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venerdì 19 settembre 2014

Come gli antichi vedevano il mondo




L'antica conoscenza proviene da tempi che, nell'epoca postatlantica, precedettero di millenni il mistero del Golgota (Natale anno zero).
Quando si avvicinò il mistero del Golgota, quella forma di conoscenza era già più debole; possiamo quindi dire che solo singole persone, specialmente elette come i tre magi di oriente, potevano avere una conoscenza tanto vasta, quale appunto si mostra in loro, e che dall'altro lato solo pastori particolarmente privilegiati, gente cioè del popolo sensibile per le cose interiori, potevano sviluppare nel sonno una veggenza come quella sviluppata dai pastori (che riconobbero la venuta di Cristo).
Erano comunque residui di antichi nessi conoscitivi dell'uomo verso l'universo.
Il modo precristiano di porsi dinanzi al cielo stellato era tale che gli uomini non vedevano le stelle solo nel modo prosaico e astratto oggi corrente.
Che gli uomini dei tempi antichi parlassero delle stelle come di esseri viventi non deriva più o meno da una pura fantasia, come crede una scienza molto imperfetta, ma deriva da una visione spirituale, anche se atavica e istintiva, del cielo stellato.
Qualcosa di spirituale che si poteva indicare nel senso in cui gli antichi indicavano le costellazioni, essi sentivano infatti i singoli pianeti del nostro sistema planetario animati da esseri viventi.
Vedevano anche tutto quanto si riferisce al mondo minerale e vegetale, gli antichi vedevano dunque con un'unica facoltà di conoscenza il cielo stellato, il mondo minerale e quello vegetale che sono i tre settori dell'esistenza.
Parlavano di essi come esseri animati.
I greci, proprio ai primordi della loro civiltà, non vedevano assolutamente il colore azzurro,  percepivano il colore più nel lato attivo, verso il giallo-rosso, l'azzurro comparve solo più tardi per la percezione umana.
Immaginiamo ora che scompaiano dal mondo tutte le sfumature di azzurro e quindi anche il verde risulti diverso da come appare oggi, allora ci si dovrà dire che ancora per il greco il mondo che lo circondava appariva diverso da quello di oggi.
In misura molto maggiore il mondo circostante appariva diverso per gli uomini di tempi ancora più antichi. Dal mondo che gli antichi vedevano si ritirò a poco a poco l'elemento spirituale, mentre questo si ritirava divennero più opachi i colori viventi e attivi, di contro, dal basso si sollevò ciò che venne sentito come azzurro.
L'astrologia attiva nella sua ricchezza di colori,  si trasformò nella grigia e incolore geometria, nella meccanica, con le quali oggi, estraendole dalla nostra interiorità, non vediamo più attorno a noi quali siano i segreti dei mondi stellati.
In quegli antichi tempi esisteva una intensa e interiore capacità umana per percepire ciò che fluiva verso gli uomini dalla Terra, in certo senso i fluidi della Terra, come contrapposto al cielo stellato, si annunciavano questi fluidi.
Nei tempi antichi l'uomo aveva una sottile sensibilità per tutte le caratteristiche climatiche del suo paese, per tutte le caratteristiche del suo terreno.
Quello che sentiva sorgere non si presentava come un oscuro sentimento, come un'esperienza ottusa, ma saliva in lui come colori, come nuvole che egli sentiva interiormente. E come sentiva le profondità della Terra, così sentiva l'anima negli uomini, così sentiva anche la vita animale.
Una facoltà conoscitiva esteriore mediante la quale egli guardava nel cielo, mediante la quale vedeva con chiaroveggenza atavica e istintiva i minerali e le piante, e la profondità della Terra.
   
L'uomo percepiva anche l'elemento dell'aura vivente nei suoi simili, soprattutto allo stesso modo sentiva gli animali:
Quando un antico vedeva una farfalla volare sopra una pianta, la vedeva come se essa trascinasse ciò che veniva creato dalla Terra. Come in una nuvola aurica egli percepiva l'elemento animale in movimento sulla Terra. 
Tutto questo si ritirò poco a poco e per la percezione umana rimase il mondo prosaico, una percezione che si rivolgeva all'esterno in modo che l'uomo cominciò a vedere il mondo circostante come noi oggi vediamo il mondo colorato, senza percepire lo spirito.
Tratto da "La ricerca della nuova Iside. La divina Sofia"
Dornarch, 25 dicembre 1920 Seconda conferenza

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