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mercoledì 24 dicembre 2014

L'individuo e l'uomo qualunque

Se considererai la tua mancanza di immaginazione, di ispirazione e di vitalità interiore, che tu senti come una stagnazione e uno sterile deserto, con quell'interesse che consiste proprio nell'allarme che si percepisce come conseguenza della morte interiore e come richiamo al deserto, allora potrà accadere qualcosa, poiché il vuoto interiore nasconde una pienezza altrettanto grande, se tu le consentirai di penetrare in te.
Se ti mostri aperto al richiamo del deserto, il desiderio struggente della pienezza vivificherà il vuoto desolato della tua anima come pioggia che cada su terra riarsa.
...Tu sei sterile perché è ostruita la sorgente della tua fantasia, la fonte della tua anima.
Vorresti ottenere risultati che lusinghino la tua superbia... Tu presagisci che non ce ne saranno. Per questo non vuoi essere fecondo, perché lo saresti solo per amore di Dio e non... per il tuo interesse.
Sbarazzati della bramosia rozza e volgare che, in maniera miope e puerile, conosce solo mete interne al tuo orizzonte.
Più ti attacchi a ciò che tutti desiderano, più tu sei un uomo qualunque, un uomo che non si è ancora scoperto e che brancola come un cieco per il mondo.
...Egli avanza verso il vuoto con la sicurezza di un sonnambulo, trascinandosi appresso tutti...poiché un "uomo qualunque" è sempre una moltitudine.
Il vero spirito di vita, produce una vita secondo la propria legge e non è storpiato dalla miopia delle nostre intenzioni e dall'arroganza grossolana della fede superstiziosa nella volontà.
Non si può facilmente eliminare ciò che si fonda su un abito mentale sostenuto dalla tradizione e dall'ambiente: ciò che non si può sfruttare in qualche maniera ha scarso interesse.
L'abituale svalutazione di ogni cosa che non si possa toccare con mano o che non si comprenda, e l'educazione che ci ha preceduto fino ai nostri giorni: da qui la sottosvalutazione della psiche.
La concezione biologica e materialistica che nell'uomo dell'epoca attuale non vede altro che un animale gregario, e nelle cui motivazioni essa scorge soltanto le categorie della fame e dell'istinto di potenza e sessuale.
Difronte alle cifre smisurate impallidisce qualsiasi forma di individualità, poiché la statistica cancella ogni unicità.
Eppure il reale portatore di vita è l'individuo.
È soltanto lui a provare felicità, è solo lui ad essere dotato di virtù, di responsabilità e di etica.
La massa e lo Stato non hanno nulla di simile. Solo l'uomo in quanto individuo è un essere vivente; lo Stato invece è un sistema, una pura e semplice macchina volta a classificare e ordinare la massa.
L'uomo ha contratto la lebbra del pensiero collettivo ed è divenuto un internato di quell'insana stalla di allevamento che viene chiamata "Stato totalitario".
Il punto di vista dell'uomo interiore è tanto più minacciato quanto più schiacciante è la prevalenza dell'uomo esteriore.
Esso è la conditio sine qua non della pace interiore e della felicità.
E tutti i discorsi del mondo non potranno eliminare la semplice verità psicologica, per cui, quanto più ampia è la massa, tanto minor valore ha il singolo individuo.
Il giovane schivo e delicato rappresenta tutto ciò che nell'anima ha le ali...ma egli muore avvelenato dal pensiero collettivo...della statistica e della massa..
Allo strapotere e alla brutalità delle convinzioni collettive egli non ha altro da opporre che il mistero della propria anima vivente.
Finché un individuo sa di essere portatore di vita e che è importante che viva, egli vive anche il mistero della sua anima, poco importa se in maniera cosciente oppure no.
Chi invece non vede più il senso della propria vita nel compimento di quest'ultimo e neppure crede all'esterno diritto umano alla libertà di attuare tale compimento, costui ha tradito e perduto la propria anima..
Tratto da "Mysterium Coniunctionis" di C.G.Jung

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