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venerdì 31 ottobre 2014

Esperienza metafisica personale

La mia vita è stata spesso caratterizzata da avvenimenti metafisici particolari e spesso queste attività arrivavano in momenti in cui rifiutavo categoricamente degli aspetti della mia vita che andavano oltre il tangibile...
Dopo varie letture e ricerche posso affermare che tutto ciò che accadeva era frutto della proiezione della mia Anima che premeva per integrarsi, proiettandosi all'estero sottoforma simbolica.
Più rinnegavo questa parte di me e più questi avvenimenti si palesavano per richiamare la mia attenzione.
"Ognuno di noi si trova a cavallo tra i due mondi della percezione sensibile e della percezione inconscia. La conciliazione tra verità razionale e verità irrazionale può realizzarsi nel simbolo perché il simbolo contiene per sua natura ambedue gli aspetti, quello razionale e quello irrazionale" Jung
Una delle esperienze più particolari che ho avuto, mi terrorizzò letteralmente:
"Di norma l'attivazione dei contenuti dell'inconscio collettivo ha conseguenze perturbanti" Jung
Ricordo che ero in Scozia, Edimburgo, una notte tra le 3 e le 4, rientro a casa, era inverno e la nella mia stanza essendo molto freddo, avevo una stufetta alogena che lasciavo accesa tutta la notte anche se emetteva luce, (normalmente non dormo o mi riposo mai in posizione supina, perchè fin da piccola ho sempre avuto una sensazione strana e mi sono sempre svegliata come "cadendo sul letto") ma quella notte però mi ritrovo in quella posizione, cosciente ma come ipnotizzata, riesco a vedere tutto intorno a me chiaramente ma sono come paralizzata...
Nell'angolo in alto alla mia destra scorgo una figura femminile completamente vestita di nero, con il volto non visibile e i capelli lunghi e neri.
Un abbigliamento più antico rispetto i nostri giorni, come se venisse dal XIX secolo.
Questa figura si avvicina  mi afferra i polsi e mi strattona sul letto, io cerco di urlare ho paura..sento vibrare il letto dalla forza con la quale lei mi agita...dopo qualche secondo mi libero dalla visione assurda...
Mi ricordo poco di ciò che ho fatto dopo, so solo che sono andata in largo anticipo a lavoro, avevo bisogno di andare via da lì.
Per qualche giorno cercavo di evitare quella casa e il pomeriggio andavo spesso a riposare a casa della mia amica italiana a cui avevo raccontato tutto.
Qualche pomeriggio dopo sento come una presenza nella stanza, ho le tende scure ma la luce penetra ugualmente, e questa volta sono prone sul letto:
sento come se qualcuno salisse sul letto in ginocchio e mi afferrasse gli avambracci, si chinasse su di me con il viso vicino al mio orecchio.
A quel punto io le chiedo: "Cosa vuoi da me?" e la presenza mi risponde: "Voglio essere te".
Questa volta la presenza era diversa, l'essenza era la stessa ma ho avuto l'impressione che fosse di un aspetto angelico, infatti non ho avuto affatto paura anche se le due esperienze mi hanno lasciata completamente attonita...
Sinceramente non ho mai capito questa esperienza, l'avevo associata a un residuo psichico di qualche personaggio vissuto nella casa ma non vedevo una connessione con me, fin quando non ho iniziato a leggere i testi di Jung:
Credo sia stata una proiezione della mia Anima (che può essersi servita di un residuo psichico per manifestarsi) che in un primo momento ho visto come Ombra, quel periodo stavo rinnegando fortemente una parte di me, e di lì a poco mi successe qualcosa che sconvolse la mia vita per anni...ma il mio problema principale di quel periodo era la perdita del mio contatto con la parte interiore di me e forse quel "Voglio essere te" era una richiesta disperata della mi interiorità di re-integrarsi in me.
Nel libro che ultimamente sto leggendo ho trovato una cosa che può fare al mio caso:
"Noi viviamo anche nei nostri sogni, non viviamo soltanto durante il giorno"
"In un certo stadio superiore dello sviluppo in cui sono già presenti rappresentazioni dell'anima, le imago non sono più semplicemente tutte proiettate....
 Il complesso rimane in certo modo sospeso tra il conscio e l'inconscio, in penombra per così dire, pertinente o affine da un lato al soggetto della coscienza, ma da un altro lato esistenza autonoma, e come tale opposto alla coscienza. In ogni caso non necessariamente obbediente all'interazione soggettiva, ma a essa forse persino sovrastante, sovente quale fonte di ispirazione, di ammonimento o di informazione "soprannaturale".
Dal punto di vista psicologico un simile contenuto sarebbe da definire come complesso in parte autonomo, non ancora pienamente integrato nella coscienza." Cit C.G.Jung
Per molto tempo questo tipo di avvenimenti hanno sconvolto la mia vita ma senza farmi perdere l'equilibrio mentale... 
Sapevo che prima o poi avrei avuto una spiegazione a tutto ciò, ma a quei tempi le vivevo come esperienze metafisiche esterne senza correlazione con il mio Sé.
Non capivo il senso, il motivo... Poi mi è stato tutto chiaro...in questo caso specifico era stato un chiaro avvertimento e infatti la mia vita da quel momento si tinse di due tinte contrastanti.
Leggere i saggi di Jung mi ha portato a ricostruire tanti fenomeni particolari della mia vita, comprendendo, con un viaggio a ritroso, quale sarebbe stato l'inevitabile percorso della mia vita... 
Verso una consapevolezza sempre maggiore...
Noi siamo il microcosmo che rispecchia in tutto il macrocosmo...conoscendo noi stessi conosceremo i misteri del Tutto...
Nell'AniMo Antico

mercoledì 29 ottobre 2014

Miti della creazione: creazione per caso


Lo stato d'animo che porta alla presa di coscienza della realtà è simile all'emergere da uno stato di incoscienza.
È come se la realtà esterna prendesse vita man mano che se ne diventa consapevole.
La creazione attraverso un atto casuale è un fenomeno estremamente importante nella sfera dei processi creativi inconsci.
Quando cercate, per esempio, di disegnare o di dipingere, vi succede spesso di fare una macchia vostro malgrado, come se il pennello diventasse un oggetto animato e si burlasse di voi.
Se accogliete di buon grado questo inconveniente, scoprirete presto che quella macchia ha un volto, oppure l'incorporerete in una nuova figura per dissimularla, ottenendo così un'immagine diversa da quella che avete in mente.
Se si conosce bene un arte o una tecnica, si è meglio in grado di escludere le casuali interferenze perturbanti dell'inconscio. Se non sapete dipingere e vi capita un inconveniente, dopo esservi dati tanto da fare e aver magari lavorato per tre ore, l'affetto sale in voi e l'inconscio si manifesta (fare cose nuove che non rientrano in schemi ripetitivi di vita).
Perciò, talvolta può essere proficuo annaspare nell'oscurità, sentirsi smarriti, perché prioprio allora si costellano i processi creativi dell'inconscio.
Nella storia della civiltà numerose scoperte sono state realizzate per caso: giocando con un oggetto.
Shiller affermò addirittura che l'uomo raggiunge il suo più alto livello di umanità quando gioca, quando agisce senza un piano, senza un fine cosciente: è da quel punto che raggiunge un livello di umanità cosciente in grado di creare civiltà.
Soltanto allora l'essere umano ha un'apertura mentale sufficiente ad accogliere l'elemento nuovo e a lasciare che le cose accadano.
Molte sono le personalità creative che ritrovano la loro creatività solo quando sono sopraffatte da una terribile depressione.
Hanno una coscienza dell'Io così forte e così strutturata che l'inconscio deve ricorrere a mezzi brutali per spezzare la loro resistenza e far sì che si lascino andare (ad esempio con un gioco).
Lo scopo finale segreto di una depressione è come chiarisce la parola stessa quello di "deprimere", di abbassare la soglia della coscienza per permettere ai processi inconsci di manifestarsi senza alcun impedimento.
Ecco perché l'oscurità -la nigredo degli alchimisti- è il simbolo di un processo che si può osservare ogniqualvolta un importante slancio creativo cerca di venire alla luce.
Tratto da "I miti della creazione" di Marie-Louise von Franz.

lunedì 27 ottobre 2014

La Contro-iniziazione, la Pseudo-iniziazione e il Sincretismo


"...Poiché è così che tutti i disordini parziali, anche quando appaiono in qualche modo come il disordine per eccellenza, sono nondimeno necessari nel concorrere all'ordine totale" R.Guenon
Contro-iniziazione:
È una contraffazione nel senso che imita necessariamente l'iniziazione come un'ombra invertita, la sua intenzione vera non è quella di imitarla ma di opporlersi Questa pretesa è vana in quanto il campo metafisico e spirituale, che è al di là di tutte le opposizioni, le è assolutamente interdetto: tutto ciò che essa può fare è ignorarlo o negarlo, nell'assoluta impossibilità di andare al di là del mondo intermedio, cioè di quel campo psichico che è per tutti i versi il campo privilegiato dell'influenza di Satana, tanto nell'ordine umano quanto nell'ordine cosmico.
Pseudo-iniziazione:
Si tratta di una parodia è priva di ogni realtà profonda, il suo valore intrinseco, non essendo positivo come quello dell'iniziazione e neppure negativo come quello della contro-iniziazione, è semplicemente nullo: tuttavia essa si riduce a un gioco più o meno inoffensivo ma i riti, in virtù della loro natura "sacra" nel più rigoroso senso della parola, sono cose che non si possono mai simulare impunemente.
Inoltre le contraffazioni pseudo-tradizionali a cui si riferiscono, raggiungono la loro massima gravità perché si traducono in un'azione effettiva invece di rimanere allo stato di più o meno vaghe concezioni, e secondariamente perché il loro attacco verte sull'aspetto interiore della tradizione, su ciò che ne costituisce veramente lo spirito, ossia sul campo esoterico e iniziatico.
Spesso la contro-iniziazione si dedica all'introduzione dei propri agenti nelle organizzazioni pseudo-iniziatiche: costoro le "ispirano"  all'insaputa dei loro membri ordinari e spesso anche dei loro capi apparenti i quali, come gli altri, sono altrettanto allo scuro della causa a cui sono a servizio.
La pseudo-iniziazione non è altro che un ingranaggio, ma un ingranaggio che può comandarne molti altri e sul quale questi altri vengono in qualche modo ad ingraziarsi ricevendone il proprio impulso.
Essa imita in questo modo la funzione di motore invisibile.
Sincretismo:
Uno dei mezzi più semplici che le organizzazioni pseudo-iniziatiche hanno a disposizione per fabbricare una falsa tradizione ad uso dei loro aderenti, è il sincretismo, il quale consiste nel riunire bene o male elementi presi a prestito un po' dappertutto, nel giustapporli in qualche modo "dall'esterno", senza alcuna comprensione reale di quel che essi rappresentano veramente nelle diverse tradizioni a cui specificatamente appartengono. Ma poiché occorre dare a questa accozzaglia più o meno informe una certa apparenza di unità, allo scopo di poterla presentare come "dottrina", so cercherà di raggruppare quegli elementi intorno a certe "idee direttrici", le quali a loro volta, ben lungi dall'avere un'origine tradizionale, saranno in generale concezione del tutto profane e moderne, cioè antitradizionali:
L'idea di evoluzione svolge una funzione preponderante.
Si tratta di una tendenza a snaturare o meglio deviare gli elementi presi in prestito, perché con questi medoti si sarà indotti ad attribuire loro, in accordo con l'"idea direttrice", un significato così alterato da essere in diretto contrasto con quello tradizionale.
Si diventa così totalmente ciechi sulla tradizione vera e delle suggestioni di cui questi "pseudo-iniziati" sono le prime vittime prima che essi contribuiscano per conto loro ad inculcarle in altri...costoro sono degli illusi, o vengono illusi.
Tratto da "Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi" R.Guenon

L'Amore è semplice


L'amore è semplicità, 
 ....è la "cosa" più semplice della vita.
Basta solo aprire il cuore
 come fai in alta montagna, respiri ed apri i polmoni più che puoi, cerchi di far entrare più aria buona possibile all'interno di te e l'accogli aprendo le braccia verso l'infinito...
Le persone dovrebbero svegliarsi al mattino e decidere di far entrare la luce dentro di loro e iniziare a voler ricevere e voler dare...
La maggior parte della gente ama l'oggetto dell'amore, ma questo è sinonimo di attaccamento egoico al soggetto che scaturisce il sentimento.
In questo modo si creano catene che non lasciano fluire l'energia e tutto intorno diventa senza movimento
L'amore è anche movimento, l'amore deve circolare libero e fluido...
se ciò non avviene, tutto ciò che potremmo potenzialmente amare e da cui trarre felicità si cristallizza e diventa la nostra prigione emozionale invisibile...
L'unico modo di non cadere in ciò è amare l'Amore
..a prescindere da chi ce lo dà o da chi ce scaturisce, questo è l'unica maniera di riuscire a distaccarsi da una situazione che ci provoca sofferenza, attaccamento, ancoraggio...
Amare l'idea dell'amore ti rende partecipe della gioia della vita e tu puoi trarre beneficio e apportarne agli altri da tutto ciò che ti crea pathos..
Molte persone non riescono ad aprire il cuore ...e ricevere...
e molto più difficile che dare, è il saper accogliere!
Perché noi ci creiamo barriere immense per proteggere il nostro passato, o il sentimento egoico che proviamo per questa o quella persona...
Se un cuore fosse in grado di ricevere potrebbe svegliare dalla cecità gli occhi che non vogliono guardare altro che la propria ancòra profonda...
...E intanto chi non ha catene corre libero e felice aspettando di uscire un giorno e perdersi nella bellezza dello sguardo di un'anima altrettanto libera,
che altro non vuole che amare senza inutili catene deleterie...
L'amore andrebbe fatto fluire e non imprigionato nelle fortezze del cuore dove diventa qualcosa di diverso dalla splendida e luminosa energia che in realtà è..
"L'amor che move il Sole e l'altre Stelle" dà l'idea di un'energia in movimento che crea movimento... 
Nell'AniMo Antico



Gli archetipi

Come spesso ha rilevato Jung, tutti gli archetipi sono collegati fra loro nell'inconscio ed è impossibile scinderli l'uno dall'altro. Se si approfondisse sufficientemente lo studio di uno qualsiasi di essi, facendo emergere tutte le associazioni che vi convergono, si finirebbe col farli affiorare tutti.
Nella sfera della psicologia non si può e non si deve accostarsi ai contenuti dell'inconscio soltanto attraverso la funzione del pensiero.
In psicologia la funzione del sentimento è indispensabile per cogliere la tonalità affettiva dell'immagine archetipica, parallelamente al suo rapporto logico con le altre immagini. L'albero, per esempio, possiede in quanto simbolo una connotazione affettiva molto particolare.
Appena vi accostate a questi simboli con il sentimento, constatate che, sebbene siano contaminati o collegati, ciascuno di loro esercita su voi un impressione emotiva diversa.
La Madre Terra, la Madre Albero o l'Albero della Vita non vengono sentiti allo stesso modo da tutti.
A livello intellettuale si potrebbe quasi identificarli, ma il sentimento si rifiuta di farlo.
È proprio il ruolo esercitato dalla funzione del sentimento in psicologia a infastidire coloro che ci definiscono "non scientifici".
E invece, è proprio per avere un orientamento preciso, per non finire alla deriva nel mare infinito dell'inconscio che dobbiamo ricorrere al sentimento, una funzione di discriminazione e di valutazione.
Evidentemente, in un tipo-pensiero il sentimento è la funzione interiore: quale che sia questa funzione, essa ha la particolarità di essere talvolta eccellente, talvolta del tutto inadeguata.
Un tipo-pensiero non può far altro che usare il suo sentimento così com'è è cercare di fidarsene, ma conservando un atteggiamento critico nei suoi confronti e chiedendosi: "Sto facendo una proiezione?"
Quel che conta è conoscere i propri complessi, poiché una vera e propria distorsione si verifica solo nel caso in cui intervenga un complesso perturbante.
Tratto da "I miti di creazione" di Marie-Louise von Franz

venerdì 24 ottobre 2014

Dèi del Cielo Dèi della Terra di Giorgio Pastore

Credo che ognuno di noi dovrebbe leggere almeno una volta nella vita, un libro come questo, credo sia giusto rimettere in discussione il nostro modo di vedere i fatti storici ma soprattutto il nostro modo di percepire il passato...
Giorgio con questo libro apre la possibilità di riflettere su altre realtà, apre nuove porte alla conoscenza.
La sua "curiosità costruttiva" (così chiamo la  continua ricerca di verità) ha fatto sì che il suo sapere, i suoi studi e ricerche non si fermassero alla sola preparazione accademica, ma che questa diventasse la base per poter cercare verità sempre più profonde, nuove e infinite...
Ho sempre pensato che la storia avesse qualcosa di non veritiero, ho spesso fatto domande a cui non ho mai avuto miglior risposta di una faccia attonita da parte dei professori...
Credo che l'essere umano ha molto di più da raccontare che le sole guerre per il dominio degli imperi, che sono il nostro unico modo per scandire i secoli...
Non ci si può fermare a una realtà preconfezionata quando ci sono prove di altri orizzonti da esplorare...
Guenon in uno dei suoi libri afferma: "Si dice che quando un tesoro viene cercato da qualcuno a cui esso, per una ragione qualsiasi 
non è destinato, l'oro e le pietre preziose si trasformano per lui in carbone e  in pietre volgari" riferendosi agli archeologi che con il loro modo scientifico di vedere il mondo, si lasciano sfuggire dei tesori che andrebbero "guardati" con una prospettiva ed esperienza diversa...
Non ci sono persone a cui non è destinato il tesoro, ma ci sono persone che con la loro cecità non riescono a vederlo..
Un buon passo sarebbe iniziare ad aprire gli occhi sulle tante possibilità di capire chi siamo...
Le molteplici fonti dell'autore ci possono guidare su approfondimenti maggiori degli argomenti che più toccato la nostra curiosità.
Nell'AniMo Antico


«...Frutto di un lavoro lungo e meticoloso, apprezzabile quanto documentato, scritto in virtù dei trascorsi universitari dell'autore che applica sapientemente le metodologie interpretative della storiografia.
Pastore è serio e ponderato, e ciò che propone è frutto di riscontri incrociati e scoperte dimostrate; egli lega gli invisibili fili della storia "alternativa" ricostruendo in quadro perfetto credibile e finalmente organico.»
Dalla prefazione di Alfredo Lissoni

«Pensiamo di essere avanti nello stadio evolutivo, invece siamo ancora molto ignoranti, e molti non riescono a rendersene conto.
Solo se inizieremo a vedere con altri occhi il paranormale potremo evolvere e far diventare scienza ciò che ancora è considerata fantascienza, così come l'eresia di ieri oggi non è più un mistero, essendo stata presa in considerazione dalla stessa scienza.
Per la realizzazione di questa mia opera mi sono avvalso di testi di diverso genere.
Presi singolarmente sono portatori di significati inerenti il contesto che trattano, ma spesso si tratta di significati parziali.
Solo avendo una visione d'insieme possiamo coglierne la loro vera essenza, solo accostandoli gli uni agli altri scopriamo sfumature che prima ignoravano.
Da sempre l'uomo ha avuto necessità di capire ciò che di oscuro gli stava intorno, ovunque e in ogni caso.
Il concetto di "scienza" è mutato attraverso i secoli e muterà ancora in futuro.
Così, ciò che un tempo era eretico ora è compreso e studiato; ciò che oggi non viene preso in considerazione dalla scienza "ufficiale" un giorno farà anch'esso parte dei libri di storia.
Già nel medioevo si indagava la natura delle cose terrene....con l'inquisizione non si scherzava.
Molte menti illustri vennero messe al rogo, solo per aver dissentito dalle opinioni filosofiche e religiose del loro tempo.
La "santa" inquisizione fondamentalmente è ancora in vigore, ma i tempi sono cambiati, e la gente non muore più sul rogo.
Con il rinascimento l'uomo rinasce, appunto, in tutte le sue forme, artistiche e culturali.
Da allora l'uomo ha iniziato a guardare il mondo con altri occhi...
Furono uomini come Leonardo da Vinci, Galileo Galilei, Isaac Newton e Niccolò Copernico che condussero per mano l'umanità verso l'empirismo, verso l'illuminismo, età della ragione.
...Nel corso degli anni, si arrivò a formulare una nuova concezione scientifica dell'umano essere, basata su prove, fatti reali..
L'uomo ha sete di conoscenza. A una nuova conoscenza totale ci si può arrivare solo svelando ogni mistero dell'umanità.
Solo indagando i misteri della Terra, l'uomo arriverà a questa sapienza univesale e, così facendo, farà in modo che lo sforzo di tutto il genio del passato non venga mai dimenticato nell'oblio del tempo e dello spazio.
Non credo sia giusto adagiarsi tra le pagine già scritte dei libri di storia, credendo inconfutabili le nozioni lì riportate. Già in passato scienziati e storici, loro malgrado, si sono dovuti ricredere innumerevoli volte.»
Tratto da "Dèi del Cielo Dèi della Terra. Alla ricerca del sapere perduto" di Giorgio Pastore

"Tutte le idee più fruttuose sono state concepite nella mente di persone anticonformiste per le quali ciò che è noto era ancora ignoto, e che spesso sono tornate indietro là dove altri erano andati oltre, solo perché erano sicure che quella era la strada giusta. La verità di oggi è l'eresia di ieri."
Immanuel Velikousky

mercoledì 22 ottobre 2014

Creatività: dall'alto in basso e dal basso in alto


L'idea che ogni cosa abbia la sua replica o piuttosto il suo modello nel cielo si ritrova in numerose civiltà: uno degli esempi più noti è la filosofia platonica, dove essa ha assunto una forma più astratta.
Quando si fa qualcosa di creativo nella realtà, non era che la replica, il secondo modello di qualcosa la cui realtà si trova nell'aldilà e lì rimane.
Con questa idea che spesso si manifesta con le ispirazioni, si può pensare che analogamente, mediante esperienze oniriche gli Indiani abbiano elaborato la loro tradizione.
Dal punto di vista psicologico la creatività è un evento autonomo improvviso che nasce dall'inconscio collettivo, senza alcuna causa esterna: l'ipotesi junghiana dell'autonomia creativa dell'inconscio.
Jung giunse alla conclusione che l'inconscio non è soltanto un sistema di risposte che reagisce a situazioni esterne, a pensieri e rappresentazioni consce, ma che esso stesso può produrre qualcosa di nuovo in autonomia (Per esempio attraverso i sogni sconvolgenti in un periodo di vita tranquillo).
Questo movimento sale a poco a poco alla coscienza, manifestandosi come un'esigenza di cambiamento o un ampliamento di coscienza, o sottoforma di un impulso creativo.
Dall'inconscio può scaturire improvvisamente un nuovo impulso, che non possiamo spiegare come una reazione a qualcosa, se non, forse alla noia! Si può supporre che, quando la vita è troppo univoca, si formi da qualche parte una certa accumulazione dell'energia che ricade nell'inconscio e produce questa reazione.
Tutto avviene come se ci fosse realmente uno spiritus creator nell'inconscio, che si manifesta in questa forma, evocando nuove possibilità.
È come se misteriosamente quel che si trova in alto si trovasse anche in basso, o per lo meno come se si volesse suggerire che alto e basso, basso e alto sono collegati.
Già la filosofia greca, e in seguito lo gnosticismo e la tradizione medievale attribuivano alla psiche umana una posizione intermedia tra gli opposti, un fenomeno intermedio tra lo spirito e il corpo, fra il cielo e la terra.
È importante riconoscere la differenza qualitativa tra quel che significa una creazione proveniente dal basso e una dall'alto.
Se si incontra in un sogno un motivo di creazione attraverso l'emersione, ci si dovrà aspettare qualcosa di diverso da quel che si avrebbe se la creazione fosse descritta come se fosse proveniente dal Cielo.
Ci si può aspettare con relativa certezza  che essa assuma la forma di un'idea con una forte carica emotiva, come un'illuminazione, una nuova presa di coscienza.
Se un contenuto proviene dall'alto assume soprattutto forma emotiva.
Un processo creativo (contenuto dal basso) che comincia in un sogno sottoforma di un'emersione dalle profonditá si traduce invece in un atto concreto, un'iniziativa di cui solo successivamente il sognatore comprenderà il senso simbolico.
L'atto creativo proveniente dal basso, induce a produrre fisicamente qualcosa che solo molto tempo dopo manifesterà il suo effetto simbolico sulla vita di chi lo ha compiuto.
Quindi mai reprimere un desiderio creativo tranne nei casi in cui l'azione sarebbe pericolosa o dannosa per sé o per gli altri.
Quando invece nei sogni la creazione viene dall'alto, si potrebbe avere un'inflazione di spiritualità che lo indurrebbe a credere di dover comunicare al mondo intero la grande illuminazione che ha appena ricevuto.
Bisogna accogliere gli elementi che l'illuminazione ci dà ed elaborarli facendosi guidare da successivi elementi che dall'alto ci chiariranno la strada da percorrere.
Una costellazione archetipica può suscitare sintomi somatici se manca un'apertura mentale, è indispensabile una certa elasticità per cogliere una rivelazione dell'inconscio.
Tratto da "I miti di creazione". Marie-Louise von Franz

lunedì 20 ottobre 2014

I due Adamo e l'esperienza del Sé



Dalla Turba philosophorum:
«Perché , così come tutti muoiono in Adamo, tutti saranno resuscitati in Cristo. Perché così come [nel mondo] la morte è venuta da un uomo, la resurrezione dei morti è venuta da Lui [Gesù].
Poiché il primo Adamo e i suoi figli sono sorti da elementi effimeri, di conseguenza ciò che era stato composto doveva necessariamente decomporsi; il secondo Adamo, invece, chiamato anche uomo filosofico, è sorto da elementi puri ed è perciò entrato nell'eternità. Quanto infatti si compone di sostanza semplice e pura, rimane indistruttibile nell'eternità.
Come dice anche Senior: "C'è un'unica cosa che non muore mai perché continua a vivere in costante accrescimento, quando il corpo sarà trasfigurato nel momento della resurrezione dei morti il Giorno del Giudizio."
Per questa ragione anche la fede attesta la resurrezione della carne e la vita eterna dopo la morte. Allora il secondo Adamo dirà al primo e ai suoi figli: "Venite qui, voi, benedetti dal Padre mio, ereditate il Regno, ch'è pronto per voi fin dagli inizi dell'opera, e mangiate il mio pane e bevete il mio vino che ho versato per voi, perché tutto questo è stato preparato per voi."
Chi ha orecchi per intendere intenda ciò che lo spirito della dottrina dice dell'Adamo terrestre e dell'Adamo celeste ai figli della scienza, ciò a cui i filosofi alludono con le parole seguenti: "Quando avrai ottenuto acqua dalla terra, aria dall'acqua, fuoco dall'aria, terra dal fuoco, allora possederai completamente e perfettamente la nostra arte.
Ottenere con i quattro elementi un'unica realtà attraverso un'opera che ripete il processo completo della creazione, l'evocazione e la creazione del secondo Adamo interiore che si sostituisce così al vecchio Adamo corruttibile.
Il secondo Adamo, nel quale tutti resuscitano, si rivolge al figlio del primo Adamo corrotto, annientato, ritroviamo l'idea della produzione del corpo immortale con la resurrezione finale dei morti attraverso il processo interiore che porta alla realizzazione della pietra filosofale.
Questo corrisponde all'"esperienza del Sé"; per un mistico medievale il Sé non poteva essere altri che il Cristo. È proprio dell'esperienza del Cristo interiore che si tratta, un Cristo interiore che è nello stesso tempo l'immortalità dell'artista, poiché la resurrezione avviene nel Cristo e dunque, per un alchimista, nella pietra filosofale.
Tratto da "I miti di creazione" di Marie-Louise von Franz

domenica 19 ottobre 2014

L'ordine nel disordine


KOAN
Un monaco zen chiese a un suo discepolo di pulire il giardino del monastero.
Il discepolo pulì il giardino e lo lasciò in uno stato impeccabile.
Il mestro non rimase soddisfatto.
Lo rispedì a pulire una seconda volta, e poi una terza.
Scoraggiato il povero discepolo si lamentò:
«Maestro, non c'è più nulla da mettere in ordine, più nulla da pulire in questo giardino! È già tutto a posto!»
«Tranne una cosa» rispose il maestro.
Scosse un albero e si staccarono delle foglie, che andarono a cadere a terra.
«Ora il giardino è perfetto» concluse.
Esiste un aspetto ordinato della mente che permette all'intelletto di lavorare nell'ordine, e un aspetto disordinato che permette all'inconscio di manifestarsi.
L'ordine perfetto esiste solo accanto al disordine.
L'ordine totale in un giardino uccide il giardino.
Tratto dal libro " Il dito e la Luna" Di A.Jodorowsky

venerdì 17 ottobre 2014

Personalità creative


Certe persone creative dotate di una coscienza dell'Io forte, solida, hanno generalmente bisogno di uno sconvolgimento esterno o interno, di una depressione o addirittura di una malattia per entrare in uno stato che consenta loro di creare.
Vi sono due tipi di personalità creativa: una è comune soprattutto fra gli artisti.
Gli individui di questo tipo vivono quasi sempre in uno stato di abaissement du niveau mental, in contatto con l'inconscio. Conducono un'esistenza anticonformista, rispettando poco le regole sociali della collettività.
Sono continuamente aperti a nuove ispirazioni.
Ma esiste un altro tipo di personalità creativa che, nonostante il suo talento, è riuscita ad adattarsi e a conformarsi alla collettività e si è costruita una forte coscienza dell'Io.
In genere queste persone hanno bisogno periodicamente, di un'esperienza sconvolgente per essere di nuovo in grado di creare.
Ciò è inevitabile, ma, se ne sono consapevoli, appena si manifestano i primi sintomi di una depressione creativa si muovono in quella direzione, rendendosi conto che qualcosa sta di nuovo emergendo: così possono difendersi dall'attacco imminente dell'Ombra e dell'inconscio andandogli incontro.
Non è un caso, per esempio, che Jung abbia scritto Risposta a Giobbe, mentre era a letto con una febbre molto alta: terminato il manoscritto si alzò in perfetta salute.
Beethoven e Goethe sono rappresentati tipici di questi due tipi di personalità creativa; Beethoven viveva costantemente in uno stato psichico vicino all'inconscio, mentre Goethe aveva sempre bisogno di innamorarsi e della crisi che ne derivava, per poter comporre una nuova opera.
Uno dei tiri principali che l'inconscio gioca a un uomo è quello di far venire meno l'eccessivo consolidamento della coscienza, aprendovi un varco grazie, il più delle volte, all'Anima. 
Fin dall'inizio la dualità è presente: da un lato la tendenza a una coscienza ordinata e dall'altro la tendenza altrettanto fondamentale alla posizione opposta, rappresentata spesso da un essere semianimale che obbedisce alle emozioni, ai cambiamenti d'umore e alle perturbazioni del momento. Tutte e due appaiono conteporaneamente, come un duplice movimento di nascita della coscienza. Quando stendete un braccio, mettete in azione due gruppi di muscoli, uno che si contrae e l'altro che fa il movimento opposto.
Vedi  anche Jung e la nevrosi come crescita spirituale
Tratto da "i miti di creazione" di Marie-Louise von Franz

mercoledì 15 ottobre 2014

Creatività e sessualità

Vi è un certo legame fra il desiderio sessuale e il pensiero creativo mentre comincia ad emergere e a manifestarsi.
Si sa che l'amore è il più grande ispiratore di poeti e artisti e che, persino ai comuni mortali, l'innamoramento dà la sensazione di avere le ali, di essere capaci di sollevare montagne e di trasformare il mondo.
È noto che la sessualità e la creatività sono intimamente associate nell'essere umano e spesso si osserva che se una è disturbata lo è anche l'altra.
Soprattutto nell'uomo, ma anche nella donna, esiste fra le due un legame misterioso, poiché sono due aspetti di una stesso modello di comportamento.
La sessualità corrisponderebbe all'estremità infrarossa  dello spettro, mentre la creatività ne sarebbe l'estremità ultravioletta.
Può accadere che, se non impiega la sua creatività in modo adeguato, un uomo diventi impotente, per motivi puramente psicologici.
Se qualcuno ha un dono creativo e non lo esprime adeguatamente, provoca un blocco dell'energia vitale e un blocco affettivo che possono ripercuotersi sulla sfera fisica: scissa dall'affettività, la motivazione fisica scompare.
Anche se non è una regola e l'impotenza può avere mille cause.
Le due pulsioni possono fondersi male anche quando un uomo vive in modo esagerato la propria sessualità per fuggire la creatività. Una spiegazione possibile è che, se un individuo ha accumulato un eccesso di energia, si sente estremamente teso, carico; se è incapace di impiegare questa energia a livello creativo, ricorrerà al sesso.
L'atto sessuale non lo rende felice né lo soddisfa, per lui è uno sfogo meccanico che serve soltanto a liberarlo da uno stato di tensione da cui deve continuamente trovare sollievo, in una sorta di circolo vizioso, perché l'altro sbocco intellettuale, artistico o di altro tipo, gli è precluso.
Appena questo sbocco gli si apre, tutto il resto ritorna normale.
Colui che non riesce ad entrare in contatto con le proprie emozioni si sente sterile... E lo è.
Senza emozione non vi è creatività, né comprensione profonda o realizzazione psicologica. Ecco perché, per rappresentare le emozioni, la psiche ricorre ai simboli del fuoco e della luce, poiché non vi è illuminazione né nuova comprensione senza uno stato emotivo precursore.
Tratto da "I miti di creazione" di Marie-Louise von Franz

lunedì 13 ottobre 2014

I miti e la realtà oggettiva e soggettiva



Certi miti, che definiamo miti di creazione, costituiscono una categoria che si distingue dagli altri per il loro tono e il carattare di solennità con cui sono narrati.
Presso numerosi popoli primitivi i miti di creazione sono considerati l'elemento centrale, il più importante della tradizione della tribù.
Sono permeati di emozioni, trattano i problemi fondamentali dell'esistenza, il senso ultimo non solo della vita umana, ma dell'intero cosmo.
Il mistero impenetrabile che circonda l'origine della natura e dell'umanità ha indotto l'inconscio umano a elaborare e a proporre svariate versioni dell'evento originario.
La cartografia antica ce ne offre un'esemplificazione sorprendente:
Nel Medioevo, il mondo conosciuto era sempre rappresentato al centro, circondato da simboli universali e da figure demoniache.
Queste carte dimostrano tangibilmente che là dove finisce per noi la realtà conosciuta, inizia il contatto con l'ignoto rappresentato da immagini simboliche.
Un simbolo ricorrente è l'Ouroboros che appare là dove il sapere cosciente dell'uomo raggiunge i suoi limiti.
Gli alchimisti utilizzavano questo simbolo per caratterizzare il mistero della materia ignota, quando esaudivano la sfera dei fatti noti.
Per l'alchimia l'Ouroboros era il simbolo della prima materia della materia originaria di cui è costituito il mondo.
Talvolta usiamo il termine proiezione a proposito delle società primitive, intendendo così che i loro miti e dèi (simboli)sono proiezioni  di immaginazioni archetipiche.
Ma sarebbe più corretto utilizzare l'espressione usata da Jung: "identità arcaica".
Nelle popolazioni primitive la psiche e il mondo esterno coesistono in uno stato di completa uguaglianza quindi non si può parlare di proiezione che invece avviene quando un contenuto soggettivo viene estraniato dal soggetto e incorporato in un oggetto esterno.
Per i popoli primitivi gli dèi sono delle realtà viventi e quindi si può parlare di partecipation mystique.
I miti di creazione rappresentano processi inconsci e preconsci che descrivono l'origine non del nostro cosmo, ma della consapevolezza dell'uomo a riguardo.
Non riusciamo più a comprendere come tali processi possano rispecchiare il nostro cosmo esterno, perché l'antica identità è stata distrutta e si sono formate nuove proiezioni, che ci appaiono come modelli scientifici "oggettivi" del mondo esterno.
Poiché questi nuovi modelli hanno eclissato quelli antichi, ormai consideriamo questi ultimi soltanto proiezioni.
Soltanto nel momento in cui vi è una discrepanza tra la mia opinione e il suo oggetto, si verifica una presa di coscienza.
Come osserva Jung, la proiezione si fa palese quando diventa inadeguata (ad esempio una scoperta scientifica obsoleta).
Finché siamo soggettivamente convinti di non parlare di proiezioni, ma di un'autentica qualità dell'oggetto, definiamo le nostre ipotesi verità scientifiche.
Un punto importante da capire è:
Non possiamo parlare di nessun tipo di realtà se non quando si manifesta come contenuto della coscienza.
L'unica realtà che possiamo descrivere è quella di cui siamo consapevoli.
Gli unici fatti che possiamo considerare reali sono quelli che, in qualche modo, in qualche punto, hanno penetrato il nostro campo della coscienza. Tutto il resto non è che speculazione arbitraria.
(Questo è ciò che l'uomo moderno e soprattutto occidentale crede sia la chiave di lettura del mondo)
Resta il fatto che possiamo concepire l'esistenza di una realtà oggettiva pregnante che trascende la coscienza contingente del reale.
Tale realtà resta scientificamente inaccessibile e il contemplarla significa abbandonare la sfera del fatto scientificamente dimostrabile, poiché ogni realtà che trascenda la coscienza umana non può essere appresa in modo diretto.
(Questo per dire che ci sono realtà non tangibili né sensorialmente dimostrabili, ma non per questo non esistenti e non concepibili, bisognerebbe solo cercare di trascendere il nostro modo di percepire la realtà)


Tratto da "I miti di creazione" di Marie-Louise von Franz

domenica 12 ottobre 2014

La dualità e il rovesciamento dei simboli

"Il dualismo nelle sue varie forme, è caratteristico di tutti coloro il cui orizzonte si arresta a certi limiti, fossero pure quelli dell'intero mondo manifestato, e che di conseguenza, non potendo risolvere quella dualità, che constatano in tutte le cose all'interno di questi limiti, col riportarla ad un principio superiore, la ritengono veramente irriducibile e sono perciò condotti alla negazione dell'Unità suprema che per essi è come se non esistesse" R.Guenon

Questo argomento è stato trattato da Guenon in un libro precedente a "Simboli della Scienza Sacra" da cui ho estrapolato gran parte dei vari post sui simboli sacri interpreti a un livello "superiore" non duale.
Già da tempo ho iniziato a studiare i simboli dal punto di vista della tradizione antica perché ho sempre pensato che sia importante neutralizzare gli aspetti negativi e condizionanti dei vari simboli che incontriamo praticamente ovunque e che vengono spesso utilizzati per scopi spesso poco chiari.
Dovremmo riscoprire un metodo di valutazione più spirituale e antico anziché basarci solo sull'esperienza logica ormai condizionata e costruita dalla società.
Nell'AniMo Antico

Talvolta ci si stupisce che a uno stesso simbolo possano essere attribuiti due significati, almeno in apparenza, opposti l'uno dall'altro: ogni simbolo può presentare secondo il lato o il livello al quale viene considerato ma qui parliamo più precisamente di due aspetti opposti di modo che l'uno è per così dire l'inverso o il "negativo" dell'altro.
Per compredere occorre partire dal concetto di dualità quale presupposto di ogni manifestazione nei quali essa deve sempre ritrovarsi sotto una forma o un'altra.
Dualità è un complementarismo e non un'opposizione; due termini che sono in realtà complementari, se vengono esaminati da un punto di vista più esteriore e contingente, possono anche apparire opposti.
Ogni opposizione esiste come tale solo ad un certo livello, poiché un'opposizione irriducibile non può esistere (come nel dualismo cartesiano in cui spirito e materia sono opposti irriducibilmente quindi uno esclude l'altro).
Ad un livello più elevato essa si riduce ad un complementarismo, nel quale i due termini si trovano già conciliati ed armonizzati prima d'entrare infine nell'unità del principio comune dove entrambi procedono.
La prospettiva del complementarismo è intermedia tra quella dell'opposizione e quella dell'unificazione.
Il considerare in un simbolo due aspetti contrari è in queste condizioni del tutto legittimo e la considerazione di uno di questi aspetti non esclude affatto quell'altra.
Tutto dipende dalla predominanza che può essere attribuita ad uno degli aspetti, o anche talvolta dallo scopo cui il simbolo è destinato.
I due aspetti possono trovarsi riuniti in una medesima figurazione simbolica complessa, e ciò dimostra che essi non si escludono affatto e che possono essere colti simultaneamente.
La complementarità a seconda della prospettiva assunta, può disporsi in senso verticale oppure orizzontale:
La dualità verticale può essere riferita alle due estremità di un asse, o alle due opposte direzioni secondo le quali quest'asse può essere percorso: esempio il Sigillo si Salomone.
La dualità orizzontale è quella dei due elementi situati simmetricamente ai lati di questo asse: i due serpenti del Caduceo.
Solo nella dualità verticale i due elementi si distinguono nettamente l'uno dall'altro per la loro posizione invertita, mente nella dualità orizzontale possono sembrare del tutto simili o equivalenti anche se indicano pur sempre un'opposizione.
Simbolicamente queste coppie di termini sono in sé stesse suscettibili di molteplici applicazioni di cui non è difficile scoprire tracce neppure nel linguaggio corrente.
I due aspetti contrari sono rispettivamente considerati come "benefico" e "malefico", ma queste due espressioni, in effetti,  presentano l'inconveniente di far supporre che si tratti di una interpretazione in qualche modo "morale", mentre in realtà non vi è nulla do tutto ciò, dovendosi invece intendere in un senso puramente "tecnico".
La qualità benefica o malefica non è pertinente in modo assoluto ad uno dei due aspetti, aspetti che scompaiono quando si abbandona il punto di vista dell'opposizione per quello del complementarismo.
Ma è proprio dagli abusi cui da luogo, che può risultare, nell'interpretazione e nell'uso del simbolismo la sovversione cioè la spiritualità alla rovescia, sovversione che costituisce uno dei "marchi" caratteristici di tutto ciò che, coscientemente o no, dipende dall'ambito della "controiniziazione" o si trova più o meno direttamente sottoposto alla sua influenza.
La sovversione può consistere nell'attribuire all'aspetto "malefico", pur riconoscendolo tale,  il posto che deve normalmente competere all'aspetto "benefico", e perfino una specie di supremazia e viceversa.
Questa sovversione può non apparire chiaramente nella rappresentazione dei simboli, poiché ve ne sono alcuni che non presentano alcuna differenza esteriore riconoscibile a prima vista soprattutto nel caso dei simboli che rappresentano gli animali nel quale viene colto solo uno degli aspetti che essi possiedono in realtà.
Per i simboli che possono presentare due posizioni invertite, ed in special modo per quelli riconducibili a forme geometriche, la differenza sembrerebbe apparire più nettamente.
Per esempio il triangolo capovolto è lungi dall'essere, come molti ritengono, un segno di magia nera anche se lo è effettivamente in certi casi, ma oltre al suo significato simbolico in scienza sacra è anche uno dei simboli alchemici utilizzati e che sono stati spesso mal interpretati.
La questione del rovesciamento dei simboli è dunque assai complessa, estremamente sottile, poiché ciò che si deve esaminare non sono tanto le raffigurazioni prese nella loro materialità, quanto le interpretazioni che le accompagnano e con le quali si spiega l'intenzione che ha suggerito la loro azione.
Ma l'inganno più diabolico è forse quello che consiste nell'attribuire allo stesso simbolismo ortodosso esistente nelle organizzazioni veramente tradizionali e soprattutto quelle iniziatiche, l'interpretazione alla rovescia, la quale è appunto caratteristica della contro-iniziazione.
Queste manovre sono messe in atto sia contro l'esoterismo in generale, sia contro questa o quella forma iniziatica.
Talvolta purtroppo coloro che credono di combattere il diavolo, si ritrovano ad essere i loro migliori servitori...
Simboli raccolti nel blog
Tratto da "Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi" R.Guenon

venerdì 10 ottobre 2014

Ogni anima ha il suo mondo


"Ogni anima ha il suo mondo:
Per ogni anima ogni altra anima è un mondo fuori dal mondo"
F. Nietzsche
Mai come questo periodo capisco profondamente il significato di questa frase...
Più entro in contatto con la mia anima e più mi rendo conto di quanto sia impossibile l'interazione con gli altri...
Le persone che conosciamo, che incontriamo, e con le quali interagiamo,  sono gli strumenti per creare le esperienze che dobbiamo fare per avvicinarci niente altro che a noi stessi...
Può sembrare assurdo ma è così...la mia visione dell'esistenza non è più compatibile con le relazioni interpersonali a cui si è normalmente abituati...
Più mi avvicino a me e più mi allontano dagli altri...che in fondo sono unicamente che una proiezione di noi...
Non metto in dubbio che ogni essere umano abbia la propria vita ma ognuno di noi è uno strumento per gli altri...
Un'orchestra sinfonica in cui il fine è l'esecuzione di una perfetta melodia, ma ogni strumento è a sé...
La voglia e il bisogno di esser capiti è una mera illusione...nessuno capisce un'altra persona ma l'informazione che un individuo dà ad un'altro viene recepita soggettivamente modificata dai filtri personali..
E questo è tutto ciò che esiste una soggettività che interagisce con le altre soggettività, non si è mai comprensi davvero...
Anzi quasi sempre fraintesi...
Mi sento come in una bolla che attutisce i sensi ma fa da lente alle anime...
L'unico modo per compredere gli altri è distaccarsi dal proprio Io per non proiettare negli altri il proprio parere, le proprie sensazioni, il proprio stato d'animo...
Ciò è molto difficile ma se non ci sforziamo di "ascoltare" con l'anima non comprenderemo mai nessuno all'infuori di noi...
Spesso mi sento dire di essere "distaccata" ma questo mi permette di essere più imparziale di chi proietta i propri sentimenti sugli altri e quindi di capire un po' di più il vero messaggio dell'interlocutore senza proiettare troppo di me...
Questo periodo più che mai provo una forte solitudine... Tutto ciò non mi fa soffrire, anzi, mi porta a desiderare di dissolvermi completamente..

Nell'AniMo Antico

I due Sentieri (parte terza)

Segui la ruota della vita; segui la ruota del dovere verso la razza e la famiglia, verso l'amico e il nemico, chiudi la tua mente ai piaceri come ai dolori. Esaurisci la legge della retribuzione karmica.
Acquista Siddhi per la tua futura nascita.
Se non puoi essere il Sole, sii l'umile pianeta.
Indica la Via, per quanto oscuramente, per quanto perduto nella folla, come la Stella della sera a coloro che percorrono il proprio sentiero nell'oscurità.
Colui che fa l'orgoglio e l'amor proprio schiavi della devozione, colui che attaccato all'esistenza, pone tuttavia la sua pazienza e la sua sommessione alla Legge come un dolce fiore ai piedi di Shâkya-Thub-Pa (Buddha), diventa uno Srotâpatti (colui che entra nella corrente del Nirvâna) in questa vita.
I Siddhi di perfezione possono apparire lontani, assai lontani; ma egli ha fatto il primo passo, ed è entrato nella corrente.
La vera devozione può restituirgli la conoscenza, quella conoscenza che era sua nelle vite precedenti.
Sii umile, se vuoi giungere alla Sapienza.
Sii ancor più umile, quando l'avrai conquistata.
Sii come l'Oceano che riceve tutte le correnti e tutti i fiumi. La possente sua calma inalterata; egli non li sente.
Reprimi il tuo divino Sé quello inferiore.
Reprimi con l'eterno il divino.
Sì, grande è colui che è il Distruttore del desiderio; ancor più grande è colui nel quale il Sé divino ha ucciso la conoscenza stessa del desiderio.
Vigila l'inferiore affinché non contamini il superiore.
La via della libertà finale è dentro il tuo Sé; e pure questa via comincia e finisce fuori del Sé.
I Saggi della Visione infinita sono rari come il fiore dell'albero Udambara.
Tre volte onorato è detto il Bodhisattva che cambia la Liberazione con la Rinuncia per vestirsi delle miserie della Vita Segreta, o Candidato al dolore attraverso i cicli.
Il SENTIERO è uno, alla fine è duplice.
Le sue tappe sono segnate da quattro e sette porte. A un'estremitá beatitudine immediata, e all'altra beatitudine differita. Entrambe ricompensano il merito; a te la scelta.
L'Uno diventa i due, l'aperto e il segreto. Il primo condurrà alla meta, il secondo al sacrificio di sé.
Quando hai sacrificato il mutevole al permanente il primo è tuo.
Il Sentiero Aperto  conduce all'immutabile mutamento, al Nirvâna, al glorioso stato assoluto, alla beatitudine oltre ogni umano pensiero.
Così il primo Sentiero è liberazione.
Ma il secondo Sentiero è rinuncia ed è quindi chiamato il Sentiero del Dolore.
Il Sentiero Segreto conduce l'Arhat a indicibile dolore mentale; dolore per i morti viventi, e impotente pietà per gli uomini votati alla miseria karmica; i Saggi non osano arrestare il frutto del Karma;
"Insegna a evitare tutte le cause; lascia invece compiere il suo corso all'onda dell'effetto come l'ampio insorgere della marea".
Il maestro di perfezione abbandonò il suo SÉ per la salvezza del mondo, fermandosi alla soglia di Nirvâna, dello stato puro.
Hai ora conoscenza di ciò che concerne le due vie.
Verrà il tempo in cui dovrai scegliere, o tu dall'Anima ardente, quando avrai raggiunto la fine e oltrepassato le sette Porte. La tua mente è chiara. La Verità sta senza veli e ti guarda severa nel viso. Dice: « Dolci sono i frutti del riposo e della liberazione per l'amore di Sé; ma più dolci ancora sono i frutti lungo e amaro dovere della Rinuncia per l'amore degli altri, per l'amore dei fratelli in umanità, che soffrono».
OM VAIRAPÂNI HUM.
Tratto da "Il libro dei precetti aurei" di Helena P. Blavatskij

mercoledì 8 ottobre 2014

Fenomeni psichici e spettro di luce

Jung paragona il fenomeno psichico nell'essere umano a uno spettro di luce che racchiude tutti i colori dell'arcobaleno.
All'estremo infrarosso dello spettro i fenomeni psichici si trasformano a poco a poco in fenomeni fisici, a questo polo si situa anche il fenomeno dell'istinto che sembra strettamente legato alla nostra struttura corporea, poiché le nostre reazioni istintuali, perlopiù, si esprimono attraverso reazioni fisiche immediate.
Al polo opposto, all'estremo ultravioletto, Jung colloca il mondo degli archetipi, di per sé misterioso e sconosciuto come la chimica del corpo nella sua configurazione ultima.
Situando gli archetipi a questo polo, egli li considera fattori psicoidi, poiché esistono indizi secondo i quali l'archetipo non sarebbe soltanto psichico, nel senso stretto del termine, ma trascenderebbe per alcuni dei suoi aspetti il campo che noi definiamo psichico (cioè a volte è un fenomeno autonomo).
L'archetipo appare in alcune situazioni (sincronicità) in grado di manifestarsi in connessione ai fatti materiali esterni.
La natura psicoide dell'archetipo ci pone un grande problema poiché ignoriamo completamente la connessione fra le due sfere, quella della psiche e quella della materia.
Possiamo soltanto dire che gli archetipi tendono ad apparire non solo nell'essere umano sottoforma di fenomeni psichici, ma anche conteporaneamente, nel mondo materiale sottoforma di fatti fisici.
Ogni nostra funzione psichica ha, secondo questi termini di paragone, un polo infrarosso che è il suo aspetto inferiore e sfocia nel processo psicosomatico, e un polo ultravioletto superiore che penetra più o meno nel campo della coscienza.
Prendiamo come esempio l'amore: il suo polo fisico i inferiore corrisponde alle pulsioni sessuali e il suo polo superiore al sentimento e a tutte le fantasie che normalmente hanno le persone innamorate.
Quando ci si avvicina al polo spirituale, si sperimentano immagini archetipiche, l'emozione e il significato che vi sono connessi, così ci si sente arricchiti da rappresentazioni interiori; quando ci si avvicina al polo opposto, si è spinti all'azione, all'attività istintuale, ad agire al livello della realtà fisica.
Potremmo paragonare l'Io umano a un raggio luminoso che si sposta lungo lo spettro, illuminando di più ora un estremo ora l'altro e restando talvolta nel mezzo.
Esiste una natura del fattore regolatore che obbliga qualcuno a restare più vicino a questo o a quell'altro polo, questa natura appartiene ai misteri del processo di individuazione.
Ciascun individuo porta in sé una certa struttura, e non gli è permesso di trasgredire la sua legge interiore.
Tratto da "I miti di creazione" di Marie-Louise von Franz


lunedì 6 ottobre 2014

L'immaginazione creativa


È d'importanza vitale dar forma, concretamente, plasticamente o verbalmente, a quel che emerge dall'inconscio:
alcuni potranno esprimere questi contenuti con la parola, altri li potranno tradurre in atti, simboleggiare, recitare, dipingere oppure ricorreranno alla scultura, alla danza alla musica.
Attraverso questo procedimenti l'immaginazione attiva consente di manifestare i contenuti che non possono essere espressi in altro modo.
Nel suo scritto il bambino dotato, Jung osserva che, fin dai primi anni, questo tipo di bambino è spesso assorto nelle sue fantasie interiori. Può apparire stupido, idiota, o assente, ma in realtà cerca di salvaguardare la sua intimità interiore, per poter continuare a dare libero corso alla sua immaginazione.
Jung aggiunge:
È chiaro che la semplice esistenza di un'immaginazione viva o di interessi peculiari nel bambino non costituisce di per sé la prova di doni particolari, poiché fantasie confuse e strani interessi prevalgono anche nell'anamnesi di nevrotici e psicoidi.
Bisogna dunque essere capaci di distinguere fra immaginazione intelligente e un'immaginazione malata.
Un buon criterio di discriminazione si fonda sull'originalità, sulla coerenza, sulla forza e sulla sottigliezza della struttura immaginaria, oltreché sulle sue possibilità latenti di realizzazione.
Bisogna tener conto dell'importanza che questa immaginazione ha nella vita concreta del bambino, per esempio sotto forma di passatempi prediletti e di altri interessi ai quali egli consacra sistematicamente il suo tempo.
I fattori: originalità, coerenza, forza e sottigliezza indicano efficacemente la differenza esistente fra la persona dotata di immaginazione creativa e quella che produce soltanto assurdità nevrotiche.
L'elemento della continuità nell'interesse dell'individuo verso la propria creazione immaginativa è molto importante è costituisce la linea di demarcazione fra colui che è dotato di immaginazione creativa e colui che è sommerso dalla presenza di materiali inconsci sterili e si lascia trascinare in tutte le direzioni.
Tratto da "I miti di creazione" di Marie-Louise von Franz

domenica 5 ottobre 2014

I sette Sutra o Principi universali


Un principio per ogni giorno della settimana, su cui meditare per evolvere spiritualmente ed entrare in contatto con la propria guida interiore.
Lo scopo è far diventare i sutra parte della vostra realtà, sincronizzandovi con l'universo e realizzando la propria via...

Primo Principio
Sutra: Aham brahmasmi
Il fulcro del mio essere è la realtà fondamentale, la radice e il terreno dell'universo, la fonte di tutto ciò che esiste.
Il fulcro del mio essere è anche il fulcro di ogni essere vivente.

Immagina che l'intero universo venga messo in scena dentro di te: "aham brahmasmi"
Immagina di essere connesso a tutto ciò che esiste: "aham brahmasmi"
Immagina di essere una goccia di cristallo, rifletteti la luce di tutti gli altri esseri viventi e quella dell'intero univeso: "aham brahmasmi"
Immagina di essere un filo della rete cosmica che collega tutti i fili: "aham brahmasmi"
Immagina di essere eterno: "aham brahmasmi"

Secondo Principio
Sutra: Tat tvam asi
Io vedo l'altro in me stesso e me stesso negli altri.
Noi siamo specchi per gli altri e abbiamo bisogno di vedere noi stessi nell'immagine riflessa di coloro che ci stanno intorno.

Immagina che il tuo spirito non sia soltanto in voi ma si trovi in tutti gli altri esseri viventi: "Tat tvam asi"
Immagina che ognuno sia un riflesso di voi stessi: "Tat tvam asi"
Immagina di guardare l'universo e di vedere il vostro specchio: "Tat tvam asi"
Immagina di vedere ciò che gli altri vedono e ciò che gli altri provano : "Tat tvam asi"
Immagina di essere le qualità che più ammirate negli altri: "Tat tvam asi"
Immagina che gli altri riflettano le qualità che ammirate in voi stessi: "Tat tvam asi"
Immagina di trovarti in un lunghissimo corridoio rivestito di specchi dove puoi vedere per chilometri la tua immagine riflessa e ogni riflesso che vedi sei tu stesso che appari differente: "Tat tvam asi"

Terzo Principio
Mantra: Sat chit ananda
Il mio dialogo interiore riflette il fuoco della mia anima.
La mia anima è libera da qualsiasi costrizione, la mia anima possiede una conoscenza istintiva, la mia anima esiste in piena realizzazione.

Immagina di essere centrato/a e perfettamente tranquillo/a: "Sat chit ananda"
Immagina di guardare il mondo con conoscenza e pace: "Sat chit ananda"
Immagina che tutti gli esseri viventi siano uguali a te: "Sat chit ananda"
Immagina di non essere influenzato/a dalle lusinghe e dalle critiche: "Sat chit ananda"
Immagina di essere focalizzato/a sul viaggio, e non sulla destinazione: "Sat chit ananda"
Immagina che in tua presenza ogni ostilità venga sostituita da una pace profonda: "Sat chit ananda"
Immagina di essere distaccati da quello che sarà il risultato: "Sat chit ananda"
Immagina che dentro di te ci sia un profondo oceano di quiete che non viene agitato da alcuna turbolenza: "Sat chit ananda"
Immagina di diffondere intorno a te amore così come il fuoco diffonde la luce: "Sat chit ananda"
Immagina di amare ogni cosa e ogni essere vivente. Immagina di essere ubriaco/a d'amore: "Sat chit ananda"
Immagina che la risposta giusta si presenti a te in maniera spontanea ogni volta che ti poni un interrogativo: "Sat chit ananda"
Immagina di sapere esattamente che cosa fare in ogni situazione: "Sat chit ananda"

Quarto Principio
Sutra: San kalpa
Le mie intenzioni hanno un potere organizzativo infinito.
Lasciamo che i gesti dell'universo agiscano per nostro conto.
Tornare ad essere consapevoli del proprio cuore respirandovi dentro.
Inspirare dicendo " Amore...conoscenza.. beatitudine.. amore" espirare contando fino a quattro.

Immagina che l'universo sia un vasto oceano di consapevolezza nel quale si diffondono le intenzioni che partono da tuo cuore: "San kalpa"
Immagina che la tua intenzione diriga l'attività infinita dell'universo controbilanciando l'intero ecosistema: "San kalpa"
Immagina che la tua intenzione porti gioia e sorrisi a coloro che soffrono: "San kalpa"
Immagina di portare successo a coloro che sono convinti di fallire: "San kalpa"
Immagina di portare la forza a coloro che si sentono deboli e timorosi: "San kalpa"
Immagina di portare la speranza a coloro che sono disperati: "San kalpa"
Immagina che i vostri pensieri possano influenzare le forze naturali dell'universo e di poter diffondere la pioggia e il sereno, le nubi e gli arcobaleni : "San kalpa"
Immagina che ogni pensiero che formuli, ogni parola che pronunci e ogni tuo gesto sia di beneficio al mondo: "San kalpa"

Quinto Principio
Sutra: Moksha
Io sono emozionalmente libero.
La mia anima è estranea a qualunque melodramma, sono immune dal risentimento, dalle offese, dalle ostilità e dal senso di colpa. Sono libero dalla presunzione. Sono libero dalla vanità. Sono libero dall'autocommiserazione, so ridere di me stesso, vedo il lato positivo della vita.

Immagina di non avere alcuna forma fisica e di essere sempre e ovunque un campo di consapevolezza: "Moksha"
Immagina di esserti lasciato per sempre alle spalle qualunque forma di rabbia o risentimento: "Moksha"
Immagina di essere libero/a dal desiderio di accusare gli altri e da qualunque senso di colpa: "Moksha"
Immagina di non lasciarti mai coinvolgere da melodrammi e isterie: "Moksha"
Immagina di poter scegliere qualunque emozione vuoi provare: "Moksha"
Immagina di poter stabilire qualsiasi obbiettivoe di riuscire a raggiungerlo: "Moksha"
Immagina di essere libero/a da qualsiasi dipendenza: "Moksha"
Immagina di poter reagire nella maniera più evoluta possibile: "Moksha"
Immagina che non ci sia alcun limite a ciò che puoi manifestare: "Moksha"
Immagina di poter sempre vedere le infinite possibilità che hai a disposizione: "Moksha"

Sesto Principio
Sutra: Shiva-shakti
Io do vita agli dei e alle dee che racchiudo in me; attraverso di me le divinità esprimono i loro attributi e i loro poteri.
Accogliere il lato maschile e quello femminile che dentro di noi.
Trovate il Cosmo interiore: io sono dentro l'universo, l'universo è dentro di me.

Immagina di poter scegliere di essere contemporaneamente entità maschile e femminile: "Shiva-shakti"
Immagina di essere forte, deciso/a, coraggioso/a e potente: "Shiva-shakti"
Immagina di essere splendido/a, sensuale, intuitivo/a, premuroso/a e affettuoso/a: "Shiva-shakti"
Immagina di essere solido/a come una roccia: "Shiva-shakti"
Immagina di essere mutevole come il vento: "Shiva-shakti"
Immagina di essere un angelo con le ali:  "Shiva-shakti"
Immagina di essere una creatura illuminata colma di compassione: "Shiva-shakti"
Immagina di essere una creatura divina che gioca nei regni celesti: "Shiva-shakti"
Immagina di poter trasformare la tua forma esteriore in qualsiasi animale, pianta, o roccia: "Shiva-shakti"
Immagina che tutti gli esseri mitologici risiedano in te e che alcuni di loro siano i tuoi archetipi preferiti: "Shiva-shakti"
Immagina che l'archetipo viva in te: "Shiva-shakti"

Settimo Principio
Sutra: Ritam
Io sono capace di identificare i messaggi dell'Universo e mi lascio andare nella danza cosmica.
Io sono in equilibrio con il Tutto.

Immagina di muoverti al ritmo degli impulsi dell'universo consapevole: "Ritam"
Immagina di danzare al ritmo dell'universo: "Ritam"
Immagina che i ritmi del tuo corpo siano in perfetto ordine: "Ritam"
Immagina che il tuo corpo sia una sinfonia: "Ritam"
Immagina di essere l'armonia dell'universo: "Ritam"
Immagina che ogni volta che cerchi qualcosa l'universo ti fornisca indicazioni utili sottoforma di segni: "Ritam"
Immagina che ci sia una connessione tra cio che accade nei tuoi sogni e ciò che succede durante la veglia: "Ritam"
Immagina che esiste un sognificato e uno scopo per tutto ciò che accade e che fai: "Ritam"
Immagina di contribuire alla creazione del mondo: "Ritam"
Immagina di vedere il significato nascosto di ogni singolo evento: "Ritam"
Immagina che la vita sia un susseguirsi di eventi importanti: "Ritam"
Immagina di possedere talenti unici che utilizzi per aiutare gli altri: "Ritam"
Immagina di essere felice: "Ritam"
Tratto e adatto dal libro "Le coincidenze" di Deepak Chopra

venerdì 3 ottobre 2014

I limiti dell'uomo moderno nel percepire il valore delle scoperte storiche


Di qualunque epoca si voglia occupare la scienza, essa offre sempre la rappresentazione di un mondo le cui condizioni sarebbero state simili a quelle attuali.
Anche gli psicologi moderni immaginano l'uomo come se fosse stato sempre mentalmente uguale a oggi e la stessa cosa vale per gli storici i quali valutano le azioni degli uomini dell'antichità o del Medioevo esattamente come valuterebbero quelle dei loro contemporanei, attribuendo loro le stesse motivazioni e le stesse interazioni.
Si tratta evidentemente, a proposito sia dell'uomo che dell'ambiente di un'applicazione di quelle concezioni semplificate ed "uniformizzanti" che ben corrispondono alle tendenze attuali.
Quando parliamo di cambiamenti dell'ambiente non intendiamo soltanto fare allusione ai cataclismi più o meno estesi ma vi sono anche modificazioni continue e insensibili, le quali, all'interno di un periodo in cui non si producono cataclismi, finiscono per ottenere a poco a poco risultati quasi altrettanto considerevoli che non trattano di semplici modificazioni "geologiche".
Si tratta di qualcosa d'un ordine molto più profondo, che agisce sulle condizioni stesse dell'ambiente, cosicché, anche se non si prendessero in considerazione i fenomeni geologici gli esseri e le cose non ne risulterebbero meno cambiati in senso vero e proprio.
Questi cambiamenti come la "solidificazione" del mondo, che dà a tutte le cose un aspetto sempre più rispondente alla maniera in cui esse vengono prese in esame dalle concezioni quantitative, meccanicistiche o materialistiche; è per questo che la scienza moderna riesce nelle sue applicazioni pratiche.
In epoche anteriori, in cui il mondo non era così "solido" come è diventato oggi, e in cui le modalità corporee e le modalità sottili dell'ambito individuale non erano così completamente separate, non sarebbe potuto essere così.
Non solo l'uomo, poiché le sue facoltà erano molto meno strettamente limitate, non vedeva il mondo con gli stessi occhi di oggi, e vi scorgeva cose che ormai gli sfuggono interamente, ma, correlativamente, il mondo stesso, in quanto insieme cosmico, era proprio diverso qualitativamente.
Questo perché possibilità di altro ordine si riflettevano nell'ambito corporeo ed in qualche modo lo "trasfiguravano".
Per questo che quando certe leggende parlano per esempio di un tempo in cui le pietre preziose erano tanto comuni quanto lo sono ora i ciottoli più grossolani, forse ciò nom dev'essere preso solo in un senso tutto simbolico.
Ricordiamo che ogni cosa manifestata è necessariamente  essa stessa un simbolo in rapporto ad una realtà superiore.
Un'obiezione che potrebbe essee sollevata a proposito dei suddetti cambiamenti qualitativi nella "faccia del mondo" è che a ogni piè sospinto le scoperte che si fanno dovrebbero darne testimonianza, mentre, gli archeologi ed anche i preistorici non trovano mai niente del genere:
La risposta è semplicissima:
Queste vestigia, nello stato in cui si presentano oggi, e in quanto facenti parte per conseguenza dell'ambiente attuale, sono per forza di cose partecipi, come tutto il resto, della "solidificazione  del mondo"; se non fossero state partecipi, la loro esistenza non sarebbe più in accordo con le condizioni generali ed esse sarebbero completamente scomparse.
Gli archeologi esaminano queste vestigia con occhi moderni, che non riescono a cogliere se non la modalità più grossolana della manifestazione, per cui, quad'anche qualcosa di più sottile vi fosse rimasto aderente nonostante tutto, essi sarebbero certamente incapaci di accorgersene.
Si dice che quando un tesoro viene cercato da qualcuno a cui esso, per una  ragione qualsiasi, non è destinato, l'oro e le pietre preziose si trasformano per lui in carbone ed in pietre volgari: i moderni dovrebbero trar profitto da questa leggenda...
Tratto da "Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi" R.Guenon

L'essere umano ha perso l'incanto in sé ed è per questo che non riesce a scorgerlo all'esterno...
Credo davvero che solo chi sa apprezzare un tesoro lo vede davvero per ciò che è, altri non ne compredono il valore...
Nell'AniMo Antico

I due Sentieri (parte seconda)

Per la folla è la Dottrina dell'Occhio; la Dottrina del Cuore è per gli eletti.
La ruota della Buona Legge gira rapidamente.
Macina notte e giorno. E libera il chicco d'oro dall'inutile involucro, e da ogni rifiuto monda la farina.
La mano  del Karma guida la ruota; i giri suoi segnano i battiti del cuore karmico.
La vera conoscenza è la farina, il falso sapere l'involucro.
La lampada arde luminosa quando il lucignolo e l'olio sono puliti. Per renderli mondi è necessario qualcuno che li netti. La fiamma non avverte il processo di ripulitura. I rami di un albero sono scossi dal vento; il tronco rimane immobile.
Il corpo può essere agitato, e la tua mente tranquilla, e l'Anima tua limpida come un lago alpestre.
Semina atti di bontà e ne raccoglierai i frutti.
Per raggiungere il Nirvana si deve raggiungere la Conoscenza di Sé, e la Conoscenza di Sé nasce dalle opere d'amore.
Fissa lo sguardo dell'Anima tua  sulla Stella di cui sei raggio, la Stella fiammeggiante che brilla nell'oscura profondità dell'Ente Eterno, per i campi sconfinati dell'Ignoto. 
Se vuoi raccogliere dolce pace e riposo cospargi con i semi del merito i campi delle messi future. Accetta i dolori della nascita.
Ritirati dalla luce del Sole nell'ombra per lasciar maggior posto agli altri.
Le lacrime che irrigano il suolo riarso della pena e del dolore fanno sbocciare i fiori e maturare i frutti della retribuzione karmica.
Fiamme purificanti che elevandosi sotto l'occhio karmico tessono la trama gloriosa delle tre vesti del Sentiero.
Queste vesti sono: Nirmânakâya, Sambhogakâya e Dharmakâya, veste sublime.
La via della felicità egoistica è sdegnata dai Bodhisattva del Cuore Segreto, dai Buddha di Compassione.
Vivere per il bene dell'umanità è il primo passo.
Praticare le sei gloriose virtù il secondo.
Rivestire l'umile veste del Nimânakâya è rinunziare per sé alla beatitudine eterna per aiutare la salvezza dell'uomo.
Ma se le ali della Dottrina del Cuore volano troppo in alto per te, se tu stesso hai bisogno di aiuto allora, o uomo dal timido cuore sii contento riguardo la Legge della Dottrina dell'Occhio.
Il Sentiero Segreto lo potrai raggiungere domani.
Sappi che nessuno sforzo, per quanto piccolo, in buona o in cattiva direzione, può scomparire dal mondo delle cause. Neppure il fumo disperso rimane senza traccia. «Una parola dura pronunciata in vite trascorse non si distrugge ma inevitabilmente ritorna».
Il Karma del ciclo delle tue nascite, il destino di coloro che, nella loro pena e nel loro dolore, son nati con te, di coloro che gioiscono e piangono di vita in vita, incatenati alle tue passate azioni.
Agisci oggi per loro, ed essi agiranno per te domani.
Il bocciolo della Rinunzia del Sé genera il dolce frutto della Liberazione finale.
L'inazione basata sulla preoccupazione egoistica non può portare che cattivi frutti.
Il devoto egoista vive senza scopo. L'uomo che nella vita non ha compiuto il lavoro destinatogli ha vissuto invano.
Tratto da "Il libro dei precetti aurei" di Helena P. Blavatskij

mercoledì 1 ottobre 2014

La percezione del mondo dell'uomo moderno


Nel tempo che noi trascorriamo tra una morte e una nuova nascita, nel tempo cioè che abbiamo trascorso prima di entrare nell'esistenza terrena attraverso la nascita, noi sperimentiamo in sostanza gli spazi universali. Allora la nostra individualità non è legata allo spazio che la nostra pelle racchiude, ma la nostra esistenza è estesa negli spazi universali.
Quello che l'anima aveva sperimentato prima della nascita, entro il mondo stellare veniva risvegliato in una specie di facoltà in coloro che diventavano discepoli di maestri, magi, ecc..
L'affiorare di quel ricordo cosmico lo portava a vedere l'elemento spirituale anche in tutto il mondo esterno, a scorgere il destino dell'uomo sulla Terra in ciò che si vedeva nel mondo stellare attraverso il ricordo dell'esistenza prenatale.
Le facoltà mediante le quali si percepivano le profondità della Terra, i misteri dell'anima umana, l'essere degli animali, erano sviluppate soltanto in germe nell'uomo e comparivano poi solo dopo la morte.
Anche se tali facoltà sono operanti dopo la morte, esse compaiono nella vita terrena come facoltà in germe in modo specialissimo nel primo periodo della vita, nel bambino.
Le forze della crescita che ha specialmente il bambino, che derivano dalla sfera spirituale, negli anni successivi si ritraggono dall'uomo, e ci compenetrano piuttosto le altre forze esistenti prima della nascita.
Dopo la morte le facoltà infantili ricompaiono, soltanto persone specialmente dotate le conservano fino all'età più avanzata.
Il conservare facoltà infantili ci provvede di speciali facoltà di inventiva o simili.
Quelli che chiamiamo i profeti ebrei erano persone nelle quali si formavano in modo speciale le facoltà del dopo-morte, persone che però non rimanevo solo allo stato istintivo ma con facoltà che conducevano a conoscenze molto speciali riferentisi ai misteri del cielo stellato e ai suoi processi.
L'odierna percezione esteriore diventa quella che oggi chiamiamo percezione dovuta dall'esperienza. Ciò che invece trasmetteva la conoscenza del vivente mondo stellare si ritira per così dire verso l'interno, più verso il cervello, e diventa il nostro mondo matematico, meccanico.
Quella che prima era conoscenza interiore per immagini, ingenua, immaginazione istintiva, diventa la nostra conoscenza esterna, diventa percezione sensoria; quella che invece era conoscenza esteriore, per mezzo della quale si afferrava il mondo stellare, si ritrae verso l'interno e diventa l'arido mondo geometrico-matematico-meccanico che ora abbiamo movendo dall'interiorità.
L'uomo di oggi per illuminazione interiore, non percepisce altro che elementi matematico-meccanici.
La conoscenza è salita ai soli occhi, alla sola pelle, e non più nell'interiorità. Noi dobbiamo ritrovare di nuovo la via, dobbiamo ritrovare la possibilità che l'interiorità, oggi solo arida matematica, si intensifichi nell'immaginazione.
Dobbiamo imparare a comprendere l'immaginazione.
Le immaginazioni sono germogli, la continuazione di quello che gli antichi vedevano nelle costellazioni, nelle immagini stellari, nelle immaginazioni minerali, nell'oro, nell'argento, nel rame..
Deve essere approfondita anche la percezione esteriore. La percezione esteriore è essa stessa la discendente di quelle che un tempo erano le esperienze interiori, la natura istintiva, bisogna riscoprire l'interiorità nel cuore.
La forza dell'interiorità del cuore si è trasferita del tutto verso il lato esterno dell'uomo e di conseguenza percepiamo solo il mondo esterno, il tappeto dei sensi.
Tratto da "La ricerca della nuova Iside. La divina Sofia"
Dornarch, 25 dicembre 1920 Seconda conferenza

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