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martedì 24 settembre 2013

Evoluzione tecnologica: Involuzione dell'essere umano

Molto spesso, nei miei discorsi, ho ipotizzato un'involuzione dell'essere umano creata dall'evoluzione della tecnologia... sembrerebbe un paradosso e effettivamente spesso lascio che la conversazione slitti a temi diversi perché sovente non viene interpretata nel suo autentico significato.
Credo che la tecnologia sia stata creata ad oc per diminuire la capacità del cervello ad attingere a tutti quegli strumenti naturali che portavano, in epoche passate, al raggiungimento di obbiettivi pratici o intellettuali senza l'aiuto di strumenti multimediali.
I nostri cervelli stanno atrofizzando e l'essere umano sta sempre più rinunciando a "sentire" se stesso.
La mente umana è ormai piena di informazioni massive e stereotipate che impediscono di avere quelle curiosità intuitive e costruttive rivolte a tematiche inusuali... per meglio dire "fuori dal sistema".
Siamo come contenitori già pieni in cui non entra più nulla, più nulla che non sia "indottrinato" da chi muove le fila della "programmazione sociale".
Credo che la vera evoluzione personale sia il risveglio da questa uniformità massiva, e il  ritorno al contatto con sé stessi e con la natura.
L'abbandono di quegli schemi che portano a uniformarci con la massa creata simil-zombie incatenata alla sola materia senza alcuna introspezione.
Un po' come un oblio di chi non vuol vivere le vere sensazioni della vita ma non fa altro che sopportare lo stress che dà la fittizia felicità del successo economico dimenticando se stesso e ciò che è davvero importante come gli affetti e il tempo trascorso in libera serenità, ascoltando se stessi e la natura nelle sue manifestazioni.
Molto spesso sento la gente lamentare uno stato di malessere anche se in ambito materiale ha raggiunto ottimi obbiettivi, sempre, succede che le persone siano scontente di qualcosa, questo perché sotterrate nei meandri della loro psiche c'è una parte molto profonda che cerca di liberarsi ma ci sono persone che hanno messo troppe barriere mentali (pensando che sia giusto così) per ascoltare quella parte di sé ancora legata ai veri valori della vita che portano all'individuazione di sé stessi.
Leggendo il libro "Ricordi, sogni, riflessioni" di C.G.Jung ho trovato questa sua dichiarazione che calzava perfettamente con questo mio pensiero:
"Le nostre anime, come i nostri corpi, sono composte di elementi individuali che erano già presenti nella catena dei nostri antenati. La «novità» della psiche individuale è una combinazione variata all'infinito di componenti antichissime. Il corpo e l'anima hanno perciò un carattere eminentemente storico e non si trovano a loro agio in ciò che è appena sorto, vale a dire, i tratti ancestrali si trovano solo in parte a casa loro.
Siamo ben lungi dall'aver lasciato dietro di noi il medioevo, l'antichità classica e l'età primitiva, così come pretenderebbe la nostra psiche. Siamo invece precipitati nella fiumana di un processo che ci proietta verso il futuro con una violenza tanto maggiore quanto più ci strappa alle nostre radici. Ma se si apre una breccia nel passato esso per lo più crolla, e non c'è più nulla che trattenga. Ma è proprio la perdita di questo legame, la mancanza di ogni radice, che genera tale «disagio della civiltà» e tale fretta che si finisce per vivere più nel futuro e  nelle sue chimeriche promesse di un'età dell'oro che nel presente, a cui del resto la nostra intima evoluzione storica non è neppure ancora arrivata.
Ci precipitiamo sfrenatamente verso il nuovo, spinti da un crescente senso di insufficienza, di insoddisfazione, di irrequietezza.
Non viviamo più di ciò che possediamo, ma di promesse, non viviamo più nella luce del presente, ma nell'oscurità del futuro, in cui attendiamo la vera aurora.
Ci rifiutiamo di riconoscere che il meglio si può ottenere solo al prezzo del peggio.
La speranza di una libertà più grande è distrutta dalla crescente schiavitù allo Stato, per non parlare degli spaventosi pericoli ai quali ci espongono le più brillanti scoperte della scienza.
Quanto meno capiamo che cosa cercavano i nostri padri e i nostri antenati, tanto meno capiamo noi stessi, e ci adoperiamo con tutte le nostre forze per privare sempre più l'individuo dalle sue radici e dei suoi istinti, così che diventa una particella della massa, e segue solo ciò che Nietzsche chiama lo «spirito di gravità».
I miglioramenti che si realizzano col progresso, e cioè con nuovi metodi o dispositivi, hanno una forza di persuasione immediata, ma col tempo si rivelano di dubbio esito e in ogni caso sono pagati a caro prezzo.
In nessun modo contribuiscono ad accrescere l'appagamento, la contentezza, o la felicità dell'umanità nel suo insieme.
Per lo più sono addolcimenti fallaci dell'esistenza, come le comunicazioni più veloci che accelerano il ritmo della vita e ci lasciano con meno tempo a disposizione di quanto non ne avessimo prima.
Omnis festinatio ex parte diaboli est: tutta la fretta viene dal diavolo, come erano soliti dire i vecchi maestri.
Le riforme che si realizzano col ritorno al passato, invece, sono di regola meno costose e inoltre più durature, perché esse ci riportano alle più semplici e provate vie del passato, e richiedono il più parsimonioso uso di giornali, radio e  televisione, e di tutte le novità che si pensa ci facciamo guadagnar tempo."
Aggiungerei guadagnare tempo per riempirlo con qualcosaltro e altro ancora così da non avere più il contatto con la parte più profonda di noi e non ascoltarsi più... Ecco perché in giro c'è gente sempre più malata ma di successo....

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