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mercoledì 26 novembre 2014

La psiche come totalità di conscio e inconscio


Incontriamo in ciascun essere umano la stessa struttura psichica, una totalità preconscia che fa racchiude tutto, compresa la coscienza, e nello stesso tempo una sorta di tendenza attiva a evocare una coscienza separata che talvolta, con un gesto luceferino, si rivolta contro la totalità preconscia per dirle: « Tu non mi hai creata, io mi sono creata da sola».
Cercare di capire che cosa c'era in origine, la coscienza o l'inconscio, equivale a disquisire se l'uovo abbia dato origine alla gallina o viceversa.
È evidente che il concetto di inconscio non può esistere se non presupponiamo l'esistenza della coscienza. Finché non vi è coscienza, il termine inconscio non ha alcun significato, nessuna ragione di esistere.
Nel momento in cui parliamo del fenomeno della coscienza, esprimiamo logicamente l'esistenza dell'aspetto opposto, l'inconscio.
I miti in cui i creatori sono relativamente uguali e si scontrano soltanto per appurare chi sia stato il primo, senza che alcuna sfumatura etica emerga dalla loro contesa, provengono da tribù particolarmente primitive.
Le tribù con un'evoluzione culturale più avanzata sembrano tendenzialmente creare miti in cui la figura che rappresenta la coscienza ha un atteggiamento positivo e rivolto alla vita, mentre l'altra ha un atteggiamento negativo e distruttivo rivolto alla morte.
È estremamente importante considerare con particolare attenzione quei miti primitivi naturali in cui non vi è alcuna contrapposizione etica fra i due creatori, perché noi tendiamo a sopravvalutare la coscienza (a discapito dell'inconscio, metre nelle tribù primitive questa distinzione penalizzante per l'una o per l'altro non c'era).
Jung definisce la psiche come totalità conscio-inconscio. Per lui la parola psiche designa la totalità dei processi consci e inconsci.
Tratto da "I miti di creazione" di Marie-Louise von Franz

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