Follow by Email

martedì 25 giugno 2013

Fenomeni psichici, l'incoscio e la coscienza sublime....

Questo post non è nato per cercare una spiegazione ai fenomeni psichici, o per capire se esistono o meno le esperienze extrasensoriali, ma solo per far riflettere tutte quelle persone che non credono alla possibilità che tutti noi abbiamo delle facoltà o quel certo sesto senso...
Jung, come altre menti geniali del XX secolo, ha capito che oltre il tangibile, oltre ciò che i sensi ci permettono di percepire, c'è tutto un "mondo occulto" dal quale si può attingere qualsiasi informazione passata, presente e futura: questo mondo celato che Jung identifica nell'inconscio.
Ciò che non è semplicemente comprensibile dalla coscienza fa paura e ci vuole coraggio per affrontare e decodificare ciò che tutto questo comporta nella vita di tutti i giorni.
Io personalmente ho passato la maggior parte della mia vita a capire ciò che mi succedeva in determinate situazioni, fenomeni che non comprendevo o che credevo fossero comuni a tutti, dopo una serie di letture ho "incontrato" Jung che nel modo più semplice e comprensibile possibile (ma solo perché mi identifico in molti dei suoi pensieri) mi ha condotto alle risposte che cercavo o comunque, cosa ancora più importante per me, ha avvalorato delle mie teorie nate in modo spontaneo; teorie che neanche io sapevo da che "parte di me" provenissero e che mi accompagnano da tutta una vita e che negli anni hanno subito evoluzioni date dall'integrazione di esperienze!
La “dissociazione o dissociabilità della psiche”;
 è un fenomeno psichico che di solito la psicologia “accademica” ignora: non solo, accade che i processi inconsci sono spesso indipendenti dai processi sperimentati dalla coscienza; ma anche i processi coscienti lasciano già intravedere con chiarezza d’essere connessi da tenui legami, quando non mostrano addirittura una separazione.
Si tratta addirittura di antichissime esperienze dell’umanità, che si riflettono nell’ipotesi universalmente diffusa di una pluralità di anime in un medesimo individuo.
Inoltre l’esperienza psichiatrica dimostra che spesso basta ben poco per far saltare l’unità della coscienza, faticosamente conseguita nel corso dell’evoluzione, e per tornare a dissolverla nei suoi elementi originari.
Se è esatto in sé per sé che contenuti della coscienza diventano, a causa di una perdita di energia, subliminali e quindi inconsci, e che viceversa un aumento di energia fa si che processi inconsci diventino coscienti, dovremmo aspettarci, se per esempio esiste la possibilità di atti di volontà inconsci, che questi posseggano un’energia che li rende capaci di assurgere alla coscienza; una coscienza secondaria però e che consiste nel fatto che il processo inconscio è “rappresentato” a un soggetto che sceglie e decide.
Questa coscienza secondaria rappresenta una componente della personalità che non a caso è separata dalla coscienza dell’Io, ma poiché esiste una somma di energia che rende possibile accedere alla coscienza, il soggetto secondario agisce tuttavia sulla coscienza dell’Io, ma indirettamente, ossia per mezzo di “simboli”, termine non  proprio esatto perché i contenuti che appaiono nella coscienza sono infatti anzitutto “sintomatici”. 
E’ quindi possibile che l’inconscio ospiti contenuti i quali posseggono una tensione energetica tanto grande da dover diventare percepibili all’Io in altre circostanze. Non si tratta di contenuti rimossi, bensì di contenuti “non ancora consci”, cioè realizzati come soggettivi, come per esempio i demoni o gli dèi primitivi e i vari “ismi” moderni ai quali si tributa una fede fanatica.
Non è illegittimo da parte nostra stabilire un’analogia tra la coscienza e le funzioni sensoriali, dalla cui fisiologia proviene del resto il concetto di “soglia”.
Il numero di vibrazioni del suono percepibile all’orecchio umano va da 20 a 20000 circa, e le lunghezze d’onda della luce si estendono da 7700 a 3900 angstrom.
In base a questa analogia sembra pensabile che esista, per i processi psichici, non solo una soglia inferiore ma anche una soglia superiore, e che di conseguenza la coscienza, che è il sistema di percezione per eccellenza, possa essere paragonata alla scala percepibile del suono o della luce, il che spinge a supporre, analogamente a quanto accade col suono e con la luce, l’esistenza non solo di un limite inferiore ma anche di un limite superiore.
Forse sarebbe possibile estendere questo paragone alla psiche in generale, se esistessero processi “psicoidi” a entrambe le estremità della scala psichica.
In base all’assioma natura non facit saltus questa ipotesi non dovrebbe essere del tutto peregrina.
Adotto il termine “psicoide” non come sostantivo ma come aggettivo, e non intendo con tale termine una qualità propriamente attinente alla psiche o all’anima ma “analoga all’anima”, simile a quella che posseggono i processi relativi ai riflessi, e in più questo termine deve servire a distinguere una categoria di fenomeni da un lato dai semplici fenomeni vitali, e dall’altro dai processi propriamente “attinenti alla psiche”.
Questa distinzione ci costringerà anche a definire il tipo e l’estensione di ciò che è psichico, e in modo particolarissimo, di ciò che è “inconsciamente psichico”.
Il fatto che all’esistenza della coscienza vi sia accanto un secondo sistema psichico, ha un significato assolutamente rivoluzionario, perché potrebbe alterare radicalmente la nostra immagine del mondo. Se fossimo in grado di incanalare nella coscienza dell’Io anche solo le percezioni che hanno luogo in un secondo sistema psichico, sarebbe possibile estendere in maniera incredibile la nostra immagine del mondo, che non può che avere valore provvisorio; perché si compie sul soggetto del percepire e del conoscere una modificazione così radicale come quella di un raddoppiamento ineguale, non può non sorgere un’immagine del mondo diversa da quella invalsa finora.
Questo può essere dimostrato solo se i contenuti inconsci si lasciano trasformare in contenuti coscienti, ossia quando si riesca, mediante l’interpretazione, a integrare nella coscienza le alterazioni provenienti dall’inconscio, cioè gli effetti delle manifestazioni spontanee, di sogni, fantasie e complessi.
L’inconscio non è ciò che è semplicemente ignoto: da un lato è l’elemento psichico ignoto, ossia tutto ciò che presupponiamo non si distingue in nulla dai contenuti psichici  a noi noti qualora pervenisse alla coscienza; dall’altro lato dobbiamo aggiungervi anche il sistema psicoide, sulla cui natura non siamo in grado di fare affermazioni dirette.
Questo inconscio così definito descrive un dato di fatto estremamente fluido: tutto ciò che io so, ma a cui momentaneamente non penso; tutto ciò che per me una volta è stato cosciente, ma che ora è dimenticato; tutto ciò che viene percepito dai miei sensi, ma che non viene notato dalla mia coscienza; tutto ciò che io sento, penso, ricordo, voglio e faccio senza intenzione e senza attenzione, cioè inconsciamente; ogni cosa futura che si prepara in me e che affiorerà alla coscienza solo più tardi; tutto questo è contenuto nell’inconscio.
William James parla anche di campo transmarginale  della coscienza e lo identifica con coscienza subliminale:
“Essa ci circonda come un ‘campo magnetico’, all’interno del quale il centro d’energia gira come l’ago di una bussola, mentre la fase presente della coscienza si muta in quella che le succede.
L’intera nostra riserva di ricordi fluttua al di là di questo margine, pronta a entrare, al primo contatto; e l’intera massa di poteri, impulsi e conoscenze residui che costituisce la nostra personalità empirica si estende continuamente al di là di esso. Ad ogni momento della nostra vita cosciente, i confini che separano quel che è attuale da quel che è solo potenziale sono tracciati in modo così vago, che è sempre difficile dire certi elementi mentali se siano consci o no”.
La psiche in quanto tale non può essere spiegata in base al chimismo fisiologico se non altro perché essa è, con la “vita” in generale, l’unico fattore naturale capace di trasformare strutture sottoposte alle leggi naturali in stati “superiori” o “innaturali”, in antitesi con la legge dell’entropia che governa la natura inorganica.
Non sappiamo come la vita fa scaturire le complessità organiche dallo stato inorganico, ma sperimentiamo direttamente come procede la psiche nel farlo.
La vita ha perciò una “autonomia”, un modo di porre da sé le sue leggi, che non può essere derivato dalle leggi naturali fisiche conosciute.
La base istintuale controlla la parte inferiore della funzione. La parte superiore invece corrisponde alla parte prevalentemente psichica della funzione stessa.
La parte inferiore è la parte relativamente immutabile, automatica della funzione, la parte superiore la parte volontaria e variabile.
La parte di funzione definita parte inferiore ha un aspetto inconfondibilmente fisiologico. Il suo essere o non essere sembra legato agli ormoni. Il suo funzionamento ha “carattere dell’obbligatorietà”.
La parte superiore, per la quale la migliore descrizione possibile è quella di psichica, e che viene anche sentita come tale, ha perso il carattere di obbligatorietà. Può essere assoggettata al libero arbitrio e perfino piegata a un uso antitetico rispetto all’istinto originario. Funzione Trascendente
Lo psichico appare come un’emancipazione della funzione dalla forma istintuale e dalla obbligatorietà che, come unica determinazione della funzione, la irrigidisce riducendola a un meccanismo.
Via via che si libera dalla sfera puramente istintuale infatti la parte superiore raggiunge alla fine un livello in cui l’energia insita nella funzione non è affatto orientata nel senso originario dell’istinto, ma raggiunge una forma cosidetta “spirituale”.
Così dicendo non s’intende affatto che si verifica una modificazione sostanziale dell’energia istintuale, ma semplicemente una modificazione delle sue forme di applicazione.
Il senso o il fine dell’istinto non è affatto una cosa univoca, perché nell’istinto può essere celato un senso finale, diverso dal senso biologico, che viene alla luce soltanto nel corso dell’evoluzione.
Fonte: dal libro di C.G.Jung "La dimensione psichica"

Anche Rol in altre parole, ma dal medesimo significato, asseriva dell'esistenza di una coscienza sublime che collegava ogni uomo a Dio, in pratica noi siamo o obbiamo un canale che ci permette di entrare in contatto con le informazioni inconscie, ma non tutti gli esseri umani hanno la volontà o le capacità di volerlo utilizzare.
Da alcune delle sue frasi possiamo capire ciò che lui intende per coscienza sublime:
 -“La coscienza sublime, sinonimo di quella parte “già divina”dell’uomo rivelatagli lungo la strada della conoscenza dell’anima”
 -“I suoni ed i colori sono gli elementi sui quali si armonizza l’universo. Il tempo è il mezzo col quale l’armonia si compie. Il disordine non esclude l’armonia, sempre quando il disordine si manifesta naturalmente. Il genio dell’uomo percepisce il rapporto che corre fra gli elementi armonici ed il tempo e lo sfrutta se è capace di non ostacolare il decorso.
La rivelazione di un’opera di genio consiste appunto nella percezione avvenuta di uno di questi processi e nella captazione del medesimo.”
 -“Per quanto mi riguarda io non sono stato dotato naturalmente e in modo speciale di facoltà che mi differenziano dagli altri uomini: ciò che v’è in me lo possiedono tutti ma, a me e a coloro che si
mettono con fiducia assoluta per questa strada, è dato di giungere alla conoscenza di quell’equilibrio perfetto che governa l’universo (l’amor che muove il sole e l’altre stelle)”
 -“Non dimentichiamo mai che siamo prigionieri di noi stessi, e che, in nessun caso ci liberiamo dal nostro destino.”
 -“La conoscenza della realtà è di grande aiuto nel reperire e interpretare i preziosi simboli che ci stanno intorno e ci illuminano costantemente.”
 -“Non c’è nessuno, io credo, che possa sottrarsi ai voleri dell’anima, e tutti, un momento o l’altro hanno quell’attimo di chiaroveggenza che li spinge a meditare su di una piccola cosa, che capita proprio lì, giusto per aprire un vasto orizzonte di luce e verità.”
Dal libro "..Io sono la grondaia..."

In ultimo, anche una mente scientifica come quella di Einstein, capisce che oltre la nostra percezione puramente sensoriale c'è qualcosa che va al di là della nostra coscienza.
 Ciò che Jung definisce incoscio collettivo, per Einstein è una compenetrazione nelle leggi della Natura, imperativo esteriore, religiosità cosmica...
Riporto delle citazioni tratte dai suoi libri:
"Ciascuno agisce non soltanto sotto l'impulso di un imperativo esteriore, ma anche secondo una necessità interiore. L'aforismo di Schopenhauer: «è certo che l'uomo può fare ciò che vuole ma non può volere ciò che vuole» mi ha vivamente impressionato fin dalla giovinezza.... Aver coscienza di ciò contribuisce ad addolcire il senso di responsabilità che facilmente ci mortifica e ci evita di prendere troppo sul serio noi come gli altri"
"Sapere che esiste qualcosa di impenetrabile, conoscere le manifestazioni dell'intelletto più profondo e della bellezza più luminosa, che sono accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e questo sentimento, ecco la vera devozione: in questo senso è soltanto in questo, io sono fra gli uomini più profondamente religiosi."
"Mi basta sentire il mistero dell'eternita della vita, avere la conoscenza e l'intuizione di ciò che è, lottare attivamente per afferrare una particella, anche piccolissima, che si manifesta nella natura"
"Al contrario il sapiente è compenetrato dal senso della casualità per tutto ciò che avviene. La morale non ha niente di divino è del tutto umana. La sua religiosità consiste nell'ammirazione estasiata delle leggi della natura."
"La religione cosmica è l'impulso più potente e più nobile alla ricerca scientifica"
"Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso è giunto a liberarsi dall'Io."
"la missione più alta del fisico è dunque la ricerca di queste leggi elementari, le più generali, dalle quali si parte per raggiungere, attraverso semplici deduzioni, l'immagine del mondo. Nessun cammino logico conduce a queste leggi elementari: l'intuizione sola fondata sull'esperienza ci può condurre ad esse."
"L'armonia prestabilita.... Il desiderio ardente di una visione di questa armonia prestabilita è la fonte della perseveranza e della pazienza inesauribile con la quale vediamo Plank dedicarsi ai problemi più generali della nostra scienza senza lasciarsi distogliere da mete più facilmente raggiungibili e più
 utilitarie."

Nessun commento:

Posta un commento

Google+