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venerdì 6 giugno 2014

La donna mediale

Nel nucleo centrale di tutte le donne c'è quella che Toni Wolffe, un analista junghiano, chiamava «la donna mediale».
La donna mediale sta fra il mondo della realtà consensuale e quella dell'inconscio mistico, e media tra i due.
È colei che partorisce nuove idee, scambia quelle vecchie con altre innovative, trasla fra il mondo del razionale e quello dell'immaginario.
«Ode» le cose, le «conosce», «sente» quel che accadrà poi.
Questo punto a mezza via tra i mondi della ragione e dell'immagine, fra sentire e pensare, tra materia e spirito - tra gli opposti e tutte le sfumature di significato che possano immaginare - è la casa della donna mediale.
Essa è in grado di vivere in tutti i mondi, quello di sopra, della materia, e il mondo lontano, o sotterraneo che è la sua casa spirituale.
Il Sé-anima passa pensieri, idee, sentimenti e impulsi al Sé mediale, che a sua volta li porta a terra e alla consapevolezza del mondo esterno.
Gli eventi della vita quotidiana, i traumi e le gioie di un tempo, i timori e le speranze per il futuro, vengono passati di mano in mano all'anima, che li commenta nei sogni notturni, manda le sue sensazioni verso l'alto attraverso il corpo, o ci penetra con un momento di ispirazione che porta con sé un'idea.
La donna mediale è di questo mondo, ma può agevolmente raggiungere gli angoli più riposti della psiche. Alcune nascono con questa dote, altre l'acquisiscono, e non importa come.
Ma uno degli effetti del regolare ritorno a casa è che la donna mediale della psiche è rafforzata ogni volta che va e torna.
Da "Donne che corrono coi lupi" C.P.Estes

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