visibile all'invisibile.
Si deve considerare il visibile come prodotto, manifestazione ed indice dell'invisibile, che si comporta come l'ombra col corpo.
Con questa legge, dal cieco brancolar da orbi nelle tenebre, progressivamente si consegue quella vista novella, che, eclissando la comune, l'ignoto ed oscuro invisibile conosce e percepisce come cognito e splendente visibile.
Tratto da "Tecnica dell'Evoluzione Spirituale e Divina dell'Uomo" dr. C. Migliore 1913

Legge di Reazione


Ciascun essere nelle sue parti e nella sua totalità parzialmente e totalmente reagisce agli stimoli che generano spostamento, squilibrio, disordine ed agendo in senso contrario si rimette, si riequilibra, si riordina con una speciale funzione, che vien chiamata reazione.
Funzioni e vita sarebbero permanentemente compromesse se a questi opposti stimoli ed agenti non si opponesse una pronta e continua reazione che con contrarie funzioni sollecitamente e permanentemente compensandone ed elidendone gli effetti, non ristabilisse l'equilibrio.
È provato il fatto che l'evoluzione individuale cresce col crescere delle contrarie resistenze spontanee o procurate (allenamento).
Chi ignora questa legge, col tentativo di carpire direttamente subisce, per la  reazione che provoca, il contrario: mentre il sapiente, agendo indirettamente e similmente a ciò che vuole evitare, anziché peggiorare, come sembrerebbe, ottiene, invece, come effetto della provocata reazione, l'opposto di quello che ha fatto, che è precisamente il desiderato.
Come il corpo così anche lo spirito con l'esporsi alle amarezze ed alle tribolazioni, si corrobora tanto, da raggiungere quella straordinaria e superiore evoluzione che si constata in tanti spirituali i quali conservano la loro stupefacente, imperturbabile e serena eguaglianza di spirito nelle più gravi avversità e tribolazioni, perfino nei pericoli di vita, come un Epiteto, un Socrate e tanti martiri, quantunque vittime pure meravigliosamente superiori alla cieca e brutale umana ignoranza.
È anche vero che le tempestive e violente costrizioni e repressioni di strette astinenze e di gravi imposizioni di lungo digiuno, di perfetta reclusione, di assoluto silenzio, spesso, per reazione, provocano insaziabile cupidigia e sbrigliata intemperanza.
In sé stessi e negli altri bisogna evitare di provocare reazioni demolitive con brusca o violenta repressione o imposizione, o col voler violentemente strappare o ficcare; ma bisogna studiarsi di stimolare e di provocare benefiche reazioni evolutive, rimuovendo per gradi e progressivamente il cattivo, col considerarne le deleterie conseguenze. Così appunto, evitando le contrarie e provocando le favorevoli reazioni, s'impedisce l'involuzione e si favorisce l'evoluzione.
Lo spirituale con la sua sapienza, deliziandosi nelle amarezze del Giobbe e nei dolori del Cristo, con la salutare e possente reazione che provoca nello spirito, lo corrobora, lo eleva e lo evolve tanto da conseguire una stabile, effettiva, crescente felicitá.
Tratto da "Tecnica dell'Evoluzione Spirituale e Divina dell'Uomo" dr. C. Migliore 1913

Legge di Reciprocità


Tanto l'Universo quanto l'uomo, tanto il tutto quanto le parti che vivono oltre la propria vita specifica, anche una vita di relazione, di intimi rapporti, di reciproche influenze, di scambievoli azioni e reazioni, come influenzanti e influenzati, come cause ed effetti, ecc.
Tutto infatti si muove, vibra, si trasforma, agisce, reagisce, irradia ed è irradiato, perché ciascuna cosa vive la vita più svariata, molteplice e complessa, essendo parte dell'universale vita, simultaneamente manifestazione ed efficiente del Tutto.
Questo insieme di vita si espande non solo collateralmente  fra gli elementi dello stesso piano fisico, ma anche tra gli integranti costituenti dell'Universo e dell'uomo, cioè tra piano fisico e spirituale, e tra spirituale e fisico.
La radice nutre la chioma della pianta, e la chioma la radice, tanto che la chioma muore per la recisione della radice come la radice muore se la chioma si danneggia gravemente.
Come un corpo malato dal nutrimento cava malattie, un corpo sano dal nutrimento cava sanità e benessere, così lo spirito cattivo attira dall'ambiente cattivi pensieri e cattivi sentimenti coi quali peggiora, come lo spirito buono attinge dall'ambiente buoni sentimenti e buoni pensieri con i quali migliora
Questo nesso e connesso di crescente reciproca influenza costituisce quel possente rapporto che, per indicarlo, si chiamerà legge di reciprocità, la quale in genere si può enunciare: quale il  funzionante tale la funzione, e quale la funzione tale il funzionante.
Ecco il possente e generale mezzo pei progressi e per le evoluzioni in genere, e specialmente per l'evoluzione spirituale in particolare: modificare, migliorare, intensificare ed elevare le funzioni in genere significa modificarsi rinforzarsi, migliorarsi ed evolversi sempre più:
"Non giudicate e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati. Perdonate e sarà perdonato a voi" Luca VI.37,38
Diverrete cioè quello che, con le rispettive funzioni, per reciprocità farete di voi stessi.
La spiritualità, per reciprocità, è prodotto ed è efficiente, e cresce proporzionalmente al suo stato di progressiva evoluzione.
Come la poesia e la musica generano proporzionalmente i rispettivi sentimenti, ed i rispettivi sentimenti proporzionalmente generano poesia e musica.
Migliorando, intensificando ed innovando le funzioni, si migliora, si accresce l'attuale e si evoca anche il rudimentale e latente a maggiore, migliore, progressiva e superiore evoluzione.
Il compiacersi dell'apologia della pietà, l'ammirare il compassionevole e l'esaltarsi per il sublime trionfo di colui, che per solo sentimento di compassione immola se stesso all'amore degli altri, significa, per la legge di reciprocità, prepararsi a riportare sul sordito egoismo la vittoria delle vittorie, che estolle al sublime trionfo dell'essenza divina dell'anima.
Tratto da "Tecnica dell'Evoluzione Spirituale e Divina dell'Uomo" dr. C. Migliore 1913

giovedì 1 gennaio 2015

Riflessioni di Capodanno (2015)

Si chiude il 2014
Un anno importante...
Un anno di crescita, un anno di "rimessa in discussione"...
Un anno ricco di persone che sono andate via, tornate, arrivate e rimaste...
Un anno in cui ho dato il 100% per non restate sempre uguale al giorno precedente ma crescere ogni momento della mia quotidianità un pochino di più...
Un anno di scelte coraggiose....
Un anno di "lasciar andare"....
Di "perdite" di zavorre, di passato paralizzante...
Un anno di lotta interiore per ritrovare tutte le parti di me perdute...
Un anno testardo, di "non arrendersi mai" e andare a fondo in ogni situazione...
Un anno di colonne crollate ma ricostruite più forti di prima...
Un anno di amore verso me stessa, di tenerezza e bontà verso i miei piccoli grandi limiti...
Un anno di cambiamento soprattutto di prospettiva, attraverso la quale cambia qualsiasi cosa....anche un mondo che proprio bene non va...
Un anno di infinite partenze verso mete sempre nuove...
Perché è così che voglio ogni mio anno...mai perso nella staticità ma sempre dinamico nelle crescite interiori...
E quest'anno amando me, sono riuscita ad aprire le braccia all'Amore...
Perché solo amando se stessi si riesce ad amare pienamente gli altri e solo così si riesce a farsi amare come quando due corpi appartengono ad un'unica anima....
Un anno finito nell'Amore e un inizio nel nome dello stesso...
L'unico obiettivo di una persona che trova la sua completezza in sé stessa, è trovare e rimanere nel suo centro...e l'unico grande passo verso la perfezione è vivere un amore che accresce il proprio centro invece di rovinarlo...
Un amore che concorre alla conservazione della propria completezza interiore senza invadenza né prevaricazione...
Accrescersi l'un l'altro, formare la monade perfetta dentro e fuori di sé...è questo ciò che auguro per il 2015 di ognuno...
Il nuovo anno saprà aprirsi al nuovo a braccia aperte verso l'infinito...e accogliere in sé tutto ciò che di buono o cattivo la vita ti regala per gioire o crescere...
Il 2015 l'anno del numero 8, l'archetipo dell'Imperatore, per divenire ognuno il Re di sé stessi senza dipendenze né prevaricazione esterne..
L'anno della padronanza di sé...
Nell'AniMo Antico

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