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lunedì 30 giugno 2014

Cecilia Gatto Trocchi: satanismo e magia


Il bisogno del 'piccolo uomo' di rivalsa sulla vita, lo stesso uomo che nella sua mediocre esistenza sogna il successo, e nel sognare il suo successo diviene sempre più avido e meschino per la frustrazione di non essere in grado di raggiungere ciò che desidera, spesso, desideri ispirati a modelli illusori, porta molti individui ad aggregarsi con gruppi neo-satanici per sentirsi forti e parte di 'qualcosa'...
Non voglio demonizzare i gruppi in sè, ma evidenziare quanto l'uomo frustrato per l'insucceso della propria esistenza, diventi un elemento tendenzialmente pericoloso, una volta che si sente parte di un'aggregazione, spesso, anzi sempre, egli entra a far parte di queste sette  per acquisire poteri occulti ai fini del raggiungimento degli obbiettivi della propria vita, obbiettivi spesso totalmente egoici e materialistici, per i quali non si hanno scrupoli di distruggere o sacrificare altre esistenze. (il termine setta, rifiutato dagli adepti e dai capi carismatici, deriva dal latino sequore dal suo rafforzativo sector, con il senso di seguire, andare dietro, accompagnare un maestro. Secta in latino significava linea di condotta, dottrina, scuola filosofica e gruppo religioso. E' strano che si leghi al termine una valenza negativa, dato che all'origine sectae erano le scuole degli stoici, degli epicurei ecc..tratto dal libro Affare Magia)
L'uomo che entra in queste sette è brutale e primitivo e non ha nulla di evolutivo e innovativo, non accederà mai al vero valore dell'anima, anzi.. resterà invischiato nel sudicio della materia più grezza.
Ecco il perchè queste fantomatiche aggregazioni guidate da fantomatici santoni, che altro non fanno che usare linguaggi forbiti con persone di cultura scadente o uomini colti ma con una sete di potere smodata...convincendoli che grazie a loro e a sacrifici di vario genere e alla completa omissione di principi morali, si può raggiungere il tanto agoniato successo e perfino l'immortalità...
Nell'AniMo Antico

Il satanismo è la punta di diamante dell'occultismo alla moda.
Almeno la metà della musica hard rock e metal propone invocazioni e consacrazione al principe delle tenebre
(per non parlare dell'attuale musica pop con le sue icone e i video musicali). Abbiamo poi messe nere, pedofilia, riti orgiastici.
Gesù chiamò Satana «principe di questo mondo» e San Paolo lo dichiarò «dio del nostro secolo». Quale che sia la sua natura, Satana rivela all'uomo i suoi impulsi segreti: il desiderio smodato di perdersi nella voluttà sensuale e l'ansia di affermarsi come centro di smisurato potere. 
Il patteggiamento con le forze del male inizia nella letteratura: Faust e Mefistofele si alleano per possedere piacere e assoluto e potere. Nella modernità, il diavolo gradualmente perde i suoi tratti temibili e diventa l'alleato dell'uomo, a cui promette il potere magico.
L'illuminismo è percorso da correnti sataniste, e se di giorno combatte le superstizioni clericali ed oscurantiste, negando la realtà metafisica del diavolo, di notte pratica le scienze occulte evocando demoni, spiriti ed entità oscure. Il rapporto con il demoniaco fu emblema di libertà dalla legge  e di trionfo dell'Io.
Molti gruppi satanici o para-satanici di oggi si definiscono "neo-gnostici" : ma
il satanismo si rifà solo miticamente al passato. Esso è figlio della secolarizzazione e dell'attacco ai valori della tradizione.
Il satanismo ha creato una moda che coinvolge numerosissimi giovani.
Molti simboli satanici sono accettati acriticamente dai giovani che si ornano con la stella a cinque punte, la croce rovesciata, il numero 666, simbolo della «grande bestia» nell'Apocalisse di Giovanni.
Il satanismo raggiunge gruppi estremi come la Chiesa dell'Eutanasia, che propaganda come strumenti di santificazione il suicidio, l'aborto, il cannibalismo e la sodomia.
Lo scopo della setta è la scomparsa dell'uomo dalla faccia della Terra.
Si evidenzia un bisogno di 'sacro a rovescio', un desiderio abissale di potere, eco della voce dell'antico Serpente: «sarete simili a Dio».
Il Diavolo propone di non essere più sottoposti alla distinzione tra bene e male. Il dualismo dell'etica cristiana viene attaccato come riduttivo, si cerca l'Uno del tutto, e il potere degli dei
(per scopi puramente egoici e materialistici).
Dopo un secolo di indottrinamento fondato sul mito della trasgressione, su inni a Satana, su simboli ambigui e perversi, ora dobbiamo fare i conti con i bambini martirizzati o fanciulle vittime e carnefici. Oltre al satanismo dei figli, occorre evidenziare il satanismo dei padri.
Satana diventa un paravento, un immagine mitologica che garantisce il superamento di ogni morale, che promette il potere magico per restare impuniti, per farla franca. Rappresenta per i suoi adepti l'abolizione  della legge e il raggiungimento dello smodato piacere e del totale potere.
I rituali sono in genere frutto della fantasia del capo congrega che si affanna a ripetere che tutti gli altri satanisti e occultisti sbagliano i cerimoniali.
La messa nera non è che un rituale tra tanti. In genere si inizia con un segno della croce fatto con la sinistra e a rovescio, per proseguire con invocazioni a Satana in latino a dir poco approssimativo.
Per partecipare il costo ad personam si aggira, in genere, sulle trecentomila lire (2001). I partecipanti sono psicologicamente soggiogati dal capo, da cui pretendono miracoli di magia nera.
Questo satanismo straccione esalta la vischiosità del negativo e sembra la messa in scena da circo della dissoluzione dell'etica, auspicata da intellettuali e maestri del pensiero alla moda.
Il satanismo si rifà al passato, ma è figlio della secolarizzazione e dell'attacco ai valori della tradizione.
Gli adepti pretendono di ottenere poteri magici, il satanismo così sfuma nella magia.
La necessità di trasgredire ogni legge per esprimere pienamente la propria volontà è un dato comune ai satanisti e agli esoterici New Age.
Un bizzarro sincretismo mescola idee e simboli pagani, egizi, orientali, gnostici e magici. Queste manie convivono con il progetto di costruire un nuovo mondo libero dalle leggi, dalla repressione e dalla religione istituzionale.
Occorre riflettere che le proposte trasgressive, divenute di massa tendono ad abituare al negativo, (soprattutto perchè l'essere umano che ha bisogno di ciò è da considerarsi una bestia da addomesticare e non da lasciar libera di distruggere tutto ciò che "tocca") e a presentarlo come se fosse 'normale'.
E' la banalità, l'ovvietà del male che avvelena le nostre anime. Il male riproposto nei supermarket dei mass-media, nei talk-show della permissività consumistica, perde perfino la sua grandezza abissale, la sua drammatica intensità. (diviene grottesca e bestiale quasi ridicola, ma comunque pericolosa)
Eppure questa banalizzazione del male, questa ovvietà del negativo ha i suoi effetti perversi che ottundono la sensibilità, offuscano lo spirito.
Il Principe delle tenebre è diventato un povero satanasso da rotocalco che, evocato dagli occultisti, non trova di meglio, per contrapporsi al sommo Bene, che indirizzare le sue forze  tra le gambe di qualche ragazzotta di periferia in cerca di potere magico. Sembra diventato un gioco culturale che garantisce spregiudicatezza, libertà dagli schemi dogmatici e (adorabile) frivolezza.
(Il principe del male è diventato il principe degli imbecilli, che non sanno contenere la propria libido sessuale)
Malgrado tali segnali inquietanti, molti studiosi sociali negano il ritorno del Maligno, o meglio negano che egli sia l'immagine metafisica del male e preferiscono indicarlo come una realtà simbolica a cui attribuire il negativo che incombe sulla vita umana.
Spesso si preferisce attribuire al diavolo tutte le negatività che ci affliggono anzichè farsene carico e lottare.
Tratto dal libro "Affare Magia" di Cecilia Gatto Trocchi

domenica 29 giugno 2014

Lo scacciapensieri

Mi è stato chiesto il dono di uno scacciapensieri.
Questo compito mi aveva messo in uno stato di crisi, più ragionavo su cosa rispecchiasse il gusto della persona che me lo ha chiesto e meno riuscivo farmi un idea...
Il compito era difficile perché simbolico, la richiesta mi è stata fatta successivamente ad un sogno della persona:
Nel sogno egli chiedeva ad una zingara uno di questi oggetti ma lei glie lo negava e in cambio lei ne offriva in regalo un altro...
Ovviamente: "Non paragonabile a quello scelto"...
Nel vissuto di questa persona c'è un blocco, una sofferenza data da una storia passata e non ancora metabolizzata, per me il sogno rappresenta in un modo o nell'altro il paragone (non necessariamente tra persone) ma anche il non vendere il bello nel ciò che la vita  offre, nel ciò che la vita mette davanti a sé, proprio a causa di un idea preconcetta che è lì e impedisce di apprezzare tutto il resto...
Soprattutto diventa un forte ostacolo per la sua personale crescita spirituale, come una resistenza egoica che rende invisibile qualsiasi cosa, che rende ciechi gli "occhi dell'anima".
Lo scacciapensieri che sceglie, potrebbe simboleggiare sia ciò che potenzialmente vuole davvero, ma che nega a se stesso,  sia che a causa di ciò che crede di volere non vede la bellezza in altro...
Credo che in questo sogno lo scacciapensieri è proprio il simbolo più adatto a contrapporsi al concetto di legame atrofizzante, di catena legata al cuore, perché dà quell'idea di vento...di suono curativo...di anima vibrante...
Qualcosa di leggero e calmante...
...un suono dolce e inebriante...
Per regalare quello giusto ho cercato di capire e di entrare nella testa della persona che mi ha chiesto questo dono, per non deludere le sue aspettative, per far sì che mi avvicinassi il più possibile ai suoi gusti...
Poi mi sono svegliata all'alba con la mia  risposta personale a ciò che è al caso di questa situazione e ora mi rivolgo direttamente a te:
Ti regalo uno scacciapensieri trasparente, il più limpido, chiaro e cristallino che ho trovato...
Qualcosa che rappresenti l'anima e non l'estetica...
Con degli angeli per ricordarti tutto ciò che è di incorporeo...
Che abbia il colore non colore dell'aria e dell'acqua così mobili e flessibili, cristallini e trasparenti, impalpabili e sfuggenti...
Tutto questo perché solo tu puoi sapere cosa volere davvero...
Nessuno ti può 'preconfezionare o regalare' la vita..
Ti ho cercato qualcosa che non rispecchiasse nulla, solo la delicatezza e la purezza...
Che desse l'idea del corpo di diamante  buddistico che si realizza quando gli opposti si accettano e la quiete ti avvolge il cuore...
Spero davvero che la "voce" di questi angeli ti guidino nel raggiungimento della tua pace interiore...
Con affetto
Nell'AniMo Antico

venerdì 27 giugno 2014

L'androgino nella cultura



L'uomo in quanto microcosmo, condivide le leggi che danno unità e dinamismo all'Universo.
Possiamo leggere l'Universo dentro di noi come in uno specchio, le caratteristiche principali che contrassegnano l'essere umano sono l'immagine riflessa di quelle che identificano il cosmo.
Tra gli attributi fondamentali di ogni soggetto che segnalano la sua doppia natura maschile e femminile (razionalità/affettività, calma/passione, esteriorità/interiorità ecc..) troviamo anche latenti tensioni erotiche bipolari, eterosessuali e omosessuali.
Tutto questo significa che il nucleo maschile-femminile è originato tanto nell'uomo che nel cosmo, ma anche che la potenza creatrice intelligente, quella che attimo dopo attimo imprime forma, movimento e trasformazione alla natura, contiene in sè una duplice valenza erotica.
Il maschile e femminile sono dunque principi della natura che operano in perfetta sintonia.
Nella cultura scritta umana l'idea del doppio principio maschile-femminile è radicato fin dagli albori del pensieri filosofico, prendiamo il caso dell'antica filosofia cinese: qui tale concetto compare nella forma della contrapposizione delle complementarità cosmiche dello Yin (femminile) e dello Yang (maschile), fin dalle prime pagine de Il libro delle trasformazioni (I-Ching VIII sec. a.C.) e anche nel taoismo tale nozione occupa una posizione di primo piano.
Secondo questa filosofia non c'è tra yin e yang una frontiera netta: uno è contenuto nell'altro, poichè la loro unione è all'origine di tutte le cose, ogni essere è una vita che palpita dei due principi, un punto di incontro di entrambi i sessi.
Anche nelle gesta delle divinità egizie quali Mut, Iside e Hathòr si mettono ben in luce la compresenza in esse di caratteri maschili e femminili.
Ermete Trimegisto (VI sec. d,C) pensa a un mondo generato da una potenza divina che possiede "la fecondità di ambedue i sessi"(Corpo ermetico e Asclepio).
Non da ultimo, la teoria del doppio principio trova riscontro nella psicoanalisi di Jung, a testimonianza del fatto che essa è ancora parte viva e integrante della nostra cultura.

mercoledì 25 giugno 2014

Alejandro Jodorowsky la poesia e l'atto poetico



"La prima cosa a venirmi in aiuto è stata la poesia, il contatto con i poeti negli anni cinquanta.
Il poeta inventa fuori dal mondo esistente, il mondo che dovrebbe esistere... il valore del linguaggio della poesia dipende direttamente dalla sua lontananza dal linguaggio parlato...
La poesia è il crinale in cui gli estremi si toccano, dove non esiste nè contraddizione nè dubbio.
Il poeta ci tende la mano per condurci oltre l'ultimo orizzonte, oltre la cima della piramide, in quella terra che si estende oltre il vero e il falso, oltre la vita e la morte, oltre lo spazio e il tempo, oltre la ragione e la fantasia, oltre lo spirito e la materia...nella sua voce c'è un incendio inestingiubile...
Questi cinque poeti costituivano un mandala alchemico:
Neruda era l'acqua, Parra l'aria, De Rokha il fuoco, Gabriela Mistral la terra e Huidobro, al centro, la quintessenza .
 "La poesia è azione".
A partire da quel momento abbiamo cominciato a prestare molta più attenzione all'atto poetico che alla scrittura in sè.
Per tre o quattro anni non abbiamo fatto altro che consegnarci all'atto poetico. Pensavamo solo a quello giorno e notte.
Il coraggio, il senso dell'umorismo, la propensione a mettere in discussione i mediocri assiomi della vita comune e l'amore per l'atto gratuito.
E qual è la definizione dell'atto poetico? Deve essere bello, estetico e prescindere da qualsiasi giustificazione.
Può anche comportare una certa violenza.
L'atto poetico è un richiamo alla realtà...Questa vita che noi vorremmo logica è in realtà folle, scioccante, meravigliosa e crudele.
Se osserviamo lucidamente la nostra realtà, constatiamo che è poetica. illogica, esuberante.
La poesia è convulsione come un terremoto! Denuncia le apparenze, trapassa con la sua spada menzogne e convenzioni.
Realizzare un atto poetico è un processo cosciente che mira a introdurre volontariamente una frattura nell'ordine della morte perpetuato dalla società, non è la manifestazione complessiva di una ribellione cieca.
L'atto poetico permette di manifestare energie normalmente represse o talenti in noi.
L'atto poetico deve essere sempre positivo, cercare la costruzione non la distruzione...
Sono convinto che il senso di colpa sia inutile. 
L'errore è lecito se commesso una sola volta e in seno a un processo di sincera ricerca della coscienza... L'uomo cerca la conoscenza, e che cos'è l'uomo alla ricerca di qualcosa se non un essere erratico? L'errore è parte integrante del percorso. 
Abbiamo smesso di compiere esperienze negative, ma non abbiamo mai avuto rimorsi.
Quelle esperienze ci avevano aperto la via all'atto poetico autentico. Non si fa una frittata senza prima aver rotto le uova.
Si diventa saggi soltanto nella misura in cui si passa attraverso la propria follia.
Non dimenticare mai che il fiore del loto nasce dalla melma, è necessario esplorare il fango, toccare la morte per salire nel cielo limpido."
Tratto da "Psicomagia una terapia panica" Alejandro Jodorowsky

lunedì 23 giugno 2014

La Luce nel cuore

Una Luce brilla aldilà di tutte le cose che sono sulla terra, aldilà di noi tutti, aldilà dei cieli, aldilà dei più alti, davvero dei dei cieli più alti.
È la Luce che brilla nel nostro cuore.
CHANDOGYA UPANISHAD (3.13.7)

Tutto questo universo è, in verità, Brahman. Egli è il principio, la fine e la vita di tutto. In quanto tale, adoralo in silenzio.
L'uomo, in verità, è fatto di fede. Tale è la  sua fede in questa vita, tale egli diventa nell'aldilà: lascialo operare con fede e visione.
C'è uno Spirito che è mente e che è vita, che è luce, verità e ampi spazi. Egli contiene tutte le azioni e i desideri, tutti i profumi e i sapori. Egli avvolge l'intero universo e in silenzio è amante di tutto.
Questo è lo Spirito che risiede nel mio cuore, più piccolo di un chicco di riso o di un grano d'orzo o di senape, o di un seme di scagliola, più piccolo anche del cuore di un seme di scagliola.
Questo è lo Spirito che è nel mio cuore, più grande della terra, più grande del cielo, più grande del paradiso, più grande di tutti questi mondi.
Egli contiene tutte le azioni, i desideri e i profumi e tutti i sapori. Abbraccia l'intero universo e in silenzio ama tutto. Questo è lo Spirito che è nel mio cuore, questo è Brahman.
A lui verrò quando andrò oltre questa vita. E a lui verrà colui che ha fede e non dubita.
(3.14)

Lo Spirito dell'intero universo è un'essenza invisibile e sottile.
Questa è la Realtà.
Questa è la Verità.
Tu sei quello.
(6.12-14)

Solo nell'Infinito è la gioia: conosci la natura dell'Infinito.
L'Infinito è immortale; il finito è mortale.
L'Infinito è l'universo intero.
Colui che vede, conosce e capisce questo, che trova in Atman, lo Spirito, il suo amore e il suo piacere e la sua unione e la sua gioia, diventa un Maestro si se stesso.
La sua libertà allora è infinita.
Ma quelli che non vedono questo, diventano servitori di altri maestri e nei mondi transuenti non ottengono la loro liberazione.
(7.16-25)

venerdì 20 giugno 2014

Platone: il mito dell'Androgino

Il mito narra che alle origini gli uomini erano dotati di forma sferica, di quattro mani, quattro gambe e doppia faccia si  muovevano in modo rapido come delle palle, appoggiandosi sulle quattro mani e sulle quattro gambe.
I sessi erano tre, il maschile aveva avuto origine dal Sole, il femminile dalla Terra, il terzo sesso quello androgino, che univa il maschile e il femminile, dalla Luna.
Data la loro grande forza fisica tentarono di dare l'assalto all'Olimpo, Zeus padre degli dei, volle punirli e neutralizzarli e così decise di dividerli in due metà ciascuna autonoma dall'altra.

Era del tutto naturale, da parte di ciascuna, cercare ardentemente l'altra perduta, ma congiunte in modo casuale finivano per morire.
Allora Zeus decise di ristrutturare il corpo di questi nostri progenitori spostando il sesso sul davanti e permise quindi la distinzione maschio-femmina e da quel momento il concepimento avvenne tramite il congiungimento degli organi genitali.
Platone attraverso questo gioco di fantasia fa intendere che è fuorviante pensare che l'uomo è separato dalla totalità dell'Universo.
Nel mito infatti, Zeus è il cosmo, è lui che plasma l'umanità.
E' lui che dà forma dinamica alla sessualità dell'uomo.
Le due facce di Eros, il divenire cosmico e quello umano, non sono dunque separabili.
Con l'immagine dell'androgino, segnala che la partecipazione dell'uomo al Tutto comporta anche la condivisione del duplice principio che alimenta l'Universo: quello maschile e quello femminile.
Pertanto, tutto ciò che ha corpo e vita proviene da questo desiderio androgino che è la segreta, impenetrabile officina magica di ogni vita, se custodito senza forzature genera gioia di vivere, se invece profanato, perchè ingabbiato in reti di giudizi e pensieri, produce malattia e infelicità.
Ognuno di noi dunque porta in se una parte femminile e una maschile, è un doppio nucleo dell'anima misteriosa e senza tempo.
Il femminile indica il desiderio erotico incontenibile, passionale, il suo ripetersi incessante come le stagioni della Terra, il femminile è tutto ciò che di creativo ruota intorno al desiderio sessuale, è invenzione, trasformazione e rottura delle abitudini, è apertura dell'anima a esperienze sempre nuove, è il lato "demonico" e poetico dell'amore rivolto all'interno.
Il maschile è il lato prosaico e pratico dell'amore, diretto all'esterno. La sua luce esprime anch'essa un principio di creatività illimitata, di intima ricreazione, di potenza vivificante. Tuttavia, è anche il principio di razionalità applicato alle reazioni d'amore che rischia di porre dei reticolati alla libera manifestazione dell'energia interiore.
Il maschile, se non temperato dal femminile, tende quindi a irrigidirsi in regole abitudinarie che spengono la forza innovativa interiore.
Il femminile inonda il mondo intero di poesia, ma chiede però la liberazione da modelli preconcetti di vita.
Se il maschile saprà accettare questi inviti allora le due potenze rigenerative potranno congiungersi per dar luogo a un percorso di vita contrassegnato da gioia e soddisfazione.
Da "Platone filosofia e salute"

mercoledì 18 giugno 2014

Vivere la vita che ci appartiene

Non è poco confessare a se stessi il proprio vivo desiderio. 
Molti hanno bisogno di un particolare sforzo di onestà. 
Troppi non vogliono sapere cosa anelano, perché ciò pare loro impossibile o troppo doloroso.
Il desiderio è però la via della vita. Se non ammetti difronte a te stesso il tuo desiderio, allora non seguirai te stesso ma strade estranee che altri hanno tracciato per te.
Così non vivi la tua vita, scambi la tua vita per quella degli altri che non è soltanto cosa sciocca, ma anche un gioco ipocrita, perché tu puoi vivere solo la vita che ti appartiene.
Voi dovreste sempre chidervi che cosa desiderate, dal momento che troppi non sanno quello che vogliono.
Confessare i vostri desideri più vivi, ciò che desiderate per voi stessi.
Allora soddisferete il vostro piacere e al tempo stesso darete alimento al vostro prepensiero.
Il mio desiderio è puro soltanto dopo che ho superato la difficoltà e la resistenza.
Se rinunci al tuo Sé vivrai nell'Altro.
Così renderai scimmia te stesso e gli altri. Copiandovi a vicenda vivrete secondo le aspettative della media.
Sai perché non rinunci al tuo lato scimmia? Per paura di rimanere solo...
Vivere se stessi significa essere un compito per sé stessi.
Non sarà una gioia, perché devi farti creatore di te stesso.
Se vuoi crearti non comincerai certo dai lati migliori e più elevati, ma da quelli peggiori e infimi (l'ombra)
Non diverrò senso superiore oppure simbolo, ma sarà il simbolo a nascere in me.
Il legare  e lo sciogliere accadono in me. Ma nella misura in cui accade in me e io sono una parte del mondo, lo stesso evento accade nel mio tramite anche nel mondo.
La via della vita è trasformazione non esclusione.
Il confluire del prepensiero con il piacere fa nascere Dio.
Quando la via è oscura, altrettanto lo è l'idea che dà luce.
Mi attendevo alla forma santificata e non volevo consentire al caos di rompere gli argini. Credevo nell'ordine del mondo e odiavo tutto ciò che era disordinato e informe.
«Confesso però che tutto mi è oscuro. Il tuo mondo mi appare sotto una nuova luce... mi è sembrato di essere a distanze siderali dal luogo in cui ti trovi, dove oggi ho desiderato andare, ed ecco: sembra che sia unico e medesimo luogo»
Non vede bene chi vuol vedere perché azzarda troppo.
Esiste un vero amore che non si occupa del prossimo.
Quando siamo concentrati in noi stessi, soddisfiamo il bisogno del Sé, noi prosperiamo e in tal modo ci rendiamo conto dei bisogni della sfera comune e possiamo soddisfarli.
Tratto e adatto dal "Libro Rosso" di C.G.Jung

lunedì 16 giugno 2014

Cecilia Gatto Trocchi


Prima di leggere il mio post ci sono sei minuti di questo video di YouTube. Cecilia Gatto Trocchi spiega la massoneria (e poi muore)
Video importante perchè fa capire come i ricercatori che arrivano troppo vicini alla verità vengono ridicolizzati, screditati, minacciati...
Da notare il pavimento dello studio che ha un aspetto richiamante lo stile massonico, da notare il comportamento del conduttore che sembra quasi ridere delle affermazioni della dottoressa.
Da notare che dopo questo intervento la dottoressa "è stata suicidata".
La lettura del suo libro sta rafforzando le mie convinzioni più profonde su molte questioni, ma soprattutto sul fatto che tutti i fantomatici mastri spirituali che altro non fanno che personalizzare, saccheggiare e utilizzare a loro profitto delle dottrine antiche.
Dottrine che loro stessi in primis non comprendono a pieno, ma elargiscono a persone ignoranti in modo talmente persuasivo da metterli in condizioni di farli pendere dalle loro labbra.. gente di cultura media che sa solo come abbindolare gruppi di persone bisognose di trovare una ragione alla loro vita..
L'ego della gente è la leva per per tutto questo giro d'affari, che promette potere, fama e successo, che promette di essere in grado di distruggere chiunque impedisca l'ascesa personale... Riflettiamo...

Cecilia Gatto Trocchi fu docente di antropologia culturale presso l'Università degli studi di Chieti.
Ha compiuto ricerche sul campo in Africa, America Latina, India, Europa, dove ha analizzato con l'osservazione partecipante gruppi magici esoterici.
Diresse l'Osservatorio dei Fenomeni Magico-Simbolici presso la Cattedra di Antropologia culturale dell'Università di Chieti.
Dati del libro "Affare Magia"

"Le catastrofi culturali del Novecento, l'abbandono graduale ma costante delle religioni tradizionali, hanno creato un vuoto sociale in cui i maghi ed esoterici senza scrupoli organizzano culti dal vivace proselitismo che si configurano come centri psicologici "del potenziale umano". L'ingresso in una setta magica è presentato ai giovani come un dono prezioso, una possibilità sovrumana, in quanto permette di raggiungere 'poteri' di auto-guarigione, di purificazione, di potenza, di immortalità. Moltissimi ragazzi portatori di disagio interiore corrono a dissetarsi alle fonti impure della magia e dell'occultismo entrando in sette para-sataniche o esoteriche.
L'occultismo contemporaneo è il segno della regressione della coscienza che ha perduto la forza di pensare il mistero e contemporaneamente di accettare la realtà oggettiva: invece di di differenziare l'uno dall'altro, l'occultismo li mescola arbitrariamente.
Le rivelazioni spettacolari date dopo anni di percorso iniziatico noioso e melenso non vanno al di là della bizzarra poltiglia culturale in cui ogni storico delle religioni può rintracciare agevolmente le fonti anche senza illuminazioni particolari.
Occorre distinguere una grande miseria culturale dei moderni maestri di salvezza, dall'altra l'emergenza di effettive istanze psicologiche, etiche, sociali di coloro che seguono la magia o che fruiscono di prestazioni degli occultisti.
I gruppi a sfondo magico mostrano un bisogno di aggregazione... La moda della magia e dell'occultismo non è un relitto del passato ma uno dei valori dominanti del mondo presente e una grave ipoteca del futuro.
I vari gruppi propongono una antropologia alternativa, in cui l'uomo è visto come un essere privilegiato che ha un potenziale enorme di energia psichica che può usare a scopi magici (per avere tutto ciò che vuole).
Le dottrine esoteriche attuali presentano aspetti sincretici spesso incongrui, sintesi a volte arbitrarie di dottrine arcaiche a cui si mescolano innovazioni spesso superficiali. Le teorie e gli auctores più saccheggiati sono Platone e il neoplatonismo; lo gnosticismo (che già complesso da parte sua diventa un guazzabuglio spesso incomprensibile); l'ermetismo e la sua sintesi rinascimentale; la cabala, l'alchimia, l'astrologia, la mitologia di tutto il mondo.
Un cospicuo apporto alla magia contemporanea è dato, inoltre, dalle religioni orientali."

Tratto da "Affare Magia" di Cecilia Gatto Trocchi

venerdì 13 giugno 2014

"Casa"

Dov'è casa? In un certo senso è un posto interiore, un posto nel tempo piuttosto che nello spazio, dove la donna si sente integra. La casa è là dove un pensiero o una sensazione possono svilupparsi invece di essere interrotti o di esserci strappati perché altro richiede la nostra attenzione o il nostro tempo.
È giusto e sacrosanto che le donne lavorino, liberino, prendano, facciano, tollerino per ottenere, asseriscano il loro diritto di tornare a casa.
Casa è un umore i un senso sostenuto che ci consente di esprimere sensazioni non necessariamente assecondate nel mondo profano: meraviglia, visione, pace, libertà dalle preoccupazioni, libertà dalle richieste, libertà dal continuo ciarlare.
Tutti questi tesori di casa vanno nascosti nella psiche per essere poi usati nel mondo di sopra.
Molti sono i posti reali in cui andare per "sentire" il ritorno a questa speciale casa.
Il posto fisico è soltanto il veicolo che culla l'Io affinché si addormenti, così potremmo percorrere il resto del cammino: musica, arte, bosco, spuma dell'oceano, levarsi del sole, solitudine.
Ci portano a casa in un mondo interiore nutritivo che ha idee, ordine, mezzi di sostentamento tutti suoi.
Per alcune, casa è la ripresa di un'antica impresa abbandonata.
Ricercano le persone e le cose perdute nella vita. Ritrovano la voce e scrivono. Fanno cose che lasciano un'impronta.
Per alcune casa è un bosco, un deserto, un mare. In verità la casa è olografa. Si realizza in tutta la sua potenza anche in un solo albero, in un cactus,...
in una pozza d'acqua, nella foglia gialla caduta sull'asfalto,.... in una goccia d'acqua sulla pelle. Se vi concentrerete con gli occhi dell'anima, vedrete la casa in moltissimi posti.
Casa è l'antica vita istintuale che si muove agevolmente, dove tutto è come dovrebbe essere, dove tutti i rumori hanno il suono giusto, e la luce è buona, e gli odori ci calmano invece che metterci in allarme.
Essenziale è ciò che rinvigorisce l'equilibrio. Quella è Casa.
C'è non soltanto il tempo della contemplazione, ma anche quello dell'apprendimento, della riscoperta del dimenticato, del caduto in disuso, del sepolto.
Allora possiamo immaginare il futuro è leggere attentamente anche le mappe segnate dalle cicatrici della psiche, scoprendo che cosa ci ha portato dove, e la direzione verso cui andare.
Tratto e adattato da "Donne che corrono coi lupi" C.P.Estes

mercoledì 11 giugno 2014

La via di quel che ha da venire

«Quello che vi do non è una dottrina né un insegnamento. E da quale pulpito potrei indottrinarvi? Vi informo della via presa da quest'uomo, della sua via, ma non della vostra. La mia via non è la vostra dunque
Non posso insegnarvi nulla.
La via è in voi, ma non in dèi, né in dottrine, né in leggi. In noi è la via, la verità e la vita.
Guai a coloro che vivono seguendo dei modelli....se voi vivrete seguendo un modello, allora vivrete la vita del modello....
Dunque vivete voi stessi.
....Non sapete di essere voi stessi il campo fertile che fa crescere tutto ciò che vi serve?
.....Chi conosce la strada verso i campi fertili dell'anima?
...Esiste solo una via ed è la vostra via. ....Esiste solo una verità ed è la vostra verità.
...Ciascuno percorra la sua via.
 Non si deve fare dell'uomo una pecora, ma della pecora l'uomo. Questo vuole lo spirito del profondo, che si trova al di là del presente e del passato. 
Parlate e scrivete per coloro che vogliono sentire e leggere. Ma non correte dietro agli uomini, per non macchiare la dignità umana.
...Meglio un triste e dignitoso declino che una salvezza priva di dignità... 
Chi vuol essere pastore di anime tratta gli uomini da pecore. Offende la dignità umana.
Conferitegli la dignità umana affinché egli possa trovare la sua elevazione o il suo decadimento, insomma la sua via.
...La via ci porta all'amore vicendevole nella comunione.
Gli uomini vedranno e sentiranno la somiglianza e la comunanza delle loro vie.
...Date dunque all'uomo la dignità e lasciatelo essere individuo..
La violenza si contrappone alla violenza, il disprezzo al disprezzo, l'amore genera amore.
Date dignità all'umanità e abbiate fiducia che la vita troverà la via migliore.
Uno degli occhi della divinità è cieco, uno dei suoi orecchi è sordo, il suo ordine è attraversato dal caos. Siate dunque tolleranti verso le storture del mondo e non ne sopravvalutate  la compiuta bellezza.»
Fonte "Liber Novus" C.G. Jung

venerdì 6 giugno 2014

La donna mediale

Nel nucleo centrale di tutte le donne c'è quella che Toni Wolffe, un analista junghiano, chiamava «la donna mediale».
La donna mediale sta fra il mondo della realtà consensuale e quella dell'inconscio mistico, e media tra i due.
È colei che partorisce nuove idee, scambia quelle vecchie con altre innovative, trasla fra il mondo del razionale e quello dell'immaginario.
«Ode» le cose, le «conosce», «sente» quel che accadrà poi.
Questo punto a mezza via tra i mondi della ragione e dell'immagine, fra sentire e pensare, tra materia e spirito - tra gli opposti e tutte le sfumature di significato che possano immaginare - è la casa della donna mediale.
Essa è in grado di vivere in tutti i mondi, quello di sopra, della materia, e il mondo lontano, o sotterraneo che è la sua casa spirituale.
Il Sé-anima passa pensieri, idee, sentimenti e impulsi al Sé mediale, che a sua volta li porta a terra e alla consapevolezza del mondo esterno.
Gli eventi della vita quotidiana, i traumi e le gioie di un tempo, i timori e le speranze per il futuro, vengono passati di mano in mano all'anima, che li commenta nei sogni notturni, manda le sue sensazioni verso l'alto attraverso il corpo, o ci penetra con un momento di ispirazione che porta con sé un'idea.
La donna mediale è di questo mondo, ma può agevolmente raggiungere gli angoli più riposti della psiche. Alcune nascono con questa dote, altre l'acquisiscono, e non importa come.
Ma uno degli effetti del regolare ritorno a casa è che la donna mediale della psiche è rafforzata ogni volta che va e torna.
Da "Donne che corrono coi lupi" C.P.Estes

mercoledì 4 giugno 2014

Schopenhauer: gli animali

Per Schopenhauer non vi è un netto distacco tra uomo e animale, come se appartenessero a due regni separati della natura, al contrario, l'uomo, attraverso il suo corpo, rappresenta una chiara continuazione del mondo animale.
Siamo nel 1839 e il filosofo esplicita chiaramente questo punto di vista precedendo di ben 20 anni Darwin, ma non solo la sua visione era in evidente rotta di collisione con la morale dell'epoca.
Negli ambienti religiosi, vi si leggeva un grave attentato con la visione biblica  della creazione dell'uomo da parte di Dio e negli ambienti filosofici si affermava l'idea cartesiana che tutti gli animali fossero delle macchine prive di io  e di ragione:
Quindi inconcepibile in quell'epoca credere che l'uomo e l'animale non fossero due cose distinte.
Egli affermava che gli animali dovevano riceve lo stesso rispetto che compete gli uomini:
"In Asia le religioni proteggono a sufficienza gli animali... ma anche in Europa si sta svegliando sempre più la comprensione per i diritti degli animali, a misura che strani concetti di un mondo animale esiste soltanto per essere utile all'uomo e divertirli, di maniera che gli animali vengono trattati come se fossero cose, impallidiscono e poco a poco scompaiono."
Il sadismo verso gli animali va considerato come un indice di crudeltà morale del tutto riprovevole:
"La pietà verso gli animali è talmente legata alla bontà del carattere da consentire di affermare fiduciosamente che l'uomo crudele con gli animali non può essere buono.
Questa compassione proviene dalla medesima fonte donde viene la pietà verso gli uomini.
Persone di delicato sentimento, ricordando di aver maltrattato, in un momento di cattivo umore, o nell'ira o nei fiumi del vino, il loro cane, il cavallo, la scimmia, senza necessità, immeritatamente o eccessivamente, proveranno lo stesso pentimento, lo stesso disgusto di se stessi, che provano al ricordo di un torto fatto a uomini, nel quale caso il ricordo si chiama la voce della coscienza che punisce".
Schopenhaer anticipa di oltre un secolo la sensibilità animalista che oggi incontra sempre più consensi.
Fonte "Schopenhauer filosofia e salute"

Egli scrisse anche questo passo:
"La pietà per gli animali non deve portarci fino al punto di astenerci... dall'alimento animale... senza alimento animale il genere umano non potrebbe neanche esistere nelle regioni settentrionali".
Di una cosa sono pianamente sicura, se Arthur Schopenhauer fosse vissuto in questa epoca, e avesse visto oggi cosa comporta l'alimentazione carnivora, non avrebbe aggiunto questo passo:
se avesse visto l'olocausto animale di oggi, i maltrattamenti, e la quantità di povere creature che nascono per essere macellate, sono sicura che sarebbe inorridito...
Solo un animo così sensibile e già così animalista in quegli anni in cui l'uomo considerava l'animale un oggetto, poteva audacemente scrivere a favore di essi...
Il suo pensiero vive in tutti gli animalisti, antispecisti che vivono oggi in difesa di questi stupendi esseri che sono tutto fuor che inferiori all'uomo.
Grazie
Nell'AniMo Antico


martedì 3 giugno 2014

Il serpente

"Il serpente è la natura ctonia dell'uomo, di cui egli non ne è consapevole. La sua indole varia a seconda dei paesi e dei popoli, poiché è l'aspetto misterioso che affluisce loro dalla Madre Terra che li nutre.
L'elemento terreno separa il pensiero dal piacere nell'uomo ma non necessariamente.
Il serpente ha in sé stesso la pesantezza della terra, ma anche la sua capacità di trasformarsi e germogliare, da cui nasce tutto ciò che diviene.
È sempre il serpente a far si che l'uomo divenga schiavo ora dell'uno ora dell'altro principio, in misura tale da scivolare nell'errore. Non si può vivere solo con il pensiero, né soltanto con il piacere.
Hai bisogno di entrambi.
La via della vita si snoda sinuosa come un serpente da destra a sinistra, dal pensare al piacere, e dal piacere al pensare.
Il serpente è, da un lato, avversario e il simbolo dell'inimicizia, ma dall'altro un saggio ponte che collega destra e sinistra attraverso il desiderio, così come è necessario alla nostra vita.
Il serpente è il principio che non solo separa ma anche unisce."
Jung osserva che nella mitologia si trovano molti riferimenti alla relazione tra un eroe e un serpente.
"Nei miti il serpente é spesso la controfigura dell'eroe"
Fonte "Libro Rosso" C.G.Jung



Il serpente è opposto o associato all'uccello a seconda che sia considerato nel suo aspetto benefico o malefico.
L'immagine in cui l'aquila tiene il serpente tra gli artigli (es in Messico) non evoca esclusivamente l'idea di antagonismo, rappresentata nella tradizione indù dalla lotta di Garuda contro il Naga; specialmente nel simbolismo araldico, accade che il serpente sia rimpiazzato dalla spada, e la soada, nel suo significato più elevato, rappresenta la Saggezza e la potenza del Verbo.
Uno dei principali simboli di Thoth egizio e l'ibis, distruttore di rettili, divenuto come tale, simbolo del Cristo, ma nel caduceo  ermetico si ha il serpente sotto i suoi due aspetti opposti.
R.Guenon

Spesso il serpente è l'antagonista dell'eroe e
solo grazie ad esso l'eroe può evolvere e ascendere.
Il serpente è il simbolo per eccellenza della trasformazione in quanto esso cambia pelle con una naturale ma strabiliante facilità.
A volte nelle storie viene sostituito da draghi o altre creature marine o ctonie che fungono come grembo per la rinascita del principe, che prima di tornare a nuova vita deve toccare la morte, l'abisso, le tenebre, spesso interpretate nello stomaco dell'animale.
Nell'AniMo Antico
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