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martedì 29 dicembre 2015

"L'anima si muove in cerchi"

                

L'influenza dell'angelo, del genio e le situazioni apparentemente trascurabili attraverso le quali esso (il  daimon) opera come in un capriccio, come in un estemporaneo cambiamento di programma.
"Nei sistemi non lineari"
Non possiamo  più  pensare alla nostra biografia come a un sistema vincolato dal tempo, come una progressione lungo una linea retta dalla nascita alla morte; la dimensione temporale, la dimensione lineare, è soltanto una delle dimensioni della nostra vita.
L'anima si muove i cerchi, dice Plotino.
Di conseguenza, le nostre vite non progrediscono in linea retta, bensì indugiano, oscillano, tornano indietro, si rinnovano, si ripetono.
I geni operano per latenze e scatti.
La sensazione di essere presenti, in contatto, aperti, con la mente espansa,  di vedere e di sapere va e viene in modo assolutamente imprevedibile e tuttavia secondo configurazioni stabili.
Sono diverso da tutti gli altri e uguale a tutti gli altri;  sono diverso da quello che ero dieci anni fa; la mia vita è  un caos dotato di stabilità, è  caotica e ripetitiva insieme e io non posso sapere in anticipo quale minuscolo e insignificante bit in input  produrrà effetti enormi e significativi in output.
Devo rimanere sempre vivamente ricettivo verso le mie condizioni iniziali, cioè verso l'essere che è  venuto al mondo con me e ogni giorno mi accompagna nel mondo.
Da quell'essere rimango dipendente.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

domenica 27 dicembre 2015

Le api nei sogni

Mi sono svegliata con un sogno particolare:
ho sognato che volevo del miele ma lo volevo di api libere e non allevate... una persona (maschile, che nella vita non conosco) mi consiglia o mi porta (non ricordo bene) in un bosco di corbezzoli dove le api erano libere nel loro operare e svolazzare..
Io rimanevo affascinata da tutto ciò e non ricordo se poi ho preso o no il miele ma sono state belle immagini..
La mia curiosità mi ha portato a fare questa ricerca da cui ho preso il significato centrale delle api.

Il bosco nei sogni quando è percepito come un luogo rassicurante.... guaritore:
in questo senso qualunque cosa o essere animato si incontri durante il cammino non è un nemico (come nel bosco dal quale si tenta di fuggire), ma un vero e proprio alleato utile per progredire nel cammino individuale.

Il corbezzolo in floriterapia aiuta la guarigione delle memorie emozionali arcaiche, transgenerazionali e/o risalenti a vite passate...

Il simbolismo delle api nei sogni emerge anche nelle culture più antiche.
La complessità e l'organizzazione della loro struttura sociale, ma soprattutto la capacità di trasformare il nettare in miele, sostanza che appariva straordinaria e magica, nettare degli dèi, le ha rese un simbolo di regalità e di virtù, di saggezza, di spiritualità e di abbondanza.
Nell'antico Egitto le api erano le lacrime di Ra, ad Eleusi o ad Efesto erano un simbolo di saggezza ed ordine le sacerdotesse dei riti iniziatici venivano chiamate "api", Platone le vedeva come immagini dell'anima del saggio, mentre per la religione cristiana era il simbolo dello Spirito Santo, della resurrezione e della vita eterna.
Per gli antichi interpreti, le api nei sogni immerse nella natura o in volo nel cielo, erano un simbolo di fortuna e di abbondanza.
Jung sosteneva che ogni animale nei sogni, insetti compresi, rappresentano l'archetipo del Sè, il nucleo centrale dell'essere.
Anche le api nei sogni introducono questo collegamento archetipico con una sfaccettatura psichica del sognatore, con una tendenza che si è cristallizzata e rischia di diventare soffocante,o , al contrario con un bisogno che deve emergere per essere colmato.
Così le api nei sogni possono collegarsi agli aspetti della personalità del sognatore che tendono a un equilibrio e ad una aggregazione sotto la guida di un Sè consapevole, elemento centrale che, come l'ape regina per l'alveare, è in grado di reggere tutto il sistema psichico.
Le api nei sogni rappresentano una natura volta all'ordine e all'accettazione di sè e del proprio ruolo, ma esprimono anche intensità, profondità e autodifesa.
Per saperne di più vista la fonte: Guidasogni

Ho pensato al perchè non volessi il miele di api "allevate" (diciamo), io credo che sia perchè il miele di api libere corrisponda al mio essere "non allevata", spontanea e non addomesticata al volere degli altri, i miei frutti, i miei prodotti interiori sono genuini e non ammettono schemi che addomesticano...
Nell'AniMo Antico

martedì 22 dicembre 2015

Concetto di anima nelle culture


Una vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista.
Oppure può  possederci totalmente.
Non importa: alla fine verrà fuori.
Si è  cercato per secoli il termine più appropriato per indicare questo tipo di "vocazione", o chiamata.
I latini parlavano del nostro genius, i greci del nostro daimon e i cristiani dell'angelo custode.
I romantici dicevano che la chiamata veniva dal cuore, mentre l'occhio intuitivo di Michelangelo vedeva un'immagine nel cuore della persona che stava scolpendo.
I neoplatonici parlavano di un corpo immaginale, ochema, che ci trasporta come un veicolo, che è  il nostro personale supporto o sostegno.
C'è chi fa riferimento alla dea Fortuna,  chi a un genietto...
Per gli egiziani poteva essere il ka o il ba, con il quale si poteva dialogare.
In epoca vittoriana, l'antropologo culturale E.B. Taylor (1832-1917) riferiva che presso i popoli "primitivi"  ciò che noi chiamiamo "anima" era concepito come "un'immagine umana immateriale, una sorta di vapore, di velo o ombra.... impalpabile e invisibile, manifestante tuttavia potenza fisica".
Platone nel mito di Er usa una parola, paradeigma, o forma fondamentale, che abbraccia l'intero destino di una persona.
Questa immagine che ci accompagna come un'ombra nella vita, sebbene sia portatrice del destino e della fortuna, non è però una guida morale né va confusa con la voce della coscienza.
Il genius dei latini non era un moralista.
Benché conoscesse tutto del futuro di un individuo e ne determinasse il destino, tale divinità non esercitava alcuna sanzione morale; era semplicemente un agente della sorte personale.
Il concetto di immagine individualizzata dell'anima ha una storia lunga e complicata;  compare sotto le più svariate forme in quasi tutte le culture e i suoi nomi sono legioni.
Nella nostra società, le discipline che si occupano dello studio e della terapia della psiche ignorano un fattore che altre culture considerano il nucleo della personalità e il depositario del destino individuale: l'oggetto centrale della psicologia, la psiche o l'anima, non entra nei libri ufficialmente dedicati al suo studio e alla sua cura.
Tratto da "Il codice dell'anima" di James Hillman

giovedì 17 dicembre 2015

Il mio primo libro scelto

"Per ogni cosa c'è un posto ma quello della meraviglia è  solo un po' più nascosto"
Burnett

Questi giorni sto leggendo il libro di Hillman "Il codice dell'anima", la teoria della ghianda mi affascina molto, anzi penso di aver sempre avuto un concetto tutto mio molto simile a quello del libro.
Della mia infanzia ricordo molto poco...le sole cose che mi tornano in mente con chiarezza sono i sogni, le sensazioni, i miei momenti in cui mi perdevo nel disegno, l'amore per la natura ecc...
Ma se dovessi dire che ho ricordi di giorni e di quotidianità direi una grande bugia.
A volte mi sembra, quasi, che non abbia vissuto, o, che la mia vita fosse concentrata in pochi attimi profondi, o, a volte mi sento come se abbia 200 anni...ho sempre avuto una sensazione strana rispetto a questa cosa...
Mentre ero in viaggio verso il posto in cui lavoro, dopo aver letto qualche riga del libro di Hillman, è riaffiorato nella mia mente un avvenimento di quando ero bambina... una scelta fatta da bimba...
Faceva parte delle tante cose dimenticate ma ora credo sia risalita nella mia mente perché era il momento giusto per ricordarla.
Erano i tempi delle elementari, ma non ricordo che anno, la maestra ci chiese di leggere un libro per le vacanze estive.
Ci lasciò liberi di sceglierlo a nostro piacimento.
Ho sempre avuto difficoltà a leggere da piccola (mentre ora divoro libri), mi risultava una delle cose più difficili da fare (avevo una leggera dislessia per lettere e numeri).
Comunque, andai in una libreria con mia mamma per trovare un libro.
Scelsi "Il giardino segreto" di Burnett Frances.
Ero piccola, ma, ciò che mi ispirò a prendere quel libro, furono le due parole del titolo; "GIARDINO" e "SEGRETO".
Sempre stata amante della natura, delle piante, degli animali, il giardinaggio fin da piccolissima.....
Ma cosa ancora più profonda e ispirata, fu l'attrazione per la parola; "SEGRETO", che poi fu la prima parola che stuzzicò la mia curiosità di bambina.
Quando comprai il libro, speravo fosse incentrato su qualcosa di fantastico  e invece iniziai a leggere una storia particolare, non esclusivamente per bimbi.
Mi affascinò molto la descrizione della brughiera britannica, del podere in cui la storia si ambientava... pensai che avrei voluto, un giorno, vedere quei posti di persona e intanto cercavo di visualizzarli nella mia immaginazione...
(In seguito nella mia vita ho vissuto in Gran Bretagna per due anni e chissà se tornerò lì... un posto in cui mi sono sentita a casa)
Sulla copertina del libro c'era una chiave e una porta nascosta tra le foglie di una pianta rampicante... immagine,  che sublimava la mia curiosità,... evocava in me la passione per la scoperta, nell'andare oltre il proibito, il censurato,...oltre il "confinato"...
La passione che adesso ho per la ricerca delle verità non palesemente accessibili.
Da bimba, se la vita mi schiacciava,  mi rifugiavo nei miei sogni, che prendevano forma attraverso i disegni che facevo, oppure, creavo delle storie che mi accompagnavano nel quotidiano, in parallelo alla vita di tutti i giorni... oggi mi rifugio nelle mie letture alla ricerca di me stessa e specularmente della vita macrocosmica...
E intanto, in tutti gli anni delle elementari, il giudizio della maestra iniziava sempre: "Bambina poco loquace...." senza sapere che quella bambina aveva un mondo dentro di se che non riusciva ad esprimere all'esterno, e che custodiva nei suoi sogni...
E nessuno sapeva, o ha mai voluto comprendere, che la "poca loquacitá" era dovuta dall'inadeguatezza che sentivo nella normalità che mi circondava, e che il mio problema nel non saper leggere come le bambine più  brave, forse, era dovuto al fatto che non ero interessata alle letture scolastiche
...Ma chi immaginava che un giorno avrei saputo scegliere dei libri davvero interessanti...?
Non so quale sia il mio daimon, so solo che ad un certo punto, ho capito che tutta la sofferenza e la solitudine che mi hanno accompagnato nella prima parte della mia vita, sono servite a rendermi una donna forte e connessa... per questo non mi sento mai sola...
E quel senso di insoddisfazione e svogliatezza che mi portavano ad essere superficiale con tutto ciò che era imposto,  non mi coinvolgeva, e mi ha portato a una sete di conoscenza e di ricerca privata...
E le mie esperienze fuori dal normale, mi hanno tracciato il percorso per la scelta dei testi, che stanno riposizionando a ritroso tutti i tasselli della mia vita, arricchendo questo strano puzzle giorno per giorno.
 
"Il miglior futuro è basato sul passato da cui sai trarre insegnamento; tutti i dolori però  lasciali andare e sii pronto a ricominciare"
Burnett
Nell'AniMo Antico

martedì 15 dicembre 2015

Le influenze erranti.... o spiriti..

I fenomeni che gli spiritisti attribuiscono a quelli che si definiscono "spiriti" fanno allusione alle forze sottili che i Taoisti cinesi chiamano "influenze erranti".
Le  influenze di cui si tratta qui,  essendo di natura psichica sono più sottili delle forze del mondo sensibile o corporeo.
Non conviene dunque confonderle con queste ultime anche se taluni dei loro effetti sono simili.
Tale rassomiglianza potrebbe farle assimilare soprattutto a quelle dell'elettricità.
Queste influenze erranti comprendono varietà assai distinte le une dalle altre.
Anche nel mondo sensibile troviamo influenze molto varie; ma nel mondo psichico le cose sono ancora più complesse, per il fatto stesso che il dominio psichico è assai meno ristretto del dominio sensibile.
Questa denominazione generale di "influenze erranti" si applica tutte le energie non individualizzate, vale a dire a tutte quelle che agiscono nella costituzione di un qualunque essere definito.
In alcuni casi, queste forze sono tali per loro stessa natura; in altri casi, esse derivano da elementi psichici disintegrati, provenienti da antichi organismi viventi e particolarmente da esseri umani.
In realtà si tratta in tal caso di un certo ordine di forze naturali che hanno le loro proprie leggi e che non possono sfuggire alle leggi più di quanto lo possano altre forze naturali.
Se la maggior parte delle volte sembra che gli effetti di queste forze si manifestino in modo capriccioso e incoerente, ciò non è dovuto che all'ignoranza delle leggi che li governano.
Coloro che conoscono le leggi di queste forze sottili possono intercettare e utilizzarle come le altre forze.
Si  può arrivare a tale risultato sia con l'aiuto di intermediari facenti parte del mondo sottile, come gli esseri conosciuti con il nome di djnn, sia con l'aiuto di esseri umani viventi, che naturalmente possiedono a loro volta gli stati corrispondenti al mondo sottile, il che permette loro di esercitarvi ugualmente un'azione.
Che si tratti di uomini o di djnn essi conferiscono ad esse una sorta di individualità fittizia e temporanea che altro non è che il riflesso della loro propria individualità e come un'ombra di quest'ultima.
Succede anche frequentemente che queste stesse forze siano attirate inconsciamente da esseri che ne ignorano le leggi ma che sono predisposti ad esse da particolarità naturali, come ad esempio le persone che al giorno d'oggi si è convenuto chiamare medium.
Costoro prestano alle forze con le quali entrano così relazione un'apparenza di individualità ma a scapito dell'integrità dei loro propri stati psichici che subiscono in conseguenza di ciò uno squilibrio che può spingersi fino a un parziale disintegrazione dell'individualità.
In questo genere di intercettazione  inconscia o involontaria, l'essere è in balia delle forze esterne invece di dirigerla.
Una tale attrazione può essere esercitata su queste forze  non solo da esseri umani o medium ma anche attraverso altri esseri viventi e anche oggetti inanimati o persino mediante luoghi determinati e nei quali essi vengono a concentrarsi di modo da produrre fenomeni assai singolari.
Questi esseri o questi oggetti giocano un ruolo di "condensatori".
Questa condensazione può effettuarsi spontaneamente; ma d'altronde è possibile per coloro che conoscono le leggi di queste forze sottili, di fissarle mediante certi procedimenti, prendendo come supporto talune sostanze o taluni oggetti la cui natura è determinata dal risultato che si vuole ottenere.
Viceversa è possibile a queste persone anche dissolvere gli agglomerati di forza sottile.
Sottolineiamo che prima dello spiritismo, l'uso di un essere umano come "condensatore" era  prerogativa esclusiva degli stregoni d'ordine più basso a causa dei gravi pericoli che questo presenta per tale essere.
Oltre alle modalità di azione di cui abbiamo parlato ne esiste un'altra del tutto diversa, sulla condensazione delle forze sottili, non più su esseri o oggetti esterni all'individuo che compie questo lavoro, bensì su questo stesso individuo, in modo da permettergli di utilizzarle a volontà e di conferirgli così una possibilità permanente di produrre certi fenomeni.
L'uso di un metodo simile è diffuso soprattutto in India ma è necessario dire che coloro che si applicano a produrre fenomeni straordinari mediante questo procedimento non meritano affatto l'interesse che certuni accordano loro.
In realtà si tratta di individui il cui sviluppo interiore si è fermata un certo stadio per una qualunque ragione, al punto che non è più loro possibile superarlo, né, di conseguenza, di applicare la loro attività a cose appartenenti a un ordine più elevato.
In realtà la conoscenza completa delle leggi che consentono all'essere umano di dirigere le forze sottili è stata sempre riservata ad un numero ristretto di persone a causa del pericolo che deriverebbe dal loro impiego generalizzato da parte di individui malintenzionati.
In  Cina esiste un trattato assai diffuso sulle influenze erranti, questo trattato considera solo un'applicazione assai speciale di tali forze all'origine delle malattie e al loro trattamento; tutto il resto è stato sempre oggetto di un insegnamento esclusivamente orale.
Coloro che conoscono in modo completo le leggi delle influenze erranti, di solito si accontentano di tale conoscenza e si disinteressano completamente all'applicazione e all'utilizzazione pratica di queste forze sottili:
essi si rifiutano di suscitare anche il minimo fenomeno per stupire gli altri o soddisfare la loro curiosità.
Se esiste analogia tra le forze sensibili quali l'elettricità e le forze psichiche o sottili, esiste ugualmente una tra queste ultime e le forze spirituali, che per esempio possono, allo stesso modo, agire concentrandosi in certi oggetti o in certi luoghi determinati.
È anche possibile che delle forze così diverse nella loro natura producano effetti in apparenza simile, queste rassomiglianze, del tutto superficiali, sono fonti di errori e di confusione frequenti.
È in questo modo che è possibile a volgari stregoni, almeno fino a un certo punto, di imitare alcuni fenomeni miracolosi.
Nonostante una rassomiglianza puramente apparente, per quanto riguarda i risultati, non esiste evidentemente niente di comune fra le cause, nei due casi, sono totalmente diverse le le une dalle altre.
I soli fenomeni non possono costituire un criterio o una prova di appoggio di nessuna cosa, né stabilire in nessun modo la verità di qualunque teoria.
Una scienza autentica non può essere costituita solo partendo dall'alto, vale a dire dai principi, per applicarli quindi ai fatti che altro non sono che conseguenze più o meno lontane di quelli.
Tale attitudine è gli antipodi di quella della scienza occidentale moderna, la quale vuol partire dai fenomeni sensibili per produrne delle leggi generali, come se il "più" potesse derivare dal "meno", come se l'inferiore potesse contenere il superiore, come se la materia potesse misurare e limitare lo spirito.
Tratto da "La Tradizione e le tradizioni" di R. Guènon

giovedì 10 dicembre 2015

Melchissedec e Cristo

La Giustizia e la Pace, le quali sono attributi di Melchissedec secondo il significato stesso del suo nome e del titolo che gli viene attribuito, sono anche attributi che convengono a Cristo, chiamato in particolare "Sole di Giustizia" e "Principe della Pace".
Inoltre bisogna dire che le idee di Giustizia  di Pace, sia nel Cristianesimo, come nelle antiche tradizioni, e pure nella tradizione giudaica ove esse sono frequentemente associate, hanno un significato molto diverso da quello profano.
un'altra osservazione che può apparire singolare, secondo il genio della lingua ebraica, è la seguente: Melchissedec è sacerdote di Dio l'Altissimo,  El Elion; e El Elion è l'equivalente di Emmanuel avendo i due nomi esattamente lo stesso numero (in ebraico ogni lettera dell'alfabeto ha un valore numerico ed  il valore numerico di un nome è la somma di quelli delle lettere di cui è formato: così il numero dei due nomi El Elion ed Emmanuel è 197).
Tale equivalenza sta ad indicare che si tratta di due designazioni dello stesso principio divino soltanto sotto due rapporti diversi: nel mondo celeste esso è El Elion, mentre nella sua manifestazione nel mondo terrestre è Emmanuel ("Dio con noi" o "Dio in noi").
Ne risulta questa conseguenza: il sacerdozio di Melchissedec è il sacerdozio di El Elion; il sacerdozio cristiano, che è una partecipazione al sacerdozio stesso del Cristo, è quello di Emmanuel; se dunque El Elion e Emmanuel non sono che un solo unico principio anche questi due sacerdozi non fanno che uno, ed il sacerdozio cristiano, che del resto comporta essenzialmente l'offerta eucaristica nella specie del pane e del vino, è veramente "secondo l'ordine di Melchissedec".
Ricordiamo il passo biblico ove è  narrato l'incontro di Melchissedec con Abramo: "E Melchissedec, re di Salem, fece portare del pane e del vino; ed egli era sacerdote di Dio l'Altissimo.
Ed egli benedisse Abramo dicendo: 'Benedetto sia Abramo da parte di Dio l'Altissimo possessore dei Cieli e della Terra....'"(Genesi, XVII).
Infine Melchissedec non è  il solo personaggio che appaia nelle Scritture con il doppio carattere di sacerdote e di re; troviamo infatti queste due funzioni unite nei Re Magi.
I Re Magi attraverso l'omaggio che essi rendono a Cristo attraverso i presrnti chr gli offrono, riconoscono espressamente in lui la sorgente di tale autorità ovunque essa si eserciti:
Il primo gli offre l'oro e lo saluta come re; il secondo gli offre l'incenso e lo salute come sacerdote; il terzo gli offre la mirra o balsamo d'incorruttibilitá e lo saluta come profeta o maestro spirituale per eccellenza, il che corrisponde direttamente al principio comune dei due poteri sacerdotale e regale.
In questo modo viene reso omaggio a Cristo, già dalla nascita, nei tre "mondi" di cui parlano tutte le dottrine orientali: il mondo terrestre, il mondo intermedio ed il mondo celeste; e coloro che gli rendono omaggio non sono altro che gli autentici depositari della Rivelazione fatta all'umanità fin dal Paradiso Terrestre.
Tratto da "La Tradizione e le tradizioni" di R. Guènon

martedì 8 dicembre 2015

Il significato dei colori e le caste antiche


Il bianco, colore sintetico che contiene tutti gli altri in potenza, come l'Unità contiene tutti i numeri, è il colore che simboleggia il Principio prima di ogni manifestazione nella sua unità indifferenziata; egli rappresenta il Padre della Trinità cristiana esso corrisponde al centro del cerchio dell'Archeometra.
La sua prima manifestazione, la sua affermazione esteriore (sulla circonferenza) è  Il giallo colore del Verbo la Parola sacra o del Figlio, che occupa il vertice del Trigono della Terra dei Viventi; simboleggia la Luce spirituale manifestata al vertice del Meru sotto forma di Triangolo d'oro, la lettera zodiacale corrisponde è  quella del Capricorno domicilio di Saturno e porta le migrazioni ascendenti delle anime (dal Polo Nord) al solstizio d'Inverno: che l'epoca del Natale il New-Hail driudico (nuovo santo o nuova pace), celebrazione della nascita dell'Emmanuel o del principio divino involuto in noi.
Al contrario al solstizio d'Estate, il segno del Cancro domicilio della Luna  (in fondo alle Acque), è la porta delle migrazioni discendenti delle anime (dal polo Sud); si può dire che è la porta degli inferi (stati inferiori), mentre il Capricorno è la porta dei Cieli (stati superiori).
Il conduttore delle anime che ascendono e discendono è Ermete psicopompo, Anépu (Anubis) egizio, la guida dei cammini oltre tomba.
È  per questa ragione che il bianco è il colore dell'Autorità spirituale, il colore sacro dei centri iniziatici che conservano la Tradizione in tutta la sua integrità originaria; è dunque quello dei Brahmana(autorità spirituale e intellettuale, sacerdozio e insegnanto), come fu quello dei Druidi all'epoca di Ram; la Chiesa Romana ha riservato il colore bianco al Papa a cui essa attribuisce l'autorità dottrinale.
Il giallo è il colore degli inviati dal centro principale presso i popoli che appartengono a delle razze diverse da quella che è attualmente depositaria della Tradizione; è anche il colore sacro dei centri secondari che questi inviati hanno stabilito presso questi popoli:
In Cina il giallo è il colore attribuito prima a Fo-Hi e poi a tutti i suoi successori nell'Impero del Mezzo.
Nel Tibet i colori sacri sono il giallo e il rosso. Ai Buddisti l'adozione del colore giallo diede loro un'apparenza esteriore di regolarità ma essendo eretici non possono rivendicare alcuna derivazione regolare dai centri ortodossi.
Nel Trigono della Terra dei Viventi gli altri due colori sono il rosso, colore dello Spirito Santo e il blu colore della Vergine Celeste.
Il rosso rappresenta qui il Potere amministrativo che per essere regolare deve procedere dall'Autorità spirituale, comd lo Spirito Santo procede dal Padre e del Figlio (perché i popoli non dipendono direttamente dal centro principale); è dunque il colore degli Kshatriya(potere regale e amministrativo nello stesso tempo militare egiuduziario), ed esso rappresenta l'elemento attivo. Il blu d'altra parte rappresenta l'elemento plastico, cioè materiale: è il colore di Vaishya (potere economico e finanziario industria  e commercio)
Infine il nero, che non è la negazione della luce, simboleggia la  casta dei Shûdra(popolo, la massa dei contadini, operai, dei servitori), quella che non esiste dal punto di vista spirituale poiché essa non partecipa alla Tradizione o per adottare un altro linguaggio,  non è  ammessa nella Comunione dei Santi.
Sono Ilici, che, non essendo affatto segnati dal sigillo dell'iniziazione, saranno gettati nelle Tenebre Esteriori, secondo il Vangelo, mentre quelli che hanno ricevuto la Parola sacra, essendo stati battezzati d'acqua e di spirito cioè essendo pervenuti allo stato di Psichici poi a quello  di Pneumatici, penetreranno nel Regno dei Cieli dove, come è detto nell'Apocalisse "essi si terranno davanti il Trono dell'Agnello con il quale vivranno e regneranno nei secoli dei secoli".
Dal bianco, rosso e blu che simboleggiano le tre caste, si volle, al momento degli avvenimenti che precedettero immediatamente la Rivoluzione Francese fare i rispettivi simboli delle tre classi corrispondenti della nazione: Clero, Nobiltà e Terzo Stato ed è la vera origine della bandiera tricolore francese ma disgraziatamente queste classi non avevano alcuno dei caratteri delle vere caste.
È ugualmente sui tre piani corrispondenti che si devono comprendere i tre termini: Libertà  (spirituale e intellettuale), Uguaglianza  (morale o sentimento), Fraternità  (sociale nel senso puramente materiale): non dimentichiamo che queste tre parole costituirono un motto massonico cioè una formula iniziatica prima di essere affidata all'incomprensione della folla che non ne ha mai conosciuto né il senso reale né la vera applicazione.
Tratto da "L'Archeometra" di René Guenon

giovedì 3 dicembre 2015

I colori come stadi dell'Opera

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Agli stadi dell'Opera corrispondono alcuni determinati colori che, dal canto loro, sono collegati con i sette pianeti.
Già nell'antichità si faceva distinzione tra i sette colori.
Di qui il collegamento di quest'ultimi con l'astrologia e quindi, naturalmente, anche con la psicologia, poiché i pianeti corrispondono a determinati elementi del carattere individuale.
Già l'Aurora consurgens, in una frase piuttosto ambigua, pone in collegamento i colori all'"anima":
"Colui che mi avrà levato l'anima, ne vedrà i colori".
Lagneus stabilisce un parallelo tra i quattro "colori principali" e i quattro temperamenti:
"La citriniatas equivale al temperamento bilioso, la rubedo a quello sanguigno, l'albedo al flemmatico e la nigredo al melanconico" (Harmonia chemica).
Il significato psicologico dei colori diventa indubbio in Dorneus, il quale scrive: "In verità la forma, che è l'intelletto dell'uomo, costituisce il principio, il punto mediano e la fine di ogni preparazione, e questa forma viene indicata dal color giallo (croceo colore), mediante cui viene indicato che la maggiore è principale forma nell'Opus spagirico è l'uomo stesso, e che una forma può essere più potente del cielo."
Dal momento che il colore dell'oro rimanda, secondo questo autore, all'uomo e in particolare al suo intelletto quale principale informator (agente formativo) nel processo alchemico, che può perciò supporre che, gli altri tre colori principali designino altre funzioni psichiche fondamentali, allo stesso modo in cui i sette colori indicano le sette componenti astrologiche (o planetarie) del carattere.
La sintesi dei quattro o sette colori non significherebbe perciò nulla di meno che l'integrazione della personalità, ossia l'unione delle quattro funzioni fondamentali, che abitualmente vengono raffigurate mediante il quaternio di colori, vale a dire il blu, il rosso, il giallo e il verde.
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

martedì 1 dicembre 2015

Le quattro razze primordiali

Tutte le tradizioni sono concordi nell'insegnare che l'umanità terrestre discende da quattro razze primordiali, la cui mescolanza ha formato un gran numero di razze secondarie.
Le loro rispettive tradizioni hanno per simbolo quattro fiumi nati da una stessa fonte principiale e che scorrono verso i quattro punti cardinali, lungo i fianchi di una montagna sulla quale riposa il Libro della Vita che contiene la Sacra Dottrina.
Questa montagna santa è quella sulla quale si è fermata ad un'epoca che noi lasciamo indeterminata, l'Arca della Tradizione, nella quale è contento il Palladio dell'Impero Sinarchico Universale.
Queste quattro razze sono distinte da un colore che è  attribuito a ciascuna di esse e che è simbolico, nello stesso tempo che si riferisce al colore della pelle propria a questa razza, secondo le differenze corporee determinate negli uomini dai loro rispettivi temperamenti; da cui si suppone che gli uomini hanno dovuto raggrupparsi secondo le loro affinità più ancora che secondo le loro origini.
Le razze si distinguono in bianca, gialla, nera e rossa.
Ogni razza ha avuto la sua civiltà predominante.
La Metropoli Sacra è  situata in Asia dopo l'inizio dei tempi detti storici, che coincide con il periodo conosciuto sotto il nome di Ciclo Ram, che alcuni chiamano Età dell'Oro o ancora, Regno di Saturno.
A partire da questo centro la razza bianca si estendeva al Nord, la gialla ad Oriente, la razza nera nel Mezzogiorno e la razza rossa ad Occidente.
Indipendentemente dalla spartizione generale della Terra fra le quattro razze, si formarono frequentemente tra di loro delle specie si associazioni costituenti in apparenza delle società eterogenee ma strettamente organizzate da una legislazione che, all'origine, interdiva sempre l'unione dei differenti elementi per ragioni di ordine e selezione.
Talvolta era tutta una nazione come il popolo ebraico alla quale il suo legislatore interdiva sempre le unioni con i popoli stranieri, questa condizione è  stata conservata fino alla nostra epoca.
Dalla scomparsa di Atlantide la razza rossa prese la supremazia e la sua tradizione, ad eccezione di alcuni centri particolari, passò nelle mani dei Druidi Prèramiti cioè del Sacerdozio della razza bianca.
Tuttavia la distinzione tra le due razze dovette cancellarsi in seguito a una fusione quasi completa.
Simbolicamente il colore bianco è attribuito alla casta sacerdotale e il colore rosso alla casta reale; d'altronde la razza rossa non rappresenta primitivamente l'elemento guerriero e non prende questo ruolo che in seguito alla decadenza della razza nera.

Tratto da "L'Archeometra"di René Guenon

sabato 28 novembre 2015

La propaganda nazista e la funzione inferiore


L'inferiorità personale di un individuo è un diavolo del tutto personale, ma con esso si presenta il male collettivo.
La piccola porta aperta di ogni funzione inferiore individuale contribuisce alla somma del male collettivo nel mondo.

Lo si è  potuto osservare facilmente in Germania quando il diavolo, attraverso il movimento nazista, si è  lentamente impadronito della situazione.
La funzione inferiore costituì, in ogni singolo individuo, la porta attraverso la quale il male poté accumularsi.
La somma di milioni di funzioni interiori costituisce un male enorme! La propaganda contro gli ebrei fu molto abile sotto questo aspetto.
Gli ebrei per esempio vennero accusati di essere intellettuali distruttivi, cosa che convinse completamente tutti i tipi di sentimento: una proiezione del pensiero inferiore.
Oppure di accumulare ricchezze eccessive: ciò  convinse completamente gli intuitivi perché corrispondeva alla loro funzione inferiore ed era noto a tutti dove si trovava il demonio.
La propaganda si servì dei sospetti che ognuno nutre spontaneamente nei confronti dell'altro a causa della propria funzione inferiore.
La quarta funzione è qualcosa di più di una deficienza di poco conto: la somma di tutte queste deficienze è  realmente responsabile di una quantità gigantesca di sofferenze.
Chi pratica propaganda sa bene che non è con i discorsi razionali, bensì suscitando emozioni che si conquistano le masse.
Perché la funzione inferiore è anche quella emotiva.

Se volete che una menzogna sia creduta dovrete condirla con molto sentimento ed emozione.
Hitler istintivamente sapeva molto bene come risvegliare la finzione inferiore.
I suoi discorsi mostrano come si rivolgesse in modo del tutto diverso a gruppi diversi.
Egli era dotato di una notevole intuizione che gli permetteva di 'sentire' come comportarsi in una determinata situazione. Capitava che Hitler inizialmente rimanesse incerto: provava allora i suoi temi come un pianista, parlando un po' di questo e un po' di quello. Egli stava tastando il terreno; nel frattempo registrava quale fosse l'argomento che riusciva a suscitare emozioni e a quel punto ci si buttava a capofitto.
Così è  fatto un demagogo.
Quando avverte il lato inferiore sa dove stanno i complessi ed è  di essi che va in cerca
.
Egli sa ragionare in modo primitivo ed emotivo, lo stesso modo in cui ragionerebbe la funzione inferiore.
Hitler non pianificò deliberatamente il proprio modo di agire. Fu il fatto di essere prigioniero della sua stessa inferiorità a fornirgli quel talento.
Tratto da "Tipologia psicologica" di M. L. von Franz

Se pensiamo alla pubblicità, il mezzo usato per convincerci ad acquistare questa o quella cosa... Gli spot si basano su immagini che trasmettono pathos e non sulla mera descrizione del prodotto e delle sue qualità, in maniera tecnica.
Se è vero che Hitler aveva un sesto senso molto sviluppato e grazie ad esso riusciva a capire che tipologia di discorso effettuare per toccare le corde nascoste ed emotive della gente, ora abbiamo le statistiche, abbiamo internet e google che attraverso le ricerche comprende qual è la tendenza del momento... insomma non è difficile capire che tipologia dominante abita questo mondo per chi è nel settore.
Credo anche che non si affatto difficile far sviluppare una funzione anzichè un'altra attraverso input esterni ad intere generazioni...
Insomma io penso che siamo un grande esperimento ma la possibilità di non farci abbindolare c'è, ed è quella di individuarci... di compiere un lavoro interno con noi stessi in modo da non avere una porta aperta ad ogni stimolo esterno che la società di oggi ci dà...

giovedì 26 novembre 2015

L'archetipo del pazzo



Possiamo affermare che le funzioni superiori tendono a manifestarsi in un certo modo; anche la funzione inferiore a prescindere da quale essa sia, presenta un suo comportamento generale.
La struttura della psiche sembra essere quadruplice essa si manifesta sotto forma di quattro principi aventi più i meno la stessa natura: quattro colori, angoli, divinità ecc... più sono collegati alla coscienza più tendono ad assumere la forma di tre personaggi positivi più uno negativo.
Vi sono fiabe dalla struttura particolare che rispecchiano in modo perfetto il comportamento della funzione inferiore.
Un re ha tre figli. Egli ama i due maggiori, metre considera il terzo folle e inetto.
A un certo punto il re assegna un compito ai figli, per esempio di trovare l'acqua della vita o la sposa più bella ecc
In genere i due figli maggiori si accingono all'impresa ma non riescono a concludere nulla, oppure partono, ma non arrivano da nessuna parte.
Allora il terzo sella il suo cavallo tra le risa generali, mentre tutti gli dicono che farebbe meglio a restarsene a casa vicino alla stufa dove è  il suo posto.
Ma è  lui, in genere, a portare a termine l'impresa.
Questa quarta figura (il terzo figlio, ma la quarta figura dell'insieme) talvolta è  il più  giovane, talaltra è  un po' scemo e altre volte è  del tutto pazzo.
In tutti questi casi sappiamo fin dall'inizio della storia che è  in gioco qualcosa di più delle quattro funzioni, perché il pazzo è una figura religiosa archetipica, che implica assai più della mera funzione inferiore.
Egli possiede una parte della personalità umana o addirittura dell'umanità che è  rimasta indietro e pertanto è  ancora dotato della completezza originaria della natura.
Simboleggia una funzione specifica soprattutto religiosa. Ma nella mitologia, non appena il pazzo fa la sua comparsa come quarta figura di un gruppo di quattro persone, siamo
autorizzati a supporre che egli rispetti il comportamento generale di una funzione inferiore.
"Ho spesso cercato nell'interpretazione delle fiabe, di scendere maggiormente nel dettaglio, considerando il re come funzione del pensiero e la quarta figura come quella del sentimento ma in base alla mia esperienza la cosa non funziona"
Per far tornare i conti siamo costretti a distorcere il materiale e ricorrere a qualche trucchetto disonesto.
"Sono così  giunta alla conclusione che non possiamo spingerci a tanto ma dobbiamo accontentarci di sapere che nella mitologia questo terzo figlio o terza figura del pazzo o dello scemo, rappresenta soltanto il comportamento generale di una funzione inferiore, qualunque essa sia; non è né individuale né specifica; rappresenta semplicemente una traccia generica".
Quando studiamo i casi individuali, ci accorgiamo che la funzione inferiore tende a comportarsi alla maniera di un eroe 'folle' di questo genere, il folle divino o l'eroe idiota.
Egli rappresenta la parte disprezzata della personalità, la parte ridicola e non adattata ma anche quella parte che costituisce il legame cob l'inconscio e detiene quindi la chiave segreta per raggiungere la totalità inconscia dell'individuo.
Possiamo dire che la funzione inferiore costituisce sempre il ponte con l'inconscio.
Essa è  costantemente diretta verso l'inconscio e il mondo simbolico. 
Ciò però non equivale ad affermare che essa è  diretta o verso l'interno o verso l'esterno
Tratto da "Tipologia psicologica" di M.L. von Franz

lunedì 23 novembre 2015

La quarta funzione e il diavolo della simbologia religiosa


Nel simbolo religioso il problema del tre e del quattro è  legato al problema delle quattro funzioni. 
Vi si collega così come modello archetipico si collega al singolo caso.
Questo archetipo si ritrova nelle mitologie delle quattro persone, nelle quattro direzioni della bussola, nei quattro venti, nelle quattro direzioni ecc..
In Cina troviamo il modello quaternario ovunque.
I mandala quadrati nascono sempre da un impulso a dar forma a un modello di esistenza totale..
Quella di usare modelli quaternari per indicare le totalità sembra essere una disposizione strutturale innata nella psiche umana.
L'archetipo del quaternario come modello della situazione totale è più generale delle quattro funzioni della psiche, sarebbe teoricamente errato ridurre il dogma della Trinità e il problema della quarta persona della Trinità, che sia la Vergine Maria o il diavolo, al problema delle funzioni.
È  molto meglio considerare la questione in senso opposto: si tratta di un problema archetipico generale, ma nell'individuo assume la forma delle quattro funzioni (macrocosmo e microcosmo).
Per esempio nella religione cristiana il diavolo è il simbolo del male assoluto nella Divinità, ma sarebbe molto presuntuoso accordare alla nostra funzioni inferiore di pensiero o di sentimento il grande onore di considerarla il diavolo in persona! Sarebbe una spiegazione inflazionata delle nostre interiorità!
Possiamo però affermare che un collegamento c'è: il male, il negativismo e la distruttivitá sono effettivamente collegati alla funzione inferiore dell'individuo.
L'Ombra gelosa e intrigante agisce attraverso la funzione inferiore.
Gli impulsi dell'Ombra, gli impulsi distruttivi, la gelosia, l'odio e così via, generalmente hanno la meglio attraverso la funzione inferiore che rappresenta un punto debole.
È qui che perdiamo il controllo di noi stessi e la costante consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni.
È da questo angolo che partono gli attacchi delle tendenze negative o distruttive.
È  questo il punto dove possiamo affermare che il diavolo ha a che fare con la quarta funzione , perché è  attraverso di essa che conquista le persone.
Volendo rifarci al linguaggio medievale, possiamo dire che il diavolo vuole distruggerci e che cercherà sempre di conquistarci attraverso la funzione inferiore.
Dalla quarta porta della nostra stanza possono entrare sì gli angeli, ma anche i diavoli!
Tratto da "Tipologia psicologica" di M. L. von Franz

Come abbiamo visto, la funzione inferiore o la quarta funzione ha il suo ruolo fondamentale nel processo di individuazione.
In parole diverse senza di essa non possiamo evolvere ad uno stato superiore di esistenza.
Questo mi fa pensare a come la figura del diavolo abbia diversi significati e risvolti della medaglia, ma ne abbia solo una nella religione cristiana.
Come tutti i simboli spogliati della loro appartenenza religiosa o politica (che poi è la fase più recente di ogni simbolo e che tra l'altro lo fa cadere nel dualismo) anche questa figura possiede due risvolti.
Lucifero l'angelo più bello e luminoso, il "portatore di luce" che poi sprofonda nell'oscurità e diventa il diavolo il demone del male.
Così la funzione inferiore può  portare la "luce" o l'"oscurità"  ed è solo la nostra coscienza a dover adattare il suo stato per poter evolvere o soccombere ad uno stato primitivo e barbaro.
Questo mi fa pensare al fatto che Satana, altro nome del diavolo, significhi proprio avversario....
Se noi lasciamo  che l'avversario ci sottometta allora saremo sconfitti e gli soccomberemo ma se ci impegniamo nella disputa ne usciremo vincitori perché accresciuti di esperienza formativa.
Ecco che però essendo difficile lasciare le nostre normalità e la nostra zona confort abbiamo relegato la quarta funzione ai nostri scatti barbari e incontrollati che ci sovrastano ogni tanto.
Ed ecco che la religione cristiana fa apparire il diavolo come il demone del male che da Angelo più bello del Cielo diviene feccia dell'oscurità, se vogliamo pensare che si pone come un tipo di religione di "controllo" e di envoluzione sociale con la quale la gente si pone a livello di mero gregge che segue il suo pastore...
Se un individuo non evolve vedrà solo una faccia della medaglia della vita e tra l'altro quella che gli "altri" vogliono che veda e non capirà mai che il male è dentro la nostra visione duale del mondo... tra l'altro la sua visione rimarrà sempre rivolta all'esterno e mai all'interno di se stesso in cui il dualismo scompare.
Ricordiamo anche che la quarta figura della religione cristiana è la donna, Maria, che è  colei che schiaccia il serpente (saggezza, materia, natura) sotto i piedi e quindi ne prende il controllo.
Per finire... è  attraverso la quarta funzione che il subliminale riesce ad entrare nella psiche (tutti i controlli di massa agiscono attraverso la funzione inferiore) come il serpente malefico riesce a sedurre la coppia divina attraverso Eva nel paradiso perché Adamo era protetto dalla Trinità:
Siccome però il ternarius è "figlio dell'unario" (il numero uno), il diavolo, che per sua natura binaria, non poteva fare nulla contro di lui, ma dovette incominciare da Eva: 
"Esso si avvide che attraverso il ternario non poteva esserci accesso ad Adamo, perché l'unità proteggeva il ternario. Perciò egli si sforzò di entrare attraverso il numero binario di Eva".
Nell'AniMo Antico

giovedì 19 novembre 2015

La possessione della funzione inferiore


La funzione inferiore tende a presentare, nel suo aspetto negativo, un carattere barbaro. Può  provocare uno stato di possessione:
Se per esempio un introverso cade nell'estroversione lo fa in modo posseduto e barbarico.
Barbaro qui significa incapacità di esercitare il controllo, di mettere un freno, di arrestarsi.
Questa estroversione esagerata, coatta, si trova raramente negli estroversi genuini mentre negli introversi può sembrare un'automobile senza freni che accelera senza il minimo controllo.
L'introverso può  diventare estremamente sgradevole, insistente, arrogante.
Spesso l'estroversione inferiore di questo genere si manifesta improvvisamente in questa forma, quando un introverso eccede nel bere.
L'estroverso quando è  posseduto da un'introversione barbara, scompare semplicemente dal mondo. Rimane a infuriarsi in camera sua.
Gli estroversi che cadono nella loro introversione primitiva vanno in giro dandosi arie di grande importanza, raccontando a tutti che stanno attraversando delle profonde esperienze mistiche di cui non possono parlare.
Sentendosi molto importanti fanno capire di essere profondamente immersi nell'immaginazione attiva e nel processo di individuazione.
Danno una strana impressione di possessione barbarica.
Se praticano in modo convinto lo yoga o l'antroposofia ecco che assisteremo alla medesima esibizione, con allusioni a un qualche processo mistico, a un abisso insondabile in cui sono ora immersi.
Di fatto essi sentono di continuo la tentazione di tornare alla loro estroversione, il che spiega l'enfasi esagerata che pongono sulla mancanza  di tempo per incontrare gli altri.
   Sarebbero ben felici di tornare alla vecchia estroversione, partecipare a tutte le feste e andare a cena in città.
Così dicono in tono difensivo: "No questo è assolutamente proibito; ora mi trovo nelle profondità della psiche".
L'estroverso che si trova nello stadio in cui deve assimilare l'introversione giurerà di essere sempre stato un introverso e che è  stato sempre per errore che prima veniva definito estroverso.
Quando tenta di esprimere le proprie esperienze interiori lo fa in tono sovraeccitato
: si lascia sopraffare dalle emozioni, vuole occupare la scena ed essere ascoltato dal mondo intero.
Si tratta per lui di un esperienza terribilmente unica e importante.
Questo carattere barbaro della funzione inferiore forma la grade scissione della personalità umana.
Tratto da "Tipologia psicologica" di M. L. von Franz

martedì 17 novembre 2015

Il regno intermedio

 Allorché un individuo raggiunge lo stadio in cui deve affrontare seriamente la propria funzione inferiore diventa impossibile rimanere a livello superiore.
La funzione inferiore non può  essere assimilata entro la struttura dell'atteggiamento cosciente; essa è  troppo profondamente coinvolta e contaminata dall'inconscio.
La si può  far salire un pochino ma questo processo provoca un abbassamento della coscienza.
È nel corso di questo  scambio dinamico che si stabilisce il regno intermedio.
Il contatto con la funzione inferiore somiglia a una di quelle crisi interiori che attraversiamo in certi momenti fondamentali della vita personale.

Presenta  il vantaggio di sopraffare la tirannia della funzione dominante sul complesso dell'Io.
Chi ha veramente attraversato questa trasformazione potrà servirsi della propria funzione di pensiero se ciò costituisce la reazione appropriata o lasciare campo libero all'intuizione o alla sensazione ma non sarà più posseduto da un'unica funzione dominante.
L'Io potrà servirsi di una data funzione o deporla, come se si trattasse di uno strumento, con la consapevolezza della realtà propria di tal funzione al di fuori del sistema delle quattro funzioni.
Quest'atto di separazione ha luogo grazie all'incontro con la funzione inferiore.
La funzione inferiore costituisce un importante ponte verso l'esperienza degli stati più profondi dell'inconscio.
L'accostarsi ad essa e il riuscire a restarvici, non già l'immergersi in essa sola per un attimo, provoca un enorme cambiamento nell'intera struttura della personalità.
In altre parole, l'unica soluzione possibile è rappresentata dalla zona intermedia.
Il terreno intermedio che non si trova né  a livello superiore né a quello inferiore, viene stabilito fantasticando nella forma specifica dell'immaginazione attiva.
Il soggetto trasmette il suo senso della vita a un centro interiore e la quarta funzione assume il suo ruolo di strumento che può essere utilizzato a volontà, tirandola fuori o riponedola secondo il bisogno.
L'Io e la sua attività inconscia non coincidono più con alcuna delle quattro funzioni.
Uno stato di completa immobilità si consolida allora in una sorta di centro interiore e le funzioni non agiscono più  automaticamente.
Le funzioni sono diventate strumenti di una coscienza che non è  più  radicata in esse o da esse condizionata; la coscienza ha posto la sua base operativa in un'altra dimensione, una dimensione che può essere creata solo dal mondo dell'immaginazione.
Jung chiama tutto questo funzione trascendente il tipo giusto di immaginazione che crea i simboli dell'unificazione; unificazione in un nucleo consolidato della personalità che non è più identificato con nessuna delle funzioni.
Rappresenta, per così dire, l'uscita dell'identificazione con la propria coscienza e con il proprio inconscio, e un abitare o cercare di abitare nel piano intermedio.
Da quel momento in poi ci si muove senza moto, si corre senza corsa; quando questo stadio viene raggiunto ha inizio un'altra forma di sviluppo.
Per esempio su un piano si potranno notare degli eventi sincronici, su un altro piano vi saranno i sogni mantenendo la coscienza rivolta verso quegli eventi che hanno luogo nella zona centrale, eventi che si sviluppano nell'immaginazione attiva.
Questa diventa la funzione con la quale l'individuo si muove attraverso l'esistenza.
Il centro di gravità lascia l'Io e le sue funzioni per situarsi in una posizione intermedia ove ascolta i suggerimenti del Sé.
Tratto da "Tipologia psicologica" di M.L. von Franz

giovedì 12 novembre 2015

A proposito degli italiani...


 In molti individui è spesso difficile determinare quale sia la funzione dominante. 
Questa difficoltà è poi del tutto peculiare nel mondo culturale italiano.
Esso ha infatti sviluppato una qualità molto particolare che, se da un lato può risultare utile al fine di un buon inserimento nell'ambiente, finisce per diventare un ostacolo alla comprensione profonda della sua anima.
Ha, cioè, sviluppato in modo veramente notevole la sua maschera sociale o, detto in termini junghiani, la Persona.
L'italiano sa recitare una parte anche nei momenti più critici, sa sostituire qualcosa di non ben funzionante con una recita viva e convinta tanto da non capire più  bene dove sia la sua profonda autenticità.
Spesso dietro la maschera si trova un'altra maschera e poi un'altra.
L'anima è  profondamente nascosta e la si trova proprio laggiù, nella funzione inferiore.

Non è  raro incontrare persone capaci di muoversi bene un po' in tutte le funzioni, con una destrezza e una fluidità notevoli.
Hanno sviluppato una capacità mimetica e adattativa molto spinta.
Solo alla luce di un'indagine profonda si scopre che spesso non è stata veramente sviluppata una funzione dominante.
Sul piano di un vero e proprio processo di individuazione occorrerà smantellare questo formidabile apparato sociale.
La monopolizzazione collettiva da parte della Chiesa cattolica nel mondo italiano ha fatto si che l'anima più individuale e profonda si sia, per così dire, eclissata dietro le quinte.
La spontaneità e la cosiddetta istintività tipicamente mediterranee si riducono spesso a una recita ritualizzata degli istinti.
Di Daniele Ribola prefazione al libro "Tipologia psicologica" di M.L. von Franz

martedì 10 novembre 2015

Da Abraham al Cadueco

L'interpretazione del nome Abraham esprime le finalità delle anime nel trigono delle Acque Vive, come nell'interpretazione del nome Brahmâ.(Vedi: I due triangoli principali nell'Archeometra )
In sanscrito ogni vocale lunga deve essere considerata come un raddoppio della vocale breve corrispondente, di modo che â equivale a aa contratto comr si vede nella parole prese in considerazione.
Si può dunque dire che nei due nomi aBRAHaM e BRAaHMâ ci sono tre a semplici di cui una sola, la prima in ebraico e l'ultima in sanscrito, è rappresentata da un segno distinto nelle scritture dell'una e dell'altra lingua; le altre due a non essendo state segnate non devono essere considerate separatamente dalla consonanti che le sostengono e non entrano nel calcolo dei valori numerici.
Nella parola Brahmâ la a è posta come iniziale nella forma ebraica (involuzione) e come termine nella forma sanscrita (evoluzione), questo nome designa la Potenza che presiede alla seconda nascita (iniziazione battesimale o rigenerazione mediante le Acque), quella dell'anima mediante la Fede, mediante la Grazia, il Padre dei Credenti.
La Fede caratterizza il grado raggiunto dalla seconda nascita,  quello dei Psichici, come la Conoscenza caratterizza quello che è  raggiunto dalla terza, la nascita spirituale, cioè dei Pneumatici.
Leggendo in senso inverso il nome di aBRaHaM, diventa MaHâ-RaBa, la Grande Maestria; è  anche MaHâ-RaBa  la grande creazione mediante la Parola e il suo risultato, l'Atto, il poema divino.
In ebraico come in sanscrito la radice BRA esprime l'idea di creazione queste tre lettere formano la seconda parola della genesi.
Formando nel Trigono della Terra dei Viventi  il nome esattamente omologo a quello di BRaHMâ (mediante l'unione della planetaria del vertice, che è qui quello di Saturno, con le tre zodiacali e la terminale) si ottiene SOPhIa la Saggezza Divina.
Il serpente, che è uno dei simboli della Saggezza è chiamato in greco: OPHhIS, nome formato dalle stesse lettere di quello di SOPhIa  (meno la finale), la lettera iniziale S divenendo qui terminale.
OPhI letto anche nell'altro senso IPhO, è uno dei nomi del Verbo e più particolarmente del Verbo considerato sotto il suo aspetto di Redentore.
Lo stesso rapporto simbolico è evidenziato dalla figura biblica del Serpente di Bronzo, immagine del Salvatore Crocifisso (questo simbolo deve essere riavvicinato a quello di Quetzacohuatl nella tradizione degli Aztechi, che deriva direttamente da quella degli Atlantidi); questa figura può essere rappresentata schematicamente dall'unione delle due lettere S e T le cui corrispondenti ebraiche formano il nome di Sheth.
Il Serpente preso in questa accezione è  il Kneph egizio, mentre il suo significato inferiore e malefico è  l'Apap egizio (ogni simbolo è suscettibile di due interpretazioni opposte che si equilibriano e si uniscono nel suo significato universale e totale), il Vritra vedico, il serpente biblico; è l'Idra delle Tenebre, Tifone e Pitone, vinto infine e ucciso dall'Eroe solare, Osiride, Apollo, Eracle, Mikael.
Il Serpente arrotolato su se stesso è un simbolo di "rivoluzione" in tutte le accezioni differenti di questa parola.
Riuniti i due serpenti simbolici rappresentano le due correnti ascendente e discendente  (evoluzione e involuzione) della Forza Universale, che arrotolandosi all'Asse del Mondo, formano la figura del Caduceo, la cui importanza nel simbolismo greco-romano è nota.
Il Serpente ascendente o evolutivo figura soltanto intorno al bastone di Esculapio  (Asklêpios), il principio della Medicina spirituale  (Dhavantari); il simbolo così formato è geroglificamente identico all'unione delle due lettere I e S.
Il Serpente è spesso raffigurato con la testa del leone, animale solare; esso viene allora considerato come un simbolo del Redentore.
                  Il verme e il serpente
Tratto da "L'Archeometra" di René Guenon

sabato 7 novembre 2015

L'importanza dello sviluppo della funzione dominante

In ogni ambiente collettivo esiste una tipologia dominante che è quella meglio corrispondente delle altre al modo in cui l'insieme dei fatti culturali di un certo Paese si estrinseca e si esprime.
Questa dominante ottiene il maggior numero di consensi e la si trova in tutti i posti chiave della cultura di un Paese: scuola, televisione, politica ecc
Un Paese tende ad identificarsi sempre più con una funzione dominante a scapito delle altre funzioni psichiche.
(Ne deriva che:) Se un individuo coincide con la tipologia dominante non avrà particolari difficoltà di adattamento, ma se la sua tipologia è opposta, allora diventerà facilmente un individuo inadatto e se dotato di scarso temperamento cercherà di falsificare se stesso in favore di un pseudoadattamento.
M.L. von Franz sostiene che è  praticamente impossibile passare dalla funzione dominante a quella inferiore perché esiste una sorta di incompatibilità fra di esse.
Malgrado questa incompatibilità esiste tuttavia una polarità dinamica fra le funzioni opposte.
Esiste per così dire una sorta di rapporto di amore e odio fra funzioni opposte.
Questa opposizione tende in qualche modo a produrre un simbolo unitario.
Quanto più l'Io è  identificato con una funzione, tanto più  questa polarità si esprime in modo accentuato e compensatorio.
Jung insiste molto sull'importanza di sviluppare una funzione dominante.
Essa è fondamentale soprattutto nei momenti di grande difficoltà psicologica in cui tutto vacilla e le tempeste dell'inconscio imperversano sul piccolo Io naufragato.
Allora la funzione dominante diventa come un porto sicuro, una strada ben costruita o un ponte capace di scavalcare un abisso.
Poiché la differenziazione della funzione dominante è determinata da profonde esigenze e spinte interne legate all'anima individuale e poiché l'anima individuale è  profondamente nascosta, nel nostro mondo culturale è  spesso difficile determinare l'esatta tipologia degli individui.
L'Io deve passare attraverso l'identificazione con una funzione che diventa quella dominante.
Quando è  identificato con essa e tende ad aderirvi troppo rigidamente, allora l'inconscio produce progressivamente forme di compensazione che rompono questa identità inconscia.
Solo attraverso questo processo di coagulazione e di dissoluzione successive che si può eventualmente entrare in quella forca caudina che è  la funzione inferiore, quella negletta dove tutti siamo bambini selvaggi.
Essa è  la strada verso la creatività, la fantasia, il gioco e il puro divertimento, la sofferenza e la trasformazione.
È  lì  dove il mondo e la vita riacquistano i loro colori veri, dove siamo capaci di ricominciare da capo con entusiasmo.
Di Daniele Ribola prefazione al libro "Tipologia psicologica" di M.L. von Franz

giovedì 5 novembre 2015

Il Sé e i sogni


Narra la leggenda che quando gli dèi crearono la razza umana discussero a lungo sul luogo in cui mettere le risposte alla vita, così da costringere gli umani a cercarle.
Un dio propose: "Mettiamo le risposte in cima a una montagna. Non andranno mai a cercarle lassù".
"No", risposero gli altri. "Le troverebbero subito".
Un altro Dio propose: "Mettiamole nel centro della terra. Non andranno mai a caricarle laggiù".
"No", risposero gli altri dèi. "Le troverebbero subito".
Poi parlò un altro: "Mettiamole in fondo al mare. Non andranno mai a cercarle laggiù"
"No", risposero gli altri. Le troverebbero subito"
Cadde il silenzio....
Poco dopo un altro dio parlò: "Potremmo mettere le risposte alla vita dentro di loro. Non andranno mai a cercarle laggiù".
E così fecero.

Il Sé è il centro regolatore e unificatore della psiche globale conscia e inconscia.
Nel corso della storia dell'umanità il Sé è stato simbolicamente espresso come la Divinità Interiore, l'immagine di Dio.
Ogni volta che riusciamo a comprendere a fondo un sogno ci sentiamo nutriti.
Avvertiamo, per così dire, il nutrimento sovrannaturale di cui abbiamo bisogno dentro, quello che viene dall'inconscio.
Nei sogni, questo nutrimento si manifesta sia come pane di vita sia come acqua di vita.
Quando infatti l'interpretazione colpisce nel segno, ci sentiamo vivificati, nutriti, felici e soddisfatto come dopo un buon pasto.
I sogni non possono essere interpretati soltanto con uno sforzo razionale, occorrono spunti dell'inconscio che colpiscano il segno.
L'arte dell'interpretazione dei sogni consiste nel mirare giusto e colpire nel segno che fa scattare un 'click' nel sognatore.
L'essenza punta al Sé. I sogni puntano sempre al centro interiore, sono sempre composti di centinaia di forme che puntano al centro interiore.
Ogni sogno rappresenta un tentativo della natura di renderci 'centrati', di rimetterci in contatto con il nostro centro più interiore, di stabilizzare la nostra personalità.
Anche nei sogni assurdi, in quanto il sogno non segue le regole della buona educazione o delle buone maniere ma si esprime con un linguaggio naturale.
La superficie può essere qualcosa di molto repellente o semplicemente molto stupido, quindi, è necessario scartare l'immagine per poter penetrare nel significato.
Non è  l'immagine che conta. Conta il significato, il messaggio. E come afferma il sogno, lo stesso vale nella vita.
Il Sé tende a conservare un equilibrio fluido all'interno dell'intero sistema psicologico. Chiamiamo questa funzione del Sé "legge di compensazione".
Ogni volta che assumiamo un atteggiamento cosciente eccessivamente sbilanciato  (troppo razionale, o spirituale, o materialista ecc..) i sogni lo compensano, facendo emergere un aspetto che possa controbilanciare.
Gli opposti non vengono compensati in modo automatico.
Si tratta piuttosto di una compensazione al servizio della totalità. È  come se il sogno dicesse: "Sei troppo sbilanciato rispetto alla tua totalità interiore".
La saggezza essenziale del sogno consiste nel conservare in equilibrio tutti gli opposti psichici e stabilire la giusta via di mezzo.
L'inconscio sembrerebbe condividere la filosofia cinese Yin/Yang o l'idea del Tao,  che riconosce un sottile equilibrio fra gli opposti.
Il Sé è un vuoto che non contiene nulla, ma un vuoto pieno di luce senza uno specifico contenuto definibile pur essendo la fonte dell'illuminazione interiore.
Esso rappresenta il massimo valore della psiche, o la Divinità, o il Buddha interiore.
Ciascuna scuola gli attribuisce un nome diverso, ma si tratta pur sempre dello stesso elemento interiore.
Alcune scuole di meditazione orientale insegnano che, dopo aver raggiunto l'illuminazione, si ritorna alla vita comune, in quanto anche la vita più comune fa parte della vita illuminata di un individuo.
Non c'è contraddizione fra illuminazione profonda e la vita nauseabonda di tutti i giorni.
Persino questi due opposti convivono.
"Ma la luce rende visibile la mano di Dio negli escrementi, e se riusciamo a vedere la mano di Dio negli escrementi, allora possiamo sopportare gli escrementi. Altrimenti vi rimaniamo soffocati"
Tratto da "Il mondo dei sogni"di Marie Louise von Franz

martedì 3 novembre 2015

L'Unicità dell'essere


La mente massificata che domina la nostra cultura ci schiaccia e ci fa sentire superflui e privi di importanza. Nella vita professionale, possiamo in ogni momento essere sostituiti da venti altre persone che ambiscono alla stessa posizione. Ciò ha un effetto molto distruttivo sull'uomo moderno, che in genere si rifugia in una di due soluzioni: quella della compensazione, che lo porta a diventare megalomane, a voler essere il massimo in questo mondo senza scelta e,  cosi facendo, a conquistare almeno qualche cosa;
O quella della depressione strisciante, che lo fa sentire completamente oppresso e superfluo.
Questo genere di depressione colpisce oggi molti giovani.
Magari in  un modo non evidente essi si sento profondamente depressi e scoraggiati; non credono più a un'esistenza che per loro non ha alcun senso.
La massificazione della società dipende dalla sovrappopolazione del pianeta, che necessita di un'organizzazione che soffoca l'individuo. Il problema è che ci sono troppo regole, e le regole sono sempre impersonali, perché devono valere per tutti.
L'unica cosa che può impedirci di cadere nell'eccessiva razionalità, nell'eccessiva massificazione che oggi soffoca l'individuo è la rivalutazione dell'importanza dei sentimenti.
I sogni mettono sempre in evidenza il significato unico e individuale dell'unicità della vita di ciascun individuo.
Questa è forse la caratteristica più importante della vita onirica.
È come inoltrarsi nella foresta e osservare i suoi duemila alberi. 
A prima vista sono semplicemente alberi, ma se ci fermiamo a guardarli attentamente da vicino, scopriamo che ciascuno di essi è  dotato di una sua personalità che è  unica.
Non ci sono due alberi uguali.
Ogni albero è una personalità.
La natura concretizza i suoi modelli in esseri unici e individuali. Ecco perché il pensiero statistico è tanto distruttivo e pericoloso.
Occorre imparare a vedere e a  rispettare l'unicità reale delle cose. La realtà è formata da un numero enorme di esseri unici e i sogni ci insegnano a scoprire il modello unico della nostra esistenza.
Il sogno è molto utile per scoprire che cosa l'inconscio vuole da una specifica persona, che cosa vuole che quella determinata persona diventi.
I sogni sono la voce della nostra natura istintiva e animale; la voce della sostanza cosmica che c'è in noi.
L'inconscio collettivo e la materia atomica organica rappresentano due aspetti della medesima cosa.
I sogni sono la voce della materia cosmica. Quindi proprio come non ci è  dato comprendere il comportamento degli atomi (basti pensare al linguaggio astruso che i fisici moderni devono utilizzare per descrivere il comportamento degli elettroni), dobbiamo servirci dello stesso genere di linguaggio per descrivere gli strati più profondi del mondo onirico.
Tratto da "Il mondo dei sogni" di Marie Louise von Franz

sabato 31 ottobre 2015

Animus positivo e Animus negativo


Anthony Andrew Gonzalez

L'Animus positivo è  la consapevolezza istintiva più profonda della verità interiore, una verità fondamentale che guida la donna spirituale nel suo processo di individuazione, verso la possibilità di diventare se stessa.
M.L.von Franz

Jung definì Animus  (dal latino spirito) la personificazione maschile dell'inconscio nei sogni delle donne

Anche l'Animus come l'Anima, passa attraverso un processo di sviluppo in quattro fasi.
Dapprima si manifesta come la personificazione del mero potere fisico, per esempio come un campione di atletica, un uomo tutto muscoli.
Nella fase successiva rivela il suo spirito di iniziativa e la capacità di svolgere un'attività pianificata.
Nella terza fase, l'Animus diventa la 'parola'.
Infine, nella sua quarta manifestazione, l'Animus è  l'incarnazione del senso.
A questo più alto livello diviene (come l'Anima) il mediatore dell'esperienza religiosa e di conseguenza la vita acquisisce un nuovo senso.
Fornisce alla donna fermezza spirituale, un invisibile sostegno interiore che la compensa della sua fragilità esterna.
A questo livello più alto, l'uomo interiore funge da collegamento con il .
Personifica le capacità di coraggio, spirito e verità della donna e la pone in contatto con una fonte della sua creatività personale.
L'Animus nella sua forma negativa è  un parassita.
Personifica la brutalità, la freddezza, l'ostinazione e paralizza la crescita della donna.
Nella sua forma negativa è un potere del male, distruttivo per la vita umana.
Separa la donna dalla sua femminilità.
L'allontana dal calore umano e dalla sua gentilezza, la isola a un mondo privo di senso, martoriata da mani invisibili.
La donna si sente vittima, prigioniera, intrappolata dalle circostanze esterne oppure da un destino crudele. Alla fine, potrebbe cominciare a credere che la sua spaventosa solitudine non potrà mai trovare sollievo in questo mondo e quindi sprofondare in fantasie di morte.
Trasformare l'Animus significa andare incontro a una sofferenza immensa, perché si tratta, né  più né  meno, di abbandonare una identità vecchia a favore di una nuova.
Ciò richiede un grande coraggio. Ma vale la pena di intraprendere questo viaggio, poiché le ricompense sono veramente incommensurabili.
L'Animus si scatena ogni volta che la donna ama.
Tenta di allontanare la donna da qualsiasi rapporto disprezzandolo o definendolo folle.
L'Animus negativo si manifesta principalmente sotto forma di resistenza circostanziata a qualsiasi sentimento d'amore.
Se la donna si innamora o si interessa a un uomo, il suo Animus negativo emerge immediatamente e la induce a rovinare il rapporto.
La donna non si rende conto di quanto le sta accadendo. Pensa di essere preda di una maledizione.
L'Animus negativo si comporta come un vero e proprio amante geloso. Vuole tenersi la donna tutta per sé e la tiene lontana da tutti gli altri uomini
Quando la donna è posseduta dall'Animus, pensa di essere l'Animus ella stessa. Soltanto quando si risveglia può rendersi conto che non è così: "No, non sono io!".
Quella dell'Animus è nella donna una delle più frequenti forme di possessione. Improvvisamente la donna si sente preda di una fredda determinazione maschile, trasportata da un dogmatismo astratto, guidata da un impulso a un'azione affrettata, brutale e determinata. Nulla di tutto questo appartiene al suo carattere femminile.
Tratto da "Il mondo dei sogni" di Marie Louise von Franz

giovedì 29 ottobre 2015

La liberazione del cuore


Nella nostra società moderna abbiamo conseguito la libertà sessuale. Si presenta adesso un problema di più vasta portata: la liberazione del cuore.
Marie Louise von Franz

L'amore è un concetto estendibile che va dal cielo all'inferno, riunisce in se Il bene e Il male, il sublime e l'infinito.
C.G.Jung

Il bisogno di conoscenza dell'umanità ha portato a strabilianti conquiste. Ma al di là di ciò che è stato fatto o detto, quello che le persone maggiormente vogliono dalla vita è amare ed essere amate.
Nessuno, finora, è riuscito a spiegare che cosa faccia funzionare i rapporti umani...
Nel corso degli anni poeti e filosofi hanno definito l'amore in migliaia di modi diversi, psicologicamente parlando l'espressione "liberazione del cuore" è proprio una definizione dell'amore.
La funzione di sentimento è toltalmente trascurata oggigiorno.
Viene di solito identificata con l'affetto e l'emozione, ma allora si tratta di un sentimento inferiore.
I giovani liberano il loro sentimento, che però si esprime quasi sempre sottoforma di forti emozioni nel sentimento di amare qualsiasi cosa, o distruggere qualsiasi cosa.
I loro sentimenti risultano indifferenziati, senza argini, non individualmente diretti.
Al contrario i sentimenti differenziati sono diretti verso una persona che per noi è unica, proprio per la sua unicità.
Il sentimento differenziato pressuppone la capacità di percepire l'unicità dell'altro e di liberarsi di tutti i giudizi psicologici schematici.
Si tratta di qualche cosa di irrazionale, che è molto legato al grado di sviluppo che ciscuno ha raggiunto.
Quanto più diventiamo noi stessi individui unici, quanto più ci individuiamo in senso junghiano, tanto più siamo in grado di considerare l'altro come personalità unica, senza renderlo oggetto di giudizi stereotipati.
Se ascoltiamo i pettegolezzi della gente, notiamo che per la  maggior parte si tratta di clichè che non tengono in alcun conto l'unicità dell'altra persona.
Liberare il cuore significa imparare gradualmente  a sentire e percepire l'unicità altrui e ad amarla.
Non mi riferisco all'amore smanceroso e sdolcinato che ama e accetta ogni cosa. Mi riferisco, invece, a una grandissima precisione di sentimento.
Le persone capaci di un  sentimento differenziato notano quando ci rivolgiamo a loro con un tono o con un gesto non autentici.
Esse percepiscono l'unicità dell'altro e vogliono che sia se stesso.
L'amore vero guarisce e rende l'altro totale.
Non ha nulla a che fare con il sentimentalismo, con la gentilezza, con la buona creanza, ed è anche molto faticoso.
Significa reagire costantemente in modo preciso e veloce a ciò che l'altro è, o non è, o dovrebbe essere.
Tratto da "Il mondo dei sogni" di Marie Louise von Franz

Se vai dal pensiero, porta il cuore con te... Se vai dall'amore, porta la testa con te... Vuoto è l'amore senza il pensiero, vuoto il pensiero senza l'amore.
C.G.Jung
Io non voglio essere l'altra metà della tua anima. Io voglio essere colei che ti ricorda che sei già Tutto.
cit.

Trascendere gli opposti non significa affatto omologare e annullare le differenze, semmai rendere la distinzione la fonte sorgiva dell'unione.

A sua volta l'unione degli opposti non è la somma elle due parti ma ciò che le trascende in una nuova forma-formante.

Se io mi dissolvo in te, tu ti ricoaguli in me
A. Romano
 A colui il quale non avrà amato che corpi, forme, apparenze... la morte toglierà tutto.
Chi ama le Anime, le ritroverà...
V. Hugo
I legami più profondi non sono fatti nè di corde nè di nodi, eppure nessuno li scioglie.
LaoTze

martedì 27 ottobre 2015

Dall'ASoTh al Tao

Le 22 lettere che costituiscono l'alfabeto watan, non ve ne sono che 19 che figurano nell'Archeometra; 12 segni zodiacali o semplici, e 7 planetarie o doppie; ne mancano 3 che sono le tre lettere madri o costitutive: - (A) . . (S) e ~ (Th) di cui andremo a vedere la formazione.
                   
Se si seziona seguendo il diametro orizzontale, la figura circolare che costituisce l'insieme dell'Archeometra, in modo da dividerla in due semicerchi, e se si fa poi compiere al semicerchio inferiore una rotazione intorno alla tangente all'estremità destra del diametro orizzontale  (parallelo all'asse verticale della figura), in modo da fargli occupare rispetto a questo una posizione simmetrica alla sua posizione primitiva, si ottiene una figura sintetica che rappresenta l'insieme delle lettere A, S e Th.
A è  formata dal diametro orizzontale, S dai punti centrali, e Th dallo sviluppo della circonferenza.
La riunione di queste tre lettere forma la parola ASoTh.
La lettera A rappresenta l'unità, S il binario, e Th la molteplicità.
                   
Nel mondo esaminato rispetto a noi, l'unità corrispondente allo spirito, la molteplicità alla materia e il termine intermediario o equilibrante è  la vita;  per conseguenza, l'insieme di queste tre lettere può essere considerato come rappresentante l'Universo in tre piani;
Spirituale: è il centro della figura dell'Archeometra è il piano dell'Essere puro o dell'Unità.
Astrale: è  il dominio delle Forze cosmiche il piano vitale o energetico, il simbolo . . rappresenta la polarizzazione della Forza universale come il numero 11 che esprime anch'esso il binario equilibrato.
Materiale: designa tutto quello che è  contenuto in potenza nell'Etere primordiale cioè l'insieme delle possibilità materiali e non solamente il mondo fisico.
L'Etere è  l'ambiente cosmico (Âkâsha) sul quale si esercita l'azione del Verbo Creatore corrispondente, nell'Archeometra alla zona esterna cioè all'inviluppo zodiacale.
Nel sistema solare alla Terra, bisogna capovolgere l'analogia: il mondo principiale è  rappresentato dai cieli superiori alle sfere planetarie e il dominio della realizzazione materiale è  rappresentato dal mondo sublunare cioè  dalla Terra avvolta dalla sua atmosfera e l'insieme delle sette sfere planetarie continua a corrispondere al piano astrale o mondo intermediario.
Dal punto di vista più universale e metafisico il primo termine corrisponde al Principio divino che sussiste in sé stesso per sé stesso indipendente da ogni azione e da ogni manifestazione; il secondo termine rappresenta l'azione del Principio che produrrà tutte le manifestazioni agendo sulla Passività universale (principio femminile), che contiene tutte le possibilità e che è  raffigurata dal terzo termine.
Se si applica ciò a un essere, il primo è il principio spirituale il Se (Âtmâ); il secondo è  l'essere in quanto si manifesta  (Jîvâtmâ), infine il terzo è l'ambiente nel quale si producono le manifestazioni dell'essere o l'insieme dei cicli o stati attraverso i quali evolvono queste manifestazioni.
          
Il simbolo geroglifico espresso dalla parola Asoth può essere raffigurato nel modo seguente:
Si ha così un simbolo che si trova fino in Cina che dimostra che tutte le tradizioni, anche le più diverse in apparenza, provengono originariamente da una fonte comune.
Tratto da "L'Archeometra" di René Guenon


sabato 24 ottobre 2015

Corrispondenze tra alfabeti e numeri

Le corrispondenze tra  i diversi alfabeti e i numeri è la chiave di tutta l'ermeneutica.
Il più importante degli alfabeti che noi dovremo considerare qui per il momento è l'alfabeto watan.
Questo alfabeto fu la scrittura primitiva degli Atlantidi e della razza rossa, la cui tradizione fu trasmessa all'Egitto e all'India dopo la catastrofe in cui scomparve Atlantide, è la traduzione esatta dell'alfabeto astrale.
Esso comprende 3 lettere costitutive che corrispondono alle tre persone della Trinità o alle tre prime Sèphiroth, che sono i tre primi numeri donde derivano tutti gli altri, 7 planetarie e 12 zodiacali, ossia in tutto 22 caratteri che corrispondono alle 22 lettere della seconda lingua di cui parla il Phil Inc.
È  questo l'alfabeto, di cui Mosè aveva avuto conoscenza nei Templi d'Egitto, che divenne il primo alfabeto ebraico, ma che si modificò in seguito nel corso dei secoli, per scomparire completamente nel periodo della cattiva Babilonia.
Il watan è  stato conservato in India, ed è mediante i Brahmana che è giunto fino a noi mentre la lingua atlantidea aveva dovuto dividersi in diversi dialetti che divennero forse anche con il tempo delle lingue indipendenti ed è  una di queste lingue che passò in Egitto: questa lingua egizia fu l'origine della lingua ebraica,  secondo Fabre d'Olivet
L'antico alfabeto essendo andato perso, quando Esdra volle ricostituire il testo della Thorah, si servì di una scrittura caldaica, o più esattamente assira, che è  la scrittura ebraica detta quadrata,  ancora oggi impiegata.
Il nuovo alfabeto ebbe 22 lettere come l'antico, ma le corrispondenze furono modificate e divennero quelle che si ritrovano nella Sépher Iezirah.
Secondo l'Archeometra le corrispondenze sono le seguenti:
Le midifiche sono:
L'insieme delle lettere costituite forma la parola Asoth sostituendo la parola Emesh.
Alle planetarie poste nell'ordine alfabetico, si è fatto corrispondere i pianeti nell'ordine astrologico  (cominciando da Saturno) che cambia totalmente le corrispondenze, sebbene, fra le 7 nuove planetarie si trovano 4 delle antiche.
Addizionando i valori delle lettere costitutive secondo l'Archeometra  (A=1, S=60, Th=400) si trova 461 o DVA, in sanscrito Dêva, divinità;  4+6+1=11 numero della Forza.
I valori numerici delle lettere planetarie addizionate (B=2, G=3, D=4, C=20, N=50, Ts=90, Sh=300) danno 469, o DVT, in sanscrito Dêvata, deità; 4+6+9=19 1+9=10 il principio.
I valori numerici delle lettere zodiacali  (H=5, V=6, Z=7, H'=8 (6), T=9, I=10, L=30, M=40, Ô=70, ph=80, K=100, R=200) danno 565 vita assoluta chr equivale al sanscrito Jîva, la Vita universale.
Addizionando i valori delle 22 lettere si ha: 461+469+565=1495 o ADTE, in sanscrito Aditî vita indivisibile;  d'altronde 1+4+9+5=19, 1+9=10, poiché l'alfabeto  tutto intero è  contenuto in potenza nel Principio.
Tratto da "L'Archeometra" di René Guenon 


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