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giovedì 3 ottobre 2013

Dai Mandala la nascita delle città e la loro struttura archetipica

Le città che nei tempi della mitologia vivente figuravano come immagini del cosmo, venivano fondate, come i mitologemi «fondavano» il mondo.
Le loro fondamenta vengono poste come se essere crescessero direttamente da due fonti primordiali, da quella assoluta, in cui ognuno inizia, e da quella relativa in cui ognuno è la continuazione dei propri antenati.
In tal maniera esse vengono ad avere per loro base lo stesso suolo divino su cui poggia il mondo.
Esse diventano cioè quello che per gli antichi erano ugualmente mondo è città: dimora degli dèi.
Le contraddizioni delle tradizioni intorno alle cerimonie della fondazione di Roma si risolvono in maniera armoniosa, non appena si sia semplicemente in grado di comprendere questo senso delle antiche fondazioni di città: vale a dire che questi piccoli mondi dell'uomo dovevano essere tracciati secondo lo stesso piano ideale su cui l'uomo sa organizzare la propria totalità e che egli scopre anche nel grande mondo.
La menzionata contraddizione è quella di due forme geometriche. Secondo la descrizione più dettagliata della fondazione di Roma nella biografia di Romolo di Plutarco, si tratta di un circolo che, determinato da un centro, viene tracciato con l'aratro.
La città romulea chiamata Roma quadrata può significare anche «quadripartita».
In qualsiasi luogo uno prenda il suo punto di riferimento, può sempre tracciare intorno a sé un circolo e in questo fondare secondo le regole dell'agrimensura romana, una città quadripartita, una Roma quadrata.
La soluzione proposta ci mostra, in modo geniale, come la cerimonia del circolo e la fondazione di una Roma quadrata possano essere d'accordo in idea.
Si considera la cerimonia del circolo come una cosa naturale per ogni fondazione di città. Ciò nonostante la maggior parte delle città dimostra che dal rituale disegno circolare si sono sviluppate, nella realtà, piante di città quadrangolari.
Secondo il racconto di Plutarco i romani avrebbero appreso i segreti della fondazione di città dai loro maestri etruschi.
La figura che unisce circolo e quadrato è tutt'altro che ignota nel vasto campo delle usanze ed esperienze mistiche.
Nell'antico indico una figura di quel genere si chiama Mandala, «circolo» o «anello».
Una figura particolarmente istruttiva è in uso nel buddhismo mahayana del Tibet.
Lì si trova un quadrato inscritto in un circolo con un'aggiunta in forma di T ai quattro lati. Nel quadrato poi sono iscritti, a loro volta, altri cerchi concentrici. Nel buddhismo questa figura è un'eredità della mitologia indica.
Quale unico posto degno del Buddha:
Un edificio di orma quadrata, fatto di pietre preziose, con quattro entrate ai lati (queste sono le aggiunte a forma di T), circondato da magiche mura di diamante.
Il suo tetto ha una volta a punta, come quelle tombe a cupola sulla terra, le quali, da reliquiari, testimoniano del Nirvana completo degli illuminati.
Il centro del suo interno è costituito da un cerchio, con un fiore di loto aperto, le cui otto foglie si protendono in tutte le direzioni della rosa dei venti (i quattro punti cardinali all'orizzonte e le quattro direzioni di mezzo).
Su questo il fedele devoto deve stare nelle sembianze di Mahasuka (una delle forme d'apparizione del grande dio Shiva) che tiene stretta la propria figura femminile. Egli si vede come "suprema felicità del cerchio", con quattro teste e otto braccia e diventa completamente cosciente della propria essenza.
Le sue quattro teste indicano i quattro elementi, terra, acqua, fuoco, aria, nel loro immateriale stato trascendente; nello stesso tempo però esse indicano anche i quattro sentimenti infiniti dai quali egli, per mezzo di continui esercizi, si fa pervadere, onde maturarsi per il Nirvana.
Con il Mandala penetra nel buddhismo qualcosa di più antico: una mitologia costruttrice di mondi.
I cerchi e i quadrati tracciati da un comune centro appaiono sia nell'Italia antica sia dell'Oriente buddistico come la pianta su cui qualcosa viene fondato.
Su di essa si costruiscono dei piccoli mondi -città e santuari- perché anche il grande cosmo e quello più piccolo fra tutti, l'uomo, risultano costruiti su di essa.
Vedi anche il post Il sacro monte Platino

Fonte "Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia" C.G.Jung e K.Kerèyi

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