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venerdì 29 agosto 2014

La paura dell'isolamento: l'isolamento come interazione interiore

Quando ci troviamo improvvisamente immersi in una solitudine in un silenzio totali, la maggior parte di noi viene assalita dal terrore, senza sapere perché: si tratta di quella paura profonda e irrazionale dell'isolamento.
Questa paura è provocata dall'inconscio che affiora.
Una gran parte dell'energia vitale che si dispiega normalmente nei diversi rapporti con l'esterno (l'energia sociale) si blocca e rifluisce all'interno e costella l'inconscio.
Per questo in tutte le religioni l'isolamento è una delle tecniche che consentono di incontrare gli dei, gli spiriti o le ombre o di intraprendere l'iniziazione alle esperienze interiori.
Molti sono coloro che non possono sopportare l'idea di restare soli allungo, poiché lo sentono come una minaccia al loro equilibrio mentale.
Ciò dipende in parte dall'incapacità di lasciar affiorare in sé l'inconscio, come "qualcosa" con cui si può entrare in rapporto.
Il solo modo per vincere questa paura irrazionale è lasciare che l'inconscio si esprima.
All'inizio si sentono delle voci, si possono avere delle visioni o si sperimentano altri fenomeni inusuali, la paura iniziale è quella di impazzire.
Dialogando con l'inconscio, ascoltando quello che ha da dirci, il panico scompare.
Allora non si è più soli, si ha un compagno interiore con cui parlare, si tengono con lui conversazioni appassionate.
È il momento in cui l'"uno" diventa "due", è il momento in cui si giunge a capire che quel che si teme ha un carattere oggettivo.
È il vuoto che si teme, anche se, quando si permette all'inconscio di invaderlo, di riempirlo e di diventare um compagno oggettivo, la solitudine, con la paura che essa provoca, scompare.
Jung cita spesso la frase celebre degli alchimisti: chiunque sia solo, isolato dalla folla, e non possa unirsi agli altri, troverà un amico interiore che lo guiderà.
Noi per quanto ci è noto siamo animali tribali, siamo condizionati a vivere in rapporto non solo con gli altri esseri umani, ma anche con gli animali e gli oggetti, con tutto ciò che ci circonda:
Ecco perché la paura si impadronisce di noi quando ci manca il modello di comportamento corrispondente a una determinata situazione.
Questo spiega la nostra paura dell'ignoto, poiché non sappiamo come affrontarlo, quando ci troviamo di fronte ad esso proviamo un vuoto interiore; non sappiamo cosa sia, come reagire, proviamo un sentimento di estraniazione, di disorientamento, come fossimo scagliati in uno spazio cosmico.
Certe persone a causa di un'angoscia inconscia sono afflitte da una logorrea continua; debbono reprimere in continuazione d'aria e di agitazione lo spazio che le circonda, poiché il silenzio rischierebbe di lasciar affiorare l'oggetto della loro angoscia, tanto più terrificante in quanto ignoto.
L'unico modo per superare tutto ciò è visualizzare o sentir parlare dentro di sé l'inconscio in modo tale da poter ricorrere a modelli di comportamento noti, come il parlare con sé stessi, per entrare in rapporto con lui.
Tratto da "I miti di creazione" di Marie-Louise von Franz
Vedi anche La Solitudine intenzionale (Tratto da "Donne che corrono coi lupi")

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