Follow by Email

martedì 1 ottobre 2013

La solitudine della consapevolezza...

«La conoscenza dei processi del profondo ha ben presto plasmato la mia relazione col mondo.
La solitudine non deriva dal fatto di non aver nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti, o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili.
La solitudine cominciò con le esperienze dei miei primi sogni, e raggiunse il suo culmine al tempo in cui mi occupavo dell'inconscio.
Quando un uomo sa più degli altri diventa solitario.
Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell'amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario, e l'amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è memore della propria individualità e non si identifica con gli altri
L'uomo deve sentire che vive in un mondo che, per certi aspetti, è misterioso; che in esso avviene e si sperimentano cose che restano inesplicabili, e non solo quelle che accadono nell'ambito di ciò che ci si attende.
L'inatteso, l'inaudito appartengono a questo mondo. Solo allora la vita è completa.
Ho penato molto a tener dietro ai miei pensieri
Non ho mai potuto posarmi, una volta raggiunta una meta. Ero costretto a proseguire per raggiungere la mia visione. E i miei contemporanei, non potendo naturalmente percepire la mia visione, hanno solo visto uno che correva all'impazzata.
Ho offeso molta gente, perché non appena mi accorgevo che non mi capivano, per me era finita.
Dovevo procedere per la mia strada.
Non avevo pazienza con gli uomini, ad eccezione dei miei pazienti. Dovevo obbedire a una legge interna che mi si imponeva senza lasciare libertà di scelta. Naturalmente non le ho sempre obbedito. Chi potrebbe vivere senza essere mai incoerente?
Fui sempre presente e vicino per molti uomini, fino a che avevano qualche rapporto con il mio mondo interiore: poi poteva accadere che non fossi più vicino a loro, perché non c'era più nulla che ci legasse.
Appresi con fatica che gli uomini continuavano ad esistere anche quando non avevano più nulla da dirmi.
Fui capace di interessarmi intensamente di molti uomini: ma non appena ero penetrato in loro, l'incantesimo finiva.
Un uomo dotato di spirito creativo ha poco potere sulla sua vita. Non è libero. È incatenato e spinto dal suo demone.
Questa mancanza di libertà è stata per me un gran tormento.
Spesso mi è sembrato di essere su un campo di battaglia, dicendo:
"Sei caduto mio buon camerata, ma io devo andare avanti! Non posso, non posso restare.
"Ti voglio bene, anzi ti amo, ma non posso restare".
È una cosa straziante. E io sono l'offerta sacrificale: non posso restare.
Forse potrei dire: ho bisogno degli uomini molto più degli altri, e al tempo stesso molto meno.
Il mondo nel quale siamo nati è brutale e crudele, e al tempo stesso di una divina bellezza.
Dipende dal nostro temperamento credere che cosa prevalga: il significato, o l'assenza di significato.
Quanto più mi sono sentito incerto di me stesso, tanto più si è sviluppato in me un senso di affinità con tutte le cose
C.G.Jung dal libro "Ricodi, sogni, riflessioni"
Chiunque impari ad ascoltare il proprio profondo può capire queste parole senza travisarle,
chiunque cammini per la sua strada e decide di seguire il proprio destino, sa quanta sofferenza si prova a dover fare delle scelte obbligate da qualcosa di normalmente incomprensibile.
In queste parole ci ritrovo chiunque nella propria vita abbia scelto di vedere oltre il velo e la solitudine delle anime che hanno portato qualcosa di grande dal passato ai giorni nostri e di quelle che lo portano ora e lo continueranno a  portare in futuro ...
Spesso sembra che chi prosegue per il proprio cammino sia duro e freddo... in realtà è proprio il fatto di penetrare nel profondo di se stessi e degli altri che ti porta a sopportare sofferenze che altri non riuscirebbero a superare, spesso si sviluppa la freddezza apparente del monaco buddhista, freddezza che si rivela solo per tutto ciò che è materiale ed esterno perché il vero tesoro prezioso da proteggere è all'interno sia di se stessi che degli altri...
Non è facile... non è comprensibile... non è accessibile a tutti... ma qualcuno "deve pur farlo".... 
Credo che la nostra generazione sia fortunata perché può consolarsi, nei momenti di sconforto, grazie alle parole di chi ha costituito un esempio per i posteri!(si legga anche Gustavo Rol e Albert Eistein nelle loro memorie)
...che hanno lasciato testimonianza che tutto ciò è reale e concepibile nella misura in cui ci si stacca dalla massa lobotomizzata dalla supremazia della società tipo.

Nessun commento:

Posta un commento

Google+