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sabato 1 novembre 2014

La simbologia del sangue


Il sangue costituisce uno dei legami dell'organismo corporeo con lo stato sottile dell'essere vivente, che è propriamente l'anima, vale a dire, nel significato etimologico (anima), il principio animatore o vivificantore dell'essere.
Lo stato sottile, nella tradizione indù, è denominato Taijasa, per analogia con tejas che è l'elemento igneo; e come il fuoco, quanto alle sue qualità peculiari, è polarizzato in luce e calore, così lo stato sottile è vincolato allo stato corporeo in due modi diversi e complementari:
per mezzo del sangue, quanto alla qualità calorica, del sistema nervoso, quanto alla qualità luminosa.
Infatti, anche dal semplice punto di vista fisiologico, il sangue è il veicolo del calore portatore di vita, e questo spiega la corrispondenza del temperamento sanguigno con l'elemento fuoco.
D'altra parte, si può dire che, nel fuoco, la luce rappresenta l'aspetto superiore e il calore l'aspetto inferiore: la tradizione islamica insegna che gli angeli furono creati dal "fuoco divino" o dalla "luce divina", e che coloro i quali si ribellarono con Ibis (l'angelo ribelle il Lucifero dei cristiani) predettero la luminosità della loro natura, per conservare soltanto un oscuro calore.
Per conseguenza, si può dire che il sangue è in rapporto diretto con l'aspetto inferiore dello stato sottile; da ciò deriva il divieto di cibarsi del sangue, la sua assimilazione con quanto vi è di più spesso nella vitalità animale e che, mescolandosi intimamente agli elementi psichici dell'uomo, può effettivamente dar luogo a gravissime conseguenze.
Di là anche l'uso frequente del sangue nelle pratiche di magia e anche di stregoneria, in quanto capace di attrarre le entità infernali per conformità di natura.
Tutto questo in determinate condizioni è suscettibile di una trasposizione in un ordine superiore, da cui i riti, sia religiosi sia iniziatici ( come il mitriaco "sacrificio del toro") implicanti sacrifici animali.
Tratto da "Forme tradizionali e cicli cosmici" di R.Guenon

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