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lunedì 10 giugno 2013

Processo di individuazione


Gli archetipi si manifestano come personalità che agiscono nei sogni e nelle fantasie. Ma il processo in quanto tale è rappresentato in un altro tipo di archetipi, che si potrebbero chiamare genericamente “archetipi della trasformazione”.
Quest ultimi non sono individualità ma piuttosto situazioni luoghi, modi e mezzi tipici che simboleggiano la specie di trasformazione di cui si tratta.
Come le personalità, anche questi archetipi sono veri e propri simboli, che non possono essere interpretati esaurientemente nè come semèia (segni)né come allegorie.
Sono autentici simboli proprio in quanto sono ambigui, carichi di allusioni e, in fin dei conti, inesauribili.
I pincìpi basilari dell’inconscio, le achài nonostante siano riconoscibili, sono indescrivibili per la loro ricchezza di riferimenti.
L’unica cosa che corrisponda alla loro natura, e il loro plurisignificato, la loro quasi incalcolabile pienezza di riferimenti che rende impossibile ogni univoca formulazione.
In oltre essi sono, in linea di principio, paradossali, come lo spirito è per gli alchimisti simul senex et iuvenis.
Se vogliamo rappresentarci il processo simbolico, ne abbiamo buoni esempi nelle serie di immagini alchimistiche, benchè i loro simboli siano principalmente tradizionali.
Un eccellente esempio orientale di ciò è offerto dal sistema tantrico delle cakra o dal mistico “sistema nervoso” dello yoga cinese (i meridiani energetici).
Si direbbe anche che le serie d’immagini dei tarocchi siano discese dagli archetipi di trasformazione.
Il processo simbolico è “un’esperienza nell’immagine e dell’immagine”.
Il suo sviluppo presenta di solito una struttura enantiodromica come il testo dell’I King, e perciò raffigura un ritmo negativo e positivo, di perdita e di guadagno, di luce e di tenebra.
Il suo inizio è quasi sempre caratterizzato da un vicolo cieco o da simile impossibile situazione; il suo scopo è genericamente parlando, “illuminazione o più alta coscienza”, per mezzo della quale la situazione di partenza è superata a un livello più alto.
In termini di tempo, il processo si può rappresentare condensato nella durata di un unico sogno o in un breve attimo di esperienza, oppure si può estendere a mesi anni, a seconda del tipo della situazione di partenza, dell’individuo che vi è implicato e dello scopo da raggiungere.
Il pericolo principale è quello di soccombere all’affascinante influsso degli archetipi, pericolo ancor più concreto se non rendiamo consce a noi stessi le immagini archetipiche.
Allorchè c’è già una predisposizione alla psicosi, può accadere che le figure archetipiche, nelle quali in virtù della loro numinosità naturale è insita una certa autonomia, si liberino del tutto da ogni controllo cosciente, conseguendo piena dipendenza e generando “fenomeni di possessione”.
L'elemento patologico non risiede nell’esistenza di queste rappresentazioni, ma nella dissociazione della coscienza, divenuta incapace di dominare l’inconscio.
In tutti i casi di dissociazione sorge quindi la necessità di “integrare l’inconscio” nella coscienza.
Si tratta di un processo sintetico che ho indicato con le parole “processo di individuazione”.
Questo processo, a dire il vero, corrisponde al decorso naturale di una vita nella quale l’individuo diventa quello che era sempre stato.
Dato che gli archetipi come tutti i contenuti numinosi  sono relativamente autonomi, essi non possono essere semplicemente integrati in modo razionale, ma richiedono un procedimento dialettico, cioè una vera chiarificazione, spesso condotta in forma dialogica, così che senza saperlo, si attua la definizione alchimistica della meditatio: “colloquium cum suo angelo bono”, intimo dialogo con il proprio angelo buono.
Il processo si esprime in simboli onirici (o ne è accompagnato), apparentati con quelle reprèsentations colectives che, sotto forma di motivi mitologici, hanno sempre rappresentato i processi psichici di trasformazione.

Tratto dal libro “La dimensione psichica” di C.G.Jung

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