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mercoledì 19 marzo 2014

La vuota infinità

«Senza principio, né fine.
Senza passato, né futuro.
Un chiarore circonda il mondo dello spirito.
Ci dimentichiamo l'un l'altro, tranquilli e puri, colmi di forza e vuoti.
Il vuoto è illuminato dalla luce del cuore celeste.
L'acqua del mare è liscia e la sua superficie rispecchia la luna.
Le nubi scompaiono nell'azzurro.
Le montagne risplendono chiare.
La coscienza si dissolve in contemplazione.
Il disco lunare riposa solitario.»

Mediante la comprensione dell'inconscio ci liberiamo dal suo dominio.
Il discepolo impara a concentrarsi sulla luce della sfera più interna e quindi a distaccarsi da tutti i vincoli esteriori e interiori.
La sua volontà vitale viene orientata verso una consapevolezza priva di contenuti.
Un distacco della coscienza dal mondo.
In tal modo la coscienza è al contempo vuota e non vuota.
Non è più colma delle immagini delle cose, ma semplicemente le contiene.
La ricchezza del mondo non domina più la coscienza, essa si dissolve in contemplazione.
Il centro di gravitazione dell'essere si sposta sulla personalità globale, non so trova più nell'Io ma nel Sé e si ottiene il corpo incorruttibile o adamantino.
L'atteggiamento verrà svincolato da ogni coinvolgimento emotivo, e quindi da ogni violenta commozione, un distacco dal mondo.
La morte verrà considerata non più una fine ma una meta.
L'obbiettivo della filosofia orientale è quello di generare e far nascere simbolicamente un corpo pneumatico che garantisca la continuità della coscienza distaccata.

«Fuori dal corpo c'è un corpo chiamato immagine del Buddha.
Il pensiero è potente, l'assenza di pensieri è la Bodhi.
Il loto dai mille petali si dischiude, trasformato dalla forza del respiro.
Uno splendore dai cento raggi si produce nella cristallizzazione dello spirito.»

"Il segreto del fiore d'oro"C.G.Jung

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