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venerdì 23 maggio 2014

Nietzsche: "l'oltreuomo"


Anche l'inconscio dell'uomo è manipolabile, determinati meccanismi trasferiscono in profondità principi e concetti morali senza che nessuno se ne renda conto.
I sentimenti morali vengono acquisiti per via di imitazione, e spinti dall'idealizzazione di modelli di comportamento, trasferendoli negli strati più profondi dell'io tramite il processo di assimilazione che ne consegue l'interiorizzazione: creando così l'anima dell'uomo.
I sentimenti morali hanno un altro lato oscuro: rappresentano le maschere con cui l'individuo si presenta al mondo con l'intenzione di nasconde i suoi veri sentimenti.
In questo modo l'uomo si presenta anche a se stesso sotto una luce ideale ma comunque falsa: «l'arte di "metterci in scena" davanti a noi stessi...senza quell'area non saremmo niente altro che facciata».
Questo autoinganno è ciò che Nietzsche chiama la "volontà di potenza" che altro non è che l'irrompere della vita nella storia umana che per affermarsi utilizza tutti i camuffamenti possibili che offre la morale.
La coscienza e l'io sono dunque i responsabili della nostra infelicità, essi ci forniscono anche un immagine del tempo lineare e ci proiettano costantemente verso il futuro rendendoci vittime di stress e di nuove illusioni: la speranza, l'aspettativa e l'attesa.
Imparando a sbarazzarci di questa immagine del tempo lineare, anzi del tempo in generale, e imparando a dimorare nel senza tempo possiamo iniziare il cammino della nostra rigenerazione: godendo del presente degli istanti vissuti.
«Chi non sa mettersi a sedere sulla soglia dell'attimo dimenticando tutte le cose passate, chi non è capace di star ritto su un punto  senza vertigini e paura come una dea della vittoria, non saprà mai che cosa sia la felicità».
Ogni attimo è fine a se stesso. Vivere nell'istante presente significa aprirsi all'esterno e all'infinito della natura.
Eternità e infinità non conoscono differenziazioni interne.
«Tutto va tutto ritorna, la ruota dell'esistenza gira eternamente. Tutto muore, tutto rifiorisce; le stagioni dell'esistenza si susseguono eternamente. Tutto si spezza tutto si ricongiunge: eternamente si costruisce lo stesso edificio dell'esistenza. Tutto si separa tutto si ritrova: l'anello dell'esistenza resta eternamente fedele a se stesso. A ogni momento l'esistenza comincia; attorno a ogni "qui" gira la sfera "là". Il centro è ovunque. Tortuoso è il sentiero dell'eternità » (Così parlo Zarathustra)
Lo stato di estasi prodotto dall'annullamento del tempo purifica il nostro sguardo, che diviene assente e contemplativo.
Non proviene né da io né da coscienza, non è appesantito da pensieri o ragionamenti: «Imparare a vedere, abituare l'occhio alla calma, alla pazienza, al lasciar giungere a sé le cose; rimandare il giudizio, imparare a rigirare e ad abbracciare il singolo caso ad ogni lato. È questa la prima introduzione alla spiritualità: non reagire subito ad uno stimolo, ma padroneggiare gli istinti che inibiscono che isolano:....l'essenziale in esso è appunto non volere, saper sospendere il giudizio».
Estasi significa pura volontà di vivere, piacere di contemplare e attraverso ciò l'uomo non sente più il peso della morale che impone il "devi" che mette in gioco il tempo di realizzazione dell'imperativo.
L'uomo del non-tempo e della non-azione ha superato se stesso.
«Io vi annunzio l'oltreuomo. L'uomo va superato. Che avete voi fatto per superarlo? » (Così parlò Zarathustra) 
Zarathustra porta agli uomini messaggi di felicità e di autorealizzazione, purché essi sappiano superare se stessi.
«Amo chi vuol chi vuol creare superando se stesso e in tal modo perisce. Io amo coloro che non vogliono conservarsi. Coloro che tramontano, amo di tutto cuore; giacché vanno di là».
Per fare ciò non c'è bisogno di negare l'io perché esso si dissolve da solo, si azzera, scompare. Torna ad essere quell'ombra, quel nulla che è sempre stato,e con la sua fine finisce anche la morale.
L'uomo ora è finalmente libero, finalmente se stesso. È un "oltreuomo". Non esiste condizione più felice di questa.
Adattato da: 'Nietzsche' Filosofia e Salute 

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